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Per capire perché il turismo in provincia di Belluno non è un prodotto competitivo, alla pari delle regioni limitrofe, è sufficiente percorrere la Ciclabile delle Dolomiti per rendersene pienamente conto.
A parte la bellezza del paesaggio, tutto il resto è molto approssimativo e, chilometro dopo chilometro, è evidente la mancanza di una regia complessiva, prima nella fase di progettazione e ora nella fase di gestione e promozione. Non è solo un problema di comunicazione (Ciclabile delle Dolomiti o Lunga via delle Dolomiti?) o di coerenza fra quanto si legge sulla depliantistica e quanto si trova sul territorio, ci sono altri problemi che riguardano: la segnaletica, il manto stradale, l’illuminazione delle gallerie, le colonnine di servizio. Tante”piccole” cose che non possono essere trascurate se si desidera veramente fare e investire sul turismo.
la Redazione

Uno dei problemi principali e ricorrenti, riscontrabile lungo tutto il tracciato, è il gran numero (svariate decine) di intersezioni con strade carrozzabili del più disparato livello di importanza e frequentazione, dalle statali alle strade locali, spesso in pendenza anche accentuata (ciò che aumenta molto il pericolo) e talvolta a fondo cieco, quasi tutte con diritto di precedenza sulla pista.

Riteniamo sia necessario ripensare caso per caso quale struttura viaria (carrozzabile o ciclopedonale) debba avere il diritto di precedenza e non ci sembra ragionevole attribuire automaticamente tale precedenza a tutte le strade carrozzabili che intersecano il percorso ciclopedonale, senza prenderne in considerazione la rispettiva rilevanza trasportistica. Ricordiamo che stiamo parlando di una pista ciclabile di rango internazionale e di bellezza paesaggistica ineguagliabile, collegata verso nord alla vastissima rete ciclabile centroeuropea. Le continue interruzioni e la situazione attuale di pericolo sono incompatibili con quello sviluppo della frequentazione cicloturistica che da più parti si invoca e che altrove dà introiti notevolissimi all’economia locale. Anche i numerosissimi paletti e le piccole transenne, disposte nella pista per impedire l’accesso agli autoveicoli, rappresentano una fonte di pericolo, per cui sarebbe opportuno trovare altri sistemi per scoraggiare l’ingresso dei veicoli a motore nelle zone riservate al transito ciclopedonale.

Inoltre facciamo presente che gli attraversamenti pedonali segnati con le “zebre” significano, in base al codice della strada, precedenza ai pedoni e lo stesso vale per l’attraversamento delle biciclette, delimitato da quadrotti bianchi con all’interno il simbolo della bici. Laddove ci sono solo le strisce pedonali, i ciclisti dovrebbero scendere dalla bici e accompagnarla a mano, cosa improponibile visto che si dovrebbe ripetere l’operazione decine e decine di volte, ciò che nella realtà non accade!

Chiediamo quindi che in tutti gli attraversamenti delle strade locali la precedenza sia data alla pista ciclopedonale, attrezzando l’area di intersezione anche con la segnaletica orizzontale di attraversamento ciclabile. Chiediamo che gli attraversamenti delle statali e delle poche strade di grande importanza siano dotati di semafori a chiamata. Indispensabile è in ogni caso apporre sulla strada carrozzabile la segnaletica di avvertimento, orizzontale e verticale, prevista dalle norme, onde ridurre la velocità degli autoveicoli. Nelle aree di intersezione è consigliabile dipingere in rosso il fondo stradale, per una più immediata percezione del pericolo e della necessità di procedere lentamente e con prudenza, sia per i ciclisti che per gli automobilisti.

Si fa presente che il cartello rotondo azzurro di “fine percorso ciclo-pedonale” indica che lo stesso finisce del tutto, mentre non è correttamente usato per indicare le semplici intersezioni con altre strade, come purtroppo è stato fatto in questo itinerario.

Un altro grave problema è rappresentato dai numerosi e talvolta estesi tratti dell’itinerario aperti anche al traffico motorizzato, non adeguatamente segnalati, né per l’utenza motorizzata né per quella ciclopedonale. Chiediamo che in tali tratti l’accesso motorizzato sia limitato esclusivamente ai residenti di quel tratto stradale e che siano stabiliti limiti di velocità rigorosi, rendendoli efficaci con rallentatori e altri interventi che rendano impossibili velocità superiori.

Bortolo Calligaro autore del post

Bortolo Calligaro | Presidente Amici della Bicicletta-FIAB di Belluno

1 commento/i dai lettori

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  1. tony il22 gennaio 2012

    nel percorrere la famosa pista ciclabile dobbiaco linz tutto ciò non esiste, perche, c’e rispetto da entrambi sia ciclisti che motorizzati, è questione di mentalita’ che nell’atoadige c’è, purtroppo nel bellunese poca si vuole tutto ma dare niente, come nell’altopiano di asiago, chi vi scrive e un bike dell’alto vicentino che di km ne fa tanti (sono pensionato) e tempo ne ho, questa critica l’ho fatta per esperienza.

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