Altre due parole di moda in bocca a tutti: “varietà antiche”.

Orazio al lavoro nei campiCome posso considerarle varietà antiche se sono finite in mano a vivaisti poco corretti che magari gli fanno perdere il loro concetto di rusticità? E, anche trovando vere varietà antiche da saggi contadini, come faccio a commercializzarle, anche in piccole quantità, se la gente comune predilige le solite quattro varietà?
Prendiamo per esempio il vino: nel tempo sono andate perse un sacco di varietà di uve dai più disparati sapori, aromi e forme, ma qualcuna se ne è salvata. Il problema è che la gente ormai è talmente abituata a soliti sapori (merlot, schardonai, pinot…). Anche se tu ti sforzi a mantenere vive certe varietà antiche non hai un guadagno e se non hai un po’ di passione le abbandoni subito.
Altri esempi lo sono il mais, le mele, il grano e tante altre… finché la gente farà la spesa al supermercato con i soliti quattro sapori la biodiversità continuerà a perdersi.

L’acqua: molto importante per chi fa agricoltura. Senza sole, terra fertile e acqua

non cresce niente. L’approvvigionamento di acqua non è facile per chi fa agricoltura. Essendo (giustamente) “affare di Stato” non si può prelevare acqua superficiale come si vuole e nelle quantità che si preferisce. Devi fare domanda a una serie enorme di uffici: regione, la quale chiama in causa la Provincia che poi si rivolge a comunità montane e alla forestale. La trafila burocratica è lunga e molto costosa, tanto che non ho approfondito troppo… e comunque c’è sempre da analizzarla per vedere che non contenga sostanze chimiche, ne poche ne troppe.
Troviamo un’altra soluzione: sorgente. Anche qui bisogna chiedere il permesso per poter usare acqua di sorgente, ma le procedure sono un po’ più “leggere” e se è sulla tua proprietà la puoi usare tu personalmente tranne in casi di forza maggiore come incendi nei dintorni o forti siccità dove l’acqua prima è destinata alle persone, poi all’agricoltura.
Terza soluzione: acquedotto. Ci si può fornire con un contatore dall’acquedotto, ma costi per chi fa agricoltura non sono agevolati come per chi ha animali o per uso domestico, i prezzi sono più elevati e di litri all’anno ne vanno tanti, sempre con il rischio che ti venga sospesa la fornitura per le famose forze maggiori.
Ultima (forse) soluzione: cisterne. Raccogliere l’acqua piovana (con la speranza che non sia acida) è un’ottima soluzione! Non paghi niente e non hai bisogno di permessi, ma se capita un anno di siccità e non hai altri approvvigionamenti è dura… sempre che le cisterne non costino troppo… mumble mumble… pensiamo…

Non è facile decidere con quale coltivazione far partire la tua azienda. Non è facile decidere,

dt_Sara_08sia per quanto riguarda la frutta che per la verdura. Le variabili sono tante, dal terreno, all’esposizione, alla direzione del vento e sapendo che in qualsiasi caso serve l’acqua. 
Il terreno è molto importante, prima di tutto per la percentuale di sostanza organica presente, cioè quanto humus contiene. Poi bisogna vedere la sua tessitura, ovvero in che percentuale è limoso, argilloso, sabbioso. Sapere qual è il ph presente ed infine sapere il contenuto di microelementi più importanti, quali azoto, fosforo, potassio e zolfo. Tutto questo è possibile saperlo attraverso l’analisi del terreno, ma anche osservando le erbe e le piante che crescono spontaneamente nel terreno. Per esempio sambuco e ortiche ti dicono che il terreno è ricco di azoto e di sostanza organica. Se c’è la presenza di piante di mirtillo o di erica o di castagno il ph del terreno tende all’acido, mentre se c’è un’alta presenza di cicoria, olmo e senape il terreno è tendenzialmente alcalino. E così anche per sapere se il terreno è pesante o leggero.
In base a questo bisogna decidere quale coltivazione cresce meglio e come riuscire a tenere tutti i suoi elementi che lo rendono fertile in equilibrio, cercando di avere più varietà possibili per avere più possibilità di vendita.

L’utilizzo di serre o tunnel è molto importante per chi decide di trarre un reddito

(piccolo o grande che sia) dal suo lavoro. È un investimento che si può affrontare, anche se ha costi un po’ elevati, ma durano per molti anni e i risultati finali del prodotto da vendere sono migliori. In questi modo anche i consumatori più schizzinosi sono contenti.
Le serre mantengono un’aria all’interno più calda e di conseguenza le verdure crescono meglio ed è anche possibile “allungare” la stagione. In più le piante all’interno delle serre vengono attaccate meno da insetti e malattie. Ma questo non significa che bisogna esagerare e riscaldarle per avere verdura fuori stagione, in questo caso si distrugge tutto l’equilibrio del suolo in poco tempo.
Per quanto riguarda il frutteto l’utilizzo delle serre è un po’ più complicato, di sicuro se si vuole tutelare il proprio investimento un bel telo antigrandine ci sta alla perfezione. Anche qui la scelta delle piante da coltivare è importante in base al terreno, ma anche all’esposizione (nord, sud, ovest, est) e all’altitudine in cui ci si trova. Non si può pretendere che pesche e albicocche crescano al meglio all’altezza di 1000 metri, meglio scegliere varietà di frutta diverse.
Un accorgimento importante da tenere presente e a cui non ci si arriva subito è l’ombra… ovvero, per fare in modo che in un piccolo frutteto misto tutte le piante abbiano il più possibile la luce del sole (che poi è lui che dà la concentrazione zuccherina alla frutta) a disposizione bisogna lasciare le più basse a sud e quelle che con le foglie fanno molta ombra (come le ciliegie) a nord, soprattutto per chi coltiva in montagna su terreni in pendenza o non proprio rivolti a sud-sud.
Oltre a sceglie la varietà giusta bisogna scegliere il sovrainnesto giusto: debole o franco?
Voglio che la piante mi vada in produzione subito, ma ha bisogno di tutori, molta acqua e durino al massimo 10 anni? Oppure voglio una pianta che se la cavi al meglio da sola senza tutori e troppa acqua, che duri anche 20 anni, ma che va in produzione alcuni anni dopo il trapianto? Nel primo caso scelgo un sovrainnesto debole, nel secondo uno franco…
Alla fine di tutto il discorso si può dire che il mestiere del contadino è quello di saper osservare quello che sta attorno a lui e al suo terreno, scegliere il meglio e avere l’abilità di saperlo coltivare senza distruggere quello che gli da vivere.

Sara con i suoi due bambiniCi fermiamo qua per ora perché Sara ha appena avuto una bella bambina (che conosceremo nella prossima puntata) battezzata in una chiara domenica di ottobre che va ad aggiungersi ai due fratellini. Alcune cose sono cambiate… (continua)

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Davide Torri autore del post

Davide Torri | Insegnante di educazione fisica ha trasformato la sua passione per la montagna e per la gente che sopra vi vive in qualcosa di più concreto, Con l'Associazione Gente di Montagna, di cui è il generoso motore da molti anni, ha prodotto ricerche, organizzato convegni, realizzato documentari, progettato spettacoli teatrali, pubblicato libri, ideato filmfestival collaborando con Enti Locali, Agenzie Educative, Università e molte altre Associazioni seguendo il motto di Alex Langer, il principale ispiratore nelle azioni dell'Associazione e di Davide Torri stesso, "costruire ponti". In questo caso tra una valle alpina e l'altra. In Italia e all'estero.

1 commento/i dai lettori

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  1. peloso il21 gennaio 2014

    Cara Sara e Orazio, quando parlate di scelte da parte della gente, sul consumo da parte di altri delle solite cose… come darvi torto, anzi! Purtroppo però noi siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona oramai, e la gente ha bisogno di essere rieducata… difficile farlo capire ai “CONSUMATORI”!
    Un caro saluto!

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