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Settanta chilometri lungo il sentiero E4, sulla costa sud-occidentale di Creta, tra Elafonissi e Hora Sfakion.

Stretto nella fitta e incomprensibile conversazione tra i due Giorgos, che come un mantra mi culla mentre scendiamo lungo le curve della Sfakia, penso ai grigi auspici sotto cui era iniziato questo viaggio, appena una settimana prima.
“Le gole di Samaria sono ancora chiuse per le forti piogge primaverili, i traghetti lungo la costa sud sono ancora fermi per il mare grosso. Dovrai cambiare programma, cosa intendi fare?”
Queste parole, ritmate da una calorosa stretta di mano che forse voleva attenuare il loro tono sinistro, mi avevano accolto all’aeroporto di Chania, ancora prima della figura perentoria del giovane Giorgos.
Intendiamoci, non dovevo affrontare un’impresa alpinistica e le notizie su Samaria le avevo già sentite qualche giorno prima, ma la storia dei traghetti non me l’aspettavo, e le dieci persone che, ignare di tutto, stavano arrivando di lì a poco per partecipare al trekking sotto la mia guida, mi davano qualche preoccupazione.
Scacciai i pensieri che cominciavano a macinare nella testa nell’istante in cui sfuggii dalla presa di Giorgos, che continuava a ripetermi di stare tranquillo e che avremmo trovato una soluzione. Chissà perché, allora, non mi ero sentito affatto tranquillo.

AP_CretaTrekkingAprile2015_04In cammino con Poseidone, Icaro, Dedalo, Minosse e altri amici

Ripensandoci adesso, dopo sei entusiasmanti giorni di cammino lungo la costa sud-occidentale di Creta, è incredibile come l’ira di Poseidone, preso in causa in quanto titolare rappresentante del controllo sui mari, si sia tramutata in breve in una brezza leggera, una prospettiva piacevole per affrontare gli assolati pendii, man mano che il nostro cammino procedeva verso est.
Quasi che l’omaggio iniziale alla rosea Elafonissi avesse rivelato alle nervose divinità il proposito non bellicoso del nostro viaggio, di lì in poi il cammino proseguì senza grossi problemi.
Il punto di partenza del trekking, una delle spiagge più belle del Mediterraneo, è un luogo della memoria per i cretesi, monumento naturale per le 800 persone, donne e bambini, massacrate dai turchi ottomani nel 1824.
Il sentiero, evidente e ben tenuto, segue per buona parte la costa, ora su morbida sabbia, ora su piatti scogli, ora su ocra arsa e dura.
Dove la verticale inaccessibilità delle scogliere lo impone il sentiero prende quota, si alza su un promontorio e punta deciso verso il cielo. Come novelli Icaro, che proprio da questa isola prese il volo insieme al padre Dedalo, per fuggire l’ira di Minosse rapinato della figlia Arianna dal prode Teseo, l’escursionista si fa prendere dall’ebbrezza, forse alimentata dai profumi intensi provenienti dagli arbusti fioriti di timo, cisto e ginestra.
Tuttavia, non appena il sentiero prende fiducia, si espone, offre alla vista panorami spettacolari sulle alte Montagne Bianche e verso la lontana isola di Gavdos, subito si pente, e precipita solerte verso le autentiche meraviglie di questo itinerario, le spiagge e le calette modellate dalle onde dell’irrequieto Mare di Libia.

Gole di Samaria, sedici chilometri di orrido precipizio

Elafonissi, Lissos, Marmara e Loutro evocano, per chi ha avuto il piacere di percorrere questo sentiero, tonalità di blu dai nomi preziosi.
Riflessi di turchese, cobalto, zaffiro e acquamarina danzano nei raggi di un sole potente, mediterraneo, mediorientale e africano insieme.
Tanta ricchezza è però effimera, fragile. Infatti, subito dopo questi gioielli, arrivano le aspre e austere serrate delle gole, profonde fenditure scavate nei teneri calcari dalle acque impetuose che scendono in primavera dalle alte montagne dei Lefka Ori.
Sul nostro programma, messo in dubbio da tutti quelli a cui ho osato chiedere informazioni, ci sono quelle di Samaria, le più celebri e celebrate, sedici chilometri di orrido precipizio, dall’altopiano di Omalos, su a 1200 metri, fino a ad Agia Roumeli, giù al livello del mare.
Il perentorio cartello multilingue all’entrata, e la riluttante rete metallica parzialmente divelta, confermano le preoccupazioni e non lasciano spazio ad italiche anarchiche interpretazioni.
La rinuncia brucia, conosco lo spettacolo che ci aspetta pochi metri più in là, ma il gesto sicuro dell’amico Evangelis, la sua stretta di mano decisa – se ti chiedono qualcosa dì che ti ha lasciato Evangelis – condiscono di proibito l’inaspettata escursione, una visita in anteprima di solito privilegio di cariche pubbliche, giornalisti e parenti.
Il passaggio alle Sideroportes, le Porte di ferro dove le aggettanti pareti calcaree si sfiorano qualche centinaio di metri sopra di noi, e gli strati contorti e deformati dalla spinta della placca africana contro quella anatolica, vale la giornata.
Il passaggio alle Sideroportes è liberatorio e risolutore, il Minotauro è battuto. Il nostro filo di Arianna sono i segnavia gialli e neri che in un paio di giorni ci conducono al porto di Sfakia, lo stesso da cui le forze alleate fuggirono precipitosamente, incalzate dai tedeschi, durante la terribile battaglia di Creta del 1941.

Nelle taverne della Sfakia, uomini scuri dai grossi mustacchi

Ora potrei raccontare di colorati mosaici emergenti dalle inerbite rovine del tempio di Esculapio, nella baia di Lissos, o di ginepri millenari affondanti le radici nelle candide e finissime sabbie della baia di Vroulia, o ancora delle appariscenti, quasi oscene, fioriture del Dracunculus vulgaris sulle pendici dell’Arkalies.
Tuttavia, mi soffermo solo sulla sorpresa più gradita di questo viaggio, di questi settanta chilometri lungo il sentiero E4, tra Elafonissi e Hora Sfakion.
Ora che il profumo di timo e salvia hanno abbandonato i miei vestiti, che le sensazioni diventano ricordi, rimane indelebile lo sguardo fermo di Giorgos a Chania, di Evangelis a Samaria, di Pavlos e dei suoi genitori nella taverna a Lykos, di Manolis alla taverna Paralia.
Da millenni i cretesi assistono pazienti agli sbarchi di popoli bellicosi. Micenei, Dori, Romani, Saraceni, Bizantini, Veneziani, Ottomani, Nazisti e Colonnelli greci qui hanno piantato bandiere straniere e imposto il loro ordine.
Da tutti sono più i colpi che hanno preso di quelli che, con orgoglio e senza risparmio, hanno menato per difendere la propria terra.
Nelle taverne della Sfakia, terra di partigiani che qui prendono il nome di àndartes, dominano ancora i ritratti di uomini scuri dai grossi mustacchi, scorticati vivi sulla pubblica piazza da pascià turchi quasi 250 anni fa. Le travi delle case incendiate dalle rappresaglie naziste 70 anni fa giacciono ancora accastellate tra i villaggi di montagna. Sembra ieri.
Ma ancora adesso, che i nuovi colonizzatori arrivano in pace su lucidi aeromobili, la stretta della mano, necessaria a rimanere appesi alle rocce quando il vento della storia spira più forte, rimane forte e sincera.
Welcome, Andrea! Thank you, Andrea! See you in September, Andrea!

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Andrea Pasqualotto autore del post

Andrea Pasqualotto | Sono guida naturalistica, giornalista e viaggiatore, vivo a Belluno. Dopo gli studi di Scienze Ambientali presso l’Università di Venezia, di Reykjavik e di Roma, mi sono dedicato a progetti di conservazione della biodiversità coltivata e di sviluppo rurale. Attualmente mi occupo di educazione ambientale ed ecoturismo nelle Dolomiti Bellunesi e collaboro con alcuni giornali su tematiche ambientali ed agroalimentari.

2 commento/i dai lettori

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  1. Silvia Benetollo il17 giugno 2015

    Bellissimo articolo che parla di luoghi indimenticabili. Grazie!

    • Andrea Pasqualotto il29 giugno 2015

      grazie a te Silvia! Mi pare di capire che Creta abbia lasciato un segno anche su di te

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