Reinhold Messner, Mr.14 (© Darío Rodríguez/DESNIVEL)

Reinhold Messner, (© Darío Rodríguez/desnivel)


Report di Tatiana Bertera, vincitrice del premio speciale IMS al Blogger Contest.2016 con Jean Pierre Perrier e Sara Taiocchi. Nella veste di “inviata speciale” Tatiana aveva il compito di raccontare ai lettori di altitudini l’edizione 2016 dell’International Mountain Summit (IMS) che si è svolta a Bressanone dal 14 al 16 ottobre 2016. 


Primo giorno, mattino
Sveglia, colazione, di corsa al Forum. Bressanone, sotto la pioggia, non sembra neppure Lei, anche se mantiene il suo consueto fascino da signora del nord.
L’Alto Adige è un mondo a parte. Italia che Italia non è. Loro ad essere italiani neanche ci tengono, a dirla tutta. Sono una terra di mezzo, un microcosmo. Non sono italiani, non sono tedeschi. Sono Alto Adige, semplicemente. Una differenza tangibile, che senti forte, che annusi nell’aria, dal primo momento in cui metti piede in questa bella terra. Una differenza che mi piace e mi diverte, tutto sommato.

Comincia così il mio viaggio inaspettato all’IMS2016. Ho ricevuto il premio più bello, per quelli che sono i miei gusti, tra quelli del Blogger Contest di altitudini.it: un’esperienza di vita e la possibilità di raccontarla. Per chi è innamorato della scrittura, per chi ama viaggiare e vedere posti nuovi, credo sia il premio più ambito. Il viaggio verso Firmiano, alla volta del Mountain Messner Museum, dura circa un’oretta.

La settimana di lavoro è stata pesante e questa esperienza me la sento piovere addosso come una vacanza. Il pullman rallenta, ringhia, si ferma in uno spiazzo. “Ci sono due persone in ritardo e ora li aspettiamo” dice la nostra guida con marcata accento tetesco e, ridendo, aggiunge. “Saranno italiani!”. E certo, saranno italiani! Mafia, pizza, mandolino e da oggi pure ritardatari! Io me la rido di gusto. Mi sento in vacanza. Accogliamo sul mezzo i ritardatari italiani e ci rimettiamo in carreggiata.
E per la seconda volta il pullman rallenta, ruggisce e si ferma. Questa volta, però, perché siamo giunti a Firmiano. Pioviggina, il cielo è cupo, ma anche con una luce di questo tipo il Castello scelto da Reinhold per il Museo della Montagna non perde il suo appeal. La posizione strategica lascia intuire il ruolo difensivo che ha rivestito in passato. Ed è bello pensare che un luogo così cruciale possa fungere oggi da “memoria e difesa” di un patrimonio come la cultura legata alla montagna, che non deve andare perduto. E Reinhold ci tiene, ci tiene profondamente a questa cultura.

Quello di Firmiano è uno dei sei musei istituiti da Mr.14 per fare storytelling (R&M, come mi piace ora chiamarlo per sentirlo più vicino, fu il primo a salire tutti i quattordici 8000 e il primo a salirne uno senza ossigeno). Perché, mi viene da pensare, quando ti sei lasciato conquistare da tutte le montagne più alte del mondo, quando quindi sei entrato a stretto contatto con esse, la cosa più saggia è “raccontarLe”. Ad accoglierci, in una gremita sala dove poi pranzeremo a colpi di specialità locali, c’è proprio lui, R&M.

Capello argento e arruffato, visto da vicino mi ricorda lo Yeti. Parla del museo e ci invita a fare domande. Nella lingua che preferiamo, dice lui. Si fondono le voci e gli idiomi. C’è chi guarda affascinato e chi prende diligentemente appunti. Io osservo inebetita le sue mani che si muovono e penso che quelle stesse mani hanno toccato mille rocce, mille terreni, mille persone, mille culture. C’è chi poi gli chiede di farsi una foto insieme, ma lo vedi che accetta perché la situazione lo richiede. Per questo motivo io non ho nessuno scatto insieme a lui. Certe cose si sentono a pelle. Lui porta sulle spalle l’eredità dell’alpinismo classico, del grande alpinismo, quello che si identifica con i concetti di ricerca, esplorazione ed infine scoperta, e ne è uno dei maggiori rappresentanti. Parlo di quelli ancora in vita, ovviamente. Lui può raccontarlo ed è bello che lo faccia. Come Bonatti, a suo tempo e fino a tarda età, lo fece. E lo sottolinea anche oggi, come spesso gli ho sentito fare.

«Bisogna distinguere l’alpinismo da quello che alpinismo non è», afferma col tono di chi sta rivelando al suo pubblico attonito una verità assoluta. «L’alpinismo è quello che lascia la montagna pulita da strutture artificiali, di qualsiasi tipo. Ci sono regole a cui sottostare, in montagna. Regole molto diverse da quelle che la società impone. Spesso è la montagna a decidere, l’uomo non può che accettare e, qualora la situazione si metta male, ascoltare istinto e spirito di sopravvivenza. Il vero problema è l’eccessiva urbanizzazione delle montagne. La montagna è diventata accessibile a tutti, talvolta in maniera troppo semplice. E per questo, a volte, l’uomo finisce con il fare confusione tra le varie cose (tra alpinismo e sport come lo sci in pista, l’arrampicata in falesie attrezzate, ecc. ndr), sport bellissimi ma non alpinismo. Si perde così anche quella dimensione di rispetto che ci deve essere nei confronti della montagna».
Mr.14 non si schiera contro tale urbanizzazione ma esorta alla ricerca del “giusto equilibrio”.

Il Museo, che si snoda in un percorso didattico molto articolato, tra giardini esterni, torri, cunicoli nella roccia e spaziose sale, cerca di raccontare la montagna in tutti i suoi aspetti. Dalle rappresentazioni artistiche ai ritrovamenti fossili, dalle varie spedizioni (con cimeli storici di grande valore culturale, come tende da bivacco, maschere, imbraghi, scarponi, ramponi e caschi delle primissime salite agli 8000) agli aspetti religiosi. Il tutto in un contesto, quello del castello stesso, denso di storia, ma dove le installazioni predisposte per le varie esposizioni (ultramoderne, tutte i vetro e ferro) si fondono perfettamente con le mura del castello, senza infastidire l’occhio. Le mura del castello separano questo piccolo universo dalla realtà di Bolzano City. Un cannocchiale se ne sta fisso, in un punto a ridosso delle pietre datate, e guarda verso la città. Ci appoggi l’occhio istintivamente per capire cosa “guardi” e scopri che è un occhio puntato sull’headquarter Salewa, uno dei partners di questo polo museale. Da una stanza all’altra, costeggiando le mura e infilandosi in scenografiche fenditure nella roccia, il tempo trascorre veloce. Ad affascinarmi è lo stretto rapporto che lega, e su questo Mr.14 punta l’attenzione, montagna e religione. “Tutte le religioni moderne discendono dalla montagna”, così recita un cartello: “Buddha sull’Himalaya, Mosè sul Monte Sinai, Cristo che pronuncia il discorso della montagna, Maometto sul Monte Hira”.

Nell’ultimo spazio espositivo, a riprova di quanto detto nel discorso introduttivo, osservo una teca di vetro contenente i rifiuti lasciati dagli alpinisti in spedizione sulle montagne himalayane e compattati. Stanno lì, alla stregua di un monito. Parlano senza proferir parola. “Questo è quello che non si deve fare”, dicono più o meno così. Questo è il frutto dell’eccessiva urbanizzazione delle montagne e della conseguente perdita di rispetto.

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Secondo giorno, tardo pomeriggio
Mr.14 ricompare. Siamo al Forum di Bressanone questa volta ed è stata organizzata una conferenza stampa nella quale i convenuti possono liberamente fargli una domanda a piacimento. Ma cosa vai a chiedere ad uno così? Ci sarebbe da farsi raccontare “cose” per tre giorni senza dormire, altro che una domanda. Ma non si può neppure perdere una occasione del genere. R&M se ne sta seduto di fronte a noi, comodamente. Ci esorta a fare la domanda nella lingua che preferiamo.

«Reinhold, qualche tempo fa, in una intervista, tu dicesti che consideri Hervè Barmasse un grande alpinista. Uno che sa fare alpinismo come lo intendi tu. Ce ne sono altri e cosa ne pensi di una figura controversa e per certi versi criticata come Alex Honnold, a cui uno sponsor (barrette energetiche) ha tolto il suo appoggio sostenendo che Alex ha spinto la sua attività troppo all’estremo? Ma io mi chiedo, questa questione dell’estremo… se qualcuno non avesse fatto cose considerate estreme, per primo, probabilmente oggi nessuno scalerebbe le vette più alte del pianeta, no?».
«Domanda interessante», (Wow, lo ha detto davvero della mia domanda? Ha detto interessante!?!). «Considero Barmasse un bravissimo alpinista. E’ stato ovunque Hervè, ma alla fine è stato un genio a scoprire, sulle montagne di casa, vie ancora inesplorate e nuove possibilità su un terreno che si pensava ormai esaurito. Per quanto riguarda Alex non ero a conoscenza di questa sua difficoltà con uno sponsor, e mi dispiace molto! Devo dire però che è sempre stato così, da sempre. Basti pensare che in passato Mummery (il primo in assoluto a tentare la salita di un 8000) fu diffidato dall’Alpine Club del suo Paese perché andava in montagna senza una guida. Da sempre i rivoluzionari, i precursori, gli innovatori, coloro che portano il limite un po’ oltre, sono osteggiati. Col tempo succede, spesso, che chi li ha osteggiati si ricreda. E’ successo anche a me, in passato!».

La sera, poco prima della proiezione d “Still Alive”
Pellicola interessante (di cui Mr.14 è regista) e carica di tensione, a parer mio, cerca di raccontare in maniera fedele, attraverso una riproduzione storica per certi versi minuziosa, la vicenda dei due austriaci  Gerd Judmaier e Osvald Oelz. Nel settembre 1970, sul monte Kenya, i due rimasero coinvolti in un incidente alpinistico. Una gamba fratturata… Una banalità potremmo pensare oggi. Ma nel 1970, in Kenya, il salvataggio fu qualcosa di eccezionale. Consegnato, nella stessa serata, anche il Premio Paul Press allo strepitoso Hansjorg Auer. Strepitoso alpinista, ovvio, ma da ora anche attore… Rimaniamo in attesa che la pellicola venga tradotta anche in lingua italiana e distribuita in Italia.

Caro Mr.14, una foto non si rifiuta a nessuno
Su Mr.14 avevo sentito pareri diversi e discordanti. Tra i tanti, anche il fatto che non fosse, come dire, un “campione di socievolezza”. Quello che ho potuto percepire, a pelle, è che sicuramente sa di essere (e probabilmente è!) un essere che “proviene da un altro Pianeta”. Non è un apprezzamento, non è una critica, è una mera constatazione. Ma io penso che a volte certe figure dovrebbero essere un pochino meno sicure di se stesse e “abbassarsi” a livello di “noi plebe”. Ripeto, non vuole essere una critica, ma una osservazione detta col sorriso. Non si smette mai di imparare. E nella mia vita, dalle mie infinitamente piccole esperienze, ho imparato che l’umiltà è la dote che permette di sfondare (non scalare, proprio sfondare!) le porte. Se poi sei uno alla Messner, alla Bonatti, alla Urubko, alla Barmasse (e chi più ne ha più ne metta), l’umiltà è quasi d’obbligo per riuscire a fare breccia nei cuori.
Caro Mr.14, lo so che dopo una intera giornata probabilmente ne avevi le “scatole piene” di persone. Lo so pure che il ragazzo che ti ha chiesto una foto non era “nessuno”. Forse non lo era per te, in quel momento. Ma tutti noi, per qualcuno, siamo importanti. E questo ci rende unici. Siamo tutti, ugualmente, importanti. E una foto, una foto dico, non si rifiuta a nessuno.

Tatiana Bertera autore del post

Tatiana Bertera | Mi chiamo Tatiana, Tia per gli amici. Tanti dicono che io sia una giornalista… effettivamente sono iscritta all’Albo, pertanto, formalmente, credo di essere proprio una giornalista. A me però piace di più definirmi come una che ha sempre inseguito i propri sogni e che continua a farlo, giorno dopo giorno. La mia passione è la montagna, che cerco di vivere sotto ogni sfaccettatura e di descrivere attraverso i miei racconti. Anche come giornalista, infatti, mi occupo di outdoor e delle varie discipline sportive che possono essere praticate in montagna. Oltre a CordaDoppia, il mio Blog-diario, gestisco un blog sul trail running che è ospitato dal portale della rivista specializzata Orobie.

3 commento/i dai lettori

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  1. Pingback: M14 visto da vicino. Forse viene da un altro pianeta… – MountCity 15 Dic, 2016

    […] Leggete il reportage di Tatiana in Altitudini […] / http://www.mountcity.it/index.php/2016/12/15/m14-visto-da-vicino-forse-viene-da-un-altro-pianeta/

  2. luciano pellegrini il15 novembre 2016

    Messner è una persona scontrosa, lo definirei un “selvatico”. Ricordo che una volta venne a Chieti e volevo salutarlo stringendogli la mano. Volevo toccare una mano che aveva conquistato tutti gli ottomila metri, rendermi conto quanto fosse grande, robusta, nodosa. Si rifiutò… Poi, per la sua scelta odierna di imprenditore, di regista, albergatore, scrittore, allevatore, ho le mie riserve!

    • Tatiana Bertera
      Tatiana il15 novembre 2016

      Mah… io le sue scelte non le commento, non mi sento davvero all’altezza! Commento solo quel che ho potuto constatare. Un comportamento che mi ha lasciato un leggero amaro in bocca. Da un “Grande” (quale lui è!) pretendo “cose grandi” (anche per quanto concerne il comportamento). http://www.cordadoppia.com

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