Racconto

Equatore

testo e foto di Lorenzo Pini  / Colle Val d’Elsa (SI)

Il Pico de São Tomé visto dalla residenza di Roça Monte Forte
01/01/2019
4 min
logo blogger contest2018_ita_senza feccia
Lo sapevo, ma in fondo speravo di poter passare indenne questa settimana all'Equatore.

Di non vederne neanche uno, di poter far finta di niente e continuare il viaggio a cuor leggero. Ho una stanza a Roça Monte Forte, una vecchia residenza coloniale in mezzo alla foresta pluviale, vicino a Neves, nell’isola africana di São Tomé. Ho paura dei ragni, e in questa notte afosa di dicembre mi rigiro nel lenzuolo umido. La zanzariera ricopre il mio letto, spengo tutto per ascoltare meglio. Fuori, la notte equatoriale mormora. L’acqua del temporale pomeridiano rievapora dai tronchi degli alberi del pane e dalle foglie dei banani.

Decine di rumori sconosciuti si intrecciano in una sinfonia lieve, tenebrosa per me che non conosco niente di questo posto. Mi alzo per andare in bagno e accendo la luce. Con un movimento rapidissimo, si sposta sulla tenda della doccia, nascondendosi dentro un piega. Ora ne vedo spuntare solo una zampa. Sento i miei piedi nudi sul pavimento umido e non riesco a muovermi. Con il cuore in gola tocco la tenda con il manico di una scopa e il ragno si muove sul soffitto. Lo vedo in tutto il suo terribile aspetto. Ha zampe lunghe e affusolate come dita di una vecchia e un corpo agile e castano. La sua presenza mi turba nel profondo. Mi chino e raccolgo una maglietta zuppa d’acqua che avevo gettato a terra al rientro in camera dopo il temporale. Dal basso verso l’alto, gliela lancio contro. Il suono del cotone fradicio contro il muro indica che la mossa potrebbe aver avuto successo, poi tutto ricade verso il basso, maglietta e ragno, dentro al lavandino. Da quel momento, non voglio saperne più niente. Sono sicuro che sia lì, nascosto tra le pieghe, ma non ho la forza di fare nient’altro. Mi arrendo e mi lascio inghiottire dal letto nella notte equatoriale.

La mattina Osvaldo mi propone un’escursione a piedi sulle montagne dietro casa, con l’obiettivo di raggiungere quella che lui dice essere la cascata più bella di São Tomé. Osvaldo ha 18 anni e ciabatte infradito e mi precede nel sentiero fangoso con passo svelto. Nell’aria c’è odore di legno umido, terra fradicia, sterco e mango. Mi racconta che le specie arboree della foresta pluviale si classificano in base ai vari livelli di altezza e capacità di esporsi alla luce. Nel punto in cui la vegetazione si dirada capisco meglio dove siamo finiti dopo un’ora di cammino. I fianchi scoscesi delle montagne di origine vulcanica sui quali ci muoviamo si raccolgono attorno al Pico de São Tomé, con i suoi 2024 metri la vetta più alta dell’Isola, perennemente immersa nelle nuvole. Qui piove ogni giorno. La cascata Angolar è in quella direzione.

«Hai una lampadina nel tuo telefono?»
«No, perché?»
«Per arrivare alla cascata adesso dobbiamo entrare lì dentro, in quel tunnel, ci farebbe comodo una luce, ma va bene lo stesso»
«Là dentro in quel buco? Non so se ci riesco»
«Tranquillo, è una tunnel per la canalizzazione delle piogge. Cammineremo dentro il condotto in cui scorre l’acqua, non ti preoccupare, ancora non è l’ora del temporale e il livello non si alzerà»

I primi passi sono i peggiori. Sento l’acqua salire oltre la caviglia, poi fino al polpaccio. Il buio è totale e la volta della galleria finisce appena sopra la mia testa. Cerco di scorgere almeno una luce in fondo, ma niente. Solo piedi freddi e Osvaldo che batte le mani per scacciare i pipistrelli. Penso ai serpenti della foresta pluviale che potrebbero nascondersi in quest’acqua nera, la luce tenue dello schermo dello smartphone non basta neanche a vedere Osvaldo, davanti a me, in infradito. Penso che sul Pico de São Tomé adesso potrebbe abbattersi un temporale e noi saremmo travolti dall’acqua, perché in fondo Osvaldo ha solo 18 anni, potrebbe essere una guida poco esperta e io mi sto fidando di lui ciecamente. Io a 18 anni ho fatto cose senza senso, sarebbe una morte assurda, affogato in un tunnel pieno di pipistrelli. Ora non parliamo neanche più. Ormai è solo la disperazione a spingermi avanti. A metà del tunnel, lungo oltre 100 metri, vedo la luce.

«Dai che ci siamo, ne vale la pena, vedrai»
Fuori dalla galleria, la luce rischiara migliaia di goccioline nebulizzate di una cascata che precipita da uno strapiombo di rocce vulcaniche. No riesco a parlare. Pochi attimi prima pensavo alla morte, ora la vita mi investe come un treno in corsa.
«Vuoi un a foto ricordo?»
La veemenza dell’acqua è tale da non resistere sotto alla cascata per più di due secondi. Mi lascio travolgere e sprofondo. Sento un ritorno alle origini. Qualcosa di primordiale che fa parte di me, di molto nascosto, è riemerso, all’Equatore.

  • Con Osvaldo nella foresta pluviale
  • Sotto la cascata Angolar
Lorenzo Pini

Lorenzo Pini

Come dice il mio cognome, ho radici ben piantate ma il desiderio di allungare i rami verso altre direzioni è sempre stato molto forte. Ho studiato Geografia e scrivo per trattenere il succo di un’esperienza. Oggi la mia ricerca continua nelle Guide Verdi di Touring Club.


Il mio blog | Meteotrip.it è il blog di chi cerca ispirazione per viaggi in cui il movente è l’aspetto climatico. Per imparare a osservare il cielo e sentirsi parte di una Terra che ha sempre maggior bisogno di sensibilità ecologica e climatica. Un blog su itinerari di viaggio e informazioni sui climi in varie destinazioni.
Link al blog

Esplora altre storie

Dopo aver superato le ultime abitazioni e i meleti che coprivano le parti più... Dopo aver superato le ultime abitazioni e i meleti che coprivano le parti più assolate del pendio giunsi su un tratturo, aperto malamente da...

Una storia di amicizia nella natura selvaggia della Tasmania, tra antiche foreste pluviali temperate,... Una storia di amicizia nella natura selvaggia della Tasmania, tra antiche foreste pluviali temperate, laghi alpini e altopiani. ...

I bambini della Scuola Primaria di Cesiomaggiore e Soranzen (Belluno) raccontano, con due audio... I bambini della Scuola Primaria di Cesiomaggiore e Soranzen (Belluno) raccontano, con due audio storie da loro prodotte, i "sentieri neri" dell’emigrazione stagionale. ...

Una valanga, una corda, una donna sepolta sotto la neve salvata da Nanni Settembrini... Una valanga, una corda, una donna sepolta sotto la neve salvata da Nanni Settembrini che non si arrende al mistero della corda senza una...

Diciamo che non si tratta di una vera e propria montagna. Una cosa da... Diciamo che non si tratta di una vera e propria montagna. Una cosa da sgambata domenicale, più che altro. Però è stata la prima salita...

E' una storia che a certi nelle proprie conferenze o nei propri discorsi piace... E' una storia che a certi nelle proprie conferenze o nei propri discorsi piace raccontare. E' una storia non vera – diciamolo - però...

Arco Rock Star, le foto vincitrici al contest internazionale di fotografia di arrampicata tenutasi... Arco Rock Star, le foto vincitrici al contest internazionale di fotografia di arrampicata tenutasi durante gli Adventure Days ad Arco. ...

Chi legge ormai più se può vedere i contenuti? Ad ogni modo, si trattava... Chi legge ormai più se può vedere i contenuti? Ad ogni modo, si trattava di un regalo di nonno Ethan. Era scomparso anni prima...

Ho proprio voglia di spiegarti com’è questa vita, perché mi sa che seguendo gli... Ho proprio voglia di spiegarti com’è questa vita, perché mi sa che seguendo gli influencer della #vanlife non ci hai capito proprio un cazzo...

Scriveva Giovanni Pozzi, “Ogni proposito di vita solitaria si scontra con il paradosso che,... Scriveva Giovanni Pozzi, “Ogni proposito di vita solitaria si scontra con il paradosso che, se cercata, la solitudine è inafferrabile; se ti afferra, è...