Panoramica dal Goecha-La. Al centro il Colle Zemu, da dove parte la Zemu Ridge

Panoramica dal Goecha-La. Al centro il Colle Zemu, da dove parte la Zemu Ridge

capitolo . 8

Pensò di aver dormito. Che cos’era quel rumore assordante? Nevischio? Perché non l’avevano chiamato? La lampada sbatteva sospesa al moschettone della tenda; i teli della tenda sembravano fogli di carta risucchiati a colpi improvvisi da pompe pneumatiche; i pali della tenda a igloo scivolavano uno sull’altro; nell’abside, i suoi scarponi erano stati rovesciati. Egli allungo la mano, e ne raddrizzò uno.

Il volto di Ettore apparve nella fessura della cerniera: solo il volto, rosso e stralunato. La fiamma della lampada a gas diede un guizzo, fogli di carta volarono sparsi, una folata di aria avvolse il capospedizione Bruno Brunelt. Mentre s’infilava uno scarpone, lanciò con aria interrogativa uno sguardo al viso congestionato di Ettore.

– È venuto così, – gridò Ettore, – un cinque minuti fa… tutto d’un tratto.

Richiuse in fretta la cerniera, scomparendo con la testa, e una pesante raffica di nevischio vi s’abbatté in miriade di fiocchi facendo un fracasso come se avessero scaraventato contro la tenda  un getto di graniglia per sabbiatura. Ora si udiva un sibilo dominare la profonda vibrazione del frastuono esterno. Le tende, per quanto ben chiuse, erano spazzate dalle correnti d’aria come alberi indifesi. Il capospedizione Bruno Brunelt riuscì ad infilare il secondo scarpone mentre l’abside reggeva a malapena le raffiche. Non era agitato, ma non fu capace di trovare subito l’apertura per infilarvi il piede. Pure i guanti appoggiati di lato turbinavano da una parte all’altra della protezione, rotolando allegramente fra di loro come due cuccioli. Appena in piedi tentò con ira di bloccarli con un pestone, ma senza effetto.

Si lanciò fuori nel gesto di un pugile in guardia, cercando di proteggersi con il cappuccio del piumino; poi, barcollando nello spazio ignoto, riuscì a issarsi ritto. Tutto serio, con le gambe divaricate, il collo teso, cominciò a sistemare a filo di mento, con le grossa dita un po’ tremanti, il laccio del cappuccio. Faceva tutte le mosse di un astronauta che si prepara a saltare nello spazio, con una tensione acuta di attesa, quasi si aspettasse di sentire da un momento all’altro echeggiare il suo nome in tutto quel frastuono assordante che improvvisamente aveva assalito il Campo Base. Mentre si preparava a muovere i primi passi per far fronte a ogni eventualità, il frastuono in continuo aumento gli rintronò nelle orecchie. Era un fracasso rombante – fatto dalla furia del vento, dalla neve in tumulto, e da una continua, profonda vibrazione delle cose, simile al rullo di mille tamburi che battessero lontano la carica della tempesta.

Indugiò un istante sotto la luce della lampada frontale, grosso, goffo, informe in quell’armatura da combattimento, vigile e col volto in fiamme.

– La faccenda si fa seria, – mormorò.

Appena cercò di chiudere la cerniera dell’abside della sua tenda il vento s’impossessò del telo. Aggrappato con le dita al tiretto, allineò di slancio l’abside alla soglia, e subito si trovò impegnato in una specie di corpo a corpo col vento per poter chiudere la zip. All’ultimo momento una lingua d’aria s’intrufolò dentro e risucchiò la fiamma della lampada a gas.

Oltre il Campo Base scorse tenebre fonde sopra una miriade d’argentei bagliori; sulla cresta di fronte un pugno di strane stelle fioche e incostanti languiva, tra un immenso vortice di nubi rotte, e sembrava velato da un furioso turbine di fumo.

Nei pressi della tenda mensa un gruppo indistinto di uomini affannati compiva grandi sforzi alla luce che dalla postazione radio raggiava fioca sulle loro teste e sulle loro schiene. Improvvisamente le finestre furono oscurate una dopo l’altra. Le voci del gruppo scomparso dalla sua vista gli giunsero come giungono le voci umane in mezzo a una tormenta, a frammenti e brandelli di un grido disperato che l’orecchio riesce a cogliere appena. A un tratto Ettore apparve al suo fianco a testa bassa, urlando:

– Sherpa-chiudere-tenda radio-teli-paura-strappati.

Ettore udì la voce di suo padre che rimproverava.

– Questo-venire-qualunque cosa-avevo detto-chiamarmi.

Tentò allora di spiegare, con il fragore che gli soffocava le parole. – Poche nubi-rimaste-fuori-d’un tratto-neve-vento-poteva-cambiare-pensavo-voi-certamente-udito.

Erano riusciti a mettersi al riparo della tela di rinforzo della tenda mensa, e potevano conversare ad alta voce, come gente che litiga.

– Ho mandato gli uomini a mettere altri rinforzi alla tenda materiali e alla tenda cucina. Meno male che sono rimasto qui. Non credevo vi sareste addormentato, e così… Che avete detto? Come?

– Niente, – gridò il capospedizione Bruno Brunelt. – Ho detto va bene.

– Per tutti i diavoli! Questa è la volta buona, – urlò Ettore.

– Avete sentito via radio i campi alti? – chiese il capospedizione Bruno Brunelt.

– Nossignore. Neanche per idea. La neve è venuta d’improvviso, copiosa. E ora viene anche questo vento insopportabile.

Il Campo Base entrò di colpo in un buio totale, un vuoto di luce e di aria, come se fosse stato coinvolto nel risucchio di una valanga. Dopo un istante di calma un alto volo di spruzzi di gelida neve si abbatté impetuoso col vento sui loro volti.

– Contattate i campi alti finché è possibile, – gridò il capospedizione Bruno Brunelt.

Prima che Ettore avesse il tempo di levarsi di dosso la neve gelata dagli occhi tutto il Campo Base era sparito sotto la neve. (continua…)

Dispaccio n.5 | partito con staffetta il 10/05, arrivato il 12/05 – 16:29

Messaggio scritto dal Campo Base operativo a circa 3700 metri. Consegnato ad ultima staffetta il giorno 10 maggio, scesa a valle definitivamente causa fine scorte cibo per il CBO. Dispaccio imprevisto, ma molto gradito per i nostri cari e per chi ci segue.

Lo Zemu,il nostro indiscutibile polo attrattore, è ancora inaccessibile, ma quello su cui ci stiamo impegnando difficilmente ha paragone con ciò che è stato fatto finora nella storia dell’alpinismo esplorativo contemporaneo. Ai piedi di un ottomila. Parola di Anindya Mukherjee, il più grande esploratore dell’Himalaya indiano dell’ultima generazione.
Dopo 30 giorni di spedizione (6 nella tormentata foresta), sono stati raggiunti 4 colli d’alta quota (l’ultimo dei quali dedicato a Vittorio Sella, mai toccato da piede umano neppure nella preistoria di queste montagne), con visioni stupefacenti, salite 4 cime vergini, attraversato in modo diffuso e integrale tutti i rami del Tonghsiong Glacier, forse il ghiacciaio sospeso più bello che l’immaginazione dell’uomo possa immaginare: 12 km rettilinei di ghiaccio e morene perfettamente allineati tra due argini di montagne di difficile accesso, improvvisamente inghiottiti da un salto a piombo di 1500 metri che sprofonda nella foresta subtropicale. Infine, è iniziata l’esplorazione sull’altro ghiacciaio sospeso e nascosto, mancante addirittura dalle prime mappe, il South Simvo Glacier, tutt’oggi mai calpestato dall’uomo e che nasconde montagne alte più di 6000 metri, mai scalate, e che offrono scorci sul Simvu e sulla montagna della mitica fotografia di Vittorio Sella, il Siniolchun, documentata in Round Kangchenjunga e ritenuta da Freshfield la montagna più bella del mondo.
Ogni giorno nevica, ma il sole splende al mattino e ci ha permesso di operare lo stesso con grandi fatiche e disagi. Nondimeno tutto il gruppo è in ottima forma e gode di perfetta salute.
L’esplorazione continua. Attraversando montagne selvagge, travalicando colli, salendo cime fin dove il rispetto reciproco tra uomo e montagna non viene a mancare.
Continuate a seguirci. E per dare corrispondenza a quanto scritto vi anticipiamo qualche immagine inedita (le foto sono di Enrico Ferri, Francesco Canale, Cesar Rosales, Alberto Peruffo, Anindya Mukherjee e Davide Ferro).
Alberto

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SNOWSTORM — Reportage di un’assenza dalla rete — Spedizione k2014.it (clicca per aprire)

K2014.it | East HimalayaTeam | Intervista ad Alberto Peruffo |

SNOWSTORM // L’ULTIMA SPEDIZIONE DI BRUNO BRUNELT
Un romanzo di situazione scritto da Joseph Conrad, Ugo Mursia e Alberto Peruffo
1000 e più variazioni sopra un manoscritto di Joseph Conrad, egregiamente tradotto da Ugo Mursia, ri–situazionato da Alberto Peruffo

Joseph-Conrad_01Joseph Conrad (1857-1924), nato in Ucraina, ma rimasto ben presto orfano di entrambi i genitori, fu affidato alla tutela di uno zio e, appena diciassettenne, partí per Marsiglia spinto da un’irresistibile vocazione per la navigazione. Per vent’anni viaggiò in quasi tutti i mari. L’attenzione suscitata dal suo primo romanzo lo indusse a lasciare la Marina e a stabilirsi in Inghilterra (aveva ottenuto nel frattempo la cittadinanza inglese) per dedicarsi all’attività letteraria. Della sua opera, Einaudi ha pubblicato: Heart of Darkness. Cuore di tenebra («ET Classici»); The Shadow-Line. La Linea d’ombra (serie bilingue); Vittoria; Typhoon. Typhon. Tifone (serie trilingue ed «Einaudi Tascabili»). Racconti di mare e di costa, La freccia d’oro e Vittoria. Un racconto delle isole.

Ugo_Mursia_01Ugo Mursia (1916-1982) è stato uno dei maggiori editori italiani, uomo di lettere e impegno civile, fondatore dell’omonima casa editrice. La sua personale passione per il mare e la navigazione lo spinge verso Joseph Conrad. Sin dagli anni giovanili colleziona edizioni originali e di letteratura critica sull’autore, ma soprattutto intraprende traduzioni e studi. I suoi articoli, pubblicati principalmente su riviste scientifiche e letterarie, italiane e straniere, sono stati raccolti in Ugo Mursia, Scritti conradiani, a cura di Mario Curreli, Mursia, Milano, 1983. Oltre alle traduzioni di Typhoon (1959), Le sorelle. Romanzo incompiuto (1968) e Cuore di tenebra (1978), l’attività di Mursia come esperto conradiano culmina nell’edizione critica dell’intera opera del romanziere anglo-polacco, uscita in cinque volumi tra il 1967 e il 1982 per i tipi della sua stessa casa editrice. A Mursia si deve anche la traduzione italiana della biografia di Joseph Conrad scritta da Jocelyn Baines (1960) e la pubblicazione dell’edizione italiana della rivista statunitense Conradiana. A journal of Joseph Conrad studies, fondata nel 1968. La passione per Conrad lo porta a raccogliere cimeli, documenti, prime edizioni e a finanziare una spedizione in Tasmania per recuperare la prua dell’Otago, il brigantino comandato dallo scrittore che era affondato in quelle acque.

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Alberto Peruffo (1967), fondatore nel 1999 del progetto culturale Intraisass – Rivista di letteratura, alpinismo e arti visive, il più antico progetto di letteratura di alpinismo comparso in Rete, è il capospedizione di K2014 CAI-150, spedizione esplorativa nell’area Zemu del Kanchenzonga per i 150 anni del Club Alpino Italiano. Per scelta personale ha deciso di “uscire dalla Rete attiva” nel 2012 in preparazione della nuova spedizione e di architettare per l’occasione un “Reportage di un’assenza dalla Rete” come progetto di comunicazione. A causa del divieto dell’uso di apparecchiature satellitari nell’area esplorativa del Kanchenzonga, sotto giurisdizione indiana, saranno inviati come aggiornamento dei “dispacci” tramite staffette (amici e gente del luogo al seguito della spedizione), senza la certezza che arriveranno a destinazione. Se arriveranno, saranno pubblicati prontamente da altitudini.it nel corso della pubblicazione del Romanzo di Situazione, provocatorio sostituto del diario classico di spedizione e della moltitudine di messaggi e di informazioni che caretterizzano l’epoca dei social network. Ricordiamo che Alberto fu tra i primi sperimentatori in assoluto delle comunicazioni satellitari dai campi base, tra cui la memorabile Spedizione Chiantar 2000 nell’Hindu Kusk pakistano, Premio Paolo Consiglio CAAI 2001. Leggi qui l’intervista che introduce l’esperimento. Storyboard visuale dei più importanti progetti e interventi culturali di Alberto.

ABSTRACT
Himalaya orientale. Un uragano di neve e valanghe mai visto prima da occhi umani si scaraventa sul Campo Base e sui fianchi della montagna più alta del mondo ancora da scalare, meta di un’ambiziosa spedizione internazionale. Gli strumenti digitali moderni si scontrano con l’esperienza del vecchio capospedizione. Su ai campi alti gli scalatori non hanno vie di fuga. Al Campo Base accade l’impensabile: alpinisti e portatori sono travolti dalla calamità naturale e dall’impasse sociale che ne consegue, fatti inimmaginabili anche al più esperto degli esploratori. Sarà l’ultima avventura del mitico capospedizione Bruno Brunelt e del figlio Ettore?
Niente di meglio di un cambio radicale di situazione dimostra l’efficacia e la maestria delle parole di un grandissimo scrittore e del suo traduttore. Un romanzo insuperato – «Il più alto esempio di letteratura di mare» scriveva André Gidé subito dopo aver letto Tifone di Joseph Conrad – sulla soglia della più straordinaria prova, accattivante anche per il più insensibile dei lettori: il cambio di situazione.

Dal mare alla montagna una delle più audaci prove di letteratura per noi concepibile.
Tra i personaggi alcuni dei grandi protagonisti poco conosciuti della storia dell’alpinismo mondiale.

«… Si chiamano bufere di neve ad alta tensione. SNOWSTORM… Ad Ettore pareva non andasse… Non si vedono nelle immagini del satellite… Non potevo permettere…»

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