Famiglia Maoret (Jenua) da Menin nel 1920

Famiglia Maoret (Jenua) da Menin nel 1920

L’occhio cade sempre su quella foto.
Piccola, ingiallita, spiegazzata. Da sempre lì appesa al muro.

1920. Un cortile, un nido di legno e pietra. Una famiglia.
Un’icona in una mezza finestra di larice che le fa da cornice.
Lo stesso legno delle tre file di ballatoi di quella casa che è stata l’infanzia di tanti, che è stata anche la mia infanzia.
Uomini col vestito della festa, donne vecchie di quarant’anni, madri di dieci figli.
Occhi grandi di ragazzini interrotti nelle loro corse da un fotografo.
Figli scalzi, ma puliti e con le toppe ai pantaloni.
Figlie scalze, ma pettinate e con i fiocchi in testa.
Bambini dallo sguardo felice di chi non possiede nulla se non se stesso.

Gente di montagna, come s’usa dire adesso con quell’odioso rimpianto delle cose andate, senza pensare che la gente di montagna non vive nei musei.
Così come i larici.
Lassù.
bambini slittino_04E quando serve l’albero di Natale per la piazza del paese arrivano tutti.
Arrivano sempre.
Poi via di nuovo nel bosco. Bambini, cani, madri, padri, una corda e una manèra.
Chi resta impasta la torta.
Grida, risate, capitomboli, corse, rovi pungenti, mani graffiate.
Tracce scure sul tappeto di foglie di carpino che inizia a coprirsi con la prima neve farinosa.
La ricerca dell’albero perfetto.
Le tracce del passaggio del picchio.
L’eco smorzato dei colpi lenti.
Il rumore di un albero che muore e una fila di bambini che tirano una corda sotto una nevicata sottile sottile.
L’impressione di una foto ingiallita di cento anni fa.
Un battito di ciglia e il tempo che si ferma.
Poi riparte.

Una gigantesca slitta verde scivola via sul sentiero che corre fra il bosco e le vecchie case di pietra trascinata da una muta di bambini che si credono renne.
Son tutti tornati ragazzini dalle risate sincere.
E la neve cade come nelle favole, anche se questa una favola non è.
La gente di montagna esiste ancora.
Vive.

Un altro scatto da appendere a quella mezza finestra.
Colori.
Altri abiti, altre scarpe. Berretti a forma di animale.
Ma lo stesso piglio.
Bambini dallo sguardo felice di chi non possiede nulla se non se stesso.
Cento anni. 2012.
Quasi ieri.
Ora solo larice e pixel.
Buon Natale.

(Elena)
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foto: Val Canzoi; Bambini delle elementari con le slitte. Anni settanta (raccolta “Museo Etnografico Provincia di Belluno”); 

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1 commento/i dai lettori

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  1. silvana il25 dicembre 2013

    Tutto di corsa oggi per ben preparare il pranzo di Natale. Nonostante questo, una sbirciatina alla posta in internet la dò in velocità e… non mi stacco più. Incantata dalle parole, dalle fotografie, dalla storia di fiaba, eppur vera, che mi restituisce l’immagine di un Natale da sogno. Grazie Elena per avermi fatto emergere ricordi di momenti quasi uguali, grazie anche per la commozione che mi ha reso gli occhi lucidi! Buon Natale anche a te.

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