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Il testo che segue è una bella riflessione sulla gente che scrive di montagna sul web. Lo abbiamo preso “in prestito” dall’articolo “Blogger da Oscar, la montagna ringrazia” di Roberto Serafin, fondatore di www.mountcity.it (da cui l’articolo è tratto) e  presidente della giuria del BC.2016.


La climber’s republique di Arco è stata una degna cornice per il quinto Blogger Contest, un’occasione straordinaria per guardare negli occhi i campionissimi della multimedialità alpina e prender loro le misure.

C’è davvero troppa gente sui blog che si scrive addosso? Può darsi, ma la faccenda non è liquidabile in quattro e quattr’otto perché questi blogger che raccontano la montagna nella rete rendono un notevole servizio alla montagna e alla cultura alpina in questi tempi di magra. Comunicare la montagna? Una parola… Si pubblicano sempre meno libri sull’argomento, alcuni quotati periodici di montagna sono spariti dalla circolazione, l’editoria specializzata è in crisi, in tivù si vola basso, sui giornali generalisti tutto dipende dalla disponibilità di firme autorevoli e competenti. Ormai senza il web si potrebbe arguire che la montagna sarebbe definitivamente un mondo dai più ignorato e le vette rischierebbero di popolarsi di creature demoniache. Si aggiunga, per capire l’importanza del fenomeno, che l’attività nei blog equivale di fatto a quella giornalistica come ha stabilito la sezione lavoro del Tribunale di Roma con una sentenza innovativa. La pronuncia assume particolare rilevanza in quanto interviene in un contesto, quello del mondo dei “social network”, che costituisce sempre di più lo spazio virtuale all’interno del quale le nuove generazioni attingono e si scambiano notizie, informazioni, commenti e riflessioni e che sta diventando – di fatto – un ulteriore sistema di comunicazione attraverso il quale si fa informazione.

E veniamo al dunque. Con molta sensibilità e preveggenza, Teddy Soppelsa ha inventato nell’ambito del magazine altitudini.it (di cui si prende professionalmente cura) l’originale Blogger Contest, questa specie di rassegna di “oscar” del web e chissà con quanta fatica ha trovato le risorse per farla lievitare, addirittura prosperare. Quest’anno erano addirittura 95 i blogger ufficialmente ammessi. E il tema “Vagabondi delle montagne” si è rivelato allettante e attualissimo. Quasi tutti hanno interpretato con scritti e immagini i vagabondaggi come salutari fughe dai non luoghi delle città, dalle rumorose adunate degli happy hour, dal proliferare di mangiatoie cool con i tavolinetti piccoli piccoli, dove si sta stipati uno addosso all’altro. Che bello invece frequentare i grandi spazi che ancora offrono le montagne e percorrerli in lungo e in largo!

Il lato buono del Blogger Contest è stata la reinvenzione, nella maggior parte delle opere in gara, di un universo montano ancora primordiale nonostante l’incombere della montagna-luna park. Quello meno buono forse è stato un troppo insistito ricorrere a stereotipi buonisti e un po’ superficiali, in stile Heidi per intendersi. Giustifica questi eccessi Simonetta Radice, giurata, scrittrice e blogger di razza, già vincitrice nel 2015 di un’edizione del Blogger Contest. “Credo che scrivere di montagna”, spiega, “sia una delle cose più difficili da fare. È come camminare su una cresta sottile: da una parte il baratro della retorica, dall’altra quello dei luoghi comuni: quanto vi fa rabbrividire la locuzione ‘panorama mozzafiato’, solo per limitarmi alla più abusata?”.

La giuria di cui chi qui scrive si onora di avere fatto parte ha fatto del suo meglio esaminando le “unità multimediali” (testo più foto) dei finalisti attraverso quattro criteri di giudizio: capacità d’interpretare il tema del concorso; qualità del testo; qualità dell’immagine; qualità produzione editoriale sul blog personale. E ha scoperto, se mai ve ne fosse stato bisogno, che il web moltiplica le possibilità di costruirci addosso identità non omologate, che condiziona profondamente i nostri comportamenti. E che “non tutto il web è da buttare, ma può migliorare la nostra vita aprendoci scenari sconosciuti o trascurati”, come spiega il direttore del quotidiano La Repubblica Mario Calabresi che a questi temi ha dedicato diverse pagine speciali nell’edizione di domenica 9 ottobre 2016.
“Crediamo che la narrazione di montagna sia un territorio ancora largamente inesplorato”, spiega a sua volta Soppelsa, “e che le nostre parole recuperate nell’infinità della rete possano rendere maggior merito – rispetto a quanto la letteratura tradizionale non abbia fatto fino a ora – alla bellezza e alla complessità delle terre alte”.

Significativamente, l’esito del Blogger Contest dà ragione, se mai ve ne fosse bisogno, a John Muir (1838-1934), padre dell’ambientalismo moderno. “In ognuno”, scrisse, “c’è un amore per la natura selvatica, un antico amore-madre che può essere riconosciuto oppure no ma che comunque viene nascosto da ansie e doveri”. Ansie e doveri che svaniscono a una certa quota, come conferma il vincitore Gian Luca Diamanti, apprezzato blogger del sito appennini.it. “A valle”, spiega, “faccio il giornalista e mi occupo di comunicazione pubblica; in montagna provo a vivere, perché lassù ancora possiamo andare a cercare la nostra anima e a mettere ordine alle idee. Perché di lassù si vede meglio e più lontano. E l’aria è pulita”. Gli fa eco Gabriele Villa, secondo classificato, istruttore regionale di alpinismo del Cai, che si è avvicinato ad altitudini.it nel 2012 partecipando al primo Blogger Contest e in questo sito ha trovato “un luogo di scrittura e dibattito ad ampio raggio, culturalmente stimolante, legato ai temi della montagna, mia grande passione”. Su un terreno tutt’altro che idilliaco, la guerra che insanguina il Medio Oriente, ha cercato infine fonte d’ispirazione il terzo classificato Giovanni Spitale, detto Spit, che si definisce “un po’ scalatore, un po’ alpinista, un po’ filosofo, un po’ scrittore, uno a cui piace stare in giro a caccia di storie, di domande e di risposte”. Nel suo blog, il bravissimo Spitale queste storie spiega di depositarle e coltivarle “perché scappino in giro”.

Anche questo vorticoso circolare di idee ed emozioni è un pregio del web rispetto alla carta. A cui si aggiunge la costante reperibilità, almeno per ora, di quanto di buono viene riversato in questo scrigno.

Roberto Serafin autore del post

Roberto Serafin | Giornalista professionista, redattore per un quarto di secolo del notiziario del CAI Lo Scarpone. Ha curato a Milano la mostra “Alpi, spazi e memorie” e il relativo catalogo, ha partecipato con il Museo della Montagna “Duca degli Abruzzi” all’allestimento della mostra “Picchi, piccozze e altezze reali”. E’ autore di numerosi libri di montagna, tra cui l’ultimo “Walter Bonatti, l’uomo, il mito“. Con il figlio Matteo ha pubblicato il volume “Scarpone e moschetto”. Da alcuni anni di dedica quotidianamente alla sua creatura editoriale www.mountcity.it

1 commento/i dai lettori

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  1. Gian Luca Diamanti
    Gian Luca Diamanti il26 ottobre 2016

    Non posso che ringraziarvi per avermi fatto fare una bella passeggiata: innanzitutto con quello che ho letto nei blog e poi anche per avermi fatto salire dal mio Appennino fino ad Arco. Grazie anche per avermi fatto conoscere persone che non si vergognano della propria anima. Detto questo non posso che condividere i pericoli a proposito dello scrivere di montagna. Soprattutto poi se – come dice Giovanni Lindo Ferretti – ci ostiniamo a considerarla al massimo come un’amante da andare a trovare nel fine settimana. La montagna, specie quella d’Appennino, è faccenda ben più complessa. Non abbiamo perso solo i suoi panorami, ritirandoci nei non-luoghi della valle moderna, ne abbiamo perso soprattutto le sapienze che per millenni hanno alimentato la cultura del nostro Paese.
    Come far rivivere la montagna, come far in modo che le terre alte tornino a produrre opportunità e cultura: questi sono i temi sui quali non dobbiamo smettere di confrontarci, anche attraverso i blog, anche attraverso la rete. E non è solo una questione da sportivi o da climbers…
    Secondo il mio modesto parere, il nostro Paese ne ha bisogno oggi più che mai.
    Quindi: viviamo la montagna e parliamo di montagna, anche e soprattutto nelle aree più marginali e dimenticate.
    Ci sono tante iniziative in corso, tanti tentativi: il grande lavoro di Slow Food per l’Appennino, piccoli e grandi festival (come il Festival dell’Appennino), l’entusiasmo di ragazzi e ragazze che, specie nel Sud, in Calabria, in Irpinia, in Basilicata, riscoprono la bellezza e l’attualità degli Appennini dai quali sono scesi i loro nonni…ci sono tante storie da raccontare, tante immagini da mostrare, da mettere in rete. Aiutiamoci a farlo! / http://caffeborghetti.wordpress.com

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