Il maggiore generale Kukreti nel 1987 osserva il versante est dal fondo del Ghiacciaio Zemu. Sulla sinistra la Zemu Ridge e il Colle Zemu.

Il maggiore generale Kukreti nel 1987 osserva il versante est dal fondo del Ghiacciaio Zemu. Sulla sinistra la Zemu Ridge e il Colle Zemu.

capitolo . 3

Al vecchio Houston andavano a garbo gli uomini di poche parole, e quelli che «potete essere sicuri non tenteranno di modificare in meglio le istruzioni ricevute». Poiché Bruno Brunelt rispondeva a questi requisiti, fu confermato al comando della spedizione Thanghla, che si diede a far procedere coscienziosamente per i grandi altipiani tibetani. In partenza la spedizione aveva avuto il permesso sotto nazionalità statunitense, ma dopo qualche tempo il presidente Houston stimò opportuno passarla sotto bandiera cinese.

Alla notizia del proposto trasferimento Ettore si risentì, come per un affronto personale – Saremo belli davvero con un ridicolo ammasso di solo 5 stelle su sfondo rosso comunista nella bandiera nazionale della spedizione, – fece un giorno sulla soglia della tenda deposito. – Che sia dannato se riesco a mandarla giù. Rinuncio al posto di alpinista di punta, io. Non è una cosa che fa rivoltare lo stomaco anche a voi, signor Evans? – Ma il responsabile dei materiali si limitò a schiarirsi la voce con l’aria di uno che sa apprezzare il valore d’un buon posto.

La prima mattina che la bandiera sventolò sul pennone al Campo Base della spedizione Thanglha, Ettore pieno di bile stette a guardarla dall’interno della tenda del padre. Per un po’ lottò con i suoi sentimenti, e alla fine osservò: – Strana bandiera per un esploratore, padre.

– Che ha quella bandiera? – chiese Bruno Brunelt. – Mi pare che sia a posto –. E si portò verso il margine del campo per osservarla meglio.

– Be’, a me pare strana, – scoppiò Ettore al colmo dell’esasperazione, e abbandonò di gran furia la tenda del padre.

Il capospedizione Bruno Brunelt fu sorpreso da questi modi. Dopo un po’ entrò calmo nella tenda dei cartografi e aprì il Codice internazionale dei segnali di soccorso alla tavola dove le bandiere delle nazioni indicavano accuratamente le varianti specifiche. Vi fece scorrere il dito, e quando arrivò alla Cina si mise a contemplare attentamente le stelle, gialle, in campo rosso. Niente di più semplice; ma per maggior sicurezza portò fuori all’aperto il libro, per confrontare la figura a colori con il modello all’asta del campo. Quando più tardi capitò sulla soglia della sua tenda Ettore, che quel giorno faceva i suoi lavori con una specie di furore represso, il padre osservò:

– Non c’è niente di sbagliato in quella bandiera.

– No? – borbottò Ettore, buttandosi in ginocchio davanti a una cassa per tirarne fuori una sonda di ricerca su neve.

– No. Ho guardato nel codice. Lunghezza il doppio della larghezza e le 5 stelle disposte esattamente a sinistra, una grande, quattro piccole. Mi pareva bene che l’ufficiale di collegamento ci consegnasse una bandiera nazionale sbagliata. È evidente. Sei in errore, Ettore…

– Be’, padre – cominciò Ettore, alzandosi con agitazione, – io dico soltanto… – e con le mani che gli tremavano cercava di sistemare il capo inferiore della sottile sonda.

– Va bene, – disse conciliante il capospedizione Bruno Brunelt, aprendo disinvoltamente uno sgabello pieghevole di tela cui era molto affezionato. – Quello che devi fare fino a quando non ci siamo abituati completamente è di badare che non capovolgono le 5 stelle.

Ettore lanciò la sonda nuova dentro la tenda magazzino con un forte: – Ecco, Sonam Sherpa, non dimenticare di piegarla bene, – e tornò con grande risolutezza verso il padre; ma il capospedizione Bruno Brunelt stese comodamente le gambe sullo sgabello.

– Perché, mi pare potrebbe essere preso per un segnale di colonizzazione, – continuò. – Che ne pensate? Quelle 5 stelle là, credo significhino qualcosa come le Stars and Stripes nella bandiera…

– Sicuro! – grido Ettore, così forte che tutti nelle tende volsero la testa verso la tenda del capospedizione. Poi sospirò, e subito rassegnato: – Sarebbe un maledetto spettacolo davvero allarmante, disse pazientemente.

Il signor Charles Evans (spesso chiamato Karl il Lungo, il Vecchio Karl o Papà Evans), poiché di ogni spedizione a cui partecipava era quasi sempre il più alto, aveva preso l’abitudine di chinarsi con flemmatica condiscendenza. Aveva pochi capelli color sabbia, guance lisce e bianche, polsi ossuti e lunghe mani da intellettuale pure bianche, quasi avesse vissuto tutta la vita all’ombra.

Dalle sue altezze sorrise a Ettore, continuando a fumare e a guardarsi attorno quietamente, come uno zio gentile che presta orecchio al racconto eccitato di uno scolaro. Poi, molto divertito ma impassibile, chiese:

– E hai rinunziato al posto?

– No, – gridò Ettore, con una voce affranta e scoraggiata che si levò sopra il cupo rimbombare dei bidoni da sballare della spedizione. Questi erano tutti da sistemare, sollevati a fatica dagli sherpa, fino all’estremità del campo segnato dalla tenda materiali, col solo apparente scopo di mollarli a terra come veniva. Le membra degli sherpa gemevano nei loro corpi, ansimavano sulle pietre rotolanti della morena, rilasciavano sbuffi rasente il bordo delle tende; e il Campo Base vibrava tutto, con i lunghi bordi grigi avvolti in nubi di polvere. – No, – gridò Ettore. – Non ho rinunziato. A che scopo? Sarebbe stato come schiaffare le miei dimissioni a questi grossi massi. Mi pare impossibile si possa riuscire a far capire qualche cosa a un uomo come quello. Mi smonta addirittura. (continua…)

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SNOWSTORM — Reportage di un’assenza dalla rete — Spedizione k2014.it (clicca per aprire)

K2014.it | East HimalayaTeam | Intervista ad Alberto Peruffo |

SNOWSTORM // L’ULTIMA SPEDIZIONE DI BRUNO BRUNELT
Un romanzo di situazione scritto da Joseph Conrad, Ugo Mursia e Alberto Peruffo
1000 e più variazioni sopra un manoscritto di Joseph Conrad, egregiamente tradotto da Ugo Mursia, ri–situazionato da Alberto Peruffo

Joseph-Conrad_01Joseph Conrad (1857-1924), nato in Ucraina, ma rimasto ben presto orfano di entrambi i genitori, fu affidato alla tutela di uno zio e, appena diciassettenne, partí per Marsiglia spinto da un’irresistibile vocazione per la navigazione. Per vent’anni viaggiò in quasi tutti i mari. L’attenzione suscitata dal suo primo romanzo lo indusse a lasciare la Marina e a stabilirsi in Inghilterra (aveva ottenuto nel frattempo la cittadinanza inglese) per dedicarsi all’attività letteraria. Della sua opera, Einaudi ha pubblicato: Heart of Darkness. Cuore di tenebra («ET Classici»); The Shadow-Line. La Linea d’ombra (serie bilingue); Vittoria; Typhoon. Typhon. Tifone (serie trilingue ed «Einaudi Tascabili»). Racconti di mare e di costa, La freccia d’oro e Vittoria. Un racconto delle isole.

Ugo_Mursia_01Ugo Mursia (1916-1982) è stato uno dei maggiori editori italiani, uomo di lettere e impegno civile, fondatore dell’omonima casa editrice. La sua personale passione per il mare e la navigazione lo spinge verso Joseph Conrad. Sin dagli anni giovanili colleziona edizioni originali e di letteratura critica sull’autore, ma soprattutto intraprende traduzioni e studi. I suoi articoli, pubblicati principalmente su riviste scientifiche e letterarie, italiane e straniere, sono stati raccolti in Ugo Mursia, Scritti conradiani, a cura di Mario Curreli, Mursia, Milano, 1983. Oltre alle traduzioni di Typhoon (1959), Le sorelle. Romanzo incompiuto (1968) e Cuore di tenebra (1978), l’attività di Mursia come esperto conradiano culmina nell’edizione critica dell’intera opera del romanziere anglo-polacco, uscita in cinque volumi tra il 1967 e il 1982 per i tipi della sua stessa casa editrice. A Mursia si deve anche la traduzione italiana della biografia di Joseph Conrad scritta da Jocelyn Baines (1960) e la pubblicazione dell’edizione italiana della rivista statunitense Conradiana. A journal of Joseph Conrad studies, fondata nel 1968. La passione per Conrad lo porta a raccogliere cimeli, documenti, prime edizioni e a finanziare una spedizione in Tasmania per recuperare la prua dell’Otago, il brigantino comandato dallo scrittore che era affondato in quelle acque.

alberto_peruffo_01

Alberto Peruffo (1967), fondatore nel 1999 del progetto culturale Intraisass – Rivista di letteratura, alpinismo e arti visive, il più antico progetto di letteratura di alpinismo comparso in Rete, è il capospedizione di K2014 CAI-150, spedizione esplorativa nell’area Zemu del Kanchenzonga per i 150 anni del Club Alpino Italiano. Per scelta personale ha deciso di “uscire dalla Rete attiva” nel 2012 in preparazione della nuova spedizione e di architettare per l’occasione un “Reportage di un’assenza dalla Rete” come progetto di comunicazione. A causa del divieto dell’uso di apparecchiature satellitari nell’area esplorativa del Kanchenzonga, sotto giurisdizione indiana, saranno inviati come aggiornamento dei “dispacci” tramite staffette (amici e gente del luogo al seguito della spedizione), senza la certezza che arriveranno a destinazione. Se arriveranno, saranno pubblicati prontamente da altitudini.it nel corso della pubblicazione del Romanzo di Situazione, provocatorio sostituto del diario classico di spedizione e della moltitudine di messaggi e di informazioni che caretterizzano l’epoca dei social network. Ricordiamo che Alberto fu tra i primi sperimentatori in assoluto delle comunicazioni satellitari dai campi base, tra cui la memorabile Spedizione Chiantar 2000 nell’Hindu Kusk pakistano, Premio Paolo Consiglio CAAI 2001. Leggi qui l’intervista che introduce l’esperimento. Storyboard visuale dei più importanti progetti e interventi culturali di Alberto.

ABSTRACT
Himalaya orientale. Un uragano di neve e valanghe mai visto prima da occhi umani si scaraventa sul Campo Base e sui fianchi della montagna più alta del mondo ancora da scalare, meta di un’ambiziosa spedizione internazionale. Gli strumenti digitali moderni si scontrano con l’esperienza del vecchio capospedizione. Su ai campi alti gli scalatori non hanno vie di fuga. Al Campo Base accade l’impensabile: alpinisti e portatori sono travolti dalla calamità naturale e dall’impasse sociale che ne consegue, fatti inimmaginabili anche al più esperto degli esploratori. Sarà l’ultima avventura del mitico capospedizione Bruno Brunelt e del figlio Ettore?
Niente di meglio di un cambio radicale di situazione dimostra l’efficacia e la maestria delle parole di un grandissimo scrittore e del suo traduttore. Un romanzo insuperato – «Il più alto esempio di letteratura di mare» scriveva André Gidé subito dopo aver letto Tifone di Joseph Conrad – sulla soglia della più straordinaria prova, accattivante anche per il più insensibile dei lettori: il cambio di situazione.

Dal mare alla montagna una delle più audaci prove di letteratura per noi concepibile.
Tra i personaggi alcuni dei grandi protagonisti poco conosciuti della storia dell’alpinismo mondiale.

«… Si chiamano bufere di neve ad alta tensione. SNOWSTORM… Ad Ettore pareva non andasse… Non si vedono nelle immagini del satellite… Non potevo permettere…»

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2 commento/i dai lettori

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  1. Giampietro Peretti il23 aprile 2014

    Fresco fresco il Kanchen fotografato dall’aereo (diretto in Bhutan) la settimana scorsa. Sulla destra lo Zemu Peak. Saluti. Giampietro Peretti.
    http://altitudini.it/wp-content/uploads/2014/04/zemu-peak_peretti_01.jpg

    • ines il26 aprile 2014

      grazie, così facciamo da qui amicizia con questo colosso….

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