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Lorenzo Filipaz | Trieste (TS)

“Cavra”, “alpin-masochista”, “alpinista molotov”. Mi piace la montagna e tante altre cose, d’altronde: “cosa sa di alpinismo chi sa solo di alpinismo?” (cit.)


 lorenzofilipaz_blog
il mio blog | http://cavre.wordpress.com

Il bollettino del mio gruppo semi-serio “Le Cavre”.

partecipo al Contest con:
1 | Più niente… | 10 settembre 2014

5 commento/i dai lettori

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  1. Luca Chiarcos
    Luca l'alpinauta il23 settembre 2014

    Vai Lorenzo! sempre un piacere leggerti

  2. cavralorenz il22 settembre 2014

    Grazie! Dà soddisfazione ricevere complimenti proprio dagli autori (autrici) dei blog che più avevo apprezzato! – http://cavre.wordpress.com

  3. Simonetta Radice
    estateindiana il20 settembre 2014

    Ciao Lorenzo, mi piace tantissimo il tuo blog, molto belle e condivisibili le riflessioni sull’ossessione per la vetta. E adesso vado a leggermi le 40 pagine di Triglav :) http://estateindiana.wordpress.com

  4. cavralorenz il18 settembre 2014

    Grazie Federico! La Croda Rossa d’Ampezzo e quella de Toni sono tra i miei sogni. Mi piacerebbe molto salirle, ma non da “capocordata”, finora le corde in montagna le ho utilizzate solo per le doppie… le farei volentieri con qualcuno più esperto… tipo tu:-D
    Forse poi proverei quell’amarezza da “santificazione” della vetta. Forse il più bel modo di onorare una montagna sognata è fare come Wilfrid Noyce sul Machapuchare, fermatosi a 50 metri dalla cima… (senza minimamente sognarmi di paragonarmi all’uomo e alle sue imprese!) – http://cavre.wordpress.com

  5. Federico Balzan
    Fre il16 settembre 2014

    E, come nel crescendo di un buon romanzo classico, arriva proprio sul finale la stilla di bellezza di Lorenzo. Bentrovato!
    Per sviluppare il tema che affronti, proprio oggi riflettevo sul senso di vuoto che mi prende ogni volta che arrivo per la prima volta su una cima per me importante. Cristallo, Sorapiss, Croda Rossa d’Ampezzo, Croda dei Toni… decine di altre. Arrivarci è bello, ma è anche in un certo senso imprescindibile: una volta salita, quella sensazione è perduta per sempre. E, scendendo, in genere mi resta sempre un velo di amarezza.

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