Valanga a Malga Lasa

di Silvana e Rizieri Vignaga (Cesio Maggiore, BL)

Apro la vecchia valigia, dentro: quaderni, notes, fogli scritti con la grafia elegante e chiara di mio padre.
Scopro parole di una vita dura, a tu per tu con la montagna, pagine di un diario che parlano di fatica,  di lavoro al limite dell’impossibile, di vita rischiata ogni giorno per guadagnarsi il pane.

Malga Lasa: cantiere Plima-Lasa a quota 2030 metri, primavera 1950

21-4 – Tanto per cambiare questa mattina nevica a larghe falde. Sono presto in galleria; il materiale è terroso, compatto con molti troventi, oltre cento colpi per avanzare di metri due e mezzo. … Dopo pranzo la neve si è cambiata in pioggia aumentando così il pericolo; i rumori delle valanghe si fanno sempre più cupi e più vicini.
Verso le 19,30 mentre le prime ombre avvolgevano questo desolato paesaggio sento gridare Tappeiner; intuisco che ci sia qualcosa di eccezionale ed è purtroppo vero.
La valanga che aspettavo da tempo e cioè dal canalone rotola tra la baita e l’imbocco dove aveva scaricato anche l’altra notte, ma purtroppo questa volta è qualcosa di terribile.
Gridiamo come ossessi avendo preso in un primo tempo la direzione dell’imbocco e vedo tra la spuma della valanga e le ombre incipienti della sera, qualche operaio che corre.
Tappeiner sul tetto della stalla continua a gridare che si spostino verso il bosco; io, che dalla cima del corridoio avevo visto continuare quella massa immane verso il fondo valle, grido che entrino in galleria. Ma, ora, le grida si perdono nel fragore spaventoso della valanga che rotola costruendo due argini alti entro i quali la neve rotola schiumeggiando come un torrente in piena.
Sono preoccupato per gli uomini di turno, ma dopo ancora qualche urlo, rispondono. Guardo degli altri e, tutti, per fortuna, sono salvi; intanto si è fatto buio e avendo la valanga asportato tre pali della linea secondaria rimaniamo senza luce.

La valanga deve essere di enormi dimensioni ma non si riesce bene a vedere per ora. Dò ordine che smontino il turno; lasciando in ordine la galleria; Poco dopo sono un po’ più tranquillo avendogli tutti in dormitorio malgrado che, dato il tempo che insiste a piovere, c’è poco da star allegri; le valanghe continuano tutt’intorno, ma temo che in alto esca dal canalone e ci piombi qua.
Ero deciso di tentare una sortita con circa metà degli uomini e salire a Malga di sopra, molto più sicura, perché in caso di disgrazia non si perisca tutti. Ma il buio, la neve cattiva e un complesso di fattori, tra i quali, qualche stella che appare e scompare tra il gioco delle nubi, fa propendere per rimanere, sperando in un po’ di sereno e conseguente irrigidimento delle nevi in alto e arresto momentaneo della caduta di valanghe.

22-4 – La valanga appare in tutta la sua spaventosa mole tra gli argini alti, pressati e levigati la neve è a blocchi e a creste come un fiume tumultuoso.
Il cielo è parzialmente coperto, ma in mattinata, rigido, dò degli ordini per scavare una pista per scavalcare la valanga con il legname, … salgo su alla Malga di sopra… Di là col binocolo posso vedere discretamente sia il canalone che la zona di distacco delle valanghe.
Sul canalone a circa trecento metri da sopra la baracca, vi è ferma una valanga pronta di almeno pari dimensioni di quella di ieri sera che si è poi staccata di là. La zona di partenza risalta bene e calcoliamo sia un taglio di quattro o cinque metri. E’ a sinistra del pizzo Sluder Zahn (3256) a circa quota 2900-3000 metri. La quantità di neve è enorme e se il tempo continua nel scirocco è un affare molto, molto serio.
Scendo verso le due. Anche lungo la strada bisogna tenere bene aperti occhi e orecchi. Alle 15,30 sono in ufficio.

 24-4 – Questa mattina telefono in Malga per sentire come stanno; mi telefona Berto che le valanghe continuano con un crescendo pauroso e che la neve cade fittissima. Dò ordine che chiudano le porte, lasciando tutto in ordine e di scendere con le dovute regole, un po’ distanziati; Difatti arrivano verso le undici, ed ora mi sento veramente più tranquillo avendogli tutti quaggiù.

Gli uomini sono sparsi per le osterie e li sento cantare la canzone che ho scritto per loro e che calza a meraviglia con la vita che abbiamo condotto in montagna questo inverno eccezionale:

Su a Malga Lasa
c’è una squadraccia
guardali in faccia
son Cesiolin
Son gli operai
di un tal Rizieri
e sono fieri
bei minatori

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5 commento/i dai lettori

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  1. daniele il19 ottobre 2012

    E’ il primo racconto che leggo e ci trovo tutto lo “spread” attuale con la natura: una distanza che solo in vacanza o nei sogni possiamo ritrovare. Ci dice che la Natura è spesso infida per chi non la sa ascoltare, cosa che invece il protagonista del racconto sa recuperare. La valanga di oggi è la crisi spirituale che si riversa nella vita (economica, valoriale, …) ed è quindi necessario ritrovare la solidarietà e l’osservazione, come in questo testo per Rizieri Vignaga, per una sintonia rinnovata.

    • silvana il22 ottobre 2012

      Come è bello vedere che il racconto di un episodio di vita, avvenuto quasi sessant’anni fa, è servito come chiave di lettura del momento attuale e soprattutto per trarne un insegnamento! Sì, se ci fosse più solidarietà fra noi e fossimo più umili nel rapportarci alla Natura avremmo creato l’armonia per un buon vivere.
      Grazie, Daniele, per questa riflessione che mi hai portato a fare.

  2. flavia il26 settembre 2012

    bellissimo racconto di vita vissuta

  3. martina il25 settembre 2012

    parole che trasmettono sgomento misto alla volontà di salvare i propri compagni di lavoro, parole che denotano lucidità nonostante l’incombente pericolo.

    • silvana il22 ottobre 2012

      Grazie per il commento sintetico, ma così appropriato, che è riuscito a fotografare perfettamente la situazione e i sentimenti descritti dal mio papà nel suo diario. Hai proprio colto il suo carattere!

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