La cascata degli Dei, Goðafoss, lunedì 28 luglio

La cascata degli Dei, Goðafoss, lunedì 28 luglio

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4. You are a brave man

È stato bello far parte della “squadra” dei cicloturisti, persone sportive, sane, a cui piace viaggiare a ritmi ed energie sostenibili, persone amichevoli che salutano sempre. Questo viaggio è stato un’esperienza grandiosa, la sensazione di libertà, lo stupore, l’incanto di fronte alla potenza della natura, tanti ricordi che porterò per sempre nel cuore.

Giovedì 24 luglio La pioggia che picchetta il telo della tenda e il vento che muove i supporti della stessa ci fanno svegliare molto presto. Iniziamo a pedalare alle 8.00, c’è la nebbia, il vento cessa e rimane solo una leggera pioggia che nonostante tutto non ci rallenta, così riusciamo a raggiungere la città di Vik molto velocemente.
Giunti alla prima meta della giornata ci affacciamo sulla spiaggia ma, proprio a causa della nebbia, non si vede nulla. Dopo una breve pausa alla “gas station” procediamo la lunga via fino a Skaftafell, pedalando con pochissime pause per i 120 km che ci separano dalla prossima tappa, sopportando pioggia e nebbia che non ci danno tregua.
Dopo 9 ore passate in sella arriviamo a Skaftafell stanchissimi ma nonostante questo, montiamo le tende, mangiamo qualcosa e ci addentriamo subito in un sentiero che salendo attraversa un piccolo bosco e qualche fiumiciattolo. La vegetazione qui sembra crescere tutta in orizzontale, tanto che anche gli alberi sono molto bassi.
Passo dopo passo seguiamo la traccia, sotto ad una pioggia che non ci dà tregua neanche per un secondo. Raggiungiamo la fine della via e ci troviamo di fronte ad un posto magico: una parete composta da rocce esagonali con una piccola cascata nel mezzo. Dopo aver visto questo panorama, torniamo al centro turistico di Skaftfell e ci ricarichiamo con una discreta zuppa, panino e skyr.
La stanchezza inizia a farsi sentire ma la curiosità di vedere il ghiacciaio Vatnajökull è ancora più forte e decidiamo di scaricare il carico dalle bici per raggiungerlo più agevolmente. Seguiamo, pedalando come dei pazzi un bel sentiero stretto mentre in lontananza, coperto da una leggera nebbiolina, inizia a mostrarsi un enorme mostro di ghiaccio scuro composto da blocchi giganteschi, ammassati e incastrati tra loro, una scena spettrale: siamo ai piedi del ghiacciaio più grande d’Europa. Il paesaggio circostante incute un po’ di timore per la sua estensione surreale e l’immenso ghiacciaio è proprio al centro, così tremendamente maestoso. Il rumore dei nostri passi rompe il silenzio dell’area, scattiamo qualche foto e torniamo alle tende, domani sarà la volta della laguna glaciale di Jökulsarlón. In tutto ciò il pensiero va alla speranza di poter trovare delle “gas station” lungo la via, perché il cibo inizia a scarseggiare.

Venerdì 25 luglio Questa mattina finalmente ci siamo alzati sotto un piacevole sole caldo. Pagato il campeggio facciamo colazione e ci mettiamo subito in cammino verso la laguna glaciale. Chissà come sarà?
Pedalando avvistiamo un muro di ghiaccio, la tentazione è tanta e senza pensarci due volte, lasciamo le bici e procediamo a piedi fin sotto un maestoso calderone ghiacciato, dove il sole crea degli effetti brillanti magnifici. Soddisfatti e felici di quanto appena visto, torniamo al nostro itinerario accompagnati da un sole caldo e un cielo così azzurro che sembra disegnato.
Pedaliamo per diverse ore, di fronte a noi un panorama incredibile: un’imponente linea di ghiaccio che scende dalle montagne e arriva fino a valle coprendo quasi tutto l’orizzonte come se fossimo difronte al mare. Dopo qualche chilometro, raggiungiamo la laguna e ci troviamo davanti ad un fenomeno che a pensarci fa impressione: siamo sotto al mare di ghiaccio, qui blocchi azzurri si spezzano e si lasciano trasportare fino all’oceano, in un viaggio che dura secoli.
Pranziamo di fronte alla laguna e dopo un’ora di pausa, non avendo una vera tappa stabilita, decidiamo di procedere verso Hofn, anticipandoci qualche chilometro per il giorno seguente. Pedalando percorriamo l’intera tratta godendo di un tramonto da cartolina.
Stremati raggiungiamo un piccolo campeggio nel centro del paese. Oggi abbiamo pedalato per 12 ore, percorrendo 140 km e subito ci tornano alla mente le parole di un viandante incontrato verso mezzanotte alle porte di Hofn: “You are a brave man”.

Sabato 26 luglio Oggi sveglia alle 6.00 in punto e come ogni giorno sgonfio il materassino, richiudo il sacco a pelo e smonto la tenda. Questa mattina decidiamo di riposarci prendendo l’autobus da Hofn a Dettifoss, dedicando così più tempo alle zone geotermali intorno al lago Myvatn.
Raggiungiamo la “gas station” n.1, facciamo colazione, carichiamo le bici e saliamo a bordo del bus Sterna. Il mezzo è molto confortevole, viaggia molto velocemente e il paesaggio fuori dal finestrino è molto bello. La strada costeggia la costa lungo i fiordi in un continuo zig zag tra mare e monti.
Dopo circa 5 ore arriviamo a Dettifoss, dove finalmente potremo ammirare la cascata più grande d’Europa, riposarci e mangiare qualche piatto tipico, godendoci in totale relax, questo spettacolo della natura.
Scarichiamo le bici dal bus e, salutato il gentile autista, ci ritroviamo in una strada deserta, intorno a noi nessuna cascata, nessun ristorante, niente di niente, solo asfalto e cumuli nembi pronti ad esplodere. Siamo presi un po’ alla sprovvista, ma almeno abbiamo le pance piene. Di fronte a noi un bivio con due cartelli: Myvatn 25 km e Dettifoss 25 km.
Decidiamo di procedere verso le cascate, convinti di trovare un posto dove mangiare e riposarci. La pedalata è dura e controvento, si avanza a fatica ma nonostante questo alle 16.00 raggiungiamo le imponenti cascate e la situazione è chiara fin da subito: qui oltre alle cascate non c’è nulla!
Dopo lo sforzo fatto per arrivare, decidiamo di goderci il panorama e di pensare dopo ai problemi. Il posto è incredibile, non avevo mai visto una quantità d’acqua tutta insieme, sarà per via dei cumuli nembi ma questo luogo mette i brividi!
Tornati alle bici, mangiamo qualcosa e consultiamo la cartina e guardando attentamente vediamo un rifugio di emergenza vicino al punto in cui ci aveva lasciato il bus questa mattina, sono 25 km. Prima di partire chiediamo un po’ d’acqua a dei turisti e subito dopo, con il vento alle spalle, iniziamo a pedalare. La strada scorre veloce, peccato solamente per la pioggia. Ripercorriamo i 25 km e alle 20.00 siamo al rifugio. La struttura è in ottimo stato ma non c’è acqua, abbiamo poco più di 1 litro in due, per il resto credo che passeremo una bella nottata.

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5. Zolfo e freddo

Domenica 27 luglio Ore 8.30, mi sveglio molto riposato a carico di energia. Roberto si è alzato in un attimo, forse perché era già sveglio. Richiudiamo i sacchi a pelo e, fatta colazione, alle 10.30 siamo in strada con una giornata piena di sole e senza vento.
L’asfalto scorre veloce e vista l’assenza di automobili, io e il mio compagno, ci mettiamo uno di fianco all’altro a chiacchierare delle nostre esperienze passate, dell’università e dei nostri successi e insuccessi. Un confronto molto piacevole che ci accompagna fino alle pozze di vapore di Namaskard. Qui fango bollente e fumarole creano uno scenario primordiale, sembra di essere sulla luna, l’odore dello zolfo è fortissimo ma dopo un po’ ci si abitua.
Scattata qualche foto alle varie fumarole e passeggiato un po’ lungo questo terreno rosso, decidiamo di provare a fare l’autostop fino al vulcano Krafla, una variazione di appena 7 km. Proviamo ad alzare il pollice ma, aldilà di qualche sorriso, non si ferma nessuno e proprio quando stiamo per rinunciare si ferma di fronte a noi un’auto con a bordo una simpatica famiglia italiana di Parma. Purtroppo loro hanno piani diversi dai nostri e visto l’andazzo dell’autostop decidiamo di rinunciare al vulcano e procediamo per il lago Myvatn.
Dopo una salita abbastanza morbida, ci troviamo a scendere una ripida discesa fino ai bagni naturali di Jahbödn. Anche qui c’è odore di zolfo e una volta raggiunte le pozze, ci immergiamo in quest’acqua incredibilmente azzurra e calda. Dentro l’acqua ci sono circa 30°, fuori meno della metà. Ci rilassiamo per un’oretta e ci godiamo la vista dell’immensa pianura di fronte a noi. Dopo il bagno, mangiamo qualcosa e ci riposiamo un po’.
Riprendiamo a pedalare in direzione del lago Myvatn, il primo paesino che incontriamo è Reykjahlid, qui facciamo spesa e mangiamo qualcos’altro. Dopo la breve pausa ci rimettiamo in marcia, seguendo il perimetro del lago Myvatn. La nostra idea è di raggiungere l’ultimo campeggio nei pressi del lago ma, alle ore 19.00 quest’idea va in frantumi: il camping segnato sulla cartina è in realtà un ristorante. Dopo aver consultato nuovamente la mappa, decidiamo di raggiungere l’abitato di Laugar e dopo 2 ore esatte ci troviamo al paese a mangiare una pizza locale (piccante) da 15 euro. Vista la fame non ho problemi a finirla, Roby invece la finisce a fatica.
Raggiungiamo il campeggio della città, la stanchezza oggi è soprattutto mentale, non ci aspettavamo di dover pedalare così tanto. Montate le tende ci godiamo il tramonto di fronte ad un campo sportivo. Stiamo pensando di cancellare la prenotazione del bus da Akureyri a Reykjavik a favore della pista interna F35 verso Geysir.

Lunedì 28 luglio Dopo un’abbondante colazione lasciamo la città di Laugar, seguendo la strada per Godafoss, le cascate degli Dei. Dopo un’ora circa raggiungiamo Fossholl, un piccolo paesino composto da quattro case, attaccato alle imponenti cascate. Seguiamo il cartello Godafoss e camminando in un piacevole sentiero ci ritroviamo di fronte ad un vero spettacolo della natura, una mezzaluna d’acqua con dei salti notevoli. La zona è attrezzata con delle panche in legno dove decidiamo di consumare il nostro pranzo.
Verso le 14.00 lasciamo questo angolo di paradiso pedalando in direzione di Nes, un piccolo abitato che raggiungiamo alle 16.30. Dal paese procediamo verso la capitale del nord, qui il freddo si fa sentire, i paesaggi intorno a noi sono composti prevalentemente da montagne innevate con vene d’acqua che dalle alte cime scendono giù fino a valle. Percorriamo più di 300 metri di dislivello in 10 km e dopo un paio d’ore iniziamo la discesa: sembriamo due missili verso Akureyri.
La grande città del nord è lì davanti a noi e dopo altri 22 km di sali e scendi, riusciamo finalmente a raggiungerla. È la tipica cittadina nord europea, costituita da un susseguirsi di edifici variopinti che si snodano per tutta la lunghezza della città a ridosso della collina che la sovrasta. Qui la temperatura è notevolmente più bassa e il paesaggio intorno a noi è molto più invernale che estivo.
Appena arrivati mangio due hot dog in una “gas station” alle porte della città e subito dopo, percorrendo la strada principale, raggiungiamo il grande campeggio posto nel cuore della cittadina.

Martedì 29 luglio Oggi, abbiamo deciso di fare i turisti e di prenderci una pausa per goderci il puro freddo del nord. La nostra mattinata è iniziata con una modesta colazione in un delizioso bar del centro, che prevedeva cappuccino e dolcetto al cioccolato per me e una torta cheescake per Roberto. Dopo la colazione, abbiamo fatto un giro per negozi e qualche acquisto.
Akureyri è davvero un piccolo centro, poche case e tanti prati verdi molto curati. Dopo il giro di piacere in città siamo andati al piccolo ufficio Sterna per cancellare la nostra prenotazione e per assicurarci un passaggio fino all’imbocco della pista F35. Sistemato il discorso autobus, andiamo a prendere la nave per fare il famoso giro al confine del circolo polare artico, a caccia di balene da fotografare. Purtroppo, a causa del vento o forse del mare mosso, non vediamo nulla, solo tanto freddo. Dopo l’esperienza polare ci dirigiamo verso il supermercato per fare la spesa per i prossimi giorni.
Quella di oggi è stata la prima vera giornata di relax, ora siamo di nuovo carichi per rimetterci in viaggio!

Paesaggi vicino il lago Myvatn, domenica 27 luglio

Paesaggi vicino il lago Myvatn, domenica 27 luglio

6. Verso la fine del sogno

Mercoledì 30 luglio Questa mattina sveglia alle 6.30, sistemate le borse nella bici e smontata la tenda, andiamo a prendere il bus che, dopo circa 8 ore ci porta a Kerlingarfjöll. Qui con un altro bus, saliamo sopra la montagna per ammirare la zona geotermale più potente dell’Islanda!
Facciamo anche la conoscenza di un simpatico ragazzo di Pavia, con cui abbiamo scambiato quattro chiacchiere e una tazza di caffè islandese, pessimo.
Conclusa l’esplorazione cambiamo bus e dopo circa un’ora di marcia scendiamo nei pressi di un rifugio. Piedi a terra, ci troviamo di fronte ad un panorama surreale, intorno a noi il nulla, solo chilometri e chilometri di rocce.
Montate le bici iniziamo a pedalare verso Gullfoss percorrendo la famosa F35. Il cielo è quasi totalmente limpido con un sole caldo e piacevole; alle nostre spalle qualche raffica di vento che ci spinge verso la nostra prossima tappa. Il sentiero è sconnesso, con qualche buca e leggermente in discesa.
Percorriamo circa 25 km quando e poi ecco l’imprevisto: un sasso schizzando dalla strada spezza un raggio della mia bici, nel bel mezzo di una discesa con raffiche di vento gelido, sempre più potenti. Mentre provo ad inventarmi qualcosa per procedere, Roberto inizia ad avere freddo. Siamo soli, bloccati in mezzo al deserto! Non trovando soluzioni, decido di procedere a piedi, ci sono appena 15 km alla prossima tappa ma, mentre camminiamo, sentiamo il rumore di una macchina in avvicinamento, mi volto e vedo nell’immensa distesa di rocce, un puntino bianco appena visibile, è un camper che procede verso la nostra direzione. Appena ci raggiunge, proviamo a chiedere un passaggio e fermiamo il mezzo. Dentro troviamo una simpatica coppia islandese in giro per l’isola a fare fotografie. Senza pensarci due volte ci caricano a bordo e ci portano fino a Geysir. Al campeggio di Geysir riusciamo a riparare il cerchio e trascorriamo una serata in totale tranquillità in compagnia di un cielo dai colori magici e un silenzio interrotto solo dalle esplosioni d’acqua del Gayser.

Giovedì 31 luglio Questa mattina ci siamo svegliati con un obiettivo in mente, percorrere 120 km fino a Reykjavik. Le condizioni meteo sono buone e il vento a favore, ce la possiamo fare!
Da Geysir seguiamo la strada fino al parco di Pingvellir, un luogo mozzafiato, reso ancora più bello da un cielo azzurro acceso e libero dalle nuvole. Il panorama intorno a noi è ricco di verde e di rocce dalle strane conformazioni. Proprio in mezzo al parco troviamo un centro turistico dove decidiamo di fermarci per mangiare qualcosa e fare una pausa. Dopo un’ora circa, riprendiamo il cammino oltrepassando una valle cosparsa di piccoli omini in pietra, simili a quelli che si trovano lungo i sentieri montani, decidiamo così di lasciare anche noi una roccia che simboleggi il nostro passaggio e procediamo.
Dopo qualche chilometro ci ritroviamo sulla Ring road, la pedalata è potente e l’adrenalina al massimo; il vento è leggermente cambiato a nostro sfavore ma si procede comunque spediti. Dopo una bella e lunga discesa intravediamo finalmente la capitale islandese, qui il traffico è molto più intenso e per non rischiare mi porto sulla ciclabile che seguo fino al centro di Reykjavik. Roberto continua sulla strada e finiamo per perderci; lo chiamo al telefono e gli dò appuntamento alla grande chiesa.
Reykjavik è una città molto carina, piena di colori e con un bel lungomare, inoltre la ciclabile che attraversa la città è davvero piacevole da percorrere. Ritrovato Roberto chiediamo indicazioni sul camping ad una coppia di amici islandesi sui vent’anni, sono vestiti con abiti larghi ed entrambi vanno in giro con due lattine di birra, in realtà sembrano molto più americani che islandesi. Grazie alle indicazioni dei nostri nuovi amici raggiungiamo il camping, un mega prato verde appena fuori dal centro della città. Montiamo le tende e ci prepariamo alla penultima notte in Islanda.

Venerdì 1 agosto Questa mattina vengo svegliato dalla voce di Roberto, ha un problema ai muscoli della gamba destra, una probabile infiammazione, insomma una brutta storia. Smontate le tende e sistemate le bici, decidiamo di concederci una ricca colazione e subito dopo andiamo alla ricerca del terminal bus (BSi) per informarci sul costo dei biglietti, il ticket costa 4000 isk a testa, bici incluse. Roby mi propone di chiudere da solo gli ultimi 45 km di strada fino a Keflavik, io ci penso un po’ su e dopo averlo aiutato a caricare tutto sul mezzo di trasporto, mi avvio per percorrere l’ultimo tratto del nostro viaggio.
Reykjavik ha una ciclabile fantastica che dal centro porta fino alle zone limitrofe, peccato non ci siano indicazioni! Così mi trovo costretto a pedalare lungo una via super trafficata, sembra il GRA di Roma, che paura!
Allontanatomi dalla capitale la viabilità migliora, ogni tanto mi fermo per fare qualche foto e mangiare qualcosa. Il paesaggio è forse il più brutto visto finora, la strada percorre tutta la costa per poi riscendere internamente verso Keflavik. Canticchio qualche canzone lungo la via e dopo circa 3 ore raggiungo Roby all’aeroporto, pranziamo e mi riposo un po’, le gambe sono stanche, i muscoli indolenziti.
Dopo un’ora circa raggiungiamo l’Alex Hotel e proprio davanti alla guesthouse facciamo la conoscenza con una giovane coppia svizzera, entrambi pronti per pedalare alla volta dell’Islanda, così gli diamo un po’ di consigli e li salutiamo. Entrati nella reception, prenotiamo subito il trasferimento hotel-aeroporto per il giorno seguente e chiediamo se hanno una stanza disponibile per la notte ma, purtroppo per la seconda richiesta non possono aiutarci.
Senza perderci d’animo andiamo al supermercato e mentre Roby mi aspetta dentro io vado alla ricerca di un prato tranquillo dove poter campeggiare. La ricerca termina vicino alla guesthouse, in un piccolo spazio verde tra due case private, mi sembra un luogo sicuro e tranquillo, speriamo di non dare fastidio.
Montate le tende mi rilasso e penso a quanto sia fantastica questa terra, un’isola dove la natura sembra regnare e insegnare agli abitanti a vivere in armonia con essa. L’Islanda è la Disneyland degli escursionisti, fotografi e ciclisti, qui chi ama la natura avrà la sua dose di divertimento e adrenalina. Gli islandesi sembrano un popolo molto pacifico e ospitale, peccato solo per l’alto tasso alcolico tra i giovani, Reykjavik in primis.
Sono passati solo 15 giorni dall’inizio della nostra avventura, eppure, considerando l’intensità delle nostre giornate è come se ne fossero passati il doppio. La prova fisica è andata bene, non mi aspettavo un adattamento così veloce da parte del mio fisico. Nei primi giorni i chilometri percorsi sono stati molto duri ma, man mano che siamo andati avanti, il fisico ha reagito e si è adattato, anche ai vari sbalzi di temperatura.
La bicicletta apre la mente, è sinonimo di allegria, almeno qui in Islanda siamo sempre stati accolti con sorrisi e con sguardi di ammirazione. Non sono mancati neanche i curiosi che ci hanno tempestato di domande. È stato bello far parte della “squadra” dei cicloturisti, persone sportive, sane, a cui piace viaggiare a ritmi ed energie sostenibili, persone amichevoli che salutano sempre. Questo viaggio è stato un’esperienza grandiosa, la sensazione di libertà, lo stupore, l’incanto di fronte alla potenza della natura, tanti ricordi che porterò per sempre nel cuore.

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Danilo Giagnoli autore del post

Danilo Giagnoli | Sono un creativo in costante ricerca di nuove avventure, escursioni e luoghi da visitare. Sono nato a Rieti, una piccola cittadina ai piedi del Monte Terminillo. Fin da piccolo ho coltivato dentro di me la voglia di esplorare luoghi fuori dal comune e lontani dallo stress della vita moderna. Potete seguire le mie avventure su www.dangiawild.com

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