«I miei amici hanno organizzato un giro di tre giorni sull’alta via delle Dolomiti, un pezzetto,

vieni con noi?» Mai chiamata fu più provvidenziale.
«Bè… mi accontenterò delle Dolomiti» la mia risposta.
I progetti erano altri… l’allenamento primaverile-estivo era in previsione del trekking di settembre: alta via dell’Adamello.
Ma come al solito, uno fa dei progetti e il capo vede bene di annullarli, negando le ferie.
“Chi si accontenta gode”, cantava… 3 giorni per Dolomiti, dal Falzarego al Palafavera, dormendo a Nuvolau e Città di Fiume, in compagnia di Civetta, Marmolada e Pelmo, direi che è un bell’accontentarsi.
Zaino pronto, leggero e minimalista.
Compagnia formata, eterogenea e simpatica.
Meteo controllato, limpido e caldo.
Tragitto studiato, preciso e praticabile.
Pronti, partenza, treno in ritardo di 25 minuti.
«Così perdiamo sicuro le coincidenze per arrivare al passo!»
Ci riproviamo, il treno recupera il ritardo e la prima coincidenza è presa.
«Non vi preoccupate, tanto a Cortina ci si aspetta tra pullman!»
Ci fidiamo e perdiamo la seconda coincidenza.

Da adesso saremo solo noi a fare il passo,

a segnare il percorso, a gestire le coincidenze.
Ed è tutto perfetto.
Tre giorni, due giorni e mezzo, per la precisione, scanditi solo dal nostro passo, dalle nostre risate, dal nostro respiro, dai nostri sguardi incantanti.
Noi. E la natura dominante e incontrastata di queste speciali rocce bianche “patrimonio dell’umanità”.
«A che ora è l’alba domattina?»
domandiamo al gestore del Rifugio Nuvolau, mentre ce ne stiamo accoccolati ad aspettare il tramonto.
«Alle 6 circa, ma inizia a schiarire già verso le 5. Siete fortunati, di giornate così se ne contano sulle dita di una mano» ci risponde, gentile e sorridente il gestore, accoccolato accanto a noi a godersi il tramonto ed il meritato riposo dopo una giornata di spadellamenti e accoglienze.
Non replichiamo. Basta guardarsi attorno per capire che ha ragione.
Lo sguardo è a 360°, non c’è una nuvola all’orizzonte e nemmeno un filo di foschia ad appannare il cielo.
Attendiamo, pazienti e silenziosi, che il sole si prenda i suoi tempi per andare a dormire.

Tramonto dal rifugio Nuvolau

Tramonto dal rifugio Nuvolau

E’ uno dei tramonti più spettacolari che abbia

mai visto. E mentre mi infilo nel sacco-lenzuolo già pregusto l’alba del giorno seguente.
«Andrea, sei così stanco che non ti sei neanche accorto di esser passato accanto a una stella alpina!»
«Cavoli! Questa merita una foto»
Trovar stelle alpine non è così raro, ma per me è come un regalo inaspettato a Natale.
Alla seconda tappa conclusa con successo brindiamo con 10 radler, osservando il Pelmo che domina su noi.
Domani ci gireremo attorno.

Roberto a godersi il panorama dalla forcella di Val d'Arcia

Roberto a godersi il panorama dalla forcella di Val d’Arcia

Sulla Forcella di Val d’Arcia abbiamo tutti bisogno

di una pausa. Per l’ultimo giorno è rimasta la tappa più impegnativa. Il panorama è a dir poco spettacolare, ma dà le vertigini a chi non è abituato.
Ed è per questo che la discesa per ghiaioni ci divide in due.
Erano anni che non mi divertivo così tanto, correndo e saltellando tra i massi e lasciandomi scivolare giù per geroni.
«Li aspettiamo al rifugio Venezia, intanto beviamo qualcosa»
.. ma ci trovarono seduti al tavolo, alle prese con panini con il pastin! A cui ovviamente anche il gruppo lento non disse di no.
Mancavano un paio d’ore alla fine dell’avventura, un sentiero ormai semplice verso il Palafavera.
Le risate e le chiacchiere continuavano ad essere compagne di camminata, la stanchezza iniziava ad affacciarsi. E, per me, un po’ di nostalgia.
Ultime occhiate al Pelmo, che continuava a vegliar su noi, salutandoci mentre ci allontanavamo immergendoci nel bosco.
Si sa, ogni cosa deve finire, ma dalle cose belle è più difficile staccarsi.
«Grazie per la splendida avventura. Alla prossima, presto, su questi sentieri»

Stella alpina, il regalo del trek

Stella alpina, il regalo del trek

Veronica Cantù autore del post

Veronica Cantù | Laureata in scienze naturali, naturalista nell'animo anche se il lavoro mi ha portato in un ufficio. Amo la montagna da sempre e ci passo tutto il mio tempo libero, facendo qualsiasi cosa legata a questo ambiente, camminare, arrampicare, ciaspole, moto... tutto, pur di stare il più possibile a contatto con le vette. Il sogno è poterci vivere e lavorare, tra le montagne, per le montagne, con le montagne. E trasmettere a chiunque incontri questo amore e questa passione. Vivo a Treviglio (BG).

1 commento/i dai lettori

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  1. Roberto Migliaccio il18 dicembre 2013

    Ti invidio, ti basta aprire la finestra per vederle. Ho conosciuto le Dolomiti per caso e me ne sono innamorato. Ma come gli emigranti le posso vedere una volta l’anno, infatti dalla mia finestra vedo solo piante di olivo. Allora me ne vado in giro sul web a leggere storie come la tua. Buona fortuna.

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