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Report di Jean Pierre Perrier, vincitore con Tatiana Bertera e Sara Taiocchi del premio speciale IMS al Blogger Contest.2016.  Nella veste di “inviato speciale” Jean Pierre aveva il compito di raccontare ai lettori di altitudini l’edizione 2016 dell’International Mountain Summit (IMS) che si è svolta a Bressanone dal 14 al 16 ottobre 2016.


Il verbo “meet” è stato l’indiscusso protagonista dei miei tre giorni all’IMS.
Infatti non ho fatto altro che incontrare, con la particolare sfumatura che attribuisco a questa parola: conoscere, scoprire, provare. E credo che il motto di questo summit “Meet mountain, people, soul” sia davvero appropriato: sono stati tre giorni all’insegna delle persone, della montagna, dell’anima.

Le persone
Provenienti da tutto il mondo, ma davvero, non lo dico per enfatizzare la situazione. Ho sentito parlare una donna afghana, Sediqa, presidentessa dell’associazione alpinistica del suo paese, che chiedeva di essere ammessa all’UIAA (Union Internationale des Associations d’Alpinisme), e un ragazzo altoatesino che ci ha svelato la ricetta di un golosissimo dolce tipico. Ho mangiato pranzo seduto al tavolo con un ragazzo nepalese: io pensavo alle mie “eroiche” imprese sui colli valdostani, lui raccontava delle sue consuete passeggiate sugli ottomila dietro casa. Ho conosciuto una persona molto molto anziana, di nome Ötzi: ha circa 5300 anni, lo chiamano “L’uomo venuto dal ghiaccio” e credo che al suo compleanno si accontenti di una sola candelina simbolica, altrimenti ci sarebbe da diventare matti! E’ la mummia ritrovata tra la neve e il ghiaccio di una montagna tirolese venticinque anni fa, praticamente intatta e quindi utilissima per i ricercatori di tutto il mondo.
Poi ho avuto la fortuna di sentire i racconti di due grandi dell’alpinismo. Il primo è il presente, Ueli Steck, uno svizzero che nel 2015 ha deciso di fare una piccola vacanza in giro per le alpi, scalando tutti e 82 i quattromila europei in 62 giorni, e ha condito la stessa annata con il record di velocità di scalata della parete nord dell’Eiger (2 ore, 22 minuti, 50 secondi). Il secondo è il passato, il presente e il futuro dell’alpinismo, si chiama Reinhold Messner e non credo abbia bisogno di presentazioni. Un uomo in perenne evoluzione che sembra non porre limite ai propri sogni: dopo aver scalato tutti gli ottomila si è dedicato ai suoi libri, per diffondere la cultura e la bellezza dell’alpinismo, ha aperto 6 musei (sensazionale quello di Firmian) e ha presentato proprio all’IMS il suo lavoro dietro la camera da presa come regista del film “Still alive”, nel quale viene narrata la drammatica storia di due medici-alpinisti sul monte Kenia nel ’70, con lo scalatore Hansjörg Auer come protagonista che durante la serata di presentazione ha ricevuto il premio Paul Preuss per le sue capacità e il modo di vivere l’alpinismo.

“L’alpinismo è la via migliore che l’uomo possa seguire per conoscere se stesso
e scoprire la natura”
(R. Messner)

E, infine, ho conosciuto loro, gli altri inviati di altitudini.it, i miei compagni di viaggio, persone splendide con cui condivido la passione per la montagna, per i libri, per lo sport e per il buon cibo. E’ stato speciale instaurare una bella amicizia e camminare tutti insieme verso il rifugio Plose per mangiare pranzo di fronte alle favolose Odle.

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Sara, Jean e Tatiana, inviati speciali di altitudini.it all’IMS

La montagna
Ovviamente la protagonista di questi giorni è stata lei, la montagna intesa quasi come se fosse una persona, e quindi come un qualcosa da rispettare, da amare e con cui avere un rapporto vicendevole, un rapporto che io vedo molto sbilanciato da una parte, perché sì, è vero, io alla montagna posso portarle rispetto, donarle la mia passione, bagnarla con il mio sudore ed amare tutto ciò che la riguarda. Ma quello che ottengo in cambio è qualcosa di incommensurabile: la montagna mi può regalare un susseguirsi unico di storie, emozioni e momenti indimenticabili che è davvero irraggiungibile. E sto parlando della montagna in generale, e quindi non solo quella vissuta in prima persona, ma anche quella letta nei libri, ammirata nei musei o vista nel bel docu-film di Messner. La montagna e tutto ciò che la riguarda è cultura allo stato puro e questa cosa emerge quando si parla di lei (sì, come se fosse una donna) come di una maestra di vita: lei insegna, trasmette, aiuta a crescere e a conoscersi. Quando stai camminando e inizia a fare brutto tempo, ti fa capire in qualche modo che devi tornare indietro, e in altri momenti ti dà la forza di non abbandonare e di arrivare in cima.

“Se non scali la montagna non ti potrai mai godere il paesaggio” (Pablo Neruda)

L’anima
Trovo quasi impercettibile il passaggio dalla parola “mountain” al concetto di “soul”, anima. Perché credo che per quanto la montagna possa essere una strepitosa palestra in cui mettersi alla prova fisicamente, è l’anima la parte di noi che trae i maggiori benefici. Mi commuovo pensando a Nives Meroi e Romano Benet, una coppia di alpinisti che è stata forte e unita di fronte ad ogni avversità, dagli ultimi passi per arrivare in cima a un ottomila, allo sconfiggere una malattia, sempre e comunque insieme. Un’amore infinito quindi, che sicuramente ha acquisito nel tempo spessore e solidità grazie alla montagna e alle tante scalate affrontate in cordata. Meraviglioso! Vivendo la montagna si può quindi avere la fortuna di migliorare sé stessi, rendere più forte lo spirito, scoprirsi e conoscere qualche propria caratteristica che viene fuori solo lassù, quando ci si sente più vicini al cielo e più lontani dalla vita di tutti i giorni. Si può rimanere estasiati di fronte a un panorama che rimarrà sempre nel cuore, capire che le difficoltà si possono superare e la sera, una volta tornati giù, scoprire di sentirsi fantasticamente bene.

“La montagna più alta rimane sempre dentro di noi” (W. Bonatti)

I miei giorni all’IMS sono stati semplicemente questo. Un incontro, un incontro con nuovi amici, con persone sconosciute e persone famose, montagne suggestive e parti della mia anima che ancora non conoscevo. Ed ho scoperto la bellezza, la bellezza di incontrare.

Gruppo delle Odle

Gruppo delle Odle

Jean Pierre Perrier autore del post

Jean Pierre Perrier | Ventitreenne appassionato di montagna, appena posso scelgo una cima e cerco di raggiungerla per sfidare me stesso, per trovare me stesso. La mia giornata ideale inizia la mattina presto su un sentiero, prosegue con un pranzo seduto a 3000 metri su una roccia e finisce su un’amaca con in mano un buon libro. Il mio blog si chiama “Live your present” ed è un invito a vivere a pieno la propria vita, ad essere sé stessi e seguire le proprie passioni. Scrivo di montagna, sport, libri e qualsiasi cosa mi venga in mente – https://liveyourpresent.com

2 commento/i dai lettori

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  1. Fernando il26 ottobre 2016

    Bell’articolo,
    Complimenti!

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