denti della strega_01

«Signore, posso disturbarla?»
«Chi è questo? Un altro?» pensò l”albergatore stanco e un poco seccato, ma subito mascherò la smorfia di disappunto con la cortesia professionale. «Si figuri, sono a sua disposizione per quello che posso» rispose senza indugio.

«Senta, se non le chiedo troppo» continuò il turista consultando la cartina, «vedo qui scritto un nome strano che dovrebbe indicare quei due torrioni là in fondo, ma chiedendo in giro mi è stato risposto da più d”uno come toponimo “Denti della Strega”, le volevo chiedere se per caso non abbia sbagliato montagna.»

«Stia tranquillo, nessun errore! Se davvero le interessa le posso spiegare il perché, ma ci vorrà un po” di tempo. Sistemo due cosette e poi sarò da lei.»

All”albergatore ogni contrarietà parve svanire, anzi una specie di voglia di staccare un po” dal lavoro, di riposare una mezz”ora gli si ficcò in testa più come smania che necessità. Impartite alcune disposizioni frettolose al personale tornò dall”ospite con un largo sorriso, del resto gli affari gli andavano a gonfie vele e ogni sua preoccupazione gli veniva per eccesso, non per difetto.

«Si accomodi nella saletta qua di lato, staremo tranquilli» accennò al cliente facendo strada. I due sedettero in faccia alla finestra dalla quale si scorgevano le due torri dal nome incerto, sullo sfondo, oltre un gran prato, oltre la fascia cupa dei boschi, sopra il biancore delle ghiaie da dove spuntavano come denti mostruosi erosi dalla carie.

«Dunque Signor…, lei voleva sapere il perché il nome di quella montagna là in fondo non sarebbe quello scritto sulla carta, il nome esatto resta quello dettato dalla geografia, ma noi qui diciamo “Denti della Strega” perché soltanto dalla prospettiva del paese quel monte lo si vede diviso in due torri un poco storte, per così dire, sbilenche e distinte in apparenza, ma se lei si spostasse più a destra o più a sinistra, quei due sassi diverrebbero un unico masso informe e, oserei dire, insignificante in confronto alle altre cime qua attorno che, come lei saprà, superano i tremila. Poi ci sarebbe il fatto della strega.»

«La strega?» chiese il cliente sorridendo.

«Una strega in carne e ossa, lei non crederà, ma qui in paese c”è stata una strega per davvero, almeno così dicono.»

«Dicono chi?»

«I paesani e io stesso che l”ho conosciuta» rispose l”albergatore sempre col sorriso.

«Lei saprà meglio di me come nascono le storie, le leggende, sempre da qualcosa di reale che viene poi gonfiato, modificato e, che so io, sistemato a mezz”aria tra terra e cielo.»

«Bene» disse l”ospite incuriosito, «diciamo che io vivo di storie, di frottole e anche di balle grosse come montagne, mi pagano per scrivere e, se permette, la sua, storia o leggenda che sia, mi interessa.»

«Purché non faccia nomi, se vuole gliela racconto e potrà scrivere quel che vuole» continuò il padrone dell”albergo ormai in vena di chiacchiere, poi indicò all”ospite la finestra e disse: «Ecco, tra poco ci sarà il tramonto e quando il sole incrocerà le torri, se vedrà come un”ombra, una sagoma contro il torrione di destra, quello a punta come il cappello di una strega, allora, allora vorrà dire che anche lei è soggetto all”incantesimo.»

«Mi scusi, un”ombra di che?» interruppe il cliente curioso e divertito.

«Questo dovrà intenderlo da sé» rispose l”albergatore con voce misteriosa e cominciò il racconto all”ospite che s”era fatto serio, serio.

«Alla fine della grande guerra capitò in paese un bambina, forse orfana, alcuni dicono che la madre stesse in una di quelle case, in città. Andò a vivere da una zia qui in paese, un poco fuori, dove ora c”è la partenza di quella seggiovia là in fondo,  frequentò la scuola, crebbe e divenne una gran bella ragazza, corteggiata, ambita… Infatti la spuntò un gerarchetto di Mussolini che partì volontario in Africa, contro gli inglesi e la volle sposare lo stesso, per procura. Morto dopo un mese di guerra: lui eroe, lei vedova bianca. Passano gli anni, arrivano tedeschi e partigiani, tempi duri, guerra e guerriglia, finalmente finisce, allora ero bambino. Dicevo della sposa, gran bella donna! Un capo partigiano si fermò qui con lei, uno di Bologna o Firenze, uno distinto istruito che faceva l”insegnante. Visse circa due anni e For plan years beginning in 2010, the Secretary and States will establish a process for the annual review of increases in premiums for health health insurance with dental coverage. una malattia fulminante lo portò al cimitero. Era giovane… Allora cominciarono a circolare strane voci sul conto di quella vedova: una strega? Le donne del paese ne erano convinte, mentre gli uomini la dicevano maga, termine certamente meno offensivo. Il parroco assicurava che si trattava di stupide chiacchiere, ma, anche lui, non passava più da quella casa per la benedizione pasquale. Paura? Mah! Viveva sola dalla zia ormai defunta anche lei e la sua vecchia le aveva insegnato l”arte del “tiraossi”, cioè i rimedi pratici a slogature, distorsioni, botte e affini, inoltre aveva appreso la scienza della medicina empirica: erbe, intrugli e magie varie. Poi, forse stanca di essere guardata di traverso, scansata come la peste, s”era adeguata al ruolo e s”era cucito un cappellaccio a punta, vestiva con gonne lunghe con uno spacco vertiginoso che mostrava gambe perfette, portava anche camicette attillate, lo ricordo bene, che lasciavano immaginare un seno marmoreo senza sostegni. Pensi, a quel tempo. Allora il paese non era come lo vede oggi, c”erano meno case, molte stalle, letamai e tanta povertà. Miseria no, per fortuna, ma lavoro duro, emigrazione e poche lire. Allora c”era soltanto un”osteria, ora ci sono dieci alberghi e tutti di buon livello. Turismo zero: cominciò alla fine degli anni sessanta e fu la fortuna. Chi ora si lamenta è un imbecille. Veramente già allora capitava qualcuno e si fermava all”osteria, per lo più signori tedeschi e inglesi che si divertivano con le arrampicate pigliando qualche ragazzo qui del paese come aiutante, ma erano ben poca cosa.»

«Ma mi parli della strega se non chiedo troppo» interruppe il cliente curioso.

«Già, stavo perdendo il filo. Dicevo della bella vedova che viveva da sola. Sola? Molte donne del paese malignavano attorno a quella casa, perché, dicevano, di notte là c”era un traffico d”uomini. Invidia certo, forse uno o due ci saranno anche stati: fatti loro e fatti suoi! L”unica cosa vera furono i coscritti, questi sì, come per tradizione, dopo la visita di leva andavano a far chiasso sotto le finestre della strega. Tutto qua.»

«E tanto è bastato per fabbricare una strega? E che fine ha fatto poi?» chiese l”ospite quasi deluso dal racconto.

«Eh, no! C”è dell”altro, magari inverosimile, ma c”è. Si sparse la voce che alcune donne sia del paese che dei borghi vicini, si rivolgessero a lei, di nascosto, per pozioni, filtri, diavolerie, tutta roba che serviva a risvegliare l”interesse dei loro uomini. Virilità, lei mi capisce… Poi ci fu un fatto direi miracoloso: un signore qui del paese, il più ricco, l”unico, si beccò una malattia grave. Eravamo nei primi anni sessanta… Era un brav”uomo… Ospedale, ospedali, medici, chirurghi, luminari… Niente, sempre peggio, ormai si trascinava magro come uno stecco e giallo come le placche delle due torri. Gli avevano dato ben poco da vivere se s”era deciso a frequentare la chiesa, lui che non ci aveva mai messo piede. Come fu che non fu, probabilmente mosso dalla disperazione, un bel giorno andò dalla strega. Tisane, intrugli, scongiuri effetto placebo, come dicono, in capo a tre mesi si rimise in forze e visse ancora più di vent”anni. Lei potrà credere come non credere, ma io le dico che fu così. Da allora la strega non fu più strega, diventò soltanto una maga benefica. Se ne andò dal paese più o meno cinquantenne ancora gran bella donna. Dicono fosse andata a Padova o a Venezia con un signore, uno dei primi turisti quando cominciò lo sviluppo del paese. Spero che quel signore abbia toccato ferro, lei mi capisce. Questo è tutto, anzi no, manca quella voce “Denti della Strega”. Ora, se lei avrà la pazienza e la fortuna di restare qui da noi fino al prossimo plenilunio, sperando che la notte sia serena, quando la luna si fermerà sopra le due torri, nel mezzo tra il dente destro e il sinistro, fissandola con la massima concentrazione forse scorgerà come un”ombra appena appena accennata nel centro dell”astro, la sagoma della strega in volo con tanto di scopa e di cappello a punta.»

Mario Ferrazza autore del post

Mario Ferrazza | Pensionato, escursionista, buon camminatore, mediocre scialpinista, pessimo fotografo. Iscritto al CAI Feltre dal 1988, ha percorso le Dolomiti in lungo e in largo, con qualche incursione nelle Alpi Occidentali e Centrali, compreso un paio di tracciati classici in Nepal. Vivo a Mel (BL).

1 commento/i dai lettori

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  1. Lot Gioacchino il19 settembre 2014

    Caro Mario, ti auguro di piazzarti bene, anche se i tuoi competitor, da quel poco che ho letto, sono agguerriti! Staremo a vedere.

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