Reportage

Di chi è la montagna? #3

Elena e Michele da sedici anni ogni estate lasciano i dolci profili delle colline del Franciacorta per diventare custodi e gestori del Rifugio Quinto Alpini in Val Zebrù.

testo di Davide Torri, foto Rifugio V Alpini  / Bergamo

30/07/2019
4 min
Incontro Elena nella bella casa in mezzo alla campagna bresciana. E’ arrivata poco fa da Milano dove ha superato un nuovo esame universitario. Scienze della Comunicazione, Art Director. Ma non fatevi strane idee, lei, con il suo uomo Michele, sono delle rocce montane. E che montagna!

#3 – Rifugio Quinto Alpini in Val Zebrù

Qui è difficile mandare selfie via whatsapp, non c’è la Coca Cola Zero e la doccia è un lusso.

Elena e Michele da sedici anni ogni estate lasciano i profili dolci delle colline del Franciacorta per diventare custodi e gestori del Rifugio Quinto Alpini in Val Zebrù, una manciata di metri meno dei tremila, nel cuore più autentico del Parco Nazionale dello Stelvio. Uno dei Rifugi più antichi delle Alpi.[1]
«Abbiamo aperto il 27 giugno[2], una scommessa: siamo saliti con lo staff del Rifugio, un gruppo tutto nuovo con il cuoco che arriva da Ravenna. Volevamo condividere con loro anche i primi momenti di riapertura della nostra casa estiva. Per me e Michele anche questo dà valore alla vita in Rifugio».

La neve primaverile ha reso difficile il riavvio della stagione. Quando Elena ha fatto scattare, nel buio del Rifugio dai tetti gialli, l’interruttore per illuminare l’ingresso, non è accaduto nulla. Un nulla che ha portato ad un intervento straordinario ed imprevisto di elicottero + elettricista per risolvere la cosa. A questo poi si è aggiunta la sostituzione di un bel tratto di tubatura idrica distrutta da gelo. E le tante piccole azioni da fare, come un rito magico, per dare di nuovo vita al Rifugio dopo il lungo letargo. A tremila metri è la Natura che decide le tue giornate. «Il clima sta cambiando: non abbiamo mai visto dei temporali in quota così gravidi di fulmini e tuoni, veramente impressionante».

Michele e Elena sono una coppia straordinaria: «Siamo diversi ma siamo la stessa persona: ci bastiamo uno all’altra» e anche in quota lo percepisci. Michele si occupa del Rifugio, fa in modo che sia tutto perfetto (per quello che è la perfezione in quei contesti aspri), non passa giorno che non scenda a valle e poi risalga carico all’inverosimile portando sulle spalle come un San Cristoforo il peso del mondo. È un motore energico e concreto. Una concretezza che, unità ad una naturale introversione, lo fa assomigliare ad un nobile capanat del XIX secolo. Michele non si limita ad essere un rifugista, è il custode del posto, il santo (laico) protettore di chi sale dal basso.

Elena si occupa delle persone: «Il Quinto Alpini è una casa aperta a tutti, e a tutti offriamo il calore umano e l’empatia di chi, come me e Michele, ama il proprio lavoro». A volte Elena si sorprende, ma mi chiedo il perchè visto che di questi tempi è diventato lo sport nazionale più praticato, dell’arroganza di qualcuno che, nonostante l’impegno fisico speso nel salire al Rifugio, non è capace di percepire l’equilibrio, il lavoro di squadra e il rispetto per la natura che sottendono al vivere, per mesi interi, lassù. E, quando accade, i ruoli si invertono e tocca a Michele ricordare alla sua compagna che non tutti quelli che raggiungono le rocce su cui è incollato il Quinto sono obbligati (ndr in grado) a comprendere.

«Qualche giorno fa mio suocero ha messo nel generatore la benzina anzichè il gasolio. Avevamo cinquanta persone nel Rifugio». Anche in quella occasione Michele ha dimostrato quanto sia disposto a tutto pur di proteggere quei luoghi e la gente che li frequenta. «Ha rovesciato il generatore raccogliendo tutta la benzina e poi ha cominciato a soffiare nei tubi per far uscire anche le ultime gocce». Michele ha cominciato a gestire il Rifugio a diciotto anni, ma già a tredici passava le estati a lavorarci. E poco dopo si è messa al suo fianco Elena.

«Due anni fa abbiamo deciso di sposarci, una cosa naturale: siamo andati in Sardegna di cui amiamo, oltre al mare, l’arte per acquistare l’anello» poi si sono spostati a Santa Maria del Cedro, in Calabria, in un opificio del 1400 dove coltivavano il cedro, un posto con un mare stupendo e lì si sono sposati. Come testimoni due amici del posto, pasticceri. «Quest’anno al Rifugio avremo anche i pasticcini e i dolci della Calabria[3]».

Oggi più che mai si ha bisogno di avere sotto controllo ogni cosa. Racconta Elena che, spesso, per una semplice prenotazione riceva dalla stessa persona sei, sette mail con continue richieste di informazioni. E anche il tempo è diventato una variabile importante. «Quando andavo in montagna con mio padre non si guardavano le previsioni del tempo. Se pioveva si tirava fuori la mantella e si continuava».

Lassù, dove è facile incontrare la volpe Foxi, ormai una leggenda al Rifugio[4], ti avvicini alla vera essenza dell’essere umano, ti disconnetti da molte cose ma non sei abbandonato perché Michele ed Elena, senza fare lezioni ma solo presidiando quel posto, ti rammentano «quanto ci hanno insegnato i nostri vecchi per affrontare la natura».

www.rifugioquintoalpini.it

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[1] Di proprietà del CAI di Milano, fu edificato nel 1884 con il nome di Capanna Milano, per permettere le salite al monte Zebrù (3740 m), alla Thurweiser (3652 m), al Gran Zebrù (per la via Suldengrat 3851 m) e all’Ortles (3906 m). Fu intitolato a Guido Bertarelli, alpinista e comandante degli alpini durante il primo conflitto mondiale. Ristrutturato molte volte anche in seguito all’utilizzo delle truppe italiane come avamposto durante la prima guerra mondiale ora il Quinto Alpini ha una sessantina di posti letto. Resta comunque un Rifugio con poche cianfrusaglie del XXI secolo. Difficile mandare selfie via whatsapp, non c’è la Coca Cola Zero, la doccia è un lusso.

[2] le stagioni al Rifugio Quinto Alpini non sono lunghe. Lo scorso anno la prima nevicata ha imbiancato il Rifugio il 18 agosto. Il sentiero che porta al Rifugio, questa estate è stato liberato del tutto il giorno 25 luglio.

[3] Al Rifugio si trovano anche i prodotti del Commercio Equo e Solidale, ma come già detto, non trovi la Coca Cola Zero e nemmeno il Cornetto Algida.

[4] da alcuni anni il Winter Film sale al Quinto Alpini per la data più in quota del suo tiny tour. Una sera di agosto di due anni fa – lo scorso anno ha deciso, ancora una volta la Natura, e non abbiamo potuto proiettare nulla – nel buio insieme al pubblico, scaldato con grandi bracieri e calde coperte, c’era anche lei. La volpe Foxi.

Davide Torri

Davide Torri

Insegnante di educazione fisica ha trasformato la sua passione per la montagna e per la gente che sopra vi vive in qualcosa di più concreto, Con l'Associazione Gente di Montagna, di cui è il generoso motore da molti anni, ha prodotto ricerche, organizzato convegni, realizzato documentari, progettato spettacoli teatrali, pubblicato libri, ideato filmfestival collaborando con Enti Locali, Agenzie Educative, Università e molte altre Associazioni seguendo il motto di Alex Langer, il principale ispiratore nelle azioni dell'Associazione e di Davide Torri stesso, "costruire ponti". In questo caso tra una valle alpina e l'altra. In Italia e all'estero.


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