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L’articolo “Bolli sì o bolli no? Fatemi capire” sembra abbia ottenuto un risultato: stimolare dei commenti che hanno portato a dare delle risposte al quesito posto dall’autore sin dal titolo.
E’ da dire in tutta onestà che molti escursionisti e alpinisti, difronte ad un percorso segnato da “bolli rossi” (non parliamo ovviamente di imbrattamenti sconsiderati o peggio vandalici), non sempre si pongono il problema “bolli sì o bolli no?”, spesso li tollerano e li usano, soprattutto se non riescono a trovare la via da seguire.
Con la convinzione che è meglio evitare di segnare percorsi al di fuori del catasto dei sentieri, un approfondimento di questo tema crediamo possa giovare a molti. Diamo quindi spazio alla riflessione/sintesi di Andrea Perini di quanto emerso dal suo articolo.

—red. altitudini.it

LE RISPOSTE EMERSE DALLA DISCUSSIONE

I commenti sono arrivati principalmente da un gruppo di persone che sostengono la necessità di lasciare privi di segni i percorsi al di fuori dei sentieri ufficiali e che hanno spiegato le ragioni di cancellare i bolli rossi, legate sopratutto alla integrità dei luoghi e all’etica di come andare in montagna. Anzitutto va precisato, per chi lo ignorasse, che i fatidici “bolli rossi” di cui stiamo parlando fanno parte di una segnaletica non ufficiale e non autorizzata, al di fuori dei sentieri numerati e gestiti che generalmente coinvolge vie normali o percorsi a scarsa frequentazione; come tale viene ritenuta frutto di un atto abusivo, eticamente da condannare. Quindi cancellare i bolli è un atto per ripristinare la condizione originale di una via o un percorso privo di segnalazioni, in nome della wilderness, in cui ognuno può esercitare le proprie capacità di alpinismo, autonomia, orientamento, avventura, libertà, ecc.  L’atteggiamento proposto è quindi quello di frequentare questi percorsi evitando di aggiungere nuovi segni di passaggio e riducendo quelli che eventualmente sono stati posti nel corso del tempo (talvolta in riferimento non solo a segni di vernice, ma pure a ometti e tracce di vario tipo).

Invece non sono pervenuti interventi (nonostante l’invito a farsi avanti) da parte di chi sostiene o materialmente fa i “bolli rossi”; pertanto non è stato possibile raccogliere eventuali ragioni (di ieri e di oggi) che possono portare a segnare i percorsi fuori via, pratica che si svolge comunque da molti anni, talvolta in modo parsimonioso, talvolta con un uso sconcertante di segni e decisamente condannabile. Provando ad immaginare si potrebbe dire che forse ci sono motivazioni relative a sicurezza e fruibilità della montagna, che comunque non danno il diritto di fare ciò che si crede (anche se in buona fede).
Durante la discussione inevitabilmente sono state toccate ulteriori questioni e implicazioni quali: sicurezza personale e responsabilità, esperienza e capacità necessarie, soddisfazione derivante dalla salita, abbandono e scomparsa di certi itinerari, considerazioni ecologiste, ecc., che però sviscerare e discutere compiutamente rischiava di diventare oneroso e dispersivo.

LE RIFLESSIONI DOPO LA DISCUSSIONE

I principi e le ragioni espressi da chi difende l’integrità della montagna sono motivati e corretti, però questo non può vietare di andare oltre l’affermazione “un bollo è un bollo e non deve esistere” e di fare ulteriori riflessioni.
Intanto mi sembra necessario chiarire il ruolo degli “ometti”, per capire se questa tipologia di segnalazione sia accettata e utilizzabile: lasciare un segno servendosi di materiale naturale (sassi, rami tagliati) fa parte di una cultura millenaria e, pertanto, potrebbe essere tollerato come metodo per individuare un percorso? La sola presenza di ometti (unitamente alle capacità individuali in relazione all’impegno richiesto) potrebbe essere più che sufficiente per salire qualunque via normale, classica o selvaggia.

Riprendendo parole dette da chi promuove la cancellazione dei bolli, mi sembra che l’opera dei bocciardatori non si abbatta senza criterio, ma coinvolga solo le “recenti tracce su montagne rimaste incontaminate e selvagge” e che vengano comunque rispettati quei “segnali apposti con criterio e rispetto, cioè non invasivi per dimensioni e quantità come quelli apparsi ultimamente”, i quali sono ancora presenti, “si riconoscono e ci guidano con discrezione”. Quindi mi viene da pensare che non tutti i segni siano nocivi e allora mi domando: durante un’opera di ripristino può aver senso lasciare dei segni in punti “strategici” come l’attacco della via, in presenza di una biforcazione o un punto di dubbia interpretazione, alla base di un passaggio più impegnativo o in una radura dove non ci sono punti di riferimento? E se così fosse non è possibile trovare una “principio” condivisibile da tutti e che accontenti tutti, evitando così sia il proliferare incontrollato di nuovi bolli sia le conseguenti martellate? Mi viene in mente, ad esempio, la redazione di un codice di comportamento, da far proprio per chiunque frequenti un luogo al di fuori dei sentieri segnati.

Infine mi sembra fondamentale continuare a denunciare eventuali nuovi atti (con articoli, interventi, segnalazioni, foto) e insistere con un’azione di informazione/educazione portata con pazienza e disponibilità a tutti quelli che si approcciano per la prima volta a questa problematica e, una volta consapevoli delle diverse implicazioni, potranno essere loro stessi dei deterrenti contro i bolli abusivi.
Rimane una questione delicata su cui si discute da molto, con posizioni talvolta estremiste e poco inclini ad educare. Senza nessuna pretesa di arrivare a una soluzione o di aggiungere qualche novità, spero solo di aver dato un resoconto, il più possibile oggettivo e corretto, per permettere a chiunque legga di raccogliere degli elementi in più e trarre le proprie personali conclusioni.

Andrea Perini autore del post

Andrea Perini | Sono nato a Venezia il 02/02/1984, lavoro come fisioterapista a Mestre, semplicemente appassionato di montagna. Da piccolo ho frequentato la montagna trascorrendo i mesi di vacanza estivi coi nonni nella casa di Col di Rocca Pietore (BL), percorrendo facili passeggiate ai rifugi della zona coi genitori e poi sperimentando l’escursionismo solitario che poco a poco mi ha portato a percorrere tutte e otto le Alte Vie delle Dolomiti. Da qui ho cominciato una esplorazione sistematica soprattutto della zona dolomitica, spingendomi poi anche in altre regioni per affrontare alcuni trekking di più giorni; la quantità di progetti sulla scrivania è ancora numerosa. Appassionato di foto, pratico discretamente l’arrampicata sportiva e frequento la montagna in ogni stagione d’estate con gli scarponi e d’inverno con gli sci.

15 commento/i dai lettori

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  1. Supporter il7 novembre 2015

    Io penso che non bisogna essere ne vandali ne talebani. Personalmente apprezzo gli ometti, ben fatti, quanti bastano, sopratutto nei punti critici e se mi capita di trovarne uno crollato, lo ricostruisco. Comunque molte delle nostre montagne sono marcie e spesso gli ometti crollano del tutto o vengono travolti. Devo dire la verità, mi è capitato in questi casi nonstante avessi la relazione in mano di ringraziare la presenza di un bollo e di chi lo aveva fatto. Specialmente in momenti critici (canale di destra o di sinistra?). Piu’ spesso in discesa. Altre volte, troppe volte effettivamente, ho visto cose inutili e mal fatte. Come sempre andrebbe usato il buonsenso.

    • Andrea Perini
      Andrea Perini Autore il8 novembre 2015

      Grazie per aver portato la tua esperienza e il tuo punto di vista.

    • Gianluca il8 novembre 2015

      Per “talebani” so che – fuorviato dai giornalai di oggi – intendi in realtà “estremista”, “oltranzista”. E immagino, sempre, tu voglia contrapporre ai vandali (quelli che fanno i bolli) a tali estremisti (quelli che tolgono i bolli). Son sicuro di essere noioso e ripetitivo, ma sono altrettanto sicuro che tu, Supporter, non stia centrando il problema, qualunque cosa tu voglia dire con il tuo fuorviante discorso. Riportare tutta la questione a “servono o non servono i bolli in montagna” non è il tema del discorso (correggimi, Andrea, se sbaglio), e ti manifesto ulteriormente il mio timore – se non era chiaro – , che è anche quello di altri che hanno già risposto, di vedere il problema centrale eluso e distorto da considerazioni come la tua. Stiamo considerando questo scenario, in particolare: un territorio finora “incontaminato” (per quanto può essere incontaminato un angolo di Dolomiti nel 2015) che ad un certo punto viene riempito di bolli rossi. Tanti bolli rossi, in certi famigerati casi, veramente troppi, e grandi, insistenti, volutamente esagerati e offensivi. Più chiaro così? Inquadriamo meglio il problema? Da una parte il vandalismo o comunque l’abuso è chiaro, incontestabile. Dall’altra parte NON si contrappongono gli estremisti (che pure ci sono, eh!, non lo metto in dubbio), ma semplicemente quanti vogliono sia posto rimedio a tale abuso (quando non è addirittura scempio). Che, mi piace pensare, dovrebbero essere TUTTI gli altri, non lo sono solo per un difetto di informazione. — Poi se a qualcuno fa piacere ragionare sopra i bolli in sé, o più in generale intorno ai sentieri di oggi e a cosa vuol dire camminare oggi in montagna da turisti (il che implica -> come segnare i sentieri e perché) allora potremmo aprire una interessantissima (e lunga) conversazione…

      • Andrea Perini
        Andrea Perini Autore il8 novembre 2015

        Il tutto è partito dal voler semplicemente capire le ragioni di una bollatura e una cancellatura in cui mi sono imbattuto, ma se ora si vuole parlare della utilità dei bolli fuori dai sentieri ufficiali mi sembra una questione altrettanto interessante, ammesso che ci sia spazio di discussione. In merito ai tanti, troppi, grandi, insistenti, esagerati, offensivi bolli rossi (vandalismi appunto) mi sembra che già nel primo articolo sostenevo la loro inutilità e che nessuno abbia mai preso la loro difesa; invece la perplessità era circa la necessità di cancellare dei bolli quando questi sono più discreti e magari presenti da tempo (però sia “discreto” che “tempo” sono relativi e soggettivi), ma in merito a ciò sono già arrivate le risposte di quanti sostengono che vanno cancellati.

        • Gianluca il8 novembre 2015

          Visto che parli d’altro la prendo per conferma. – – – In merito all’utilità dei bolli fuori dai sentieri ufficiali mi esprimo con una parola: nulla. Non perché dissenta sostanzialmente da Supporter o altri come lui, affermando la loro inutilità assoluta: ma perché sostengo la loro illegalità a priori, il che ovviamente viene prima della loro effettiva utilità, della quale non ritengo si possa neanche parlare. – – – Parlando invece dei bolli rossi sui sentieri, a questo punto “ufficiali”, io sostengo che andrebbero fatti meglio. Qualcuno potrebbe immaginare che essendo sentieri ufficiali, curati dal CAI (che emette fior di direttive a riguardo), dovrebbero seguire tutto un iter ideale che ne determinerebbe la “bollinatura” in modo pressoché perfetto. In realtà molto spesso chi si trova il pennello in mano è poco più che un (volenteroso e benemerito!) dilettante allo sbaraglio, e gli svarioni sono troppo spesso notevoli. Non parlo del rispetto delle linee guida dello stesso CAI (staremmo freschi!), ma anche del puro buon senso, della lettura del territorio e del rispetto dello stesso; per ultimo (si fa per dire) dell’attenzione per l’escursionista…

  2. armando il2 novembre 2015

    Togliere i bolli rossi posso capire ma gli ometti no per piacere lasciatemi il gusto di aggiungere un sassolino …….

  3. Andrea Perini
    Andrea Perini Autore il24 ottobre 2015

    Solo un pensiero … Dando per assodato che i vandalismi non piacciono a nessuno, in una discussione sui bolli mi sembra di poter intravedere dei parallelismi e connotati simili alla polemica sui chiodi di inizio novecento.

  4. Giorgio Madinelli
    Giorgio il22 ottobre 2015

    Dopo ben due articoli e molte frasi ancora non ci hai detto chiaro da che parte stai: devi prendere una posizione, caro, è troppo comodo ergersi a spettatore giudicante.
    O sei con i bolli o sei contro.
    Oppure sei una banderuola che gira a seconda, mossa dal “buon senso” che cita Massimiliano.

    • Andrea Perini
      Andrea Perini Autore il23 ottobre 2015

      “O sei con i bolli o sei contro” un po’ come “se non sei con me sei contro di me”? Purtroppo gli estremismi me li sento un po’ stretti addosso e preferisco restare libero, libero di seguire il mio passo ovunque le forze e il desiderio lo condurranno, libero di assaporare quello che la montagna mi offrirà, libero di amare e rispettare senza voler imporre la mia presenza: se lungo il cammino incrocerò qualche segno discreto non sarà certo questo a guastare la mia esperienza o a rendere meno significativo il raggiungimento della meta, se non ci sarà traccia alcuna mi ingegnerò per proseguire o altrimenti saprò rinunciare per magari tornare. Forse si, un pizzico di “buon senso” potrebbe non essere così deleterio; se poi dovessi imbattermi in una nuova esagerata scia di bolli rossi mi domanderò se ce n’era veramente bisogno e ne rimarrò indignato.
      Un articolo per fare una domanda e un articolo per scrivere la risposta, vissuti ne da spettatore ne da giudice: sinceramente questa dialettica mi è stata utile per cominciare ad avere dei pensieri in merito all’argomento dei bolli, ad altri temi toccati e ad altre cose … ma ci vorrebbe un altro articolo per scrivere tutto e forse non interessa a nessuno.

      • Giorgio Madinelli
        Giorgio il23 ottobre 2015

        Ok ho capito: sei pro.
        Ti ricordo che i tuoi articoli hanno un titolo “bolli sì o bolli no” e solo ora ti vuoi sganciare chiamandoti libero dagli estremismi?
        Ma per piacere!
        Coerenza, coerenza, dove sei?

        • Andrea Perini
          Andrea Perini Autore il23 ottobre 2015

          Mmm…non sono così convinto che tu abbia capito, ma va bene ugualmente. Hai ragione forse avrei dovuto intitolare bolli si, bolli no o bolli forse :-D

          • Giorgio Madinelli
            Giorgio il23 ottobre 2015

            “Hai ragione forse avrei dovuto intitolare bolli si, bolli no o bolli forse.”
            !!!

  5. Massimiliano il20 ottobre 2015

    bho, rimango perplesso!
    sono il primo a cui danno fastidio i monti imbrattati ma allo stesso tempo se un bivio è dubbio perchè non permettere un segno? ops “bollo”.
    Altrimenti censuriamo anche tutte le guide affinchè ognuno possa vivere l’alpinismo di scoperta dei vari Ball, Grohmann ecc…
    Ormai il buon senso e la via di mezzo non esistono più, solo estremismo in tutti i campi e sensi.

    • Gianluca Calamelli il23 ottobre 2015

      Mi sembra, Massimiliano, e da parte mia te lo posso assicurare, che nessuno qui si sia mai espresso in tal senso. Anzi, nella mia posizione “avanzata” (non “estrema”, né tanto meno “estremista”), non capisco neanche di cosa parli: se è un sentiero segnato è di sicuro OPPORTUNO porre uno o più segni nei pressi di un bivio o cambio di direzione importante; se NON è un sentiero segnato perché anche solo prendere in considerazione la possibilità di fare segni??? Tutta la discussione iniziale parte dalla considerazione di un fatto – rivelatosi un abuso – molto specifico, su un percorso non segnato; sul discorso – diverso – dei sentieri segnati possiamo allora sì scannarci tra GPS-isti, pioner-isti e tutte le vie di mezzo che colorano il mondo! :D

  6. Gianluca Calamelli il20 ottobre 2015

    Cara red. altitudini.it, le premesse di cui al tuo cappello introduttivo possono anche starci. Ma onestamente questo articolo non aggiunge nulla di più a quanto si era già detto di là, e non trovo motivo, nonostante le intenzioni espresse dall’autore, per questa voglia di “riflessioni conclusive”. Riflessioni nelle quali in definitiva non mi ritrovo, contenendo in fondo le medesime perplessità di partenza contro le quali mi sono comunque già espresso.

    Se posso fornirti un diverso spunto di riflessione, Andrea, personalmente ti proporrei di pensare al ruolo stesso dei sentieri, nella prospettiva storica e antropologica della loro frequentazione ieri e oggi, dei motivi e degli obiettivi che animavano chi li percorreva allora e che muovono chi li percorre adesso. Così – tra l’altro – torneremmo a parlare di sentieri, comunque, e non di atti vandalici da condannare senza possibilità di appello.

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