Silene elisabethae_01

Il territorio delle Piccole Dolomiti Bresciane, così come vengono chiamati i monti calcarei che separano l’alta Val Trompia…

Ritratto di Filippo Parlatore, botanico (1816-1877) http://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Parlatore

dalla Val Sabbia, si è da sempre prestato per essere esplorato da famosi botanici soprattutto con la non ultima speranza di poter descrivere specie nuove per la scienza.
Filippo Parlatore, uno dei maggiori naturalisti italiani dell’800, era principalmente interessato a vedere con i propri occhi alcune preziose piante descritte sulla sua grande fatica, ossia la pubblicazione dei dieci volumi della nuovissima “Flora Italiana”.
Quindi, per meglio documentare la sua opera, ma probabilmente anche per l’innata curiosità che lo muoveva, il 19 agosto del 1863 raggiunse Collio ed immediatamente entrò in contatto con il curato del piccolo villaggio, profondo conoscitore dei monti circostanti.
Ecco come Parlatore descrive la figura di don Giovanni Bruni: “… un pretino piccolo, asciutto, ingegnosissimo, abile a fare ogni cosa, a lavorare di stipettaio [falegname, ebanista] e di torniaio [tornitore], a metter cristalli [vetri alle finestre?], ad accomodare ferri e strumenti fisici e a fare stecchini molto pregiati con il legno della lentaggine [Viburnum lantana]…”.
Il famoso botanico riferisce che l’intraprendente curato si offrì come accompagnatore proponendogli una serie di escursioni.
Iniziarono il 22 agosto con una salita di tutto rispetto, meta le piccole dolomiti e la calcarea Corna Blacca, considerata a tutt’oggi un santuario della botanica bresciana.

La Corna Blacca dal Dosso Alto (ph. Enzo Bona)

Partirono all’alba da Collio risalendo la Val Trompia fino a San Colombano, quindi per boschi cedui al Monte Gerle, per pascoli alla Corna del Mantice e infine alle pendici della Corna Blacca, ma purtroppo, una furiosa grandinata ostacolò la salita per quel versante non certo agevole. Parlatore non si perse d’animo e si consolò con il panorama: “…potemmo vedere il lago di Garda, molti monti della Valcamonica e della Val Sabbia”.
Nonostante il maltempo l’esperto florista riuscì a mettere nel vascolo alcuni esemplari di Saxifraga arachnoidea, Silene elisabehtae, Ranunculus bilobus, Scabiosa vestina, Phyteuma comosum, Paederota bonarota e altro ancora.
Alle otto di sera ritornò a Collio soddisfatto affermando che durante la giornata aveva fatto una: “…tra le gite più importanti che io abbia fatto nelle Alpi…”.
Infatti l’anno dopo (1864), decide di trascorrere l’intero mese di luglio a Collio in compagnia di sua moglie Eugenia e della figlioletta.
L’amicizia con don Bruni si poteva considerare ormai consolidata e le escursioni emozionanti e proficue garantite.
Il 13 luglio sono insieme sul Dosso Alto, il 19 sul Monte Ario e il 22 di nuovo sulla Corna Blacca.
Don Bruni durante le sue escursioni si era premurato di studiare il percorso per poter raggiungere la vetta in sicurezza, inoltre Parlatore aveva comunicato alla moglie che avrebbe esploso, proprio dalla vetta, un colpo di fucile a mezzogiorno per rendere visibile la sua conquista.
Il dislivello da colmare era notevole. Partirono alle cinque e per la Valle dell’Inferno si avvicinarono alle aspre e candide rupi delle piccole dolomiti. Il botanico era abbastanza preoccupato e riferì: “… Faceva veramente paura l’arrampicarsi per quelle rupi che da ogni parte sovrastavano grandi precipizi: talvolta eravamo costretti a passare per punti molto stretti o sopra le larghe fessure dei medesimi balzi”.
Grazie alla perizia del curato, eccoli metter piede sulla cima all’ora stabilita. Sfortuna volle che la visibilità era quasi nulla e quindi la promessa “schioppettata” non fu sparata. Altro suono turbò però l’orecchio di Parlatore, un tuono che don Bruni, da conoscitore dei luoghi, definì con sufficienza: “E’ un tuono asciutto!”, significando che non ci sarebbe stata pioggia.
Mai parole furono più inopportune e poco dopo i “tuoni asciutti” del curato si fecero più vicini e sonori fino a sfociare in un vero e proprio diluvio. Subito abbandonarono la vetta e senza rinunciare ad una furtiva raccolta di Daphne rupestris (Daphne petraea) tentarono di raggiungere un riparo dove rifugiarsi ed attendere il ritorno del bel tempo. Il temporale “asciutto” andò avanti per tutta la giornata accompagnando prete e botanico fino a Collio dove giunsero alle sette di sera.

Paederota bonarota endemismo delle Alpi Orientali meridionali, presente anche nelle Piccole Dolomiti Bresciane (ph. Enzo Bona)

Postilla

Durante la raccolta delle informazioni per la pubblicazione dell’Atlante delle Felci mi trovai ad analizzare le raccolte di Parlatore conservate nell’Erbario Centrale Italiano di Firenze, da lui stesso fondato. Tra le tante felci racchiuse in vetusti pacchi, ecco comparire alcuni campioni della non comune Cystopteris montana provenienti dalle: “rupi alpine della Corna Blacca nelle Alpi bresciane, settembre 1861, dal Prof. Parlatore”.
Come potete intuire, con le date non ci siamo! Il diario di Parlatore testimonia la sua presenza in Val Trompia nell’agosto 1863 e nel luglio del 64. E’ probabile dunque che i campioni di Cystopteris, dei quali non viene specificato il “legit”, siano stati spediti all’illustre botanico da qualche collaboratore, forse dallo stesso don Bruni.
Mistero che difficilmente riusciremo a risolvere. Più gratificante è stato invece constatare che la rara felcetta era stata in seguito raccolta alle pendici della Corna Blacca da Arietti nell’agosto del 1934.
La fortuna ha voluto inoltre esser benevola anche con me in quanto nel luglio del 2004, durante una bellissima ed asciutta escursione sulle piccole dolomiti, ho potuto incontrare questa felce proprio sulle orme di Parlatore. Di questo ritrovamento ho un ricordo singolare: poco prima di scorgerne le fronde in una sorgentina alla base di una alneta, ho detto a mia moglie e a mio figlio: «Se Parlatore ha raccolto su questo monte Cystopteris montana, non ha potuto farlo che in questo luogo».
Sarà stata fortuna o solo suggestione o forse nemmeno la stessa antica stazione…, ma a me piace pensarlo.
Le felci che vivono così a lungo possono trasmettere brevi anche se intense emozioni.

Testo rielaborato dall’autore da quanto già pubblicato dallo stesso sul notiziario FAB: Bona E., 2011 – Filippo Parlatore sui monti della Valtrompia. Flora Alpina Bergamasca, 40:26-27.

Foto di apertura del post: Silene di Elisabetta (Silene elisabethae Jan) (ph. Enzo Bona)

Enzo Bona autore del post

Enzo Bona | Botanico-pteridologo, vive a Capo di Ponte (BS). Ha al suo attivo numerose pubblicazioni specialistiche sulle Felci e su altri gruppi critici della flora alpina (Alchemilla, Thymus). Ha progettato il software delle principali banche dati floristiche italiane e informatizzato numerosi erbari storici (Porta, Ambrosi-Facchini, Rodegher e Fenaroli). Recentemente si occupa della storia dell’esplorazione botanica delle Alpi con contributi su eminenti naturalisti quali Domenico Vandelli, Filippo Parlatore, Douglas Freshfield e Albert Bracht.

1 commento/i dai lettori

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  1. Simonato Bianca il17 novembre 2012

    Il gruppo naturalistico della sezione CAI di Feltre, sempre attento agli interventi dell’amico Enzo Bona, ne apprezza ancora una volta la competenza storico-botanica e la semplicità comunicativa anche nella collaborazione a “Altitudini”

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