copertina il richiamo del silenzio_01Dopo oltre dieci anni dalla prima edizione (edita da Mondadori e da tempo esaurita), ritorna nelle librerie “Il richiamo del silenzio” di Joe Simpson (Corbaccio, 2014). Qui lo presentiamo nella recensione di Simonetta Radice.

Dici Joe Simpson e pensi subito a La Morte Sospesa, quell’incredibile (dis)avventura sul Siula Grande che rese il giovane alpinista britannico famoso anche al di fuori del suo ambiente. Il ragazzo spericolato è però cresciuto e “Il richiamo del silenzio” è in qualche modo il libro della maturità, di cui la citazione iniziale di Whimper “salite i monti, ma ricordate: coraggio e vigore nulla contano senza la prudenza…” chiarisce subito quale sarà il tono di voce.

“Il richiamo del silenzio” (Corbaccio Editore 2014) è un libro onesto, interessante per il suo essere scevro di qualsiasi retorica e introspettivo, un racconto in cui l’azione non è che l’altra faccia della riflessione. Così, la salita su una cascata di ghiaccio diventa l’occasione per capire quando è giunto il tempo della rinuncia, mentre la morte di un amico mette in discussione il senso stesso del suo andare in montagna e le domande incalzano: “Mi sono chiesto spesso perché avessimo scelto di giocare in modo così pericoloso con la nostra vita” scrive dopo l’incidente fatale occorso a Ian Tattersall. E si risponde: “Andavamo in montagna solo perché ci piaceva (…) Questo è il punto, è un gioco molto semplice. Lo giocavamo perché ci sembrava il miglior modo di vivere”. Un tema che ricorre spesso, tra gli alpinisti, quello della semplicità, se anche Ueli Steck afferma in un’intervista che in montagna “Le regole sono semplici e molto chiare. Mi piacciono, sono facili da capire”. L’alpinismo come fuga dalla complessità della nostra vita di moderni occidentali? Forse.

Simpson si rivela comunque un fine conoscitore delle dinamiche dell’animo umano e delle trappole che la mente mette in atto tali per cui, davanti a un buon boccale di birra, “la salita da incubo appena compiuta comincia a diventare… un’esperienza così profonda e vitalizzante da fare di te un’altra persona.” A tutti, nel nostro piccolo o grande che sia, è capitato qualcosa del genere. La memoria diventa selettiva e salva soprattutto la gioia, la soddisfazione di una salita piuttosto che la fatica e le difficoltà.

Il libro non manca di rievocare alcune tra le più celebri pagine di storia dell’alpinismo, da Mallory a Cassin, da Mehringer a Kurtz. Ed è proprio l’Eiger, con la sua iconica parete Nord, il grande protagonista di queste pagine: una montagna che suscita sull’autore un misto di fascino e repulsione, che risveglia la voglia di trasformare un sogno in realtà insieme alla paura di non esserne all’altezza. E’ in questo gioco di sentimenti opposti che Joe Simpson e l’amico Ray attaccano la parete: nello zaino non solo le normali aspettative che accompagnano ogni scalata, ma il carico e la pressione della storia, spesso tragica, di questa big wall.
Il confronto con l’Eiger non è per l’autore solo un’ascensione più impegnativa di altre. Questa mitica montagna finisce infatti col rievocare paure ataviche, sensazioni estreme, ricordi mai del tutto sopiti e pone ad alta voce le domande più decisive sul senso dell’alpinismo. Perché ci ostiniamo a salire? Qual è il senso di misurarsi con ambienti spesso dichiaratamente ostili e di assumersi i relativi rischi? Non c’è una risposta univoca, non ci sono certezze da parte dell’autore: “Forse, alla fine, tutto si riduce a questione di percezione: ciò che si prova è l’unica cosa che davvero si conosce.” E in questa visione trova posto un’interessante definizione dell’alpinismo – ammesso che l’alpinismo sia una pratica in qualche modo definibile – che ha che fare con ciò a cui tutti noi più o meno coscientemente aspiriamo, la libertà: “Questo è per me l’essenza dell’alpinismo: esito incerto, spirito soggiogato, sfida aperta. In altre parole: una libera scelta a cui dire di sì o sottrarsi. Ma soprattutto l’alpinismo consiste nell’essere là e nel fare: riuscire o fallire non contano nulla”. 

Gallery del video “L’eco del silenzio” dove Joe Simpson ripercorre la tragedia di Toni Kurtz del 1936 sulla parete Nord dell’Eiger.
Joe Simpson ripercorre una delle tragedie più epiche dell’alpinismo, quella del 1936 in cui Toni Kurtz con altri tre compagni provarono a salire per primi l’inviolata parete Nord dell’Eiger. La narrazione della lotta di Kurtz per la sopravvivenza, parallelismi esperienziali, ricordi poetici e pure dolorosi fanno sì che Simpson affronti alcuni suoi interrogativi fondamentali sulla passione per l’arrampicata o, meglio, sul senso profondo delle cose. Evitando gli occasionali scivoloni nel melodramma de La morte sospesa, Louise Osmond crea una storia straziante e carica di umanità. Tratto dal libro omonimo dello stesso Joe Simpson, protagonista del film di straordinario successo “La morte sospesa”.

2a parte – http://youtu.be/vRWDIwqpKRk
3a parte – http://youtu.be/3OZGLTsiPEk
4a parte – http://youtu.be/vHw9DZlWYGM
5a parte – http://youtu.be/lqP4iLJoeFM
6a parte – http://youtu.be/MIpuS_GT2sg

 

Simonetta Radice autore del post

Simonetta Radice | Giornalista pubblicista, addetta comunicazione. Da sempre amo la montagna e tutto ciò che ha a che fare con essa. La libertà è un poco al di là delle tue paure. Vivo tra Milano e Gignese (VB) e questo è il mio blog http://estateindiana.wordpress.com/

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