ph ©Pietro Campani


Abbiamo chiesto a Sandro Campani, autore de Il giro del miele (Einaudi, 2017), nonché giurato del Blogger Contest 2017, di raccontarci il sapore della “carne dell’orso” nella sua esperienza e, se possibile, una via, una traccia utile per tutti i blogger in concorso.


La carne dell’orso ha un sapore differito, l’immediato è soltanto terrore.
Quando proverai a scrivere devi farlo con quest’occhio diverso, è tutto lì.

C’è un’età in cui esperienza e incoscienza sono parole allacciate, sembrano quasi sinonimi, e questo è un pericolo da cui bisogna passare. È quando sei piccolo e con tuo fratello, nell’inverno poi non così rigido, scendete giù sotto Casa Bellucci e vi divertite al pomeriggio, di nascosto, attraversando i laghetti per l’irrigazione, gelati in superficie e pronti a inghiottirvi se il vostro peso farà cedere il ghiaccio.

È quando hai vent’anni e cammini da solo, e non hai telefono, al tempo, figùrati, e non hai neanche detto al rifugio dove andavi, scriteriato, e fai la cengia dei camosci, alla fredda, sulle Marmarole, con le scarpe da ginnastica lisce e lo zainetto che usavi a scuola, e il mangiare annodato sul fianco dei jeans dentro una borsa di plastica, e a un certo punto ti sale quella vampata, quel blocco dentro che ti dice: è evidente che non puoi tornare indietro; ma come vai avanti, come fai? E mangi la carne dell’orso, e se lo potrai raccontare, allora sì che avrà sapore. La carne dell’orso ha un sapore differito, l’immediato è soltanto terrore.

La assaggi altre volte, in montagna o nel bosco, oppure in posti del tutto diversi, oppure nella testa, oppure abbandonandoti all’amore.

Provi paura, provi un senso di vergogna per la tua irresponsabilità, e la tua incoscienza, vergogna più forte giacché nessuno ti vede; ti abbandoni, e in ultimo sai che i contorni delle cose, in quel momento, diventano più netti e ti feriscono fin dentro, e i piedi e le mani cominciano a far le cose giuste come se sapessero più cose di te che invece pensi di guidarle, e ragionarci con metodo e cura, nel tentativo di riparare alla tua imbecillità; e l’aria è più nitida, entra in un modo diverso, e gli occhi vedono in una maniera diversa, che si deposita più in fondo: quelle sono le immagini che ti lasceranno qualcosa per tutta la vita.
Quando proverai a scrivere devi farlo con quest’occhio diverso, è tutto lì.

Sandro Campani

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1 commento/i dai lettori

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  1. Riccardo il14 ottobre 2017

    Grazie Sandro,
    mi hai fatto volare via dalle mura dell’ufficio all’interno del quale mi trovo in questo momento, a rispondere ai quesiti che, con poca voglia, la Polizia Giudiziaria rivolge al Curatore del fallimento.
    Però ho capito poco, e non tanto perché con la testa sono rimasto sul lavoro ma perché hai usato delle metafore troppo forti (e troppo belle) per me. Probabilmente perché io non sono mai arrivato ad assaggiare la carne dell’orso e quindi non so quale possa essere il suo sapore, né immediato, né differito.
    Ad ogni modo grazie, sei stato un piacevole momento di evasione e sei stato pure lo stimolo di provarci, almeno una volta, anche se ormai vecchio … ma, si sa, i vecchi ritornano bambini. O almeno così si dice.

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