Pantanal, ph. Ivan Mazzon

Pantanal, ph. Ivan Mazzon

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UN VIAGGIO EMOZIONANTE IN UNA DELLE MAGGIORI ZONE UMIDE DEL PIANETA ALLA RICERCA
DEL FELINO PIÙ GRANDE DEL CONTINENTE AMERICANO

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Ivan Mazzon

Ivan Mazzon

L’amore per la natura e la fauna selvatica mi spingono a voler vedere dal vivo quello che per anni ho ammirato nei documentari e nelle riviste di natura. La fotografia mi accompagna in questa continua scoperta e diventa un mezzo potente di divulgazione che arricchisce lo spirito, rende consapevoli, conquista, coinvolge e fa riflettere.
Il Pantanal, nello stato del Mato Grosso in Brasile è stato, da sempre, una delle mie mete favorite. Il viaggio, programmato tra agosto e settembre del 2014, iniziò in realtà parecchio tempo prima con i preparativi. Organizzare il materiale da portare era solo una parte del lavoro, tutto il resto è stato preparazione mentale: era fondamentale immaginare la storia che volevo raccontare, considerato che dieci giorni a disposizione erano pochi, per cui bisognava avere le idee ben chiare.

Attraverso la Transpantaneira, nel Pantanal per 147 chilometri

Il Pantanal è un’immensa pianura alluvionale che per diversi mesi all’anno è completamente sommersa dall’acqua e nei restanti si prosciuga quasi completamente. La spedizione, in compagnia di altri cinque amici fotografi amatoriali come me, era concentrata su un obbiettivo principale: il giaguaro, il felino più grande del continente americano.
E’ considerato un animale elusivo e molto difficile da avvistare in quasi tutte le aree in cui domina, nel Centro e Sud America, ad eccezione del Pantanal dove le sue abitudini, prettamente notturne, vengono meno e lo si può vedere attivo in pieno giorno, anche durante le ore più calde.
Accompagnati da un ragazzo italiano, Riccardo, che organizza tour alla ricerca del felino (per maggiori informazioni visitate www.wildpantanal.com), ci siamo addentrati nel cuore della regione attraverso la Transpantaneira che dalla cittadina di Poconè, a sud della città di Cuiabà, si inoltra nel Pantanal per 147 chilometri, fino a terminare a Porto Jofre sul Rio Cuiabà. Da qui sono iniziati i nostri safari alla ricerca del giaguaro.
Nonostante le probabilità di vedere il felino siano alte, quelle di portare a casa buone immagini non lo sono altrettanto. A bordo di una piccola barca a motore, abbiamo percorso il Rio Cuiabà e tutti i suoi affluenti. Osservavo con il binocolo ogni probabile movimento fra la vegetazione, spesso impenetrabile, che cresce lungo le sponde del fiume e il primo avvistamento non tardò ad arrivare.

Incredulo esclamai quasi a voce bassa: “Giaguaro!”

Se ne stava sdraiato a qualche centinaio di metri da noi; quando però abbiamo provato ad avvicinarci si è alzato e si è spostato all’interno della vegetazione. Sono bastati pochi metri e di lui non c’era più traccia. I giorni successivi sono trascorsi sulla falsa riga del primo: diversi avvistamenti sfuggenti e qualche foto, tutte da cestinare.
Quando si lavora con gli animali non bisogna avere fretta; la pazienza e la perseveranza alla fine pagano sempre, ma quando i giorni sono contati è facile farsi prendere dallo sconforto se i risultati tardano ad arrivare.
Per fare delle buone foto serve un mix di varie cose. Nel caso del giaguaro il soggetto doveva essere ben visibile, a favore di luce, e soprattutto il timoniere doveva manovrare la barca in modo da essere sempre nel punto più favorevole, ovvero di fronte al soggetto e con il sole alle spalle. Questa è stata la cosa più difficile che abbiamo dovuto insegnare al nostro conducente e ci è costata anche qualche piccola arrabbiatura.

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Pantanal, ph. Ivan Mazzon

Lo vedemmo sulla sponda, sdraiato in bella vista

Negli ultimi giorni la tensione era palpabile. Il verso di allarme dei capibara, una delle principali prede del giaguaro, ci faceva ben sperare che il felino fosse nei paraggi. Le impronte sulla sabbia, poi, confermarono l’ipotesi e dopo poche centinaia di metri lo vedemmo sulla sponda, sdraiato in bella vista.
Inutile descrivere la bellezza di questo animale, la stessa che lo ha portato quasi all’estinzione, quando negli anni Sessanta una caccia incontrollata ne ha decimato la specie, per impossessarsi della preziosa pelliccia. Fortunatamente, ora il commercio è illegale e nonostante non manchino episodi di bracconaggio, la popolazione del giaguaro sta crescendo.
Questo incontro con il giaguaro, arrivato al penultimo giorno, ci risollevò il morale e ci concedemmo perfino un brindisi in onore del felino. Ma non era ancora quello che volevamo, anche se qualche buona foto l’avevamo fatta. Ora ci mancavano un po’ di azione e possibilmente la caccia.
Tutte le speranze erano riposte nell’ultimo giorno, che iniziò bene. Avvistai quasi subito un grande maschio che però si mise a riposare all’ombra, seminascosto. Aspettammo a lungo per capirne le intenzioni, finché decidemmo di abbandonare momentaneamente quell’esemplare per cercarne un altro.
Fu la scelta vincente, infatti qualche chilometro dopo trovammo una femmina attiva che percorreva la sponda alla ricerca probabilmente di una preda. La seguimmo per un lungo tratto, mai a meno di trenta metri – distanza ritenuta di sicurezza e adatta a non ostacolare l’azione del giaguaro – prima che svanisse nuovamente nella vegetazione.

Sapevamo che avrebbe potuto attaccare da un momento all’altro

Decidemmo quindi di ritornare dal primo esemplare che avevamo avvistato. Lungo la strada ne vedemmo un terzo sdraiato, ma qualcosa ci disse che lo dovevamo ignorare. Arrivati a destinazione ci accorgemmo che il felino nel frattempo si era alzato e stava cercando una preda.
Tentò un attacco ad un caimano fra i giacinti, ma non andò a buon fine; poi proseguì con il chiaro intento di cacciare.
Alternava tratti in cui nuotava nel fiume a tratti in cui camminava sulla sponda. Il giaguaro è infatti uno dei felini, assieme alla tigre e pochi altri, che ama l’acqua ed è abituato a nuotare anche per lunghe distanze. Alla fine, dopo averlo seguito per ben due ore e mezza, arrivò in una spiaggia occupata da un’intera famiglia di capibara: il maschio dominante, la femmina e i loro due cuccioli. Era il momento che stavamo aspettando.
Ci posizionammo nel punto migliore per scattare, davanti ai capibara. Sapevamo che il felino era dietro l’angolo e che avrebbe potuto attaccare da un momento all’altro; occorreva solo aspettare e tenersi pronti.
Iniziò una lunga attesa, ma ad un tratto qualcosa andò storto e la preda si accorse del predatore.
I capibara lanciarono l’allarme e poco dopo si tuffarono in acqua. Probabilmente, nel momento chiave, il vento cambiò direzione e fece arrivare ai grossi roditori l’odore del felino.

Giaguaro, ritorneremo a farti visita

Era tutto finito, come anche il nostro tempo di permanenza nel Pantanal. Nonostante la caccia andata male, quest’ultimo giorno fu il migliore dal punto di vista fotografico e delle emozioni vissute.
Non aver assistito alla predazione, in fondo, ci lasciò il pretesto per ritornare un giorno in questo luogo fantastico, nel regno del giaguaro. Tuttavia questo felino non è l’unico abitante del Pantanal, è semplicemente l’animale che occupa il vertice della catena alimentare e regna grazie a un ecosistema che vanta una grandissima biodiversità e una delle maggiori concentrazioni di flora e fauna. Caimani yacarè e capibara sono facilmente osservabili in tutta la regione e ci sono buone possibilità di vedere anche la lontra gigante, inserita nella lista rossa IUCN delle specie a rischio, assieme a molti altri mammiferi e rettili, per non parlare delle innumerevoli specie di uccelli, fra le maggiori di tutto il continente americano.
Il Pantanal è infatti uno dei siti di birdwatching più famosi al mondo e un paradiso per i fotografi. L’UNESCO nel 2000 lo ha dichiarato Riserva della Biosfera e Patrimonio dell’Umanità.
Giaguaro, ritorneremo a farti visita.

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Pantanal, ph. Ivan Mazzon

Pantanal, ph. Ivan Mazzon

Ivan Mazzon autore del post

Ivan Mazzon | Da sempre sono un grande appassionato di natura e mondo animale. Mi avvicino alla fotografia nel 2010 praticando quest' hobby con costanza e dedizione nel tempo libero. La maggior parte delle mie foto sono scattate in Valbelluna e all'interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, luoghi ai quali sono molto legato e dove ricerco la fauna nel suo habitat naturale. La passione per gli animali mi porta anche a viaggiare: Malawi, Zambia, Svizzera, Finlandia e Brasile sono i luoghi che ho visitato fino ad oggi e altri sono in programma. Dal 2013 sono socio dell' associazione fotografica feltrina F-CUBE che riunisce appassionati di ogni genere fotografico.

2 commento/i dai lettori

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  1. vittorio parigi il7 giugno 2015

    Bravo fotografo e viaggiatore ! complimenti

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