Lago alla testata della Val di Genova_01

Il famoso alpinista John Ball, primo presidente dell’Alpine Club inglese e fondatore dell’Alpine Journal, nell’estate del 1864 compie una interessante attraversata del massiccio adamellino, oggetto in quegli anni di importanti esplorazioni da parte di studiosi, glaciologi e naturalisti d’oltralpe.

Sul secondo numero dell’Alpine Journal venne pubblicata la descrizione di questa traversata da Pinzolo a Ponte di Legno. E’ questa sicuramente la documentazione del primo approccio che il celebre esploratore ebbe con la Val di Genova e del suo tentativo, per altro riuscito, di superare la cresta di confine Austria-Lombardia per scendere a Ponte di Legno.

Nella relazione non vi è indicata la data esatta dell’escursione tuttavia ritengo debba essere stata effettuata nell’estate del 1864, lo stesso anno in cui il tenente e topografo boemo Julius Payer, nel mese di settembre, salì per la prima volta la vetta dell’Adamello. La relazione del viaggio con titolo: Val di Genova and the Pisgana Pass. Esordisce con:
Sebbene dalla Val di Genova non si vedano cime eccezionali sono sicuro che anche i viaggiatori che verranno a visitarla in futuro la collocheranno tra le valli più interessanti delle Alpe tirolesi….”

Continua con la ricerca di una guida:
l’unico uomo che si dice conosca le cime che chiudono la testata è un cacciatore di camosci di nome Fantoma. Non avendo rivali che possono interferire con la sua attività sportiva, gode di opportunità da fare invidia anche ai principi, e mi fu assicurato che durante la stagione precedente aveva ucciso fino a cinque camosci in un giorno”.

Si capisce che le difficoltà maggiori degli alpinisti stranieri stavano nel trovare portatori e buone guide che conoscessero le vallate e i punti dove poter trovare rifugio. Ball decise di incamminarsi lungo il fondovalle in cerca del Fantoma ma:
“per strada scoprii che [il Fantoma] era sceso dalla valle principale fino a Tione con un camoscio ucciso il giorno prima”.

All’alberghetto però incontra Cesare Catturani:
un uomo che aveva fatto il portatore per un ufficiale che faceva dei rilievi della zona in alcune spedizioni di qualche anno fa sui ghiacciai, e che aveva anche accompagnato il mio amico von Sonklar nella salita della Lobbia”.

Val Sozzine, ©Giuliano Taverniti

Cesare Catturani è il giovane e robusto bottegaio di Strembo che insieme a Gerolamo Botteri accompagnerà Julius Payer nella prima salita sulla vetta dell’Adamello il 15 settembre dello stesso anno?
Sembra di no, perché nella relazione di Payer questo viene chiamato Giovanni, anche se in seguito Dante Ongari nel sua Storia dell’Esplorazione dell’Adamello e Presanella (1989) non fa distinzione attribuendo il soprannome di “Pirinello” a Cesare. A complicare il quadro si nota che in uno scritto precedente comparso su: “L’Adamello ieri-oggi di Vittorio Martinelli” lo stesso soprannome veniva attribuito, sempre da Ongari, a Giovanni. Lasciamo questa discussione “nomenclaturale” e concentriamoci sul fatto che il montanaro, da uomo pratico, si offre per:
quattro fiorini …”

come accompagnatore di Ball, precisando però di voler tornare in giornata in quanto non aveva il passaporto. Anche alcuni aspetti di carattere più pratico non vengono trascurati:
più fortunato del mio predecessore, che si lamentò amaramente delle pulci a Bedole, dormii piuttosto bene nella malga Venezia su un materasso a molle fatto di rami di pino disposti in maniera artistica, e che preferii decisamente rispetto al fieno sospetto”.

Si parte presto al mattino appena la luce lo permette:
“una salita di 15.000 piedi ci portò sui pendii sconnessi e aspri sopra la valle che si apriva con una bellissima vista sulle creste del lato opposto”.

Ma il tempo comincia a guastarsi:
ben presto iniziarono a formarsi delle nuvole intorno alle cime più alte e nonostante prima o poi si vedesse ogni singola cima, non fui così fortunato da potere avere una vista chiara di tutta la zona nemmeno proseguendo nella salita”.

Catturani non vuol perdere tempo e cammina di buona e alle 9.30 raggiungono la cresta spartiacque. Ball, dopo un deludente sguardo all’orizzonte, osserva con un poco di preoccupazione che:
la valle selvaggia che si trovava sotto di noi verso nord-ovest, in parte occupata da masse di nuvole in movimento continuo”.

Il timore è ulteriormente aggravato dalla consapevolezza della incompetenza del Catturani:
“diventò ben preso evidente che Caturani non sapeva assolutamente niente della discesa su questo lato, e fu anche chiaro che non sarebbe stata facile come la salita. Aveva una vaga idea che bisognava tenersi verso destra ma un primo esame mi convinse che tale via ci avrebbe portato in seria difficoltà”.

Rapide consultazioni ed esperienza convincono Ball che:
“l’unica via quindi consiste nel tenersi ben a sinistra. La neve era abbastanza dura, e così ripida da richiedere cautela e l’uso della piccozza. In questo modo scendemmo senza particolare difficoltà dalla prima alla seconda terrazza del ghiacciaio”.

Val Sozzine, in primo piano Epilobium fleischeri e in secondo piano Adenostyles sp., ©Enzo Bona

I nodi però vengono al pettine:
Caturani aveva un forte mal di testa e si sdraiò per terra, con la testa all’ombra di un grande sasso; mi chiese comunque di lasciarlo tornare subito in modo da raggiungere il Mandrone prima della notte. Prima di tutto temeva di finire nei guai per aver attraversato la frontiera senza passaporto, e aveva anche il lodevole desiderio di placare l’ansia che la sua assenza avrebbe causato alla moglie, però il motivo principale era che se il giorno successivo fosse stato nuvoloso, e non si trovavano più le nostre tracce non sarebbe più riuscito a trovare la via per tornare alla sua valle. Mi arresi davanti a quest’ultimo motivo, dopo aver invano cercato di convincerlo a riposare la sera alla prima malga per poi rischiare il giorno dopo. Avevamo visto da sotto una via per scalare la cengia rocciosa senza passare dal “mauvais pas”, e non ho dubbi che lui abbia raggiunto il suo scopo in tempo dato che è un’alpinista attivo, sebbene non particolarmente intelligente …”.

Questa nota severa di Ball su Catturani verrà ulteriormente esposta anche nella sua opera principale: Italian Alps. Non gli perdonò il fatto di averlo lasciato solo e lo stigmatizzò:
può essere utilizzato come portatore, ma non è un alpinista.”

Se costui fosse il Catturani che accompagnò Payer durante l’ascesa all’Adamello la cosa sarebbe abbastanza strana in quanto l’alpinista boemo riferì che la sua guida aveva poca dimestichezza col ghiaccio, ma era volenteroso:
“ questi si comportava in maniera goffa ma coraggiosa …”.

Ball continua da solo la discesa fino ad incontrare il:
segno di presenza umana nelle vicinanze sotto forma di due asini. Questi animali intelligenti non potevano darmi ulteriori informazioni, ma assumendo che i loro padroni non dovevano essere lontano mi sedetti all’ombra e riempii qualche pagina del mio taccuino, sperando invano che qualcuno si facesse vedere per alleggerirmi dal peso dello zaino”.

Concludendo; raggiunto Ponte di Legno Ball annota per coloro che volessero intraprendere lo stesso viaggio che:
con una guida che conosce bene la via, sarebbero più che sufficienti otto ore comprese le soste per raggiungere Ponte di Legno da Bedole o Venezia, e l’intero tragitto da Pinzolo a Ponte di Legno potrebbe essere compiuto anche in un’unica lunga giornata”.
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Testo rielaborato dall’autore da quanto già pubblicato dallo stesso sul giornale del FAB (Gruppo Flora Alpina Bergamasca). Qui puoi leggere la versione integrale (PDF).

(foto di apertura del post: il lago Scuro alla testata della Val di Genova, ©Giuliano Taverniti)

Enzo Bona autore del post

Enzo Bona | Botanico-pteridologo, vive a Capo di Ponte (BS). Ha al suo attivo numerose pubblicazioni specialistiche sulle Felci e su altri gruppi critici della flora alpina (Alchemilla, Thymus). Ha progettato il software delle principali banche dati floristiche italiane e informatizzato numerosi erbari storici (Porta, Ambrosi-Facchini, Rodegher e Fenaroli). Recentemente si occupa della storia dell’esplorazione botanica delle Alpi con contributi su eminenti naturalisti quali Domenico Vandelli, Filippo Parlatore, Douglas Freshfield e Albert Bracht.

2 commento/i dai lettori

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  1. manuela bertoletti il28 agosto 2012

    Ottimo articolo e foto interessanti.
    Si aggiunge sempre qualcosa al nostro sapere.
    Grazie.

  2. Franco Giordana il20 agosto 2012

    Bravo Enzo, sempre interessanti questi tuoi interventi sull’esplorazione floristica e non delle nostre montagne!
    Franco

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