Il traverso

di Eva Grisoni (Milano)

Quante volte in questi ultimi giorni, dopo che avevamo deciso la meta di oggi, ho pensato a questo momento, a volte con paura, a volte con l’entusiasmo e l’impazienza di arrivare qui.

Ora ci siamo.
Guardo giù, placche e fessure di granito sotto i nostri piedi, e in fondo in fondo scorre il torrente, solca prati di un verde brillante disseminati qua e là di alpeggi. Noi siamo in mezzo al granito, stiamo per concludere un viaggio che ci ha portati in un’altra dimensione, il mondo che c’è sotto è molto più lontano di quei 500 metri di dislivello che ci separano, è una cosa che abbiamo lasciato 3 ore fa quando ci siamo legati in cordata, lo ritroveremo più tardi. Ma ora siamo qui, lui da anni aspettava questo momento, io solo da una settimana, non avrei certo mai pensato di essere capace di arrivare fino a qui solo fino a qualche tempo fa.

Beviamo un sorso d’acqua, mi cade il tappo della borraccia e non posso più appenderla all’imbrago. Lui prende la borraccia e la infila in una scarpa, mi sorride, e parte. Sale obliquando un poco a destra, rinvia un chiodo nella fessura, mi guarda, e inizia il suo viaggio in leggera discesa traversando verso destra, i piedi su una vena di quarzo, le mani in appoggio. Avanti così, piede destro, avvicinare il sinistro, portare avanti le mani, incrocio di piede… avanti, seguendo questa vena di quarzo che sembra messa apposta perché qualche pazzo un giorno salendo fino a qui, decidesse di seguirla, dato che salire dritti è impossibile. Un regalo della natura in mezzo a una parete impossibile.

Continua il suo viaggio, lo vedo allontanarsi verso destra, alla mia stessa altezza, io do corda cercando di mantenere un lasco di dimensioni accettabili alla sua vista. Un paio di volte si gira e mi guarda, e subito distoglie lo sguardo dall’ansa che forma la corda, appesa a quell’unico rinvio nel chiodo.
Un attimo ancora, lo vedo esitare solo un secondo, poi deciso, un passo ancora, finalmente la sua mano destra prende in mano la fessura, a 25 metri da me. Si gira, allarga la mano sinistra e mi saluta. Da lontano vedo un sorriso di gioia. Ha chiuso il suo cerchio. Questa via lo aspettava da anni: era troppo giovane quando l’aveva salita la prima volta, la ricordava come un incubo. Oggi siamo venuti a trasformare questo incubo in un bel sogno.

Un attimo… tocca a me ora!

Salgo fino al chiodo. Per me la faccenda è diversa, tolgo il rinvio dal chiodo e la corda improvvisamente mi pesa sull’imbrago. Inizia il mio viaggio, quanto l’ho temuto e quanto l’ho desiderato, da quando l’ho visto la prima volta dalla via a fianco. Parto sulla vena di quarzo, mi sento stranamente felice. Non faccio uso di stupefacenti, ma questa via mi sta facendo un effetto strano, galvanizzante, sono semplicemente felice di essere qui. Mentre arrampico in traverso ho voglia di cantare e lo faccio

I am so high. I can hear heaven.
I am so high. I can hear heaven.
No heaven, no heaven don’t hear me.

I movimenti vengono fluidi, incrocio, avanti con un piede, mani sempre in appoggio… guardo verso il mio compagno e sorrido, grazie di avermi proposto questa via! Ultimo passo, un po’ di decisione nel momento di caricare con il piede il cristallo, passo in aderenza, e anche la mia mano afferra finalmente la fessura.

Ora restano solo gli ultimi tiri, più facili, ma pieni di significato. Parto verso il cielo seguendo un’incredibile fessura, salgo istintiva e veloce, divertita, contenta, non vorrei essere in nessun altro posto che qui.

Poi la via finisce, arriviamo al prato sommitale, è tutto per noi. E’ finito un incanto, ma abbiamo ancora qualche minuto per stare qui e trattenerci nel sogno, fuori da tutto, prima di intraprendere la scomoda discesa che ci condurrà di nuovo nel mondo, passando per i prati verdi solcati dal torrente, mano a mano riprenderemo il contatto con quello che viviamo di solito, ma sapendo che esiste un’altra dimensione, un altro mondo, dove tutte le emozioni sono più grandi, dove sembra di vivere ancora di più.

Val di Mello, Scoglio della Metamorfosi – via Polimagò. Luigi ed Eva, 28 agosto 2010

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22 commento/i dai lettori

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  1. monica il4 ottobre 2012

    brava eva, un bel racconto, leggendolo sembra di essere lì con voi

  2. piero26 il30 settembre 2012

    Bel racconto Eva, ma se devo essere sincero ne ho letto altri tuoi più vicini alla realtà della cordata, sì sì.. sai fare di meglio credimi ;-)

  3. senzasosta il30 settembre 2012

    Brava Eva, mentre leggevo il tuo racconto mi hai fatto sognare…sei riuscita a trasmettermi l’ emozione della salita e quell’ armonia che si sente mentre si sale, passo dopo passo…
    (che voglia di arrampicare!!)

  4. Arterio Lupin il29 settembre 2012

    Saper rendere le emozioni è arte per pochi. Saperle rendere per chi non è “del giro” è un’arte ancor più raffinata. Hai saputo dosare alchemicamente le parole, restituendoci la magia della parete e delle sensazioni. Brava Eva!…

  5. Lo Zappa il28 settembre 2012

    Stupefacente EVA, senza uso di Stupefacenti !!! sei riuscita ad descrivere le sensazioni di quelll’ altra dimensione verticale, lontana da quella orizzontale, ove tutto cambia, ove tutto ci fa sentire all’unisono con mother nature. Percepiamo tutto. Siamo fessure, siamo granito, siamo verticalita’, e sulla magica vena di quarzo danziamo sospesi….

  6. angelo il27 settembre 2012

    racconto interessante….sensibilità d’altri tempi!

  7. claudio bergamin il27 settembre 2012

    Ho sempre detto che sei bravissima, Eva, perchè riesci a far sentire lì con te, appesi nella tua stessa corda chiunque legge i tuoi scritti. La descrizione che fai dei passaggi illustrandone i movimenti delle mani e dei piedi sembra quasi di vedere uno che balla lassù su pochi cm di appoggio e di presa quasi sospesi nel vuoto. Brava e ancora Brava!

  8. Rocla Ze Head il27 settembre 2012

    Trasformare un incubo in un bel sogno: un’ottima definizione di quello che si fa (o si prova a fare…) quando si arrampica.

  9. marco il27 settembre 2012

    complimenti e bello sentire tanta lode a cio’ che piace e rente bello anche a chi non conosce questo mondo. Cosi chiunque, chiudendo gli occhi potra’ sognare.
    Brava

  10. paola il26 settembre 2012

    Bel racconto,bel modo di scrivere,belle fotografie! Oltre ad Eva e Luigi mi sembrava di esserci anch io su quella parete a vedere quella venatura di quarzo. BRAVA!

  11. Complimenti, per me il migliore

  12. chicca il26 settembre 2012

    Brava Eva, per la via e per i modo in cui sei riuscita ad immortalarla nelle tue parole. Trasmetti una ricca gamma di emozioni, chi ha provato le sa riconoscere. Mi piace il modo in cui descrivi la gioia liberatrice che si prova nel compimento di un sogno,

  13. Roccia il26 settembre 2012

    un bel racconto di un incantato angolo di paradiso…

  14. Chiara il26 settembre 2012

    Brava Eva! Nuotare in un mare di granito dev’essere davvero una sensazione entusiasmante..

  15. Luigi il26 settembre 2012

    Bello scritto, grazie …

  16. 3lug il26 settembre 2012

    Bel racconto, sei stata brava a trasmettere ciò che a prima vista sembrerebbe una qualsiasi scalata di una bella via … ma in realtà cela sensazioni, motivazioni e sentimenti che vanno oltre la scalata.

  17. Claudio Cavolla il25 settembre 2012

    Emozione intensa che solo chi si misura con la sua capacità ed il suo sogno, può dare un valore. Ogni piccolo passo può significare ansia o gioia. Eva è sicuramente in simbiosi con la magia della montagna e la volontà della conquista. Quando io sfioro le pareti rocciose ai comandi di un’aliante a volte incontro alpinisti in parete intenti a salire. E penso ma forse loro vedendo me penseranno Eva come ti capisco. Brava e …sempre in guardia!!! Claudio Cavolla

  18. clara ugolini il25 settembre 2012

    Nell’arrampicata trova serenità e felicità.

  19. Vito Grisoni il25 settembre 2012

    Bello, sa trasmettere la forte emozione che ha provato Eva. Molto pregevole è la cura che ha dell’ ” altro ” il compagno di cordata. Ne vive le emozioni e le aspettative

  20. Anna il25 settembre 2012

    Grande Eva! Bellissimo!

  21. Stefano Bugada il25 settembre 2012

    Bel racconto e complimenti per la via!

  22. carlo il25 settembre 2012

    Brava Eva, hai raccontato la gioia del salire in alto…

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