La Federazione Italiana Greppisti Anomali (F.I.G.A.), lo scorso 17 e 18 giugno 2017 ha organizzato una due giorni denominata “il Traversone”, escursione definita dal suo ispiratore come: “Due giorni in balìa della sorte tra i misteriosi Canali del Meduna”. Lo stesso ispiratore, nonché fondatore della benemerita Federazione, come indicazioni utili all’impresa precisava: “Trattasi di percorsi impegnativi su rocce instabili, miste ad erba, che richiedono passo sicuro e assenza di vertigini, allenamento, spirito di avventura, completa autonomia, responsabilità propria”.
All’appello si sono presentati, oltre all’ideatore, quattro greppisti anomali, crediamo tutti membri della medesima Federazione.
Nella cartina che alleghiamo è indicato il piano dell’escursione. Le scarne note del programma dicevano:
Primo giorno: ritrovo al rifugio Pussa e salita con automezzo in Senons. Raggiunto il monte Burlatòn inizia una lunga cresta erbosa (ramponi; consigliati questi) che con il passaggio per F. Pierasfezza e Cima Leadicia termina in casera Chiarpin dove si pernotta.
Secondo giorno: seguiremo il vecchio sentiero 393 ritornando in F. Dal Cuèl e poi giù in Senons. Per i curiosi, invece di valicare F. Dal Cuèl si potrà salire da Est il monte Burlat e scendere ad Ovest, sui prati di casera Senons.

La descrizione che segue, dalla penna del fondatore della Federazione, entra nel merito della proposta e racconta com’è andata l’attraversata.

Premessa
Il monte Burlatòn (2121 m) nel gruppo Caserine-Cornaget è stato salito per la prima volta da Angelo Coppadoro, socio della Società Alpina Friulana, negli ultimi anni dell’ottocento, periodo durante il quale ferveva una grande attività esplorativa condotta più da scienziati e studiosi che da alpinisti.
A fare da guida a Coppadoro, probabilmente le guide clautane che condussero l’esimio cliente su per il Rio del Clapòn, il casòn Burlat e poco prima di raggiungere Forcella Pierasfezza, girarono a occidente andando a prendere un lungo crinale erboso che li portò sulla quota 2077 e poi per cresta in vetta. Non scesero su Forca dal Cuèl poiché il passaggio da quel lato veniva giudicato impossibile.
Ci pensò Lothar Patèra, alpinista smaliziato a salire il Burlatòn da Forca dal Cuèl, vincendo il ripido canalino sotto la cima, oggi classificato di secondo grado.

La dorsale delle Creste di Meduna
Il mio desiderio era traversare il Burlatòn salendo la via di Patèra e scendendo per quella di Coppadoro. Siccome l’appetito vien mangiando, ho pure pensato di proseguire oltre Forcella Pierasfezza e salire Cima Leadicia (1898 m) per continuare ancora verso oriente e calcare le restanti dieci cime della cresta detta Cuesta Brusada, orlo sommitale della vasta parete Sud di Leadicia.
Tutte queste creste, in massima parte erbose hanno la caratteristica che in entrambi i versanti spiovono nel Meduna. Per tale motivo, con i miei compagni di viaggio, si è pensato di nominare questa dorsale Creste di Meduna.
La Cima Leadicia è il massimo per chi cerca ambienti solitari, selvaggi, avventurosi e non ha paura della fatica; da qualunque punto lasci l’automobile non raggiungi la vetta in meno di 6 ore, che per una montagna di neanche 2000 metri è certamente un bel record. Sempre che si conoscano i sentieri d’approccio, che un tempo esistevano ed erano utilizzati e che ora son solo labili tracce interrotte da schianti e franamenti.

Il grande taglio boschivo del Meduna
Un tempo si andava dappertutto con vacche e pecore, anche sui pascoli pensili della Cuesta Brusada, passando per il Tàmer di Leadicia e la Claupa da lis Chiares (l’antro delle capre) che veniva utilizzato come ricovero.
Gli antri sono serviti anche in tempi relativamente recenti e non è raro trovarvi qualche utensile o la caldiera per la polenta. Si tratta del periodo tra gli anni 30 e 50 del Novecento, quando l’alto bacino del Meduna fu oggetto di un grande taglio boschivo di legna da ardere e da costruzione. Nei periodi di più intenso lavoro erano in loco fino a 200 operai che soggiornavano in casoni di legno nei pressi di casera Chiarpin; si era allestita una linea di teleferica di tipo Valtellina lunga 12 chilometri e numerose linee laterali con filo a sbalzo.
I boscaioli che operavano nei versanti più alti, per non perdere tempo a salire e scendere (lavoravano a cottimo) si fermavano nelle claupe, migliorandole e portandovi suppellettili, anche delle reti e materassi. Sempre nell’ottica di perdere meno tempo possibile, pagavano dei bambini (10/12 anni) che portassero loro acqua e viveri.

La fune di Bepi
Bepi era uno di quei bambini e adesso che ha più di ottant’anni mi parla di quei posti e con le sue indicazioni sono stato nei luoghi più reconditi, trovato accesso a forre, forcelle, riscoperto antichi sentieri.
Quando lo vado a trovare mi chiede sempre, per prima cosa, se ho scoperto il suo passaggio tra il Tàmer di Leadicia e il bosco Sot Cengla. Nel punto che dice lui c’era un larice che era cresciuto rasentando le pareti e la punta le superava. Bepi abbrancava la cima del larice e scendeva. In seguito un fulmine colpì il larice privando il passaggio di una scala naturale. Allora Bepi si portò su un vecchio canapo e con questo scese. Lo lasciò legato lassù nel caso gli servisse ancora e mi dice sempre che passando sotto le pareti di Sot Cengla è impossibile non vederlo. Tre volte sono salito a cercare quella fune. Tornerò ancora, per Bepi, per tutti quelli che hanno vissuto e faticato su quelle montagne; quando cammino da solo dentro quella valle mi pare di averli tutti intorno che viaggiano con me. Io, la loro memoria.

E l’attraversata com’è andata?
Innanzitutto bisogna leggere i commenti di due dei miei compagni di viaggio:
Pedibus Calcantibus http://pedibuscalcantibus.altervista.org/cresta-dal-burlaton-cima-leadicia
dolomitidxtagliamento http://dolomitidxtagliamento.altervista.org/blog/creste-di-meduna
Di mio posso dire che sono stati due giorni intensi in un ambiente dove era vietato sbagliare e quindi sempre massima concentrazione; là dentro il telefono non prende e siccome l’escursione era su due giorni un eventuale allarme sarebbe partito solo la sera del secondo giorno.
Durante il tragitto ho fatto di volta in volta numerose scelte in base a ciò che “sentivo” essere le capacità e le preoccupazioni dei miei compagni, ad esempio: usare o meno la corda e i ramponi, evitare dei salti pericolosi cercando degli aggiramenti; in base a questo modo di conduzione ho deciso di non salire l’ultima cima il Burlàt, vista la stanchezza, ma anche l’appagamento generale.
Però in rifugio ci siamo rilassati: bagno nel torrente, grigliata, chiacchiere.
All’ultimo momento sono arrivati due trentini, Claudio e Sara che in qualche modo abbiamo sistemato, dato che ci sono solo 6 posti letto. Scoprendo poi che Claudio lavora in provincia di Trento ed è lui che si occupa degli orsi trentini.
Le angurie al rientro, che avevamo lasciato, ben nascoste nell’acqua del torrente è stato l’ultimo momento comunitario tra di noi – in maggioranza conosciutici per l’evento – che ha suggellato una complicità, solidarietà e fiducia reciproca che solo la montagna sa infondere.

Creste di Meduna prima traversata integrale 16 e 17 giugno 2017. La compagnia in Forcella Pierasfezza. Da sinistra: Alberto, Claudio, Michele, Giorgio, Tommaso.


Definizione di Greppista 

Greppisti? Quello che facciamo noi greppisti non ha nulla di certo, anzi è l’attività più precaria e più esposta
alla variabile ambientale e all’arbitrio personale che esista.
Noi saliamo le montagne sfruttando i lati che non hanno sentieri né vie alpinistiche; percorriamo i greppi, i
versanti ripidi e scoscesi dove nessun alpinista né escursionista si sognerebbe di andare.
Lo facciamo senza attrezzature: se si passa bene altrimenti si torna indietro. Attività dura e pericolosa che ci
porta nella natura più vera, dove possiamo mettere alla prova le nostre capacità ed esprimerci senza
condizionamenti.
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Note:
— Per saperne di più e per eventuali adesioni alla Federazione Italiana Greppisti Anomali (F.I.G.A.): greppisti.altervista.org
 Per comprendere meglio i luoghi consulta la Carta Tabacco dedicata al Parco Naturale Dolomiti Friulane.

Giorgio Madinelli autore del post

Giorgio Madinelli | Esploratore dei greppi. 3° classificato al Blogger Contest.2015.

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