Racconto

LA TEORIA DELLA SINGOLARITÀ DI MAXWELL

Possono una manciata di sentieri rimessi a nuovo cambiare il destino di un comunità? Sembra di sì. A Sospirolo è da poco nato il Cammino Sospirolese e già si vedono i primi segnali positivi.

testo di Michela Piaia

Sentiero Olivo Troian (ph. CSMS)
29/03/2021
6 min

CAMMINO SOSPIROLESE, DENTRO L’UMANITA’ DEI LUOGHI

Il boom di escursionisti che abbiamo visto la scorsa estate invadere i monti, in parte legato all’emergenza sanitaria che ha impedito di viaggiare più lontano, ha confermato una tendenza già in atto: la crescita del camminare lungo percorsi a tappe è in costante crescita anche in Italia¹⁾.

Nuovi e vecchi escursionisti posso contare su un’offerta di cammini e sentieri molto variegata che abbraccia praticamente tutte le regioni italiane e da pochi giorni si è aggiunta anche una nuova proposta. A Sospirolo, uno dei Comuni del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, è stato inaugurato il Cammino Sospirolese. Il percorso base è un anello di circa 30 km, personalizzabile con l’aggiunta di altri sentieri per un totale di 90 km che portano il camminatore a scoprire una serie di meraviglie come: la Certosa di Vedana, Villa Sandi Zasso, il borgo di San Gottardo, i sentieri dedicati a Dino Buzzati e Tommaso Antonio Catullo, i sorprendenti Cadini del Brenton o la selvaggia natura dei Monti del Sole.

Anche per il Cammino Sospirolese il valore aggiunto è l’incontro con l’umanità dei luoghi: le persone che ancora vivono nei piccoli borghi, quelle che si vedono al lavoro nei boschi, nei prati, negli orti, o dentro un bar o un negozio in cui si fa tappa per bere una birra o per fare un acquisto. Scopriremo che sono persone innamorate della loro terra e convinte che il futuro di queste montagne sia fatto anche di piccole cose, come una manciata di sentieri abbandonati riportati a nuova vita. Il racconto di Michela Piaia ci parla di questa umanità e della sorprendente vitalità che posseggono certi luoghi, ritenuti a torto marginali.

–la redazione di altitudini
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¹) dal report di “Terre di mezzo Editore”, 2020.

A quel tempo c'era ancora il viale di faggi all'imbocco della mulattiera. Si saliva accompagnati dal frusciare dolce delle foglie che disegnavano contrasti di luce sui sassi consunti, nell’aria oziosa della domenica pomeriggio.

Terry, un cucciolo di bernese dal pelo folto e arricciato, si fermava spesso ad annusare, attardandosi, recuperando poi il ritardo con brevi corse affannate. Arrivati al Molin abbandonarono la voce incessante del torrente Aldega, prendendo per l’erta salita che guadagna il pendio. Un’occhiata veloce al rosaio selvatico allo Staol della Pina Binelli e su di nuovo, il viso rivolto alla montagna che filtrava attraverso il fitto bosco.
Oltrepassata l’indicazione per la Baita Ciclamino, si lasciarono alle spalle anche lo Staol dei Patao, sul lato opposto, raggiungendo il bivio del Cristo. Da lì in avanti il sentiero aveva una voce diversa, il silenzio era più fondo, come se si fosse attaccato alle piante, ai sassi, alle erbe che si mettevano di traverso a sbarrare il passo. Come un vecchio misantropo, pareva che la montagna, per troppa solitudine, avesse in sospetto i visitatori.

Giulio percorse quell’ultimo tratto col fiato sospeso e piedi di velluto, quasi sussurrando a Terry, e scavalcando rami e piante abbattute dal tempo, raggiunse La Mandra. Là, l’abbandono regnava sovrano. Il bel prato, un tempo pieno di vita, era infestato da erbe giallastre che miste ad ortiche e edere prepotenti avevano invaso la stalla e minacciavano la malga. Ma la bellezza della radura, schiusa tra le alte piante al cielo e alla luce del sole, restava intatta.
Giulio estrasse dallo zainetto che portava sulla schiena una ciotola ripiegabile e una bottiglietta d’acqua. A quel gesto Terry, che se ne stava discosto col naso piantato a terra ad annusare, sollevò la testa e abbandonata la traccia, accorse di gran carriera. Gli versò metà del contenuto della bottiglietta nella ciotola e Terry, pancia a terra, si mise a lappare di gusto, finendo il contenuto in men che non si dica. Mentre vuotava il rimanente, il giovane si avvide che il cane fissava con insistenza verso l’estremità opposta della radura. Gli parve allora di scorgere qualcuno e, stretti gli occhi per mettere a fuoco l’immagine, riconobbe nella figura che avanzava un paesano.

«Ehi, ciao, anche tu da queste parti?». Chiese all’avvicinarsi dell’uomo.
«Sì, ci vengo spesso».
«Almeno siamo in due a tenere un po’ battuti i sentieri…».
Terry, del tutto indifferente allo sconosciuto, continuò a leccare la sua ciotola.
«Taci, guarda che disastro» disse l’uomo, indicando sconsolatamente le alte erbe. «E pensare che una volta lo tenevano come un giardino questo posto! C’erano delle viti e perfino meli e peri».
«Ah sì. L’ho sentito dire…».
«Tu l’avrai sentito dire, ma io li ho visti coi miei occhi. Avevo dieci anni quando venivo su con mio padre che era amico di Mori Nesello, l’ultimo colono de La Mandra. La vedi la fontana?».

Monte Sperone (ph. Teddy Soppelsa)
Monte Sperone (ph. CSMS)
i Cadini del Brenton (ph. CSMS)

Giulio osservò l’abbeveratoio soffocato dai muschi e dalle erbe.
«Quante bestie ci hanno bevuto! Mori ne teneva anche dieci ed era uno spasso vederle libere a pascolare! Dopo del Mori è finito tutto, cosa vuoi, sono arrivate le fabbriche, il lavoro sicuro, non come prima, sempre a sbatter la testa su come far saltar fuori quattro soldi. Ci sono andato anch’io in fabbrica, cosa credi, ma le bestie mi son sempre piaciute e se mi avessero pagato come si deve, non ci avrei pensato due volte su quale strada scegliere».
«Sembra che sia passata un’eternità, invece sono solo poche decine di anni, se tu eri bambino» osservò Giulio.
«Il bosco cammina, lo fa in modo silenzioso e lento, e quando te ne accorgi si è preso tutto. La vita non si ferma. Guarda qua» disse, rivolgendo entrambe le mani verso se stesso, «hai detto bene, ero un ragazzino e adesso eccomi vecchio».
«Ma va! Finché riesci ad arrivare quassù, tanto vecchio non sei!»
L’uomo abbozzò un mezzo sorriso ma poi tornò a rabbuiarsi.
«Nessuno si curerà più di questi boschi. A chi vuoi che interessi? E’ destino che vada così».
Giulio si chinò a raccogliere la ciotola di gomma e piegatala la ripose nello zainetto, chiudendolo.
«Torni giù per il Pilastro?».
«No, per lo Staol dei Marin» disse Giulio.
«Ah, facciamo il giro al contrario. Bene, allora alla prossima» lo salutò, estraendo dalla tasca un fagotto. Terry, al rumore della carta, sollevò le orecchie, fissando con insistenza l’involto.
«Alla prossima. Dai che andiamo, Terry!».

Giulio s’incamminò verso il fondo della radura, seguito dal cane. Ma non avevano fatto che pochi passi che il giovane vide il cane tornare indietro di corsa. Si volse giusto in tempo per vedere lo scatto repentino di Terry verso la mano dell’uomo, che paralizzato dalla sorpresa era rimasto con la sola buccia della banana tra le mani.
«Terry! ». Urlò, Giulio, ma il cane, per niente pentito, si era già allontanato, leccandosi la bocca.
«Scusa, è abituato con me che quando mangio banane gliene do sempre un pezzo…» lo giustificò il giovane. Era dispiaciuto, ma gli veniva anche da ridere.
L’uomo invece non l’aveva presa bene.
«Era il mio spuntino» grugnì, scuro in volto, gettando lontano il mozzicone rimastogli.
Giulio pensò bene di togliersi dai piedi.
«Alla prossima» lo risalutò.

La Certosa di Vedana (ph. Teddy Soppelsa)
Dal Monte Fornel verso il Pizzocco (ph. CSMS)

Qualche tempo dopo, all’esame di Fisica all’Università, Giulio s’imbatté nella teoria della singolarità di James Clerk Maxwell. Applicabile a sistemi di qualunque tipo, matematico, sociologico, economico e via dicendo, la teoria dimostra il limite della visione deterministica, legata al causa-effetto, dimostrando come in situazioni di estrema complessità, il verificarsi anche di un piccolo cambiamento, una singolarità appunto, può causare un cambiamento di rotta anche di grande portata.
Quel giorno di parecchi anni dopo, mentre s’incamminava con Terry al fianco per la strada delle musse, dove non c’erano più i bei faggi a rinfrescare l’aria, gli tornò in mente il fisico scozzese e la sua teoria. Le piante erano sparite, certo, ed era un peccato, ma erano comparse tabelle lungo il percorso con le indicazioni sui sentieri. Dal bivio del Cristo in avanti il bosco aveva perso la sua misantropia e il sentiero dal Pilastro per La Mandra correva docile e sgombro lungo il pendio
Sbucarono infine sulla radura. Tavole imbandite coloravano il prato rasato di fresco e l’odore della polenta mista al fumo della legna riempiva l’aria. Ovunque gente, chi seduto sull’erba, chi in piedi, corse di bambini e risate.

«Terry, vieni qua». Giulio chiamò il cane a sé e lo legò al guinzaglio.
«Giulio!». Si sentì chiamare. «Vieni a mangiare qualcosa!».
Una donna prese un piatto di plastica dal tavolo e iniziò a riempirlo.
Mentre si avvicinava, a Giulio parve di riconoscere nella figura di un uomo girato di schiena il paesano della banana. Non l’aveva mai più visto, Giulio ci stava poco in paese, prima l’Università, poi il lavoro in città. A un tratto l’uomo si volse. Era proprio lui. Giulio accennò un saluto.
«Chi l’avrebbe mai detto?» esclamò, indicando la radura in festa.
«Hanno fatto un miracolo» disse l’uomo.

No, questa è scienza, pensò Giulio. La teoria della singolarità. Un gruppo di persone aveva cambiato quello che sembrava essere un destino immodificabile. E ciò è sempre possibile. In qualunque sistema, matematico, sociologico, economico, finanziario o tecnologico che sia.
«Toni, vuoi mangiare qualcosa?». La donna interruppe il corso dei suoi pensieri.
«Sì, dammi qua. Tu tieni lontano il cane però» disse l’uomo, rivolgendosi a Giulio.

MIchela Piaia

MIchela Piaia

Di origini agordine per parte di padre, ma cresciuta a Sospirolo, dal 2003 vive a Tarzo in provincia di Treviso. Da sempre amante della montagna, appassionata di sci, escursionismo e arrampicata, è entrata a far parte del GISM (Gruppo Italiano Scrittori di Montagna) dopo aver vinto il Premio Bedeschi con il racconto "La montagna dell'anima". Ha pubblicato: "Racconti di una terra incantata", storie ambientate nel Parco delle Dolomiti Bellunesi; "Sotto Le rocce", storie di montanari di ieri e di oggi; il romanzo "Il Lobbio", vincitore del Primo premio al Leggimontagna 2018 e "Pisocco", la crociata di un allevatore dei giorni nostri. Collabora con la rivista Le Dolomiti Bellunesi ed è socia del CSMS, associazione sospirolese che si occupa del recupero e della valorizzazione del territorio.


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