Trial nella foresta del Cistella_03I diritti degli escursionisti in cerca di pace e la presenza delle moto da trial sui sentieri

Appena guadato un ruscelletto sul sentiero che da Foppiano conduce all’Alpe Voma, nello splendore della foresta del Cistella, fiore all’occhiello dell’Ossola, un improvviso rombo alle spalle annuncia l’arrivo di sei motociclisti in fila indiana che chiedono di passare.
Il tracciato serpeggia tra grossi massi, non c’è spazio per scansarsi. E poi, perché farlo?
All’inizio del percorso, a Foppiano, un cartello fa esplicito riferimento alla legge regionale n 32 del 2 novembre 1982 (Norme per la conservazione del patrimonio naturale e dell’assetto ambientale). Legge che all’articolo 11 così si esprime: “Su tutto il territorio regionale è vietato compiere, con mezzi motorizzati, percorsi fuori strada. Tale divieto è esteso anche ai sentieri di montagna e alle mulattiere, nonché alle piste e strade forestali”. Poiché sono esclusi dal divieto i mezzi impiegati nei lavori agro-silvo-pastorali, non resta che chiedere ai centauri abbigliati con tute e caschi inequivocabilmente “sportivi” se questo è lo scopo della loro escursione. Domanda inutile, oggetto di scherno.
Ferragosto si avvicina e ci sono escursionisti, famiglie con bambini sul sentiero peraltro segnalato dal Cai. Il centauro che apre la fila spegne il motore, e interpellato se la sua presenza e quella dei compagni sia dovuta a lavori agro-silvo-pastorali replica definendo “complessati” gli interlocutori. Nella prospettiva di una denuncia però non insiste a chiedere strada e fa dietro front. Fino a quando?
I frequenti incontri con le moto da trial sui sentieri dell’Ossola è un aspetto che sicuramente confligge con l’immagine di un ambiente naturale ancora incredibilmente integro in queste montagne non ancora “griffate”, piuttosto estranee alle atmosfere da luna park di altri centri alpini di villeggiatura. Qui il silenzio è rotto soltanto dal fragore delle cascate, dallo scorrere dei ruscelli ed è lecito sperare che la montagna sia una maestra che forma discepoli silenziosi.
Non sempre è così purtroppo, e la presenza di sedicenti escursionisti a motore non può che essere fonte di incontri sgradevoli. Capita quasi sempre che gli abusivi su due ruote si sentano dalla parte della ragione. In un documento del Motoclub Valsesia (2004) si legge significativamente l’invito a segnalare “l’eventualità di incontro con persone prive di rispetto”.

E’ giusto esigere rispetto: basta non commettere abusi.
E’ capitato del resto che senza troppi riguardi i centauri siano stati presi a sassate. E questo la dice lunga sui malefici (e deplorevoli) effetti di questi abusi che tali restano.
C’è una sola scappatoia per gli appassionati del trial. I Comuni, sentite le Comunità montane, possono individuare “percorsi a fini turistici e sportivi, opportunamente segnalati”. Come in effetti è stato fatto anche nella splendida valle Antigorio.
Va ribadito che “sono esclusi dal divieto “i mezzi impiegati nei lavori agro-silvo-pastorali, nella sistemazione di piste sciistiche, nelle opere idraulico forestali, nelle operazioni di pronto soccorso, di vigilanza forestale, antincendio, di pubblica sicurezza, nonché i veicoli utilizzati per servizio pubblico”.
E resta inteso (Circolare del Presidente della Giunta Regionale 29 marzo 2010, n 6/AMB) che “un coltivatore diretto può raggiungere un terreno destinato alla coltivazione andando fuoristrada in quanto trattasi di lavori agro-silvo-pastorali e se usa un mezzo agricolo. Può raggiungerlo con qualsiasi tipologia di mezzo se è proprietario, usufruttuario, coltivatore del fondo, o avente titolo giuridico o svolge l’attività professionale agricola”.
Questo si desume dai documenti ufficiali, peraltro disponibili su Internet, e non si vede perché ci si debba pavidamente scansare su un sentiero sotto l’incalzare di una sgasata, con buona pace degli enduristi che tanto si dispiacciono per le incomprensioni di cui si sentono “vittime”.

Roberto Serafin autore del post

Roberto Serafin | Giornalista professionista, redattore per un quarto di secolo del notiziario del CAI Lo Scarpone. Ha curato a Milano la mostra “Alpi, spazi e memorie” e il relativo catalogo, ha partecipato con il Museo della Montagna “Duca degli Abruzzi” all’allestimento della mostra “Picchi, piccozze e altezze reali”. E’ autore di numerosi libri di montagna, tra cui l’ultimo “Walter Bonatti, l’uomo, il mito“. Con il figlio Matteo ha pubblicato il volume “Scarpone e moschetto”. Da alcuni anni di dedica quotidianamente alla sua creatura editoriale www.mountcity.it

7 commento/i dai lettori

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  1. antonella il23 dicembre 2013

    Sui sentieri del Monte Grappa succde spesso di incontrare motociclisti nonostante i divieti espliciti. Ci sono quelli più “sensibili” che passano lentamente e quelli “meno” che sfrecciano sollevando sassi e polvere. Oltre a costiruire un pericolo per gli escursionisti a piedi, i sentieri ne risentono delle frenate e accelerate. Resta solo una cosa da fare: in presenza di divieto all’inizio del sentiero/forestale, foto e invio alla Polizia locale.

  2. vecchioscarpone il12 novembre 2013

    Non ho una moto e non sono mai andato in moto fuori strada. Sono però fortemente contrario ai fondamentalismi di qualsiasi tipo. Quindi perdonatemi se non riesco a provare simpatia per questo articolo e per la maggior parte dei commenti: se mentre cammino su un sentiero silenzioso arriva un gruppo di trialisti (che usano mezzi silenziosi e con gomme non aggressive, a differenza degli enduro che non ho mai incontrato e che non sono certo adatti al moto alpinismo) mi sposto li lascio passare e tempo massimo una trentina di secondi sono spariti e con loro anche il rumore. Se poi i motorizzati sono incivili (scarichi aperti o guida tipo prova speciale) allora che vengano pesantemente sanzionati, come mi capita molto spesso di augurare a troppi escursionisti a piedi che farebbero bene ad andare (loro si) a Porto Marghera! Con l’l’educazione e il rispetto delle regole tutti possono convivere, se una di queste manca che usino scarpe o ruote sempre nella categoria imbecilli rientrano e non in quella degli escursionisti amanti della natura

  3. Roberto Serafin
    Roberto Serafin il12 novembre 2013

    C’è poco da stare allegri. Non c’è tregua per noi “complessati del silenzio”costretti a misurarci sui sentieri con “escursionisti motorizzati” troppo spesso dissennati che, quando si accorgono di essere fotografati, si esibiscono in gesti osceni come mi è capitato di assistere. E’ vero che la mamma degli idioti è sempre incinta, ma bisogna rendersi conto che abbiamo di fronte un avversario poco disposto ad arretrare. A giudicare da un libretto intitolato “Trial e motoalpinismo” di un certo Piero Kuciukian (Longanesi), più di vent’anni fa già ci si poneva il problema delle regole, anche se la situazione non era degenerata come oggi. Niente di nuovo, dunque, sotto il sole. Il fuoristrada è vietato quasi ovunque, eppure sempre più rappresenta un problema per chi, come noi, sui sentieri concepisce solo l’utilizzo del cavallo di San Francesco. Si aggiunga che l’escursionismo motorizzato (se è lecito chiamarlo così) è dannoso per l’ambiente e per l’immagine stessa della montagna oggi piuttosto compromessa da certi rutilanti luna park. Ma con questi chiari di luna riescono forse gli enti locali competenti a far rispettare le normative vigenti? Una buona idea, sulla carta perlomeno, mi sembra quella delle Sezioni e Sottosezioni bergamasche del Cai impegnate a documentare la presenza di mezzi motorizzati che infrangono la legge inoltrando le segnalazioni dei soci di buona volontà alle istituzioni competenti. Tutto ciò fa parte delle linee di indirizzo approvate dagli orobici nel 2012 e sarebbe interessante sapere se l’iniziativa di questi benemeriti iscritti rappresenta o no un caso isolato.
    Roberto Serafin

  4. paolo il11 novembre 2013

    Mi piace l’escursionismo a piedi e detesto il motociclismo in montagna (come anche il MTB e lo sci di discesa). Ma un conto sono i miei desideri e un altro conto è la libertà di tutti. Penso che si dovrebbero fare dei percorsi solo per motociclisti, per tutelare le loro scelte (per lo sci esistono le piste e io mai mi sono sognato in estate di frequentarle; sono territorio loro e anche brutto). La montagna è di tutti e solo una netta separazione può contribuire ad una fruizione dei percorsi senza provocare incidenti e malumori o peggio litigi. Sono due realtà così diverse che è inutile tentare di unirle o peggio di prevaricare le une per le altre.

  5. Riccardo il10 novembre 2013

    Fotografare e denunciare. I percorsi per il trial, invece che farli in montagna, ove deturperebbero senz’altro qualche altro luogo, è meglio farli a Portomarghera.

    • Marco il14 febbraio 2014

      Paolo,
      sono un escursionista, sia a piedi che con mezzo motorizzato. Amo la montagna, il silenzio, l’aria pura e la pace ma amo anche il piacere che da un bel giro con la moto, in paesaggi mozzafiato ed irripetibili. Sono assolutamente d’accordo con te che basterebbe dedicare certi percorsi ai “pedoni” e certi ai mezzi a motore senza dimenticare il rispetto per il territorio. Sono ben disposto ad un potenziale tesseramento che permetta, tramite pagamento annuo, di godere dei sentieri e contemporaneamente permetta il loro ripristino in caso di danneggiamento.
      Non credo sarebbe così difficile ma vedo davvero poco interesse a trovare un punto d’incontro.

      Saluti

      Marco

  6. Rosso Dino il10 novembre 2013

    E’ capitata la stessa cosa a me ed altri escursionisti il 21 settembre sul sentiero cai 160 che da passo Silvella sale a sella Frugnoni. La situazione era di vero pericolo sia per chi stava a piedi a causa delle pietre che rotolavano dall’alto sia per i centauri che in caso di caduta avrebbero fatto un volo di parecchie decine di metri. Comunque sia per la salita quanto per la discesa non si sono fermati per chiedere strada: sono passati e basta a tutta velocità a pochi centimetri guardandoti negli occhi in senso di sfida…

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