Reportage

I cuori pulsanti delle Pale

"Sono mucchi di pietre su cui a volte camminiamo, intrise di una bellezza che non ci appartiene ma che cerchiamo di comprendere." Il Palaronda: quatto giorni di senteri e ferrate nelle Pale di San Martino.

testo di Niki Gresteri, foto Roberto De Pellegrin  / Genova

04/10/2019
4 min
È impossibile abbracciare con lo sguardo un labirinto e, in questo caso, arrendersi significa decidere di scendere, entrare nei suoi meandri e a piccoli passi cercare di scoprirne la pelle di corallo, da vicino.

Non sempre la bellezza ha un suo ordine e a volte è il caos sfuggente di prodigi di pietra a mostrare il cammino, a dare inizio ad un miraggio, forcella dopo forcella, un vallone dietro l’altro e infine ad approdare magicamente in un posto segreto. Un posto che si trova a metà strada tra gli occhi e il cielo magari, o forse più in alto, come se questo fosse il luogo più vicino alla Luna.
Le Pale sono un meraviglioso labirinto, cucito insieme ad un altopiano fatto di luce, possibilità, incertezza (spesso) e infine meravigliosa scoperta.
Ispirato fin da ragazzo dai libri di Dino Buzzati, mi sono immerso nel mondo sospeso delle Pale, dove le nuvole impazziscono, dove la roccia trascende il tempo e dove anche i nomi delle montagne si annodano alla leggenda di queste terre alte.
Penso a nomi come Velo, Porton, Cimerlo, Sass Maor, Lede, Fradusta, Farangole, Bureloni e Focobon, ad esempio. Nomi evocativi, a tratti mitologici, che arrivano dal passato e raccontano storie antiche, storie di alpinisti, di cacciatori e di viandanti.

Rifugio Giuseppe Volpi di Misurata al Mulaz (2571 m)

Sulla schiena di un enorme capodoglio
Per un attimo ho pensato, con un po’ di egoismo, devo ammettere, che sia quasi un peccato il fatto che l’altopiano sia raggiungibile in pochissimo tempo con le funivie da San Martino. Mi dispiace che tale bellezza si sveli in così poco tempo.
Tuttavia mi sono ricreduto; il rifugio Rosetta e l’altopiano sono solo la porta d’accesso ai numerosi sentieri che partono da qui, ed è da adesso in poi che, chi lo desidera, si può incamminare nel cuore delle Pale, o meglio, nei tanti e diversi cuori pulsanti delle Pale.
Nel tardo pomeriggio, quando la funivia compie l’ultima discesa, tutto riacquista il sapore e il silenzio dell’alta montagna. Il sole splende sul rifugio fino all’ultimo e puoi spingere gli occhi oltre il bordo dell’ altopiano e cercare di individuare le altre Dolomiti lontane, come le Tofane e la Civetta, per esempio.
Camminando sull’altopiano ho avuto la sensazione di trovarmi sopra la schiena di un enorme creatura marina. Le forme, spesso dolci e arrotondate della roccia, plasmate dalle ere e dagli eventi, mi hanno fatto immaginare di essere addosso ad un enorme capodoglio. Un capodoglio di pietra che si muove sotto la superficie dell’altopiano e che quasi sempre tira degli scherzetti niente male agli escursionisti, cambiando le forme e i riferimenti, giocando con la nebbia e gli spazi, ora celati e ora improvvisi.
Un altopiano che sa essere mare calmo e lo puoi navigare serenamente, ma che un attimo dopo gioca ad essere un altro pianeta, un pezzo che si è staccato dallo spazio remoto ed è picchiato quaggiù e devi pensare con calma per trovare la direzione.

Nomi evocativi, a tratti mitologici, che arrivano dal passato
A volte, se cerchi bene, puoi scovare altre porte ai margini di questa sperduta tavola di roccia. Questi sono gli accessi ad altri mondi, a valloni laterali che ti mettono in contatto con l’altezza e la vertigine.
L’aria cambia perché alle forcelle arriva il soffio che sale dai pendii più bassi e se stai attento, ma è solo un attimo, puoi sentire l’odore o il suono del rifugio che è centinaia di metri più in basso.
Al Passo Pradidali basso si apre una vista spettacolare. La testata della Val Pradidali è dominata a destra da un muro di cime, tra cui la Pala di San Martino, la Cima e la Torre Pradidali (più in basso). A sinistra alte pareti che fanno capo alla Cima della Fradusta (che culla l’omonimo ghiacciaio) e arrivano fino alla Cima Canali, proprio sopra il rifugio Pradidali.
In fondo, alle spalle del rifugio, il prodigioso Sass Maor, ora nero di brume e di pioggia, fa capire subito il suo carisma assoluto. Montagna elegantissima e dalle molteplici personalità a seconda dei versanti scelti per attraversarla.
Dopo aver percorso il sentiero Gusella, c’è un lungo traverso selvaggio che corre sotto la Cima di Ball e che collega la Forcella Stephen con la Forcella del Porton. Da qui, la Cima della Madonna e il Sass Maor sembrano un unico castello che protegge il minuscolo rifugio del Velo ai suoi piedi.

Niki Gresteri con la moglie Sara
Rifugio Pradidali (2278 m)

Una piccola ruga tra la roccia e il vuoto
Ma è quando percorri il sentiero del Cacciatore che entri nel regno severo e maestoso del Sass Maor. Il sentiero attrezzato scende, appeso alla Cima della Stanga, per poi condurre dentro il canalone del Boal dei Pissotti. Il posto è remoto e selvaggio e sopra di noi metri e metri di roccia che corrono fino in cima al Sass Maor.
È un ambiente primitivo e di straordinaria potenza, dove le forme e le dimensioni della natura sono ciclopiche. Il sentiero è una piccola ruga tra la roccia e il vuoto, poi lentamente esce dall’incombenza del Sass Maor e sbuca al sole, in val Pradidali.
Da qui si potrebbe risalire a sinistra al rifugio Pradidali, oppure proseguire a destra, verso la Val Canali e decidere di fermarsi al rifugio Treviso, dominato dal bellissimo Sass d’Ortiga.
Il giorno dopo è possibile riguadagnare nuovamente l’altopiano, scegliendo tra diversi itinerari e macinando un po’ di dislivello, visto che il rifugio Treviso sorge ai margini del bosco a circa 1630 metri.
La Val Canali nonostante la ferita ancora aperta da Vaia, la tempesta del 2018 che ha abbattuto innumerevoli alberi, conserva un proprio fascino discreto e intrigante. Una bellezza timida e sussurrata, ma che saprà letteralmente esplodere, non appena ci si alzerà sopra i boschi e si inizieranno a scrutare le montagne circostanti.

In ogni rifugio puoi trovare riparo, riposo e condivisione
Le belle serate e le notti passate ai rifugi Pradidali, al Velo, al Treviso in Val Canali e alla Rosetta, aggiungono calore umano alla traversata delle Pale.
È stato bello, una sera al rifugio del Velo, parlare per un po’ di tempo con i ragazzi che da pochi mesi hanno iniziato a custodirlo. Così come è stato bello incontrare in cinque giorni diversi, una coppia di ragazzi che ogni volta percorreva un itinerario diverso dal nostro, ma dormiva negli stessi rifugi insieme a noi. Nonostante la differenza di lingua, riuscivamo a condividere foto e pensieri della stessa giornata, accomunati dal senso di scoperta ma anche di appartenenza. Come se questo labirinto delle Pale conducesse tutte le sere, dritto dritto, al battito caldo e rassicurante di ogni rifugio, dove puoi trovare riparo, riposo e condivisione.
Ho il rammarico di non aver compiuto la traversata al rifugio Mulaz attraverso il sentiero delle Farangole, ma come sempre in montagna è importante essere disposti a capire quando devi rinunciare. In questo caso il maltempo ci ha fatto ritornare a valle, ma ci sarà un’ altra volta.

Un giorno sarà necessario tornare sull’altopiano
Credo di aver visto molte cose ma di averne raccontate poche, come se alcune non le ricordassi più, ma spesso mi succede così, quando la dimensione della bellezza è tale da non essere contenuta interamente nella propria memoria.
Per questo, un giorno, sarà necessario tornare sull’altopiano e scegliere di nuovo una direzione del labirinto da esplorare. E so che sarà ogni volta una storia diversa e che non ci sarà mai fine alla scoperta, perché non puoi mai conoscere per davvero bene un luogo. Lo puoi conoscere meglio, questo è vero, ma è la continua ricerca che ti spingerà ad intraprendere un nuovo viaggio.
Solo le montagne conoscono bene come sono fatte per davvero, perché sono fedeli a loro stesse, né buone e né cattive, ma semplicemente al loro posto. Sono mucchi di pietre su cui a volte camminiamo, intrise di una bellezza che non ci appartiene ma che cerchiamo di comprendere.
Le montagne non hanno un messaggio, ma hanno un significato per chi decide di attribuirgli un valore.
La loro bellezza è sempre tale, immutabile, anche senza di me.
Per questo ci sarà sempre un cuore che batte e potrai cercarlo sull’altopiano e in ogni nascondiglio delle Pale.
Puoi cercarlo dentro ogni montagna della Terra.
Puoi cercarlo ovunque, anche altrove, ma sarà sempre il tuo cuore che batte in mezzo al labirinto.

www.palarondatrek.com
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Niki Gresteri è tra gli autori premiati all’edizione 2018 del Blogger Contest. Ha ricevuto in premio il Palaronda (trekking di 6 giorni, con 5 notti in ½ pensione nei 5 rifugi delle Pale), offerto dai gestori dei rifugi delle Pale di San Martino. Come inviato speciale di altitudini.it gli è statao chiesto di  raccontare il suo Palaronda.

Facce da rifugio
Ad accogliervi durante le tappe del Palaronda troverete i gestori dei rifugi; sono mariti e mogli spesso con la loro famiglia, persone concrete e dalle tante competenze; i mariti sono quasi tutti guide alpine, capaci di destreggiarsi in cucina come di  mettere mano all’impianto elettrico o di aggiustare una tubatura; le mogli, come in tutte le famiglie, sovaintendono su tutto e sono il vero motore del rifugio. Ad aiutare i gestori ci sono poi tanti validi collaboratori occupati in mansioni che talvolta superano anche quelle richieste nelle struuttre turistiche di fondo valle. A tutti loro è dedicata questa gallery fotografica.

Niki Gresteri

Niki Gresteri

Abito in Liguria, con i piedi nell’Appennino e gli occhi verso il mare, ma non ho ancora capito se mi piace vivere qui. Vado in giro da un po’ di tempo e che sia sonnecchiare al sole, correre o scalare, ogni cosa ha il suo momento e la sua importanza. Scrivo per me, per dare un nome a me stesso.


Il mio blog | Ho sempre raccolto riflessioni, racconti e foto ma con disordine, su carta e pellicole. Ci ho messo parecchi anni a decidere di mettere un po’ di cose nell’internet. Non credo di avere un blog quanto un cassetto pieno di cianfrusaglie.
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