La parete est del Kanchenzonga. A sx la parte finale della Zemu Ridge. Di fronte, dietro l'osservatore, lo Sperone NE delle spedizioni tedesche di Paul Bauer

La parete est del Kanchenzonga. A sx la parte finale della Zemu Ridge. Di fronte, dietro l’osservatore, lo Sperone NE delle spedizioni tedesche di Paul Bauer

capitolo . 7

– Il vento cresce, padre.

– Me ne accorgo anche qui, – brontolò il capospedizione Bruno Brunelt. – Tutto bene?

Ettore, sconcertato dalla serietà di quegli occhi che lo fissavano sopra il libro, fece una smorfia imbarazzata.

– Prendiamo aria come un aquilone, – disse timidamente.

– Sì! Vento forte, molto forte. Che vuoi?

A questa uscita Ettore sentì il terreno mancargli sotto i piedi e cominciò a impappinarsi.

– Pensavo agli alpinisti, ai campi alti, – disse, come uno che s’attacchi a un fuscello.

– Alpinisti ai campi alti? – stupì il capospedizione, serio. – Quali alpinisti?

– Sì, i portatori, padre, – spiegò Ettore, perdendosi sempre più d’animo a quella conversazione.

– I portatori! Perché non parli chiaro? Non capivo cosa volevi dire. Non avevo mai sentito chiamare alpinisti quattro portatori. Alpinisti, ma davvero! Che ti prende?

Il capospedizione Bruno Brunelt, chiudendo il libro con l’indice in mezzo, abbassò il braccio e sembrò completamente disorientato. – Perché pensi ai portatori, Ettore? – domandò.

Come fosse senza scampo, Ettore si gettò a capofitto – C’è un vento come come non l’ho mai sentito, padre. Pensavo che lassù ci sono solo i portatori, inesperti e che qualcuno di noi dovrebbe andare in loro soccorso. Almeno al primo campo. Finché non si calmi un po’, presto, direi. Una squadra di supporto. Lassù deve essere un inferno di vento.

Si teneva sulla soglia. Il capospedizione Bruno Brunelt, non sentendo più sicuro l’appiglio del palo della tenda, si decise a lasciarsi ad andare di colpo, e andò a sbattere pesantemente sulla sedia di fronte ai comandi radio.

– Una squadra di supporto? – disse, tentando di tenere saldo il telo della tenda. – Sono più di sei ore di salita nell’oscurità.

– Sì, padre. Quattro ore di buon passo… Si potrebbe mandare su gli alpinisti più in forma quel tanto per essere sicuri di passare indenni la notte…

Il capospedizione Bruno Brunelt era riuscito a sedersi al riparo dallo sbattere del telo. Aveva sempre il libro in mano, con l’indice nel segno.

– Quattro ore di buon passo? – ripeté con stupore crescente. –  Quattro ore… Ma dove credi siamo accampati? Vuoi forse che mandi allo sbaraglio una squadra di supporto dei migliori alpinisti per comodità dei portatori? Ebbene, ho udito più d’una sciocchezza, ma questa… Se non ti conoscessi, Ettore, crederei che sei ubriaco. Mandare allo sbaraglio la squadra di punta nell’oscurità… E poi? Utilizzare la stessa squadra per raggiungere la vetta, immagino, ora che ci siamo. Come ti salta in mente che io metta a repentaglio la mia migliore squadra come se fossimo una spedizione  di principianti?

– Meno male che non lo siamo, – ribatté pronto Ettore, con una punta di amarezza. – A quest’ora saremmo già stati tutti spazzati via dal vento a furia di queste violentissime raffiche.

– Sì. E tu non avresti potuto fare altro che star lì a veder partire le tende, – disse il capospedizione Bruno Brunelt, animandosi. – C’è il cielo stellato sopra di noi, no?

– Sissignore. Ma di sicuro sta venendo su qualcosa di straordinario.

– Può essere. Se non mi sbaglio la tua idea è che io dovrei mettere al sicuro i portatori per la notte, – disse il capospedizione Bruno Brunelt parlando con la massima semplicità di tono e d’atteggiamento, e fissando gravemente il suolo per terra. Non poté accorgersi della disillusione e del cruccio misto a un rispettoso stupore dipintosi sul volto di Ettore.

– Ecco, guarda questo libro, – continuò risolutamente sbattendo il volume chiuso sulla coscia. – Vi ho appena letto il capitolo sulle bufere applicato ai rilievi satellitari.

Era la verità. Aveva appena osservato le immagini satellitari che descrivono le bufere. Quando era entrato nella tenda mensa non aveva intenzione di prendere il bollettino consegnatogli da Crowley e consultare il computer. Qualcosa nell’aria aveva guidato la sua mano sulla tastiera – quello stesso qualcosa, probabilmente, che aveva spinto il capocuoco a portar dentro, senza averne ricevuto l’ordine, gli scarponi e il piumino del capo; e senza perder tempo per sedersi s’era ingolfato con uno sforzo cosciente nella terminologia dell’argomento. Si sperse tra mappe altimetriche pericolose, quadranti di destra e di sinistra, immagini satellitari inviate dagli strumenti digitali, notizie delle tragedie per condizioni avverse delle esplorazioni precedenti, probabile rilevamento del centro della bufera, salti del vento e lettura del barometro. Cercò di collegare tutte quelle informazioni al caso concreto, e finì col perdere le staffe contro tutte quelle belle parole e quei consigli, tutto lavoro mentale e mera supposizione, senza un barlume di certezza.

– È il più maledetto rompicapo, Ettore, – disse. – Se un poveruomo dovesse star dietro a tutto quello che emerge da qua, non la finirebbe più di fuggire dalle pareti delle montagne nel tentativo di scansare il tempo cattivo.

Di nuovo sbatté il libro sulla gamba; ed Ettore aprì la bocca, ma non disse parola.

– Fuggire per scansare il tempo cattivo! Capisci, figlio mio? Cosa da pazzi! – esclamò il capospedizione Bruno Brunelt, facendo delle pause e guardando fisso per terra. – Si direbbe che sia stata una vecchia fifona a scrivere queste indicazioni. Non arrivo a capire. Se tutto ciò ha un qualche significato, allora io dovrei smontare tutto, richiamare tutte le forze dai campi alti e starmene qui tranquillo. Per scansare quel brutto tempo che si suppone stia per investire la nostra montagna. Da nord! Capisci, figlio mio? Tremila metri di dislivello da qui alla vetta, e un bel conto di energie da presentare. Non farei così neanche se mi dicessero che ogni parola raccontata dai primi esploratori è vangelo, Ettore. Non aspettarti che io…

Ed Ettore, in silenzio, stupiva di quella esplosione di sentimento e di loquacità.

– Ma la verità è che non si capisce se le previsioni hanno ragione o no. Come si può dire che ci sia una bufera finché non ci si è ficcati dentro? È forse qui con noi il satellite, no? Benissimo. Qui dice che il centro della bufera è a 4 miglia dal vento; ma non vedo un filo di nubi, anche se il barometro continua a scendere. E il centro dov’è allora?

– Presto le avremo le nubi, – borbottò Ettore.

– E lasciate che vengano, allora, – disse il capospedizione Bruno Brunelt, con dignitosa indignazione. – È solo per farti vedere, Ettore, che nelle previsioni non si trova tutto. Tutte queste indicazioni per schivare le tormente e per eludere le nevicate che Dio ci manda, a guardar con un po’ di buon senso, Ettore, mi sembrano proprio delle pazzie imperdonabili.

Alzò gli occhi, vide Ettore che lo fissava con aria dubbiosa, e cercò di spiegar meglio la sua idea.

– È una stranezza come quella tua fantastica trovata di mandare su una squadra di supporto, chi sa in quanto tempo, con queste condizioni, per scortare giù i portatori d’alta quota; mentre quello che dobbiamo fare è semplicemente lasciarli riposare al sicuro dentro le tende, fino a domani mattina, per poi lanciare il tentativo della squadra di punta alla vetta. Se il tentativo va in fumo a causa del brutto tempo, benissimo. Ecco qua il diario della spedizione che in quattro e quattr’otto ti dice com’è stato il tempo. Ma supponiamo che io mandi su ora gli alpinisti di punta per il soccorso e che poi salti il tentativo alla vetta, e l’American Alpine Club mi chieda: «Come mai non avete tentato la vetta?» Che posso rispondere? «Abbiamo desistito a causa del brutto tempo», farei io. «Dovete avere avuto un tempo davvero brutto», direbbero quelli. «Non so», mi toccherebbe rispondere; «l’ho anticipato completamente». Vedi, Ettore? È tutto il pomeriggio che ci penso, per via di questi maledettissimi strumenti digitali.

Levò di nuovo gli occhi con quel suo sguardo vuoto e quasi da cieco. Nessuno l’aveva mai sentito parlar tanto in una volta. Ettore, a braccia aperta sulla soglia, pareva un uomo chiamato ad assistere a un miracolo. Lo stupore senza limiti gli si leggeva negli occhi mentre l’incredulità era dipinta in tutto il suo atteggiamento.

– Una tempesta di neve è semplicemente una tempesta di neve, figlio mio, – riprese il capospedizione, – e una spedizione in piena efficienza deve affrontarla. In giro per le montagne del mondo c’è tanto brutto tempo, e l’unica cosa da fare è cavarsela senza quella che il grande alpinista italiano, mio compagno prima della morte, Renato Casarotto, chiamava la «sindrome del brutto tempo». Prima di partire ho sentito una vecchia guida alpina di San Francisco pontificare su questo tono a un gruppo di alpinisti che erano venuti a sedersi a un tavolino vicino al mio. Mi pareva la più grossa delle sciocchezze. Stava raccontando loro come si era salvato la vita, credo dicesse così, da una terribile tempesta di neve, restando quatto quatto a casa mentre in vetta imperversava il demonio. Una vera tempesta. Ma come faceva sapere che c’era una terribile tempesta a decine di chilometri da casa sua non riesco a concepirlo. Mi sembrava di ascoltare un pazzo. Credevo che la guida alpina fosse abbastanza vecchia da non essere così ingenua.

Il capospedizione Bruno Brunelt s’interruppe un momento, poi chiese: – Sei di turno alla radio, Ettore?

Ettore tornò in sé con un sussulto. – Sissignore.

– Dai ordine di chiamarmi al minimo cambiamento, – disse il capospedizione. Si sollevò per rimettere a posto il bollettino, e si fece accompagnare fino alla sua tenda. – Chiudi con cura la tenda, per favore, in modo che non si apra. Non posso sopportare un telo che sbatte. Bisogna proprio riconoscere che in questa spedizione ci hanno rifornito con cerniere da quattro soldi.

Il capospedizione Bruno Brunelt chiuse gli occhi. (continua…)

Dispaccio K2014/04 | partito con staffetta il 2/05, arrivato il 4/05 – 6:57

Messaggio scritto dal Campo Base operativo a circa 3700 metri.
Fino ad oggi il gruppo è in ottima forma ed ha portato a termine le perlustrazioni di tutti i colli che si generano dal Tonghsiong Glacier. Dalla settimana prossima inizierà il tentativo di salita della Zemu Ridge dallo Zemu Gap dopo aver documentato l’impossibilità dello Sperone Sud.
Il prossimo messaggio, a causa delle ragioni riportate nel precedente messaggio, arriverà quando scenderemo a valle.
Alberto

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SNOWSTORM — Reportage di un’assenza dalla rete — Spedizione k2014.it (clicca per aprire)

K2014.it | East HimalayaTeam | Intervista ad Alberto Peruffo |

SNOWSTORM // L’ULTIMA SPEDIZIONE DI BRUNO BRUNELT
Un romanzo di situazione scritto da Joseph Conrad, Ugo Mursia e Alberto Peruffo
1000 e più variazioni sopra un manoscritto di Joseph Conrad, egregiamente tradotto da Ugo Mursia, ri–situazionato da Alberto Peruffo

Joseph-Conrad_01Joseph Conrad (1857-1924), nato in Ucraina, ma rimasto ben presto orfano di entrambi i genitori, fu affidato alla tutela di uno zio e, appena diciassettenne, partí per Marsiglia spinto da un’irresistibile vocazione per la navigazione. Per vent’anni viaggiò in quasi tutti i mari. L’attenzione suscitata dal suo primo romanzo lo indusse a lasciare la Marina e a stabilirsi in Inghilterra (aveva ottenuto nel frattempo la cittadinanza inglese) per dedicarsi all’attività letteraria. Della sua opera, Einaudi ha pubblicato: Heart of Darkness. Cuore di tenebra («ET Classici»); The Shadow-Line. La Linea d’ombra (serie bilingue); Vittoria; Typhoon. Typhon. Tifone (serie trilingue ed «Einaudi Tascabili»). Racconti di mare e di costa, La freccia d’oro e Vittoria. Un racconto delle isole.

Ugo_Mursia_01Ugo Mursia (1916-1982) è stato uno dei maggiori editori italiani, uomo di lettere e impegno civile, fondatore dell’omonima casa editrice. La sua personale passione per il mare e la navigazione lo spinge verso Joseph Conrad. Sin dagli anni giovanili colleziona edizioni originali e di letteratura critica sull’autore, ma soprattutto intraprende traduzioni e studi. I suoi articoli, pubblicati principalmente su riviste scientifiche e letterarie, italiane e straniere, sono stati raccolti in Ugo Mursia, Scritti conradiani, a cura di Mario Curreli, Mursia, Milano, 1983. Oltre alle traduzioni di Typhoon (1959), Le sorelle. Romanzo incompiuto (1968) e Cuore di tenebra (1978), l’attività di Mursia come esperto conradiano culmina nell’edizione critica dell’intera opera del romanziere anglo-polacco, uscita in cinque volumi tra il 1967 e il 1982 per i tipi della sua stessa casa editrice. A Mursia si deve anche la traduzione italiana della biografia di Joseph Conrad scritta da Jocelyn Baines (1960) e la pubblicazione dell’edizione italiana della rivista statunitense Conradiana. A journal of Joseph Conrad studies, fondata nel 1968. La passione per Conrad lo porta a raccogliere cimeli, documenti, prime edizioni e a finanziare una spedizione in Tasmania per recuperare la prua dell’Otago, il brigantino comandato dallo scrittore che era affondato in quelle acque.

alberto_peruffo_01

Alberto Peruffo (1967), fondatore nel 1999 del progetto culturale Intraisass – Rivista di letteratura, alpinismo e arti visive, il più antico progetto di letteratura di alpinismo comparso in Rete, è il capospedizione di K2014 CAI-150, spedizione esplorativa nell’area Zemu del Kanchenzonga per i 150 anni del Club Alpino Italiano. Per scelta personale ha deciso di “uscire dalla Rete attiva” nel 2012 in preparazione della nuova spedizione e di architettare per l’occasione un “Reportage di un’assenza dalla Rete” come progetto di comunicazione. A causa del divieto dell’uso di apparecchiature satellitari nell’area esplorativa del Kanchenzonga, sotto giurisdizione indiana, saranno inviati come aggiornamento dei “dispacci” tramite staffette (amici e gente del luogo al seguito della spedizione), senza la certezza che arriveranno a destinazione. Se arriveranno, saranno pubblicati prontamente da altitudini.it nel corso della pubblicazione del Romanzo di Situazione, provocatorio sostituto del diario classico di spedizione e della moltitudine di messaggi e di informazioni che caretterizzano l’epoca dei social network. Ricordiamo che Alberto fu tra i primi sperimentatori in assoluto delle comunicazioni satellitari dai campi base, tra cui la memorabile Spedizione Chiantar 2000 nell’Hindu Kusk pakistano, Premio Paolo Consiglio CAAI 2001. Leggi qui l’intervista che introduce l’esperimento. Storyboard visuale dei più importanti progetti e interventi culturali di Alberto.

ABSTRACT
Himalaya orientale. Un uragano di neve e valanghe mai visto prima da occhi umani si scaraventa sul Campo Base e sui fianchi della montagna più alta del mondo ancora da scalare, meta di un’ambiziosa spedizione internazionale. Gli strumenti digitali moderni si scontrano con l’esperienza del vecchio capospedizione. Su ai campi alti gli scalatori non hanno vie di fuga. Al Campo Base accade l’impensabile: alpinisti e portatori sono travolti dalla calamità naturale e dall’impasse sociale che ne consegue, fatti inimmaginabili anche al più esperto degli esploratori. Sarà l’ultima avventura del mitico capospedizione Bruno Brunelt e del figlio Ettore?
Niente di meglio di un cambio radicale di situazione dimostra l’efficacia e la maestria delle parole di un grandissimo scrittore e del suo traduttore. Un romanzo insuperato – «Il più alto esempio di letteratura di mare» scriveva André Gidé subito dopo aver letto Tifone di Joseph Conrad – sulla soglia della più straordinaria prova, accattivante anche per il più insensibile dei lettori: il cambio di situazione.

Dal mare alla montagna una delle più audaci prove di letteratura per noi concepibile.
Tra i personaggi alcuni dei grandi protagonisti poco conosciuti della storia dell’alpinismo mondiale.

«… Si chiamano bufere di neve ad alta tensione. SNOWSTORM… Ad Ettore pareva non andasse… Non si vedono nelle immagini del satellite… Non potevo permettere…»

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