Ivano Lovato del gruppo trekking d'avanscoperta fotografa il Colle Zemu dal Goecha-La (ottobre 2013)

Ivano Lovato del gruppo trekking d’avanscoperta fotografa il Colle Zemu dal Goecha-La (ottobre 2013)

capitolo . 16

Quando il capospedizione Bruno Brunelt uscì sulla pietraia del Campo Base, il che fece bruscamente, quasi si fosse reso conto d’improvviso d’esser stato via troppo a lungo, la calma durava da più di quindici minuti – tanto da diventar intollerabile anche per la sua immaginazione. Ettore, sempre immobile sulla parte anteriore della tenda mensa, cominciò subito a parlare. La sua voce, fioca e sforzata come parlasse a denti stretti, sembrava spandersi da ogni lato delle tenebre, che infittivano di nuovo sulla montagna.

– Ho fatto rilevare l’uomo alla tenda deposito carburanti. George Band cominciava a strillare che non ne poteva più. È lì accanto ai materiali con una faccia da moribondo. Sulle prime non ho trovato nessuno che si trascinasse dentro per rilevare quel povero diavolo. Quel Sonam Sherpa non vale niente, l’ho sempre detto. Credo proprio di dover andare io a prenderne qualcuno per il collo.

– Ah, bene – borbottò il capospedizione. Stava vigile al fianco del figlio.

– Anche il medico è lì che si tiene la testa. È forse ferito, padre?

– No-pazzo, – fece asciutto il capospedizione Bruno Brunelt.

– Però sembra che sia stato travolto.

– Ho dovuto dargli uno spintone, – spiegò il capospedizione.

Ettore fece un sospiro d’impazienza.

– Verrà tutto d’un tratto, – disse il capospedizione Bruno Brunelt, – e da quella parte, credo. Mah, lo sa solo Iddio. Quelle previsioni satellitari servono solo a confondere le idee e a irritare la gente. Sarà brutta, questa è la conclusione. Potessimo almeno attrezzarci per tempo per prenderlo di petto…

Passò un minuto. Qualche raggio di sole ammiccò rapido e svanì.

– Si sono messi abbastanza al sicuro? – ricominciò d’improvviso il capospedizione Bruno Brunelt, come se il silenzio gli fosse divenuto insopportabile.

– Parlate dei campi alti, padre? Ho fatto preparare delle tende d’accoglienza e di primo soccorso nella parte più protetta del Campo Base.

– Sì? È una buona idea, Ettore.

– No… credevo vi importasse… sapere, – disse Ettore (le oscillazioni della tenda interrompevano le sue parole come se qualcuno la scuotesse mentre parlava), – come me la sia cavata con quelli giù nella tenda cucina… quel lavoro d’inferno. L’abbiamo spuntata. Ma tutto considerato non avrà forse grande importanza.

– Bisogna fare ciò che è giusto, per tutti, quelli sono soltanto dei portatori. Ma bisogna dar loro le stesse probabilità che a noi stessi, che diavolo! La spedizione non è ancora perduta. È già brutto trovarsi in quota durante una bufera…

– È proprio quello che pensavo quando mi avete chiesto di prendere in mano la situazione, padre,  – interruppe Ettore irritato.

– … Senza bisogno d’esser fatti a pezzi, – seguitò il capospedizione Bruno Brunelt con foga crescente. – Non potrei permettere una cosa simile nella mia spedizione, anche se sapessimo che abbiamo solo cinque minuti di vita. Non potrei tollerarlo, Ettore.

Un sordo rumore, echeggiante come un grido che di rupe in rupe frana nell’abisso, s’avvicinò al Campo Base e dileguò. Un raggio di sole, fosco, dilatato, come giungesse dalla nebbia incandescente delle origini, lottò con l’enorme coltre di nuvole che incombeva sul campo – e si spense.

– Ci siamo! – borbottò il capospedizione Bruno Brunelt. – Ettore!

– Son qua, padre.

I due uomini si sentivano sempre più indistintamente.

– Bisogna sperare che essa riesca a passarci di lato tra noi e la montagna e uscire dall’altra parte. Semplice ed evidente. Qui non c’è posto per la strategia delle bufere di Rinaldo Masiera.

– Nossignore.

– Saremo di nuovo spazzati e soffocati per ore, – mormorò il capospedizione.

– Ma ormai al Campo Base non c’è rimasto più molto che il vento possa portare via, tranne tu o me, qui esposti.

– Tutti e due, padre, – sussurrò Ettore ansimando.

– Tu, chiami, sempre le disgrazie, – fece il capospedizione Bruno Brunelt con singolare tono di rimprovero.

– Certo, è un fatto che alpinisti come il medico non servono più. Mi senti, Ettore? Rimarrai solo se…

Il capospedizione Bruno Brunelt s’interruppe ed Ettore, lanciando sguardi tutt’intorno, restò zitto.

– Tu non lasciarti confondere da niente, continuò il capospedizione, borbottando più in fretta. – Mantieniti aggrappato al palo principale della tenda mensa. Possono dire quello che vogliono, ma solo questa tenda è la nostra salvezza. Qui abbiamo la radio principale. Aggrappati al palo – sempre aggrappati al palo – questo è l’unico modo di cavarsela. Sei un alpinista giovane. Tieniti aggrappato al palo. È quanto basta.  E nervi a posto.

– Sissignore, – disse Ettore col cuore in tumulto.

Nei pochi secondi che seguirono il capospedizione urlò parole verso l’esterno e ne ascoltò la risposta.

Senza saper come, Ettore si sentì invadere da un’ondata di fiducia, una sensazione che veniva dall’intimo come un soffio caldo, e li dava l’impressione di essere pronto a ogni evenienza. Il lontano brontolio dei ghiacciai gli si insinuò nelle orecchie. Per quell’improvvisa fede in se stesso l’avvertì senza batter ciglio, come un uomo al riparo d’un muro di paglia osserva la punta di un’arma.

La tenda penava senza posa fra le violente folate di neve, pagando con quelle pesanti sferzate il prezzo della sua integrità. Respirava di vite nel suo profondo, rilasciando nell’aria un convulso sbatacchiare di teli, e il pensiero di Ettore corse come un uccello all’intero Campo Base, là dove Evans e George Band – quei grandi bravi uomini – erano pronti al tutto per tutto. Quando il rumore cessò gli parve che il silenzio più assoluto avvolgesse tutte le cose, un silenzio profondo nel quale la voce del capospedizione Bruno Brunelt risuonò paurosamente.

– Che c’è? Una valanga in arrivo? – parlava tanto forte come Ettore non l’aveva mai sentito prima. – Aggrappato al palo. Bene! Possiamo ancora cavarcela.

Il mormorio della frana si avvicinava sempre più. Si poteva udire in prima linea come un grugnito sopito e continuo, e più lontano l’accrescersi di molteplici clamori, che si estendevano avanzando. C’era il rullare di molteplici tamburi, una nota rabbiosa e violenta, e come il canto di una moltitudine in marcia.

Ettore non riusciva più a scorgere distintamente il capospedizione, uscito dalla tenda. Polvere di neve cominciò ad ammassarsi sull’accampamento. Dalla finestra coglieva tutt’al più i movimenti, un agitarsi di braccia in aria, l’alzarsi del capo.

Il capospedizione Bruno Brunelt tentava di chiudere con insolita fretta il cappuccio del piumino d’oca. La bufera, con la sua forza che sconvolge le montagne, strappa accampamenti, sradica alberi, sconvolge robuste muraglie e sbatte al suolo anche gli uccelli dell’aria, aveva trovato sulla sua strada quell’uomo taciturno, e, pur raggiungendo l’estremo limite della violenza, era appena riuscita a cavargli fuori qualche parola. Prima che la rinnovata collera dei venti piombasse sul Campo Base, il capospedizione Bruno Brunelt fu spinto a esclamare, in un tono, per così dire, di cruccio: – Mi spiacerebbe perdere il controllo della spedizione.

Quel dispiacere gli fu risparmiato. (continua…)

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SNOWSTORM — Reportage di un’assenza dalla rete — Spedizione k2014.it (clicca per aprire)

K2014.it | East HimalayaTeam | Intervista ad Alberto Peruffo |

SNOWSTORM // L’ULTIMA SPEDIZIONE DI BRUNO BRUNELT
Un romanzo di situazione scritto da Joseph Conrad, Ugo Mursia e Alberto Peruffo
1000 e più variazioni sopra un manoscritto di Joseph Conrad, egregiamente tradotto da Ugo Mursia, ri–situazionato da Alberto Peruffo

Joseph-Conrad_01Joseph Conrad (1857-1924), nato in Ucraina, ma rimasto ben presto orfano di entrambi i genitori, fu affidato alla tutela di uno zio e, appena diciassettenne, partí per Marsiglia spinto da un’irresistibile vocazione per la navigazione. Per vent’anni viaggiò in quasi tutti i mari. L’attenzione suscitata dal suo primo romanzo lo indusse a lasciare la Marina e a stabilirsi in Inghilterra (aveva ottenuto nel frattempo la cittadinanza inglese) per dedicarsi all’attività letteraria. Della sua opera, Einaudi ha pubblicato: Heart of Darkness. Cuore di tenebra («ET Classici»); The Shadow-Line. La Linea d’ombra (serie bilingue); Vittoria; Typhoon. Typhon. Tifone (serie trilingue ed «Einaudi Tascabili»). Racconti di mare e di costa, La freccia d’oro e Vittoria. Un racconto delle isole.

Ugo_Mursia_01Ugo Mursia (1916-1982) è stato uno dei maggiori editori italiani, uomo di lettere e impegno civile, fondatore dell’omonima casa editrice. La sua personale passione per il mare e la navigazione lo spinge verso Joseph Conrad. Sin dagli anni giovanili colleziona edizioni originali e di letteratura critica sull’autore, ma soprattutto intraprende traduzioni e studi. I suoi articoli, pubblicati principalmente su riviste scientifiche e letterarie, italiane e straniere, sono stati raccolti in Ugo Mursia, Scritti conradiani, a cura di Mario Curreli, Mursia, Milano, 1983. Oltre alle traduzioni di Typhoon (1959), Le sorelle. Romanzo incompiuto (1968) e Cuore di tenebra (1978), l’attività di Mursia come esperto conradiano culmina nell’edizione critica dell’intera opera del romanziere anglo-polacco, uscita in cinque volumi tra il 1967 e il 1982 per i tipi della sua stessa casa editrice. A Mursia si deve anche la traduzione italiana della biografia di Joseph Conrad scritta da Jocelyn Baines (1960) e la pubblicazione dell’edizione italiana della rivista statunitense Conradiana. A journal of Joseph Conrad studies, fondata nel 1968. La passione per Conrad lo porta a raccogliere cimeli, documenti, prime edizioni e a finanziare una spedizione in Tasmania per recuperare la prua dell’Otago, il brigantino comandato dallo scrittore che era affondato in quelle acque.

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Alberto Peruffo (1967), fondatore nel 1999 del progetto culturale Intraisass – Rivista di letteratura, alpinismo e arti visive, il più antico progetto di letteratura di alpinismo comparso in Rete, è il capospedizione di K2014 CAI-150, spedizione esplorativa nell’area Zemu del Kanchenzonga per i 150 anni del Club Alpino Italiano. Per scelta personale ha deciso di “uscire dalla Rete attiva” nel 2012 in preparazione della nuova spedizione e di architettare per l’occasione un “Reportage di un’assenza dalla Rete” come progetto di comunicazione. A causa del divieto dell’uso di apparecchiature satellitari nell’area esplorativa del Kanchenzonga, sotto giurisdizione indiana, saranno inviati come aggiornamento dei “dispacci” tramite staffette (amici e gente del luogo al seguito della spedizione), senza la certezza che arriveranno a destinazione. Se arriveranno, saranno pubblicati prontamente da altitudini.it nel corso della pubblicazione del Romanzo di Situazione, provocatorio sostituto del diario classico di spedizione e della moltitudine di messaggi e di informazioni che caretterizzano l’epoca dei social network. Ricordiamo che Alberto fu tra i primi sperimentatori in assoluto delle comunicazioni satellitari dai campi base, tra cui la memorabile Spedizione Chiantar 2000 nell’Hindu Kusk pakistano, Premio Paolo Consiglio CAAI 2001. Leggi qui l’intervista che introduce l’esperimento. Storyboard visuale dei più importanti progetti e interventi culturali di Alberto.

ABSTRACT
Himalaya orientale. Un uragano di neve e valanghe mai visto prima da occhi umani si scaraventa sul Campo Base e sui fianchi della montagna più alta del mondo ancora da scalare, meta di un’ambiziosa spedizione internazionale. Gli strumenti digitali moderni si scontrano con l’esperienza del vecchio capospedizione. Su ai campi alti gli scalatori non hanno vie di fuga. Al Campo Base accade l’impensabile: alpinisti e portatori sono travolti dalla calamità naturale e dall’impasse sociale che ne consegue, fatti inimmaginabili anche al più esperto degli esploratori. Sarà l’ultima avventura del mitico capospedizione Bruno Brunelt e del figlio Ettore?
Niente di meglio di un cambio radicale di situazione dimostra l’efficacia e la maestria delle parole di un grandissimo scrittore e del suo traduttore. Un romanzo insuperato – «Il più alto esempio di letteratura di mare» scriveva André Gidé subito dopo aver letto Tifone di Joseph Conrad – sulla soglia della più straordinaria prova, accattivante anche per il più insensibile dei lettori: il cambio di situazione.

Dal mare alla montagna una delle più audaci prove di letteratura per noi concepibile.
Tra i personaggi alcuni dei grandi protagonisti poco conosciuti della storia dell’alpinismo mondiale.

«… Si chiamano bufere di neve ad alta tensione. SNOWSTORM… Ad Ettore pareva non andasse… Non si vedono nelle immagini del satellite… Non potevo permettere…»

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