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Chi sono gli abusivi che si spacciano per guide alpine, togliendo lavoro ai veri professionisti e mettendo a rischio l’incolumità di ignari clienti?
Per conoscere i diversi aspetti di questo fenomeno abbiamo intervistato i presidenti del collegio delle guide alpine del Veneto Lio De Nes, dell’Alto Adige Flavio Moroder e del Trentino Martino Peterlongo.
I presidenti, dall'alto al basso: Lio De Nes (Veneto), Flavio Moroder (Alto Adige), Martino Peterlongo (Trentino)

I presidenti, dall’alto al basso: Lio De Nes (Veneto), Flavio Moroder (Alto Adige), Martino Peterlongo (Trentino)

Il cancro dell’abusivismo continua a sottrarre lavoro alle guide alpine” a dirlo è Lio De Nes presidente del collegio veneto delle guide alpine e aggiunge: Le segnalazioni si moltiplicano in questa stagione di escursioni su terreno innevato. Tutti organizzano tutto. A pagamento… naturalmente. Le gite con le ciaspe, ad esempio, vengono promosse da tutti, indistintamente. Alla faccia di chi ha le carte in regola per poterlo fare, e cioè delle guide alpine.”
Dopo tanti avvertimenti, più o meno concilianti, rivolti a quanti senza titoli si improvvisano guida alpina, ora il collegio veneto sembra intenzionato a fare sul serio.
Lo scorso gennaio il presidente De Nes ha inviato una lettera di diffida ad una “sedicente guida” inglese per aver ripetutamente promosso l’accompagnamento in terreno montano, attività di esclusiva competenza delle guide alpine.
“Tolleranza zero davanti a situazioni palesi di abusivismo da parte di chiunque: singole persone, associazioni o agenzie. Ogni segnalazione supportata da prove farà scattare la diffida” è la parola di Lio De Nes.

Presidente De Nes, chi sono gli abusivi che sottraggono lavoro alle vostre guide alpine?
Sono tanti. Insieme compongono un piccolo mondo variegato e frammentato. Gli abusivi, solitamente, si presentano con una identità molto ambigua. Sono persone che grazie ai collegamenti associativi, o a qualche riconoscimento professionale, vanno oltre le loro competenze.
La legge italiana stabilisce che la guida alpina è l’unica figura professionale che, grazie ad una severissimo percorso formativo, è abilitata ad accompagnare ed insegnare le discipline di arrampicata su roccia, neve, ghiaccio e nello sci fuori pista e sci alpinismo. Quindi qualsiasi persona che non sia guida alpina, se esercita queste attività a pagamento è un abusivo. Anche se è preparato e capace. Anche se è un istruttore del CAI qualora esercitasse al di fuori dell’ambito associativo. Anche se è una guida naturalistica qualora intraprendesse quelle attività per le quali è abilitata soltanto la guida alpina.
Poi c’è anche un altro abuso che si somma il primo. Riguarda i pacchetti turistici “tutto compreso” che immettono sul mercato turistico certi albergatori o certi accompagnatori naturalistici. Offrono ospitalità, trasporto ed escursioni, addirittura su terreno innevato scosceso, magari di notte, senza alcuna dotazione della ben che minima attrezzatura (arva, pala e sonda) che possa garantire la sicurezza. Ovviamente chi aderisce a queste proposte e paga, non conosce l’irresponsabile sistema nel quale è capitato. E, se non succede nulla, non si renderà conto che i promotori sono degli abusivi impreparati ad operare su terreno ostile qual è quello montano.

Presidente Moroder, lo scorso 24 marzo l’Alto Adige riportava la notizia che, a Silandro, una falsa guida alpina era stata smascherata dai carabinieri. Il fenomeno è quindi presente anche in Alto Adige?
Nel caso specifico si trattava di un cittadino germanico, privo di titolo, che accompagnava un gruppo di connazionali in ascensioni sci alpinistiche. La segnalazione era partita dall’associazione delle guide alpine tedesche e non poteva essere ignorata, i carabinieri hanno svolto le indagini e accertato il fatto.
I numerosi gruppi di stranieri che trascorrono periodi di villeggiatura in Alto Adige, avvalendosi di soggetti non qualificati per attività riservate alle guide, rappresentano una forma recente di abusivismo, che affianca, incrementando il fenomeno, quella consueta dei residenti che millantano capacità di guida alpina con i turisti. Quest’ultimo è un problema fisiologico che comunque non pare in crescita ed è limitato a rapporti diretti e personali tra i soggetti (es.: titolare d’esercizio ricettivo che accompagna in ferrata o gita con le ciaspe dei conoscenti).
Diversa è la situazione in cui alcune attività vengono proposte attraverso materiale informativo. A tale proposito bisogna ricordare che l’Alto Adige ha avuto una normativa in materia di accompagnamento escursionistico meno restrittiva di quella nazionale, che, di fatto, liberalizzava l’attività negli ambiti più facili. Questo ha però indotto molti a muoversi oltre il consentito, su terreni innevati o attrezzati, oltre i limiti di quota o al di fuori del territorio provinciale.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAPresidente Peterlongo, qual”è la situazione dell’abusivismo sulle montagne trentine? I reati sono in aumento?
Anche nel Trentino l’abusivismo è piuttosto vario e trasversale. Riguarda sia chi non è in possesso di alcun riconoscimento professionale sia, in misura minore, chi fuoriesce dai propri ambiti professionali, facendolo a volte in buonafede e a volte in malafede. La mia opinione è che le attività che più si prestano all’esercizio abusivo della professione sono quelle meno identificabili con il cuore della professione della guida alpina e che permettono un accompagnamento\insegnamento collettivo. Mi riferiscono ad esempio alle uscite con le racchette da neve o all’escursionismo estivo con obiettivi culturali. I casi di abuso della professione nell’accompagnamento su roccia, ghiaccio o sci alpinismo penso siano più rari.
Credo che l’abusivismo sia un fenomeno connaturato alla presenza di una professione protetta come quella di guida alpina. Non penso sia in aumento, penso sia rimasto costante nel corso degli anni. Ricordo che l’abuso di professione è un reato penale e che la denuncia va fatta all’autorità di polizia dai singoli professionisti. Il compito dei collegi regionali o provinciali penso sia invece quello di confrontarsi con le categorie professionali o le associazioni di volontariato che operano in montagna là dove i rispettivi ambiti professionali si toccano e possono suscitare ambiguità e fraintendimenti tra gli iscritti.

Molte regioni italiane hanno istituito la guida ambientale e l’accompagnatore di media montagna. In che rapporti siete con questi professionisti?
De Nes
: In Veneto, al momento, opera la guida naturalistica ambientale. Una figura riconosciuta con il superamento di un esame solamente teorico. L’abilitazione non prevede nessuna formazione nella gestione del rischio in terreno ostile. E proprio per questo le guide alpine la considerano una figura che non può dare nessuna garanzia sul piano della sicurezza in montagna. Differente è il discorso riguardante gli accompagnatori di media montagna che, nelle regioni dove la figura è stata riconosciuta, figurano in un elenco speciale all’interno del collegio regionale delle guide alpine. In Veneto l’accompagnatore di media montagna non è stato ancora riconosciuto. Ma lo sarà tra poco dal momento che sta arrivando in consiglio regionale una proposta di legge istitutiva.
Moroder: Stando alla legge nazionale gli accompagnatori di media montagna non sono una professione a se stante, ma persone autorizzate a svolgere un’attività propria delle guide alpine. Il loro “elenco speciale” è tenuto dal collegio delle guide e quindi si potrebbero considerare una costola delle guide. Più che all’assistenza tecnica la funzione degli accompagnatori è orientata agli aspetti culturali. In Alto Adige la figura è stata disciplinata solo di recente e non sono ancora attuativi i provvedimenti legislativi. L’orientamento generale delle guide è favorevole a questa evoluzione che dovrebbe porre fine alla confusione generata da tutti questi anni di vuoto normativo, garantire una preparazione uniforme e ridurre i casi di abusivismo. L’auspicio è che si possa anche lavorare congiuntamente in particolare nell’ambito delle scuole di alpinismo, come già avviene all’estero.
Peterlongo: In Trentino è definita dalla legge provinciale la figura dell’accompagnatore di territorio. A breve verrà approvato il regolamento esecutivo per l’integrazione di questa figura con quella dell’accompagnatore di media montagna. L’elenco delle persone abilitate è tenuto dal collegio. Non nascondo che inizialmente ci sono state frizioni e conflitti, soprattutto in quelle località dove è forte e storicamente consolidata la presenza delle guide alpine.

ga trentino_01Una guida naturalistica in quali casi può entrare in concorrenza con una guida alpina?
De Nes
: La guida naturalistica non può accompagnare clienti su terreno montano. Non può farlo proprio per quella mancanza di formazione di cui abbiamo detto. Tanto meno in terreno innevato. La guida naturalistica ambientale non è in grado di garantire la sicurezza alle persone che accompagna, almeno in terreno montano, questa è la realtà.
Moroder: Sono da escludersi gli itinerari che richiedono cognizioni alpinistiche, ma generalmente gli obiettivi naturalistici non si svolgono in tali ambienti. Pertanto se l’accompagnatore opera correttamente, nell’ottica specificatamente culturale che gli è propria, orientando la propria attività sui molti aspetti del settore e distinguendosi in questo dalla guida alpina per differenza di competenze, le due figure possono operare senza rischio alcuno di sovrapposizione, anzi possono nascere utili sinergie. Vi è una gamma sconfinata di possibilità che va dagli ambiti naturalistici a quelli antropologici, storici e di attualità come la tutela dell’ambiente. I problemi possono eventualmente nascere quando la figura dell’accompagnatore viene percepita dall’utente come una sorta di “pseudo guida” che fa cose di tipo alpinistico, magari più semplici e a tariffe inferiori.
Peterlongo: Come ho già detto, in quegli ambiti di attività a cavallo di entrambe le professioni e che più si prestano ad ambiguità e fraintendimenti. L’accompagnamento su itinerari valutati EEA (per escursionisti esperti, su terreno esposto e attrezzati occasionalmente con cavi metallici) è probabilmente il terreno che più corrisponde a questa ambiguità.

ga cortina_06Le racchette da neve sono da considerarsi delle attrezzature alpinistiche e quindi di esclusiva competenza delle guide alpine?
De Nes
: Certamente! Si tratta di un attrezzo che favorisce la progressione su terreno innevato dove, proprio per la sicurezza di chi lo frequenta, è indispensabile anche saper conoscere l’elemento neve e l’uso di arva, pala e sonda che molte “guide” improvvisate non sanno neppure cosa sono. Eppure sono indispensabili in montagna d’inverno.
Moroder: Sull’attribuzione a una categoria dell’esclusiva competenza di alcune attrezzature vi sono pareri discordanti, quello che è importante precisare è la competenza sul terreno nel quale si opera. Quando questi presenta aspetti e rischi caratteristici delle aree non controllate della montagna l’accompagnamento professionale è esclusivamente attribuito alle guide alpine.
Peterlongo: Non vorrei sfuggire alla domanda, ma dovrebbe essere la legge quadro nazionale a definire cosa è o non è materiale alpinistico. Sono molte le attrezzature che si prestano all’ambiguità, penso anche ad artva, pala e sonda. So che un tentativo in tal senso è stato fatto ma la legge di riforma delle professioni della montagna è ancora ferma in Parlamento.

GORFER_IMG_0764_01Quali differenze ci sono fra un accompagnatore professionale e un accompagnatore non professionale?
De Nes
: Un accompagnatore non professionale era mio padre che accompagnava me e i miei fratelli in gita in montagna la domenica. Non era pagato e decideva dove andare e quali difficoltà eravamo in grado di superare. L’accompagnatore professionale è la guida alpina che, dopo una selezione e un lungo iter formativo supera un esame istituito dalla Regione. Si aggiorna continuamente e la sua attività viene controllata dal collegio professionale di appartenenza. E questo garantisce un livello molto elevato di qualità e di gestione del rischio e quindi di sicurezza per i clienti. L’accompagnatore professionale poi ha una chiara copertura assicurativa e una posizione fiscale regolare.
Moroder: In ogni campo le figure professionali riconosciute sono garanzia di preparazione, aggiornamento, controllo e copertura assicurativa. Gli albi sono istituiti a tutela degli utenti, non degli iscritti.
Peterlongo: Dal punto di vista economico: il compenso. La guida alpina può semplicemente chiedere di essere pagata. Dal punto di vista della responsabilità sempre meno: sia il professionista che l’accompagnatore di associazioni di volontariato sono sempre più coinvolte nell’esercizio della responsabilità e nella tutela e difesa da eventuali danni che arrecano alle persone che accompagnano.

E che differenza c’è fra una guida alpina ed un istruttore di alpinismo del CAI? In che rapporti siete con i “colleghi” istruttori del CAI?
De Nes
: Una guida alpina sta sul terreno molti giorni all’anno essendo questa la sua professione. E questo significa allenamento e conoscenza. Un istruttore CAI, che deve per legge svolgere il suo incarico a titolo gratuito e nell’ambito del CAI, frequenta la montagna pochi giorni all’anno. Ne consegue che pur essendo bravo e preparato un istruttore non potrà raggiungere quell’esperienza che ha la guida alpina nell’accompagnare un cliente che lo paga per andare in montagna. Per quanto riguarda i rapporti c’è da dire che sono sempre molto personali e variano da zona a zona. Molto migliorati negli ultimi tempi soprattutto a livello di vertici.
Moroder: Gli istruttori del CAI operano all’interno del loro sodalizio secondo i regolamenti e i programmi dello stesso, mentre i professionisti sono liberamente a disposizione di ogni utente. In Alto Adige il CAI costituisce una presenza meno radicata rispetto all’equivalente tedesco, l’AVS (Alpen Verein Südtirol) che ha, da tempo, instaurato con le guide una collaborazione intensa e proficua in quasi tutti i settori.
Peterlongo: A livello istituzionale i rapporti sono buoni e molte guide lavorano per le sezioni locali della SAT.

ga cortina_04Oggi il freeride è una attività molto pubblicizzata e probabilmente anche richiesta. A chi compete accompagnare gli sciatori nei percorsi fuoripista? Alle guide alpine o ai maestri di sci?
De Nes
: La formazione dei maestri di sci (modalità di gestione del rischio in terreno non circoscritto) non è sufficiente per garantire un livello di sicurezza accettabile per la clientela. In buona sostanza il fuori pista o freeride è competenza delle guide alpine. Anche i maestri di sci possono svolgere questa attività ma solamente nelle zone servite da impianti di risalita.
Moroder: E’ innegabile che la legislazione, sia nazionale sia provinciale, conceda, su questo punto, degli spazi interpretativi dai quali deriva una sovrapposizione di competenze per un certo ambito d’itinerari. Il criterio distintivo più coerente per individuare la demarcazione tra le due figure risiede ancora nel fattore ambientale. Gli ambiti della montagna che richiedono, o possono richiedere l’impiego di tecniche alpinistiche, sono da considerarsi demandati professionalmente alle guide alpine, così come già espressamente stabilito per i ghiacciai.
Peterlongo: Siamo di nuovo a quei casi di ambiguità tra ambiti professionali. La legge dei maestri di sci prevede l’insegnamento dello sci fuoripista. La risposta che posso dare è questa: la differenza la fanno i rapporti di fiducia e collaborazione tra i rispettivi collegi. In Trentino la specializzazione freeride dei maestri di sci è fatta in collaborazione tra istruttori dei maestri di sci e delle guide alpine e uno degli obiettivi del modulo è chiarire ai partecipanti i rischi connessi all’accompagnamento fuoripista, sia dal punto di vista della valutazione del terreno che della gestione del gruppo. Ci sono itinerari di sci fuoripista e giornate dell’anno in cui per un maestro di sci uscire su terreno fuori pista diventa un rischio che fuoriesce dall’ambito della propria responsabilità professionale. La distinzione tra un cattivo e un buon professionista sta nel capire quali sono quelle giornate e nel fermarsi prima. Ci guadagniamo tutti: i maestri di sci, le guide alpine e il sistema turistico trentino per la semplice ragione che gli incidenti ai clienti, siano quelli delle guide o quelli dei maestri, fanno perdere credibilità a tutti.

AS Südtirol 11 (1)_02Anche le competizioni di sci alpinismo (skialp) sono in forte crescita. A chi compete l’insegnamento e la preparazione atletico-sportiva di questa attività?
De Nes
: All’interno delle piste da sci vanno benissimo anche i maestri di sci e in particolare i maestri che hanno l’abilitazione per le discipline nordiche. Fuori pista compete certamente alle guide alpine.
Moroder: L’individuazione delle caratteristiche richieste a un preparatore deve avvenire ad opera della federazione che tessera gli atleti, detto questo appare logico che per ogni consulenza o formazione in materie di tipo alpinistico ci si rivolga alle guide alpine.
Peterlongo: Penso semplicemente che le guide alpine non possano perdere questo treno. E’ anche vero che negli attuali corsi di formazione noi non abbiamo un modulo di preparazione per allenare atleti sia di sci che di arrampicata. A quel che so il collegio nazionale si è mosso bene per fare in modo che anche alle guide alpine sia permesso l’accesso ai corsi di formazione per allenatore di scialpinismo.

L’insegnamento dell’arrampicata sportiva in strutture naturali protette è di competenza delle guide alpine o possono intervenire altri tipi di istruttori?
De Nes
: Se per strutture naturali protette facciamo riferimento a falesie attrezzate e\o pareti indoor di arrampicata e parliamo di prestazioni professionali, le uniche figure deputate ad esercitare sono solamente le guide alpine, proprio per il fatto che per fare queste attività si fa uso di attrezzatura alpinistica.
Moroder: Attualmente l’arrampicata su roccia è una delle attività riservate alla professione di guida alpina, non vi sono altre figure professionali riconosciute. Rimangono ferme le possibilità di operare dei vari titolati del CAI e dell’AVS nonché degli istruttori FASI tutti secondo i limiti e i regolamenti dei propri sodalizi o società di appartenenza.
Peterlongo: La falesia è un luogo libero e frequentabile da chiunque. Un istruttore della SAT può andarci sempre nell’ambito di un corso della propria associazione.

ga cortina_01Una guida alpina con un titolo abilitante acquisito in altri Paesi dell’unione europea può accompagnare dei clienti nelle Dolomiti?
De Nes
: Sì, ma deve avere il brevetto di guida alpina, il titolo di aspirante guida alpina non ha valore all’estero ma solamente nello stato in cui è stato rilasciato il brevetto. Così vale per tutte le nazioni del mondo che fanno parte dell’ UIAGM, IVBV, IFMGA, unione internazionale associazioni guide montagna.
Moroder: Per il principio della libera circolazione dei lavoratori i professionisti stabiliti e abilitati all’esercizio della professione di guida alpina in uno stato dell’Unione Europea possono esercitare in modo temporaneo, fatti salvi eventuali adempimenti previsti dalla legge.
Peterlongo: In Europa esiste la libera circolazione delle persone e le guide alpine europee sono garantite dalla reciprocità della formazione UIAGM.

Presidente De Nes, il collegio veneto ha istituito un osservatorio regionale per individuare e denunciare chi esercita la professione di guida alpina abusivamente. Di cosa si tratta?
Per il momento l’osservatorio ha iniziato a mettere le basi su cui costruire una strategia che consenta di intervenire contro l’abusivismo. Il collegio veneto ha raccolto i pareri legali e ha cominciato un’opera di sensibilizzazione. Adesso sarà indispensabile attuare una fase speciale di comunicazione. Informare – come sta facendo altitudini.it con questo approfondimento – sulle regole e sugli abusi impegnerà il collegio nei prossimi mesi. Con l’annuale assemblea di autunno delle guide alpine venete si tireranno le somme parziali di un cammino che sarà sicuramente lungo e arduo. E’ una cultura nuova che deve essere forgiata. Una cultura da parte di chi si fa accompagnare in montagna. Sono loro per primi che devono rendersi conto che la sicurezza nel salire una ferrata o una via di roccia la garantiscono soltanto le guide alpine e non accompagnatori improvvisati che si propongono senza poter garantire nulla.

ga cortina_02Presidenti Moroder e Peterlongo, i vostri collegi regionali come si stanno muovendo per monitorare il fenomeno?
Moroder:
Recentemente, siamo stati sollecitati dalle associazioni guide alpine di vari Paesi limitrofi per un controllo più intenso riguardo all’abusivismo. La nostra associazione non è strutturata per un lavoro di controllo, ma nei casi di segnalazione ci corre l’obbligo di avvisare le autorità competenti e gli esiti di questi casi saranno resi noti a scopo dissuasivo. Penso comunque che, data la pericolosità del lavoro di guida alpina, il fenomeno dell’abusivismo rimarrà limitato. Ben altro problema sussiste per i maestri di sci, che continuamente sono confrontati con questo problema.
Peterlongo: Noi non abbiamo qualcosa che si possa definire un osservatorio permanente. Ritengo che la miglior forma di contrasto all’abusivismo rimangano per le singole guide, supportate il più possibile dai rispettivi collegi, la formazione, l’educazione e la comunicazione ai clienti della propria qualità.

Per i dati forniti si ringrazia:
Lio De Nes, Collegio Guide Alpine del Veneto – www.guidealpineveneto.it
Cinzia, Collegio Regionale Maestri di Sci del Veneto – www.maestrisci.com
Guide Alpine Cortina – www.guidecortina.com
Andrea Pasqualotto, Guida Naturalistico-Ambientale

Martino Peterlongo, Collegio Guide Alpine della Provincia di Trento – www.guidealpinetrentino.it
Claudia, Collegio Provinciale Maestri di Sci del Trentino – www.trentinosci.it

Flavio Moroder e Martina Grüner, Associazione Guide Alpine Sciatori Alto Adige – www.guidealpine-altoadige.it
Manfred Calliari, Südtirol Wanderführer – www.wanderfuehrer.it
Angelika Verant, Scuola per Maestri di Sci del Sudtirolo – www.scuolesci-altoadige.it

Teddy Soppelsa autore del post

Teddy Soppelsa | Autore di pubblicazioni su montagna, alpinismo e ambiente, componente cdr de Le Dolomiti Bellunesi, socio GISM, fondatore del blog-magazine altitudini.it.

44 commento/i dai lettori

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  1. Antonio il20 ottobre 2015

    Finalmente molte frasi avventate ma soprattutto inutilmente corporativistiche che si sono lette nell’articolo e nei commenti vengono smentite persino dai vertici delle Guide Alpine e ovviamente delle Guide Ambientali Escursionistiche.
    Se c’è una lettera d’intenti c’è come minimo il riconoscimento reciproco e non la negazione della preparazione e del diritto di lavorare stabilito da sentenze di Corte Costituzionale, TAR vari e Consiglio di Stato in ben 7 sentenze che hanno tutte negato l’esclusività dell’accompagnamento escursionistico. Ecco finalmente un accordo intelligente. Vediamo.
    http://www.guidealpine.it/lettera-di-intenti.html

  2. claudio il15 agosto 2014

    Sono d’accordo su tutto l’articolo tranne che su un particolare:
    L’allenamento e le preparazione atletico sportiva per lo sci alpinista non può e non deve essere compito ne della guida alpina ne tantomeno del maestro di sci ma compete ESCLUSIVAMENTE al laureato in scienze motorie dello sport in quanto professionista dello sport riconosciuto a livello accademico dopo un percorso di studi universitario di 5 anni.
    La laurea in scienze motorie dovrebbe essere il requisito minimo per l’accesso alla formazione di allenatore di sci alpinismo o comunque dovrebbe essere considerato lo step massimo di formazione per un preparatore atletico sportivo che si possa ritenere competente in materia.
    I corsi regionali di guida alpina e maestro di sci formano solo tecnicamente e non forniscono alcuna competenza a riguardo (tant’è che per accedere ai corsi è sufficiente la licenza media)

    Tutto questo avviene per qualsiasi tipo di sport tranne che per lo sci alpino e l’alpinismo…non mi sembra molto corretto..
    Cordiali saluti
    Claudio

    • mario il23 agosto 2014

      Verissimo, confermo che la guida alpina è preparata solo a livello tecnico e di conduzione su terreno montano. Conosce benissimo i pericoli della montagna e sa mettere in sicurezza, accompagnare e insegnare le tecniche alpinistiche. Stop.
      non sa nulla di: zoologia,botanica, e argomenti in cui la guida naturalistica eccelle. Non sa nulla di allenamento, preparazione atletica, didattica,pedagogia; argomenti in cui il laureato in scienze motorie eccelle. Ad ognuno il suo lavoro.
      se un cliente vuol conoscere la flora e la fauna si avvarrà della guida naturalistica, se vuol migliorare le sue prestazioni si avvarrà Del laureato in scienze motorie, se vorrà apprendere le tecniche alpinistiche si avvarrà della guida alpina…..piu semplice di cosi…
      saluti a tutti

      • marco il2 febbraio 2015

        Sarebbe interessante se i presidenti dei vari collegi rispondessero a queste considerazioni. Aspettiamo risposte.

  3. jacopo il15 agosto 2014

    ma con le pioggie attuali per esercitare sulle pareti è necessario la specializzazione in canyoning?

  4. canyoning il13 agosto 2014

    porto la mia esperienza….
    io pratico canyoning da anni ed ho all’attivo molte discese in fiumi nazionali ed europei…
    Ogni santo giorno vedo guide alpine che accompagnano clienti in giri commerciali che non sanno nemmeno cosa sia “la progressione in forra”. applicano tecniche alpinistiche in un’ambiente totalmente differente.
    Credo che le guide debbano creare una nuova figura adatta all’ esercizio di questa attività. E’ tempo e ora…..
    in questo momento molti clienti rischiano con guide alpine non preparate e nemmeno molto formate alla pratica del canyoning.
    Non è sufficente fare 5/6 giornate di formazione per portare gente in torrente.
    almeno copiate dai vicini del cic europeo….

  5. Guido il13 agosto 2014

    Spett.le Sig. Lio De Nes, sono stato, ufficialmente, per circa 15 anni soccorritore cinofilo. Ora lo sono non ufficialmente, cioè non praticante (non posso dimenticare tecniche imparate negli anni, come se uno potesse scordarsi di come si respira). Per un periodo ho avuto anche compiti di responsabile, e più di una volta mi sono trovato alle prese, in situazioni di soccorso con Guide Alpine, nonché soccorritori a loro volta del Soccorso Alpino.
    Penso che le vostre posizioni siano a dir poco invadenti, poco collaborative, nell’ambito del Soccorso, tese soprattutto a far valere un divisa, un pezzo di carta più che reali capacità… Più di una volta mi sono sentito dire “Qui comandiamo noi perché siamo GA!!” poi all’atto pratico, vista la delicatezza di gestione di un caso di soccorso, siete bravissimi a metter in sicurezza gli operatori con corde chiodi e altre attrezzature specifiche, ma quando si tratta di mettere in atto un BLS o un BLSD… scomparite o fate pasticci, tanto che più di una volta vi ho allontanato con parole grosse e “relazioni di fuoco” alle autorità competenti.
    Si arriva al ridicolo, quando vi presentate in città in caso di crolli, cercando di prevaricare i VVFF…
    Ad ognuno il proprio ambito, certo, allora anche voi adeguatevi. Con lo stesso meticoloso impegno con cui voi vi mantenete in esercizio e aggiornamento, così molti aspetti che la montagna e altre situazioni di rischio vengono affrontati da volontari del soccorso specializzati, affrontano il loro aggiornamento…
    “Segnate il vostro territorio”, per carità è lecito… ma siate umili e sinceri con voi stessi o vi racconterò di quante volte vi siete presentati in taluni ambienti e situazioni non di vostra stretta competenza, lasciando sguarnito il territorio a voi più confacente perché non c’erano i riflettori.
    Ad ognuno il suo con umiltà, spirito di aiuto, responsabilità e soprattutto reale collaborazione.
    Questo porterebbe solo vantaggi per tutti in termini di sicurezza e chiarezza.
    A proposito di correttezza, non fate come altre categorie professionali con propri albi, che al momento di rilasciare regolare ricevuta fiscale per la vostra prestazione, le braccia si accorciano, la biro non scrive, poi ve la mando… o qui apriamo un altro libro.
    Sinceramente, con l’augurio di fare veramente il bene del pubblico, la saluto.

  6. Eddy il6 ottobre 2013

    Però poi chissà come mai degli abusivi conclamati operano da anni in regioni non sotto i riflettori con il bene placido del Collegio delle Guide Alpine, con GA che frequentano le ferrate costruite “abusivamente” dalla stessa persona che poi accompagna sui percorsi…mahhh!!!!
    http://www.ferratacabirol.it/
    http://www.ferratagiorre.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1:joomla&catid=7

  7. michele il26 luglio 2013

    Dopo tutte queste cose dette e ridette sarebbe bello sedersi attorno ad un tavolo, magari con i legilslatori, per affrontare una volta per tutte questa obsoleta normativa che non tiene più conto delle esigenze del turismo.
    In un momento di crisi economica così profonda il turismo ed il turismo montano, può essere una imporatante risorsa di ripresa e sviluppo economico. Mangari riordinando il settore, specificando gli ambiti ma in ottioca di sinergia comune legata allo sviluppo.
    Troppi nomi, troppe sigle portano solo a confusione e sarebbe almeno auspicabile che a parità di figura professionale, guida o accompagnatore che sia, ci sia una piattaforma di formazione e di aggiornamento comune.
    Mi pare che altre professioni abbiamo ambiti di competenza differenziati pur lavorando nello stesso settore e anche in questo del turismo montano si può fare.
    Basta che a livello normativo si diano una mossa . fiducioso

  8. Redazione altitudini.it
    Red. ≈altitudini.it il16 luglio 2013

    Di seguito è possibile leggere il commento che ci è stato inviato dal presidente Lio De Nes, relativamente al parere dell’ufficio legale delle Regione Veneto qui allegato. (Redazione altitudini.it)
    “Come contributo alla chiarezza delle normative e non alle opinioni personali vi invio il parere della Regione Veneto. Chiaramente io opero nel Veneto e quanto succede nelle altre regioni e\o province, non mi deve preoccupare. Vorrei ricordare che il nostro collegio sarà attento e vigile a tutte quelle azioni che evidenzieranno abuso di professione. Il dialogo e la collaborazione richiedono il rispetto del campo di competenza altrui . Per prendere atto di situazioni di palese abuso di professione basta navigare un po’ sul web, sono sicuro che riuscirete a sorprendervi. Lio De Nes“

  9. Navyo Eller il11 luglio 2013

    Legggere tutto, il succo per uno non proprio coinvolto sembra essere una battaglia per le fette della torta. La spartizione del mercato. Communque ci sono GuideAlpine, Guide Ambientali che organizzano abusivamente viaggi senza appogiarsi dovutamente alle agenzie viaggi / tour operator. Se comprendo bene, la Guida alpina non potrebbe nemmeno prenotare un albergo o volo per il proprio cliente, lo dovrebbe fare tramite agenzia viaggi. L’orgniiazione di ascese alpine è competenza unica delle Guida Alpine, quella di organizzare servizi turistici dell’agenzia viaggi. Lo fanno pure i privati. È tutto a un certo punto la protezione di interessi anche se non sopratutto commerciali. è poi lo stato italiano forse non era ad oggi in grado a fare delle regole precise per le nuove realtà professionali. È certo che servirebbe a tutti un regolamento più chiaro. È certo che tutti interpretano secondo i loro interessi le normative ed è certo che molti non badano quanto si tratta di loro stessi le norme, ma criticano sempre dai altri. Allora chiamiamo quello che è: una “battaglia” per le fette del mercato!

    Navyo Eller
    Tour operator
    Kathmandu

    • Stefano Spinetti il5 luglio 2013

      Abbiamo letto con molto interesse l’articolo sull’abusivismo, palesemente tagliato ad uso e consumo delle Guide Alpine, realizzato purtroppo senza contraddittorio con i diretti interlocutori cioè le altre categorie professionali interessate in quanto spesso citate e chiamate in causa.

      Nella qualità di Presidente Nazionale dell’AIGAE, Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche a cui fanno riferimento anche le Guide Naturalistico-Ambientali del Veneto, a nome e per conto di tutti i 3000 professionisti che l’associazione rappresenta in tutta Italia, non posso esimermi dall’evidenziare come nell’articolo siano contenute molte affermazioni inesatte e fuorvianti, in particolare per come riferite dal sig. De Nes, che disegna un quadro normativo fantasioso ma che però non trova alcun riscontro nella realtà.

      Appare evidente sin dalla prima analisi che si tratti di una voluta distorsione della verità finalizzata ad un tentativo di accaparramento di ambiti professionali dettato da palesi esigenze money oriented che, seppur comprensibili sotto alcuni punti di vista, non possono sicuramente essere tollerate.

      Ma andiamo con ordine. Da un punto di vista legale e giuridico la questione su quale sia l’ambito di attività professionale riservato alle Guide Alpine è stata risolta da una sentenza della Corte Costituzionale che evidentemente si ignora.

      La Corte Costituzionale, dunque, con la sentenza n. 459 del 14/12/05 ha stabilito che “ciò che distingue effettivamente tale figura professionale è, sulla base di quanto previsto dalla legge n. 6 del 1989, non già una generica attività di accompagnamento in aree montane … bensì l’accompagnamento su qualsiasi terreno che comporti “l’uso di tecniche e di attrezzature alpinistiche” (come si esprime testualmente l’art. 2, comma 2, della legge n. 6 del 1989) o l’attraversamento di aree particolarmente pericolose e cioè “delle zone rocciose, dei ghiacciai, dei terreni innevati e di quelli che richiedono comunque, per la progressione, l’uso di corda, piccozza e ramponi” (come si esprime l’art. 21, comma 2, della medesima legge).

      Quindi, come si sa da tempo, l’ambito di riserva legale, e che nessuna GAE si sogna di invadere, concerne solamente l’attività alpinistica in senso stretto ovvero quelle attività che richiedano l’uso di corda, piccozza o ramponi per la progressione.

      Cosi come non corrisponde a verità che le GAE non possano accompagnare in montagna, di cui sarebbe interessante sapere e conoscere quale sia la fonte descrittiva di “montagna”, per la quale non esiste una definizione legale e giuridica, essendo tra l’altro da molto tempo soppresso per legge anche il criterio altitudinale che in passato ne definiva i confini.

      Parimenti le GAE possono accompagnare sulla neve e con le racchette da neve, o ciaspole che dir si voglia, poiché non esiste alcuna normativa che lo proibisca o che inserisca le racchette da neve tra le attrezzature alpinistiche il cui uso è riservato alle Guide Alpine.

      Poiché la fantasia non ha limiti ci si spinge addirittura ad annoverare tra le attività riservate alle Guide Alpine l’accompagnamento in notturna: aspettiamo con ansia di conoscere quale sia la base normativa e giuridica di tale affermazione. Forse perché c’è gente che ha paura del buio e per questo la si può ritenere una attività “da arditi”?

      Alle gratuite affermazioni sulla presunta mancanza di competenza e preparazione delle GAE replichiamo semplicemente, senza voler insinuare nulla ma solo come osservazione e constatazione, che, purtroppo, le cronache degli ultimi anni ci dicono che gli incidenti più gravi in montagna si sono verificati con clienti accompagnati dalle Guide Alpine, non certo a clienti accompagnati dalle Guide Ambientali Escursionistiche: a supporto di questo siamo sempre disponibili a fornire i dati della nostra compagnia assicurativa.

      Mentre per quanto concerne l’affermazione relativa ai pacchetti turistici “tutto compreso” offerti da (citiamo testualmente) “certi albergatori o certi accompagnatori naturalistici”, è opportuno precisare che non è facoltà di nessuno, Guide Alpine comprese, di poter offrire pacchetti turistici, possibilità per legge riservata ai soli c.d. tour operator provvisti di apposita licenza.

      Concludiamo affermando che l’AIGAE è sempre stata disponibile al dialogo e persegue l’obiettivo di una fattiva collaborazione tra professionisti, per primi le Guide Alpine con cui da anni son in corso interessanti momenti di dialogo e confronto per una fattiva collaborazione reciproca che si spera possa ancora più consolidarsi, e pertanto depreca gli interventi come quello che, purtroppo, è stato pubblicato e che la costringe a fastidiose precisazioni.
      Qui potete leggere il documento originale del dott. Stefano Spinetti Presidente Nazionale AIGAE.

      • Nicola il18 febbraio 2015

        Egregi dott. Spinetti, Avvocato Berchicci, Skiers, che percorso formativo seguono le GAE nelle varie regioni italiane?
        E’ paragonabile a quello delle Guide Alpine e degli Accompagnatori di media Montgna?
        Le GAE hanno coperture assicurative a tutela dei partecipanti alle loro escursioni in ambiente montano?
        Personalmente non trovo corretto che tali figure possano esrcitare una professione senza un’adeguata formazione in ambiente montano, che al contrario le figure delle GA e degli AnM seguono.

    • Luca Berchicci il16 luglio 2013

      Egr.o Sig. De Nes,
      ho letto con attenzione il parere reso dalla collega Miazzi e debbo evidenziare, per correttezza di informazione, che lo stesso risulta incompleto e fuorviante poichè non tiene in considerazione quanto stabilito dalla sentenza n. 459 del 14/12/05 della Corte Costituzionale che costituisce l’arresto giurisprudenziale imprescindibile ed insuperabole in materia.
      La Corte costituzionale ha stabilito che ciò che distingue effettivamente la figura professionale della guida alpina è non già una generica attività di accompagnamento in aree montane bensì l’accompagnamento su terreno richieda, per la progressione, l’uso di corda, piccozza e ramponi.
      Quindi l’ambito di riserva legale concerne solamente l’attività alpinistica in senso stretto ovvero quelle attività che richiedano l’uso di corda, piccozza o ramponi per la progressione.
      Poichè non esiste una definizione legislativa di montagna le Guide Ambientali Escursionistiche possono svolgere attività in montagna con la sola esclusioni di quella sopra richiamata.
      Luca Berchicci
      Avvocato in Roma
      Guida Ambientale Escursionistica
      Vicepresidente aggiunto AIGAE

  10. Skiers il3 luglio 2013

    Spiace constatare presidente De Nes che vede il Collegio delle Guide solo come organo di tutela delle Guide Alpine Venete e non guarda invece a uno sviluppo della montagna complessivo. Oggi il mercato è cambiato rispetto al 1989 quando fu istituita la legge. Vuole dare una interpretazione a senso unico delle normative vigenti ma ignora anche le altre leggi che nel frattempo hanno istituito altre figure professionali. Nessuno può negare l’indubbia competenza delle Guide Alpine che si sono formate adeguatamente ma che non hanno titolarità di tutte le discipline in MONTAGNA come vorrebbe far credere a chi è poco avvezzo in materia. Spiace ancor di più che lei lo faccia delegittimando altre figure che hanno altre competenze e che si sono formate in modo molto serio. Avrebbe dovuto limitare il “je accuse” solo a chi si spaccia abusivamente per guida alpina ma invece ha voluto delegittimare altre categorie. La realtà caro presidente è che chi vuole andare a scalare, arrampicare, fare escursioni in ghiacciaio ovvero tutte attività che richiedono tecniche alpinistiche etc si avvarrà delle Guide Alpine; Chi vorrà fare sciate in fuoripista e migliorare la propria tecnica sceglierà un maestro di sci specializzato, chi è interessato al turismo verde e ad escursioni naturalistiche contatterà una guida ambientale/naturalistica, etc. Se guardasse al di fuori della propria regione si renderebbe conto che ci sono anche realtà in cui i collegi approfittano della posizione istitutiva loro conferita per mantenere delle lobby. La legge quadro sulle Guide Alpine che lei ha citato ad esempio imporrebbe che si dovrebbero organizzare corsi di formazione ogni 2/3 anni, ma sono diversi collegi regionali che fanno finta di niente (con la compiacenza del Collegio Nazionale) a scapito di tanti giovani che vorrebbero semplicemente formarsi e lavorare. Anche questo aspetto dovrebbe caratterizzare una categoria professionale ma così non è affatto. Quindi come vede guardano le cose da diversi punti di vista si potrebbe aprire un confronto molto più ampio. A mio modo di vedere i collegi dovrebbero servire si a tutelare la professione ma anche e sopratutto a sviluppare sinergie e a guardare alla valorizzazione delle risorse naturali nel suo complesso. Spiace dirlo ma il suo punto di vista appare solo mero corporativismo.

  11. Lio De Nes il3 luglio 2013

    Con questi ultimi commenti credo di aver chiarito a sufficienza quali siano le figure che possono operare in montagna, credo che si possa collaborare con tutti nel rispetto delle norme di legge che, come avrete modo di leggere appena la redazione di altitudini allegherà il parere dell’avv. Miazzi al presente blog, sono espresse in modo chiaro, anche se sono convinto che neanche questo servirà. Va da se che il collegio veneto non ha più intenzione di soprassedere a situazioni di abusivismo che vanno contro la professione e professionalità delle guide alpine e accompagnatori di media montagna e che arrecano all’utenza situazioni di pericolo. Ogni evento di abuso di professione sarà dal collegio delle guide del veneto, perseguito per tutelare la nostra professione così come è compito di questa istituzione. Con i migliori saluti.

  12. Lio De Nes il3 luglio 2013

    Non so come vengono formate le “guide escursionistiche” delle regioni in cui sono contemplate, ma non credo facciano un percorso formativo di sessanta giorni come si fa per gli accompagnatori di media montagna…che fanno parte del collegio delle guide alpine e come detto fanno un percorso di formazione adeguato…anche per loro, avere un corso aineva non permette di lavorare in terreno innevato…giusto? Sbagliato? La legge dice così e fino a che non sarà cambiata così è, Io ad esempio non sono d’accordo, abbiamo chiesto in regione veneto di permettere attraverso un corso di specializzazione di permettere a queste figure il lavoro in terreno innevato con le racchette da neve, l’ufficio legale della regione ci ha detto che non è possibile…tanto per inciso, la figura dell’accompagnatore di media montagna è stato voluto fortemente dal collegio delle guide alpine, questo vuol dire qualcosa sul fatto che il nostro collegio voglia dare una forte impronta sulla offerta di qualità turistica in montagna mettendo a disposizione dell’utenza professionisti preparati.

    Fate il corso guide o accompagnatori..troppo semplice il vincere facile

  13. Lio De Nes il3 luglio 2013

    Vorrei fosse chiaro, che le mie considerazioni non sono rivolte a persone singole ma a carattere generale. Sono consapevole che alcune persone sono a livello individuale, preparate ad affrontare il terreno di montagna almeno quanto un professionista, ma non è un professionista. Viviamo per fortuna in un paese democratico e libero, pertanto tutti sono liberi di: farsi un esperienza alpinistica nelle tre discipline (sci, roccia, ghiaccio ), presentarsi alla selezione, fare un percorso formativo di novanta giorni spalmati su due anni, questo vuol dire non poter avere una posizione lavorativa sicura, togliere tempo alla famiglia, se poi si supera il corso esame, si deve fare l’esame di stato e solamente dopo aver pagato le quote di iscrizione all’alba professionale e l’assicurazione RCT, obbligatoria, si può esercitare la professione dentro i soli confini nazionali, tre anni di apprendistato e si può essere ammessi all’esame di Guida Alpina – Maestro d’Alpinismo che dura trenta giorni al fine dei quali, se promossi si ottiene la qualifica dell’internazionalità uiagm. Per lavorare professionalmente in montagna serve tutto questo. Ho tralasciato l’aspetto economico!

  14. Federico Balzan
    Fre il2 luglio 2013

    L’Art. 82 comma 4 della Legge regionale 4 novembre 2002, n. 3 del Veneto (BUR n. 109/2002) stabilisce che “É guida naturalistico-ambientale chi esercita professionalmente l’attività di conduzione di persone nelle visite a parchi, riserve naturali, zone di pregio o tutela ambientale o siti di interesse ambientale così come individuate dalla legislazione vigente, fornendo notizie ed informazioni di interesse naturalistico, paesaggistico ed ambientale, con esclusione degli ambiti di competenza delle guide alpine.”

    La Legge 2 gennaio 1989, n. 6 “Ordinamento della professione di guida alpina” (GU n.9 del 12-1-1989) stabilisce che:
    1. E’ guida alpina chi svolge professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, le seguenti attività:
    a) accompagnamento di persone in ascensioni sia su roccia che su ghiaccio o in escursioni in montagna;
    b) accompagnamento di persone in ascensioni sci-alpinistiche o in escursioni sciistiche;
    c) insegnamento delle tecniche alpinistiche e sci-alpinistiche con esclusione delle tecniche sciistiche su piste di discesa e di fondo.
    2. Lo svolgimento a titolo professionale delle attività di cui al comma 1, su qualsiasi terreno e senza limiti di difficoltà e, per le escursioni sciistiche, fuori delle stazioni sciistiche attrezzate o delle piste di discesa o di fondo, e comunque laddove possa essere necessario l’uso di tecniche e di attrezzature alpinistiche, è riservato alle guide alpine abilitate all’esercizio professionale e iscritte nell’albo professionale delle guide alpine istituito dall’articolo 4, salvo quanto disposto dagli articoli 3 e 21.

    Il distinguo giuridico sta evidentemente nella difficoltà tecnica e non nell’ambiente di per sé, come peraltro stabilito dalla Cassazione nella sentenza citata nei precedenti commenti.

    L’affermazione lapidaria di De Nes “La guida naturalistica non può accompagnare clienti su terreno montano”, così come tutte le altre risposte su questo tono molto rigido appaiono pertanto totalmente fuori luogo, quando non addirittura false. Se da una parte è giusto tutelare la professione delle Guide Alpine e tenere da conto la loro alta formazione, dall’altro lato non è ammissibile assumere posizioni così oltranziste, soprattutto di fronte all’evidenza che il turismo ha sempre più bisogno di una poliedricità di figure professionali volte a coprire tutte le richieste di offerte (turismo sportivo, naturalistico, culturale, d’avventura ecc.).

    Non è forse auspicabile che esista una figura professionale che soddisfi le esigenze del cliente che, anziché voler salire gli appigli dello Spigolo Dibona, preferisca conoscere la morfologia glaciale e le fioriture delle conche nivali al cospetto della medesima parete dal comodo sentiero per il rifugio Locatelli? O forse dovremmo riservare questo servizio alle Guide Alpine le quali, se non per conoscenza personale, non sono probabilmente formate per fornire tale prestazione?

    Sappiamo che in gran parte gli ambiti di competenza di Guide Alpine e Guide Naturalistiche sono nettamente separati, mentre in altri casi ci sono situazioni più sfumante (ciaspole) che inducono al conflitto.
    L’auspicio è che su questo si possa alimentare un dibattito costruttivo, senza assistere a svilenti scenari da “caccia alle streghe” che De Nes lascia intendere.

    Sembrerebbe una banalità quella di dire di collaborare tra diverse figure professionali per massimizzare l’offerta turistica, ma allo stato attuale pare non sia così. L’auspicio è che alla visione lobbista in futuro si sostituisca una più moderna visione volta ad un approccio collaborativo e multidisciplinare, ovviamente nel pieno rispetto dei rispettivi ambiti di competenza.

    • Lio De Nes il3 luglio 2013

      Appunto…fuori dal terreno di competenza delle Guide Alpine ” la montagna “

      • Federico Balzan
        Fre il3 luglio 2013

        Quindi questo sillogismo sta a significare che secondo lei TUTTE le Guide Naturalistiche che operano in provincia di Belluno, in quanto provincia montana, sono fuorilegge! A parte il fatto che ciò comunque implicherebbe una definizione di “montagna”, che non mi risulta esista applicata al caso specifico, le sembra una posizione ragionevole? Buona fortuna per le denunce che mi immagino vorrà fare con il suo Osservatorio regionale su questi casi, le quali dovranno fare i conti con il fatto che la stessa Provincia di Belluno ha organizzato i corsi di abilitazione e detiene l’elenco delle guide Naturalistiche autorizzate per il proprio territorio.

        Io non mi sogno di pretendere che le Guide Naturalistiche accompagnino nessuno né in ferrata, né sul I grado, né in esposizione, né al cospetto di pericoli potenziali (nemmeno in terreno pianeggiante se sovrastato da pareti o canaloni, specialmente se il terreno è innevato!).
        Per contro, perché lei vuole che nemmeno all’Alpe di Mondeval, al Pralongià, in Val Marzon e mille altri esempi non possa operare la Guida Naturalistica? È indubbio che la vostra preparazione è elevata e poliedrica, ma certo essa non ricopre le competenze teoriche per le quali una Guida Naturalistica è formata (capacità di docenza, competenze di geologia, geomorfologia, botanica, zoologia, pedologia, tassonomia ecc.). O forse, come dicevo sopra, la Guida Alpina è preparata anche per descrivere e spiegare la morfologia glaciale e le fioriture delle conche nivali?

        Inoltre, se le sta così a cuore l’aspetto della sicurezza, su cui anch’io sono d’accordo, come mai non estende la sua critica anche ad altre possibili attività a rischio condotte dalle Guide Naturalistiche? Una passeggiata sulle rive fangose del Piave a Fossalta è pur sempre a rischio annegamento, che facciamo? O forse questo non le interessa perché queste attività non “pestano i piedi” a quelle delle Guide Alpine?

        La mia posizione è questa: ci sono richieste legate ad un turismo naturalistico e culturale che riguarda altri target rispetto a quelli delle guide alpine, dove il cliente è più concentrato sull’aspetto sportivo, di attività, di prestazione, di arrivo alla vetta ecc. Sono persone diverse con aspettative diverse.
        Se su questo siamo d’accordo, si tratta di demarcare al meglio e senza ambiguità i terreni di competenza (su concetti di difficoltà oggettive e esposizione a potenziali pericoli, non parlando semplicemente di “montagna”) e su questi lavorare serenamente fornendo finalmente l’offerta internazionale che un turismo moderno dovrebbe essere in grado di dare.

        Saluti.

        • Lio De Nes il3 luglio 2013

          Cedo di averle già risposto.

          • Federico Balzan
            Fre il3 luglio 2013

            Non mi ha risposto per niente, De Nes. Comunque non voglio tediare nessuno oltre, riassumo qui per l’ultima volta le domande, poi non mi prodigherò in lunghe spiegazioni per poi avere mezza riga di risposta, tanto le nostre posizioni mi sembrano inconciliabili.
            1 – Denuncerà tutte le Guide Naturalistiche che operano in provincia di Belluno?
            2 – Cosa ne pensa dell’aspetto relativo alla sicurezza in ambienti comunque potenzialmente pericolosi come un fiume in pianura, una falesia a picco sul mare, un bosco planiziale?
            3 – Ritiene che le Guide Alpine siano pronte per accompagnare i clienti che desiderano, che so, osservare il francolino di monte o saperne di più sulla Campanula spicata?

            Infine sarebbe bello che dall’alto della sua posizione istituzionale che in questo momento riveste in questi scambi, evitasse di usare espressioni irridenti quali “troppo semplice il vincere facile”, oppure “Anche a te farà bene leggere lo studio che a breve pubblicherò qui” che leggo nei commenti che ha recentemente postato in questa pagina.
            Mi pare che nessuno qui abbia mancato di rispetto alle Guide Alpine. Da parte sua, lo riservi anche alle altre figure professionali riconosciute che hanno dietro passione, dedizione e formazione.
            Un saluto.

          • Karol Tabarelli de Fatis il5 luglio 2013

            Come dire, quando non si hanno argomentazioni ci si limita ad un “CEDO di averle già risposto”…

      • mario il23 agosto 2014

        Sig. De nes, mi può dare la definizione di montagna? Qual è il confine? Grazie.

  15. Skiers il28 giugno 2013

    Giusto rivendicare la tutela della professionalità a garanzia dell’utenza. Lo è meno fare affermazioni (sfruttando posizioni di potere) che hanno la presunzione di stravolgere la legge o peggio guardare solo a salvaguardare le lobby. Oggi il mercato non è più quello di 25 anni fa quando sono state normate le professioni turistiche. Ad esempio si sono affermati il freeride e altre discipline invernali che possono (per LEGGE) essere benissimo organizzate da maestri di sci specializzati. Allo stesso modo lo sviluppo del c.d. turismo verde ha visto nascere altre figure settoriali come le guide naturalistiche. Tutti potrebbero convivere e anzi sviluppare una sinergia (come ha detto giustamente il presidente guide del Trentino) l’importante è che ognuno rimanga nei propri ambiti di competenza stabiliti.

    • Lio De Nes il3 luglio 2013

      Sono d’accordo, restare dentro la propria competenza così come dice la legge.

  16. Dario il27 giugno 2013

    Senza dubbio utile parlare dell’argomento per sensibilizzare il pubblico ed evitare che la gente si affidi a sedicenti professionisti. Tuttavia stupisce l’assoluta infondatezza delle affermazioni del presidente del collegio Veneto De Nes che ha interpretato le leggi a senso unico soprattutto parlando di maestri di sci (che possono andare benissimo in fuoripista soprattutto se ne hanno le competenze acquisite nei corsi formativi. Unico limite per legge sono itinerari in cui è richiesto uso di materiale alpinistico quali corda, piccozza e ramponi. Le pelli di foca ad esempio NON sono incluse nell’elenco e la Valle d’Aosta include le pelli tra i materiali di competenza del maestro). I limiti “di utilizzo di materiali alpinistici” è vero sono imposti a tutte le altre figure: Guide Ambientali, Accompagnatori di media montagna etc. In caso si renda necessario l’utilizzo di materiali tecnici la guida alpina è infatti l’unica figura professionale. Ma non è l’ambiente montano in sè a determinare dunque il limite di competenze professionali. Una sentenza della Corte di Cassazione n.459 ha eliminato i limiti altitudinali e spostando il criterio sulla tecnicità del percorso. Piuttosto discutibile dunque che un presidente di Collegio, sfruttando il suo ruolo, non usi un po’ di buon senso e, per rimanere nel tema dell’articolo, abbia “abusato” della professionalità di tante persone che pur non essendo in possesso del titolo di guida alpina fanno avvicinare al mondo della montagna tantissimi appassionati in assoluta sicurezza (vedi ad esempio i tanti istruttori del CAI). Molto più “professionali” e in linea ruolo istituzionale ricoperto sono stati gli altri 2 presidenti che hanno dato una interpretazione oggettiva delle normative.

    • Lio De Nes il3 luglio 2013

      Le risponderò a breve con una ricerca che il collegio veneto ha commissionato ad un ufficio legale specializzato sulle professioni, per quanto riguarda le norme nella Valle D’Aosta non posso esprimermi, regione a statuto speciale e pertanto può legiferare come meglio crede, i maestri di sci possono fare il free ride? Certo così come ha detto lei, dopo avere fatto un percorso formativo. Per la professionalità delle Guide Alpine… non merita risposta che possa essere esposta qui. Opinioni personali sono una cosa le normative di legge altra cosa. È in considerazione che personaggi non qualificati facciano (si faccia un giro nel web), di tutto e di più fuori da ogni criterio di sicurezza, dovrebbe far pensare tutti, in particolare chi è preposto al controllo. (leggi il parere sulla Professione di Guida Alpina dell’avv. Maria Luisa Miazzi)

  17. Luigi il26 giugno 2013

    Leggendo l’articolo ed i successivi commenti non posso che confermare l’esigenza di una più precisa regolamentazione del settore, anche se le norme ci sono ma spesso non sono applicate per vari motivi. Sollecito inoltre ad una riflessione per ciò che concerne la regionalita’ (licenza poetica) del’abusivismo. Faccio riferimento alla mia regione Emilia Romagna dove proporre escursioni con le racchette da neve accompagnati da una guida alpina e’ come cercare di vendere un freezer ad un pinguino al polo. Le GAE se inoltre sono anche istruttori di arrampicata FASI o UISP accompagnano su itinerari di più tiri e in falesia organizzano anche corsi. Personalmente ho tentato una denuncia archiviata dal GIP poiché il mio Collegio non si è’ costituito parte civile!

    • Lio De Nes il3 luglio 2013

      Come dicevo, basta con la tolleranza, ogni collegio faccia quello per cui è stato creato, tutela della professione.

    • Davide Galli il10 ottobre 2014

      Non mi risultano per niente casi di G.A.E. emiliano-romagnole che propongono scalate di alcun tipo agli accompagnati. E nessuna segnalazione al proposito ho ricevuto dal Collegio Guide Alpine regionale.
      Bastava semplicemente rivolgersi a noi per approfondire, poiché di fronte all’accertamento di una simile attività le G.A.E. indicate avrebbero dovuto come minimo affrontare una procedura di espulsione di fronte alla Giunta Nazionale della nostra associazione. C’è un regolamento chiaro e un codice deontologico che le guide sottoscrivono all’atto di iscrizione. Che viene fatto rispettare con estremo rigore.
      Ma ripeto: non mi risultano i casi citati in nessun modo e quindi sono costretto a verificare la veridicità di quanto affermato qui pubblicamente.

      Davide Galli
      Coordinamento Emilia-Romagna AIGAE
      (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche) – http://www.emiliaromagneguide.org

  18. tulkas il24 giugno 2013

    Per la mia personale esperienza, ho notato situazioni di abusivismo prevalentemente in capo a gruppi stranieri.
    Si tratta di agenzie del nord europa che inviano gruppi sulle alpi (non solo italiane) a fare trek ed altevie di circa una/due settimane e fanno uso di capigruppo/accompagnatori non qualificati come guida.
    Normalmente si tratta di escursionismo, a quanto ho visto io, ma talvolta ad inizio stagione e con masse di neve importanti i sentieri transitano in zone difficili sotto il profilo di stabilità del manto. Ho trovato cialtroni soprattutto sul Gran Paradiso.
    Sinceramente penso che sia anche una questione di cultura, cioè da quando sono diventato un “esperto” mi avvalgo sempre di più di una guida alpina, in particolare quando si va su neve ed il bollettino non è proprio tranquillo (direi dal 2 in su), mettere una manciata di euro in mano ad un professionista per aiutare nella scelta dei percorsi e anche nella valutazione dei pendii lo trovo una cosa intelligente.

  19. Luca il24 giugno 2013

    per quanto riguarda la Lega Montagna della UISP? tutte quelle associazioni che promettono corsi e uscite in giro per i monti come devono essere considerate giuridicamente rispetto alla figura della G.A.?

    • Lio De Nes il3 luglio 2013

      Ci sono due aspetti: responsabilità e abusivismo.
      Responsabilità, tutte le persone che prendono le decisioni all’interno di un gruppo sono responsabili, sia si tratti di persone non qualificate o di persone che posseggono una qualifica specifica per l’attività in essere, anzi, per le persone qualificate viene considerata un aggravante.
      Abusivismo, non è considerato abusivismo quando alla prestazione non fa seguito un corrispettivo.

  20. Andrea Pasqualotto il17 giugno 2013

    Come Guida Naturalistico-ambientale operante nel Veneto, e quindi nelle Dolomiti Bellunesi, non posso che condividere molte critiche rivolte alla categoria professionale a cui appartengo, in particolare sulla formazione, sull’uso delle ciaspe e sulla frequentazione di alcuni percorsi in montagna..
    Va però precisato che la mancanza di formazione obbligatoria è una lacuna di cui noi non siamo responsabili e che la legge regionale ci consente, una volta ottenuto il titolo, di accompagnare su percorsi escursionistici, non possiamo mettere in discussione la nostra legittimità.
    Il grande limbo del terreno innevato e delle ciaspe è un altro punto dolente: finora con i colleghi che conosco abbiamo sempre cercato di agire secondo coscienza, limitandoci a percorsi con rischio minimo, fermo restando che annullare il rischio è impossibile, anche per una Guida Alpina.
    E’ evidente che la mancanza di regolamentazione sulle ciaspe va a nostro vantaggio, se si deciderà di considerarlo ambito esclusivo delle Guide Alpine ne prenderemo atto con buona pace.
    E’ inevitabile un’area di conflitto e sovrapposizione nell’ambito dell’escursionismo, ma credo che le Guide Alpine abbiano un ampio spazio di lavoro, soprattutto nelle pratiche sportive in crescita come scialpinismo, freeride, canyoning e vie ferrate, su cui noi non abbiamo competenze.
    Generalmente con le Guide Alpine c’è collaborazione e riconoscimento delle diverse competenze.
    Sono un po’ sorpreso e amareggiato dalla rigidità di De Nes quando taglia di netto la domanda sulla concorrenza con le Guide Alpine affermando che “la Guida Naturalistica non può accompagnare su terreno montano”. Mi sembra molto più ragionevole e corretto l’approccio di Moroder e Peterlongo, dato dal fatto che nelle province vicine la regolamentazione è diversa.
    Se poi vogliamo percorrere ogni sentiero e giudicare la stabilità di ogni singolo sasso va bene..personalmente preferirei spendere del tempo a formarmi sul modo corretto per frequentare la montagna, cosa che per coscienza personale e interesse professionale già faccio.
    Il riconoscimento della figura dell’accompagnatore di media montagna anche in Veneto è una buona soluzione, possibilmente senza assurdi limiti altitudinali.

    • Lio De Nes il3 luglio 2013

      È chiaro che è ragionevole ciò che ci interessa, ma le regole sono diverse. Anche a te farà bene leggere lo studio che a breve pubblicherò qui. Poi qualsiasi collaborazione è sempre e comunque ben vista nel rispetto delle competenze.

  21. Francesco il17 giugno 2013

    Vista la comune e condivisa esperienza di Montagna Amica & Sicura, voluta fortemente dal CAI del Veneto assieme alle Guide Alpine e al Soccorso Alpino, mi sarei aspettato un giudizio meno lapidario nei confronti dei titolati del CAI.
    Sicurezza, conoscenza della montagna, cultura dell’Alpinismo e dell’ambiente montano, responsabilità nell’accompagnamento sono un patrimonio comune sia di chi svolge la propria attività come professione, sia di chi la svolge con preparazione professionale.

    • Lio De Nes il3 luglio 2013

      Non capisco quale giudizio “lapidario” abbia dichiarato. Per quanto mi riguarda il Club Alpino Italiano, attraverso le sue istituzioni fa il suo lavoro per i propri soci. Personalmente ho stima per quanto viene prodotto, ritengo che sia una istituzione che, come il soccorso alpino e le guide alpine, formano le figure che vengono chiamate ad esercitare, diversamente da altre. Devono, così come avviene, esercitare a scopo non professionale e solamente per i propri soci.

  22. Lorenzo Filipaz
    Lorenzo Filipaz il15 giugno 2013

    Sicuramente l’articolo sulle Ciaspe, negli articoli inerenti che potrebbero interessare, non può esser letto senza poi passare per questa intervista! Credo che il lavoro congiunto con le altre figure professionali, come auspicato da Moroder, sia la strada da intraprendere per preservare questa professione senza perdersi in sterili conflitti e attriti.

    • Lio De Nes il3 luglio 2013

      Vedi sopra.

      • luca berchicci il14 ottobre 2014

        Spettabile Sig. De Nes,

        la inviterei a non avventurarsi su un terreno di cui non è esperto perchè questa discussione è infarcita di inesattezze ed essendo una discussione pubblica rischia di indurre in errore i lettori.

        Vorrà riconoscere che non si può aprire una sicussione su legislazione e responsabilità senza coinvolgere gli esperti cioè chi fa della interpretazione della legge il suo mestiere.

        Sarebbe come se un avvocato od un magistrato pretendessero di spiegare le problematiche tecniche della progressione alpinistica senza interpellare una guida alpina.

        Prendo un esempio da un suo recente post. Lei afferma che “Abusivismo, non è considerato abusivismo quando alla prestazione non fa seguito un corrispettivo”.

        Ebbene non è la remunerazione o la gratuità di una prestazione cioè di un accompagnamento che può farlo qualificare come professionale o volontario.
        Quindi la sua affermazione è del tutto errata in diritto.

        Se vorrà sarà gradito ospite di alcune serate informative dal titolo “Orientarsi tra leggi e responsabilità” che si terranno a Roma nei giorni 22, 23 e 28,30 ottobre 2014.

        Cordiali saluti
        Avv Luca Berchicci

        Coordinamento Lazio e consulente legale AIGAE

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