Qui si racconta di una serata nella quale si doveva presentare un libro di un alpinista scomparso, senza farne la commemorazione. All’inizio si è cominciato a farlo, ma poi si è riusciti solo in parte.
Dal libro LE VIE: Lorenzo Massarotto in cima all’Agnèr, dopo la ripetizione con Ettore De Biasio della via Iori-Andreoletti-Zanutti (agosto 1981) | Auditorium Canneti 22 febbraio 2004 (ph Alessandro Pianalto)

Dal libro LE VIE: Lorenzo Massarotto in cima all’Agnèr, dopo la ripetizione con Ettore De Biasio della via Iori-Andreoletti-Zanutti (agosto 1981) | Auditorium Canneti 22 febbraio 2004 (ph Alessandro Pianalto)

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Quando si improvvisa e molti sono coinvolti emotivamente (compreso il relatore), sono proprio le emozioni ad essere preponderanti, qualche volta fino a prendere la mano. Però nella vita non sono forse le emozioni che caratterizzano le azioni?
In quell’intensa serata ognuno ha vissuto le sue, in base al grado di coinvolgimento con le storie raccontate e con la persona di cui si parlava.
Chi ne è stato sopraffatto fino a finire in lacrime, chi era meno coinvolto emotivamente, chi se le è tenute dentro, chi ha provato a metabolizzarle e cerca, anche con un poco di fatica, di battere le dita sulla tastiera per esternarle e condividerle.
Sul sito di “Dimensione Montagna”, l’associazione di alpinisti nata da un’idea di Lorenzo Massarotto, ho trovato uno scritto, non firmato, nel quale mi pare sia significativamente riassunto il contenuto, la sostanza vorrei aggiungere, del libro.

le vie massarotto volume_01[C”è tutto Lorenzo Massarotto nel libro “LE VIE” (Luca Visentini editore, Cimolais – Pordenone, dicembre 2013), tutto quello che si è potuto trovare e ricostruire; senz”altro la porzione più importante del volume sono le vie nuove aperte negli anni dall”Alpinista veneto. Tutto il resto sono sguardi: di amici soprattutto; finestre su una vita che non hanno mai la pretesa di raccontarla. In qualche caso ci sono delle ripetizioni poiché la vicenda è narrata da voci diverse e questo lascia lecito pensare che tutto quello che è stato scritto e detto su Massarotto si trova qui riunito. Si è buttato dentro tutto, non è stata nemmeno tentata una soluzione biografica in senso letterario, mediando e ampliando i concetti dei vari interventi, probabilmente non ve n”era bisogno dato che le Vie parlano da sole; quasi che il concetto di base fosse: mettiamoci tutto quello che troviamo, sarà sufficiente per spiegare Lorenzo. E” un libro di sguardi carezzevoli e da queste carezze emerge una personalità in conflitto con il mondo, che usa l”Alpinismo per non farsi inglobare in quello che doveva essere il suo destino di nato in una provincia veneta, destino che invece si è compiuto nei suoi coetanei, amici e paesani. Per questo etichettato come ribelle.]

gv_Mass_autoscatto_01

Nel vacuo mondo attuale, nella società dell’apparire prima ancora che dell’essere, si chiamano “selfie”, sono gli scatti fotografici fatti a/da se stessi, alias autoscatti, ultimamente diventati una moda dilagante. Questo di Lorenzo Massarotto è un “selfie” ante litteram, datato 11 luglio 1982, scattato sul Gran diedro dello Spiz di Lagunaz, nella Pale di San Lucano, durante la prima ripetizione assoluta e prima solitaria della via di Renato Casarotto e Piero Radin del 1975.

Di mio potrei solo aggiungere che si tratta di un’opera che mi piace definire “monumentale”, non solo per il numero di pagine (ben 534), quanto per la meticolosità con cui è stato ricostruito il “patrimonio” di relazioni e documentazioni sulle vie nuove aperte da Lorenzo Massarotto (sono ben 123, tutte con schizzo e relazione tecnica), oltre la vastità delle testimonianze raccolte tra i suoi amici e compagni di cordata.
Un libro che nella prima parte sembra essere una guida alpinistica e nella parte finale appare come una biografia dell’uomo alpinista, senza avere la pretesa di essere né l’uno né l’altro.

Scusa ancora Lorenzo, è per amore

Si legge in ultima di copertina a firma Luca Visentini: “Sbagli, torti, senz’altro ne avrà fatti, ma rimane il capo indiscusso dei ‘cani sciolti’ che hanno dato tanto all’alpinismo ricevendo in cambio pressoché un tubo. E non è del resto un torto nei drivers ed Wales drivers ed ScotlandIntensive Driving CoursesAre you looking for a driving instructor? Or maybe you are upset about your current one and craving more positive and effective learning? Anyway, the quality of tuition your instructor is capable of providing is one of the keys to your success at the driving test. suoi confronti stampare così come sono questi brani che lui aveva scritto da giovane, accantonandoli, e che con la maturità avrebbe probabilmente riveduto e corretto? Scusa ancora Lorenzo, è per amore.”
Sembra schernirsi Luca, ma tutti quelli che hanno conosciuto Lorenzo lo ringrazieranno di questo atto d’amore, nato best online casino in idea a fine 2003 (come scritto in prefazione) con Lorenzo ancora in vita e, a maggior ragione, divenuto precisa volontà nel 2005, dopo che un fulmine ne aveva posto fine all’esistenza, sbalzandolo giù dalla sommità della Torre dell’Emmele, nelle Piccole Dolomiti vicentine, il 10 luglio del 2005.
Scrive ancora Luca Visentini, in prefazione: “Può sembrare che questo libro esca fuori tempo massimo”, ma non credo sia così. Secondo me è una testimonianza importante sia dal punto di vista umano (perché racconta non solo l’uomo Massarotto, ma anche il particolare periodo storico che ha attraversato nella sua stagione alpinistica), che dal punto di vista della storia dell’arrampicata dolomitica, di cui Luca coglie, a mio modesto parere, una verità, là dove lancia un’intuizione: “Diverse vie di Massarotto non sono mai state risalite. Ripeterle sarebbe rivoluzionario, sovvertirebbe molte certezze dell’arrampicata odierna.”
Che non sia “fuori tempo massimo” lo dicono anche le oltre centocinquanta persone che erano dalla Mena, in valle di Santa Felicita la sera di venerdì 21 marzo scorso.

mamma_Massarotto_02Te ghe caressà co’ creansa a natura

Quella sera, il sottoscritto ha provato un’emozione dentro le emozioni, quando ha visto arrivare alla serata una signora anziana, sottobraccio ad una donna che avrebbe potuto essere sua figlia. Non è stato necessario chiedere informazioni per capire che erano la madre e la sorella di Lorenzo Massarotto. Veniva da chiedersi cosa ci facesse quell’anziana signora in mezzo a quella congrega di uomini e donne di montagna, presenza assolutamente disomogenea, sia per l’età che per i colori dei vestiti, quasi in contrasto con il variopinto contesto. Nel buio, durante la proiezione, ogni tanto lo sguardo mi sfuggiva su di lei, e mi chiedevo come potesse riconoscere il figlio scomparso in quelle immagini di scalata su quelle crode selvagge, in quel mondo di rocce di certo a lei così estraneo, se non addirittura sconosciuto. Poi la sensibilità di Alberto Peruffo, il conduttore della serata, ha proposto, leggendoli, alcuni versi scritti in dialetto veneto e dedicati a Lorenzo:

Te ghe caressà co’ creansa a natura
no’ te volevi usare el marteo
i cioi te fasèa tanta paura
te alsavi la testa in serca del cèo.

Drento i tabià te passavi a note, 
zogando co è stee che luminava a veta,
sti gran vaeòri gera a to dote,
ogni sima gera a to meta.

Durante la lettura, l’ho vista e sentita parlare fitto con la figlia e, mi è parso, anche sorridere e ho pensato che lì, in quelle parole in un dialetto a lei familiare, in quelle parole che suonavano amiche, aveva riconosciuto il figlio e forse, magari anche se solo per un momento, lo aveva sentito rivivere.

 “Le vie”, il più bel libro di Luca Visentini editore

Il libro “Le vie” di Lorenzo Massarotto l’ho comprato prima della serata, ad Agordo nella cartolibreria della signora Gabriella, quella che si affaccia sulla piazza, sotto i portici, a fianco dello storico Caffè Miniere, in una specie di rituale tante altre volte consumato nei miei lunghi anni di frequentazione dell’agordino e delle sue montagne.
Anche lei ricorda il Mass, con simpatia peraltro, e conosce anche Luca che, mi ha detto, le ha confessato che “Le vie” è il più bel libro che la sua casa editrice abbia mai realizzato.
Un giudizio che mi sento di condividere, forse anche per motivi “anagrafici”, perché mi riporta ad un periodo alpinisticamente fecondo, rappresentando storie di anni in cui “alpinismo” era una parola ricca di significati oggi in gran parte dimenticati, se non perduti, nei quali le imprese non si annunciavano, nemmeno venivano divulgate e raccontate ad ogni piè sospinto e con tutti i mezzi di comunicazione possibili; più semplicemente venivano compiute e molto spesso senza nemmeno tanto raccontarle, ma conosciute quasi solo dai diretti protagonisti.
In questo senso ritengo che il libro “Le vie”, edito da Luca Visentini, renda merito, pur se postumo, a un alpinista come Lorenzo Massarotto che di quegli anni è stato, seppur modesto e silenzioso, un grande interprete.

Gabriele Villa autore del post

Gabriele Villa | Appassionato di montagna da sempre, è istruttore regionale di alpinismo (IA) dal 1984, ancora in attività, è stato per diciotto anni vicepresidente della sezione CAI di Ferrara e attualmente ne è il Segretario. Blogger del sito intraisass dal 2005, è redattore del sito intraigiarùn che cura assieme ad alcuni amici.

1 commento/i dai lettori

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  1. LucaVi il27 marzo 2014

    Bellissimo! Grazie Gabriele, Luca.

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