copertina_Point_Lenana_01Esce oggi (30 aprile)  l”attesa opera di  Wu Ming 1 e Roberto Santachiara, sulle orme di Felice Benuzzi. Una scorribanda nel Novecento tra Alpi Giulie, Dolomiti ed Africa.

Intervista di Lorenzo Filipaz a Wu Ming 1 in esclusiva per altitudini.it

Il collettivo Wu Ming (1), per chi non lo conoscesse, è un quartetto di scrittori (ex quintetto). I loro nomi anagrafici sono noti ma loro preferiscono rinunciare ai retaggi personalistici che essi comportano in letteratura, una scelta di campo politico e culturale, un rifiuto del culto dell”autore oltre che del copyright (2). La loro è una storia lunga che affonda le proprie radici nel Luther Blissett Project e prima ancora in altre realtà di “comunicazione-guerriglia”. Agitatori culturali da sempre, hanno trasposto la loro messa in discussione dell”esistente in campo letterario, rovesciando schemi e proponendo nuovi stili e nuovi sguardi sulla letteratura italiana – vedasi il “New Italian Epic” – (3), nuovi modi di narrare, sfidando i recinti abituali dell”editoria italiana e non solo, attivando discussioni, talvolta anche accese e feroci, segno che puntano diretti ai nervi scoperti del mondo della cultura.
Point Lenana”, libro scritto da Wu Ming 1 (4) assieme a Roberto Santachiara, agente letterario del collettivo, rientra perfettamente nell”attitudine sopra descritta: è un”opera che rompe salutarmente gli schemi, saltando steccati di genere, di stile e di mercato editoriale. Resoconto alpinistico, inchiesta storica, intreccio di biografie romanzate che parte dalle Alpi per approdare in Africa, sulle tracce di Felice Benuzzi, autore di Fuga sul Kenya.

«E dunque, che razza di libro è questo? È un racconto di tanti racconti. Parla di esploratori e squadristi, di poeti e diplomatici, di guide alpine e guerriglieri, dell’Africa e delle Alpi Giulie. Attraversa i territori e la storia di quattro imperi. Parla di uomini che vagarono sui monti. Uomini che in pianura e in città indossavano elmi e armature, e solo in montagna si sentivano finalmente leggeri, finalmente se stessi. La montagna era tempo liberato, rubato al dover vivere, conquistato con unghie, denti e piccozza»

Ma Point Lenana è un libro indipendente che può essere letto anche senza conoscere Benuzzi e la sua famosa impresa, compiuta peraltro esattamente settant”anni fa. È un libro che si rivolge a chi conosce e frequenta la montagna ma anche a chi ne è totalmente digiuno, anche perchè Wu Ming 1, prima di scrivere questo libro, non era abituato a frequentare le “altitudini” dell”alpe.
Dunque Wu Ming va alla montagna. Ci va in tutti i sensi: fisicamente, sulla punta Lenana prima della stesura e sull”intero arco alpino poi a presentare il libro; culturalmente, indagando l”ambiente alpinistico, la sua storia, i suoi protagonisti, la sua antropologia e pure le sue responsabilità politiche e sociali; psicologicamente, scavando nelle motivazioni che spingono l”uomo a salire un monte.
Un vero e proprio assalto alla letteratura di montagna e alla nicchia in cui è rinchiusa. Ne parliamo con Wu Ming 1:

Le motivazioni e la genesi di Point Lenana sono ampiamente spiegate e dibattute nel libro stesso. Eppure la banale domanda rimane: cosa ti ha spinto a scalare una montagna di quasi 5000 metri e ad indagare il mondo dell”alpinismo? Mi incuriosisce soprattutto la motivazione del narratore: cosa offre l”esperienza alpinistica a chi, come te, cerca incessantemente nuovi modi di raccontare?
Uno scrittore dovrebbe mettere alla prova la propria scrittura, favorirne l”evoluzione o addirittura forzarla, mettendola a contatto con esperienze che facciano da reagenti. Uso esperienze nel senso più pieno della parola, esperienze-limite che muovano il corpo come non si era mai mosso prima. Non ci si pensa mai, ma scrivere è un atto fisico, è un”azione del corpo. Quello che scrivi dipende dalla postura che assumi, da come il tuo corpo interagisce con lo spazio intorno. Se metti alla prova il corpo metti alla prova la scrittura. Scrivere appunti su un taccuino mentre arranchi verso la vetta di una montagna è un”azione che ti fa correre un rischio, potresti distrarti, cadere, romperti una gamba o peggio. Se, addirittura, è la primissima volta che scali una montagna, lo scrivere si accompagna a posture mai assunte, movimenti che il corpo non aveva mai compiuto. Per me è stato così: gli appunti che ho preso sul massiccio del Kenya, marciando a corto d”ossigeno, o in uno dei rifugi  dove abbiamo dormito, o seduto su un lastrone di basalto, circondato da iraci che saltellavano sulle rocce, contengono concatenamenti di immagini che, riletti a mente fredda, hanno sorpreso anche me. Da quegli appunti ho sviluppato lo stile di scrittura della prima parte di Point Lenana, una lingua e un modo di passare da un tema all”altro, da un episodio all”altro, che non ritrovo in nessun altro libro uscito dalla fucina Wu Ming. Al tempo stesso, i primi lettori del libro mi hanno detto che in quelle pagine si parla di montagna in un modo che non avevano mai trovato prima.

Sulla vetta di Punta Lenana (4985 m), 27 gennaio 2010

Alba del 27 gennaio 2010, Cecilia e WM1 sulla Punta Lenana (4985 m) del Monte Kenya (ph. Roberto Santachiara)

Quando Santachiara, con tutti gli scrittori pratici di montagna che poteva contattare,  ha proposto l”impresa e il progetto proprio a me che vengo  dall”incavo più concavo del Basso Ferrarese e mai in vita mia mi ero occupato di alpinismo, voleva che succedesse proprio questo. Voleva che, grazie a un accostamento in apparenza bislacco, ci allontanssimo per quanto possibile dal già-sentito, dal già-vissuto.
Il libro potrà piacere o non piacere, convincere o non convincere, ma che sia diverso dagli altri libri di Wu Ming sia da ogni altro libro di montagna, mi sembra difficilmente negabile. Naturalmente, questo non significa che nello scriverlo non abbiamo avuto influenze, anzi. Ne abbiamo avute tante, e sono tutte citate nei “Titoli di coda”. Non è solo questione  di esperienza “autentica e bruta” che si fa scrittura, come se non ci fossero mediazioni. Se avessimo voluto giocare su quello, avremmo pubblicato direttamente gli appunti! Invece, per scrivere Point Lenana ci sono voluti quattro anni. Ci sono alcuni libri senza i quali Point Lenana non sarebbe scritto così, qui faccio solo due esempi: Cime Irredente di Livio Sirovich (5) e Come le montagne conquistarono gli uomini di Robert MacFarlane (6).

La narrazione colpisce per il suo andare a zonzo liberamente fra argomenti, continenti, personaggi, storie. La linea narrativa è tutto fuorché retta, ma una linea c”è, sembra quasi unire delle linee di faglia tracciate in storie e terreni differenti, ma che combaciano fra loro. Apparentemente è la vita di Benuzzi il fil rouge, ma si sente qualcos”altro sotto. Forse ogni lettura traccerà nel libro una via differente. Quella che vedo io unisce tante vie di fuga: passa per una cengia cieca fra i reticolati di un campo di prigionia in Kenya, agganciandosi – tramite un diedro oscuro – alla fessura stretta fra le muraglie triestine della persecuzione culturale fascista ai danni degli sloveni, quindi online casino – dopo aver aggirato uno spigolo esposto – su una linea quasi identica attraverso la parete sud del colonialismo italiano in Africa. Sono andato “fuori via”?
Julius Kugy definì il Tricorno “un mondo di pareti”. Almeno dagli anni Settanta, diversi scalatori hanno iniziato a dire che “la parete è più importante della vetta”. E” da quest”attitudine dgfev online casino che si è sviluppata la moderna arrampicata sportiva. Sicuramente Point Lenana racconta di uomini per i quali la vetta era più importante della parete, o comunque conferivano grande importanza all”arrivare in vetta, anche se alcune tra le ascensioni che Benuzzi serbava più care nel ricordo erano incompiute. Però il libro comincia che noi in vetta ci siamo già! Il prologo è ambientato nel 2010 sulla Punta Lenana, poi si va a ritroso e si racconta l”ascensione, che è tutto un saliscendi e un girovagare sul massiccio, ed è anche (letteralmente) divagante, con un autore che prende la direttissima della Naro Moru Route e l”altro che fa il circuito sommitale. Poi si salta l”arrivo in vetta perché lo abbiamo già descritto, e si passa direttamente alla discesa. A quel punto, il libro ricomincia, come se le prime cento pagine fossero un lungo antefatto… In realtà gli “antefatti”, cioè le cose accadute prima, sono quelle che seguono, perché il libro riparte dal 1910, esattamente cent”anni prima. A me sembra che le prime cento pagine siano una sorta di allegoria del libro: il massiccio del Kenya è la Storia, e noi la affrontiamo in modo non lineare, andando su e giù nel tempo, ci dividiamo e ogni tanto ci ricongiungiamo (si pensi ai capitoli dove discutiamo tra noi). Questo lascia al lettore la libertà di collegare tra loro punti lontani, di tracciare la linea d”aria tra due o più nomi o episodi che noi abbiamo unito serpeggiando, o di crearsi i propri percorsi, aprire le proprie vie su una parete di quel “mondo di pareti”. Credo che, come molti libri usciti dalla fucina Wu Ming, sia un libro che invita alla rilettura.

Il racconto alpinistico – persino il racconto di un trekking – infonde epica al vissuto, un”epica peculiare, talora intrisa di umorismo (lo stesso “Fuga sul Kenya” di Benuzzi ne abbonda), ad ogni modo “si scatena l”iperbole, ogni elemento è più denso, più carico, più vivido, eppure al tempo stesso più sfuggente” (7). In Point Lenana l”epica deborda dalla narrazione dell”ascensione alpinistica e investe l”inchiesta storica, vibra nella biografie dei personaggi indagati, nello scoprire come vissero determinate congiunture storiche: “cosa faceva Benuzzi quando accadeva questo?”, nel seguire come una telecamera a spalla le vostre interviste sul campo. New Italian Epic è stato completato nel novembre 2008, l”avventura di “Point Lenana” inizia nel febbraio 2009. Si può dire che essa sia stata la mise en scène più consapevole, radicale e persino più fisica di quel memorandum?

Mike Rukwaro Mwai. Penultimo giorno (dallo Shipton Camp all”Austrian Hut), 26 gennaio 2010

Mi rendo conto che il libro possa essere letto in questo modo, perché dentro si trova l”apoteosi di tutte le caratteristiche del NIE elencate nel vecchio memorandum: connotazione epica, “sguardi obliqui”, sincretismo di narrativa e saggistica, coesistenza di sperimentale e popolare, scelte linguistiche sottilmente stranianti etc. Il discorso vale anche per Timira di WM2 e Antar Mohamed (8), uscito l”anno scorso. Il punto è che queste caratteristiche si ritrovano nei precedenti “oggetti narrativi non-identificati” di Wu Ming (e non solo nostri, pensa a certi libri di Giuseppe Genna). Nel memorandum del 2008 descrivevo un lavoro già in corso da anni. Quando mi sono messo a scrivere Point Lenana, non ho pensato tanto al memorandum, quanto ai nostri libri precedenti, in particolare ad Asce di guerra (9), che noi abbiamo definito un esperimento poco riuscito dal punto di vista della composizione e del sincretismo tra registri, generi e tipologie testuali. Gli elementi erano giustapposti in modo frettoloso e rozzo, il libro aveva un suo fascino ma era un frutto ancora acerbo. Direi che Timira e Point Lenana sono entrambi tentativi – with some help from our friends Antar e Roberto – di riscattare Asce di guerra, di ripartire da quegli errori e da quell”esito discutibile, per fare meglio. Quando è iniziata la stesura al memorandum non ci pensavo proprio, anche perché avevo smesso di seguire il dibattito, stanco dell”eccesso di ostilità riscontrato fra critici, cronisti letterari e sedicenti studiosi. La maggior parte di chi in Italia scrive di letteratura full time aveva accolto i miei appunti con la bava alla bocca e un livore francamente degno di ben altri “affronti”. Nonostante si trattasse dichiaratamente di appunti “aperti”, proposte di discussione su alcune cose che si erano scritte in Italia a partire dagli anni Novanta, punti ben poco fissi da superare collettivamente, il memorandum fu descritto come un manifesto, una dichiarazione d”intenti per lanciare l”ennesima “corrente”, o club, o cricca, cosa che non poteva essere più lontana dalla realtà. Andò a finire che chi davvero difendeva interessi di corrente, conventicola, circoletto, si scagliò con violenza contro il presunto “rivale”, cioè… me. Vista la logica malata ho lasciato perdere, e con me tutto il collettivo Wu Ming. Abbiamo, come si dice a Bologna, “smollato il online casino colpo”. Ci siamo allontanati da quella specifica e per il momento poco feconda discussione, per concentrarci sulle nostre prassi. “Prassi” è una delle parole a cui teniamo di più. Tenere il culo in strada è la cosa più importante. Stare a contatto nudo con il reale. Figurati che me ne importava dei critici mentre marciavo sul Monte Kenya, il fiato mozzato dalla fatica e dall”altura… Quel che mi interessava era vivere un”esperienza-limite, che poi avrei riportato con me nella dimensione che più mi è propria, quella che sta “tra l”archivio e la strada”.

L”Africa è l”altro grande tema di “Point Lenana” e non si può parlare d”Africa senza parlare di colonialismo, che nella sua accezione italiana e fascista è il tratto somatico più evidente in comune con “Timira” [in cui, a proposito di un volo per Nairobi per fuggire da Mogadiscio bombardata, la protagonista Isabella Marincola risponde “Ma perché Nairobi? Hanno in programma un picnic sul Monte Kenya?” (10)]. Credo che “Point Lenana” sia anche la prima opera narrativa italiana di un certo respiro a trattare la bonifica etnica operata dal fascismo ai danni della comunità slovena di Trieste, fino ad oggi relegata alla saggistica accademica o locale o di nicchia (“Cime Irredente”, per esempio, sconta il ghetto editoriale della letteratura di montagna). Sembra quasi che Felice Benuzzi vi abbia condotti con la sua vita a scoprire un oscuro legame tra queste due aree storico-geografiche…
Anche in Point Lenana ci sono espliciti collegamenti a Timira, si sente la voce di Isabella Marincola e il racconto del cosiddetto “Eccidio di Mogadiscio” si ripete quasi uguale nei due libri. Che, nell”insieme dei libri di Wu Ming, fanno sottoinsieme a parte: entrambi scritti da un membro del collettivo con un co-autore dal quale hanno origine l”idea e la storia, entrambi con una biografia “portante”, entrambi parlano di Africa e colonialismo italiano. Detto questo, la peculiarità di Point Lenana è quella che dici, il continuo passaggio tra il confine orientale d”Italia e l”Africa orientale italiana. Quel che è successo a Trieste, Gorizia, Istria e Fiume negli anni Venti è il presupposto di quel che è successo nelle colonie d”Oltremare. Il razzismo fascista ha avuto la Venezia Giulia come laboratorio, con “i s”ciavi” come alterità da sottomettere o escludere, prima ancora della “Riconquista” della Libia, dell”invasione dell”Abissinia e della legislazione antisemita del 1938-“39. E” lo stesso Mussolini a rendere esplicito il collegamento, in uno dei suoi discorsi più infami. Nel settembre “38 il duce, di tutte le città che poteva visitare per farci il discorso che annuncia e difende le leggi contro gli ebrei, sceglie proprio Trieste. Se leggiamo il testo di quel discorso, non c”è nessuna soluzione di continuità tra “redenzione” di Trieste, conquista dell”Impero e leggi razziali. Le comunità slovene e croate dell”Adriatico orientale hanno sperimentato per prime, sulla loro pelle, dinamiche di esclusione e discriminazione in seguito riprodotte altrove. E” nel “fascismo di confine” giuliano che troviamo l”anticipazione del razzismo fascista nel resto d”Italia e nelle colonie.

Purtroppo dalle vostre ricerche emerge anche un altro dato: il CAI di quegli anni sembra abbia avuto una certa responsabilità perlomeno morale in entrambi i contesti (repressione sul confine orientale e coloniale in Africa). Pare che alpinismo e colonialismo, per la mentalità dei dirigenti di allora, andassero a braccetto. L”impresa di Benuzzi, Balletto e Barsotti può essere vista come un gesto liberatorio anche nei confronti di questo “frame” tossico? (che purtroppo ritorna nel tempo, come si desume dal caso di Cime Irredente) Così come forse lo era l”alpinismo di Emilio Comici, molto più “antieroico” di quanto il regime (ed il CAI) volesse…

Nei luoghi di "Fuga sul Kenya". La vecchia ferrovia

Nei luoghi di “Fuga sul Kenya”. La vecchia ferrovia

La fascistizzazione del CAI imposta col pugno di ferro da Angelo Manaresi (e non solo da lui, ovviamente) inasprì alcuni tratti ideologici già presenti nell”alpinismo associato dell”Italia liberale. Il nazionalismo c”era già, il culto della “razza italica” c”era già. Mi riferisco all”alpinismo associato borghese, perché c”erano anche sodalizi di matrice operaia, come l”Associazione Proletari Escursionisti, dove l”approccio era diverso. La presidenza Manaresi pigiò a tutta forza sui pedali del nazionalismo e del culto della razza, ma a Trieste e dintorni non è che ce ne fosse granché bisogno, l”andazzo era già quello. Benuzzi era cresciuto in quell”atmosfera, eppure il narratore di Fuga sul Kenya non potrebbe essere più lontano dall”alpinismo “eroico”. In mezzo ci sono state le disillusioni delle leggi razziali (Benuzzi era sposato con un”ebrea), del crollo dell”Impero, della guerra che per l”Italia aveva preso una piega disastrosa… Nel resoconto dell”evasione e dell”impresa alpinistica c”è una leggerezza del tocco, un”autoironia, un mettersi a ridere al solo pensiero di essere dei “guerrieri”, che segnano una forte discontinuità col fascismo. E forse sì, forse c”è anche lo zampino dell”amico Comici. Post mortem, Comici fu trasformato in un”icona dell”alpinismo di regime, e la raccolta dei suoi scritti fu intitolata (con quella che secondo me è un”antifrasi) Alpinismo eroico (11), ma quand”era vivo era guardato con sospetto, quando non boicottato, dai vertici del CAI e da Manaresi in persona, perché anche se era o almeno si considerava un fascista convinto, non erano fascisti il suo alpinismo né la sua scrittura di montagna. Detto questo, l”alpinismo “eroico” ha avuto lunghi strascichi ben oltre la caduta del fascismo, direi anzi che il culmine lo toccò anni dopo, con la spedizione italiana sul K2, diretta da Ardito Desio in pretto stile “manaresiano”.

Per concludere ora ti appresti a presentare l”opera con un lungo tour che si concentrerà soprattutto sull”arco alpino, abbinando dove possibile escursioni in montagna alle presentazioni. Una bella allegoria dell”attitudine “tra l”archivio e la strada” in versione alpina. Ma non sarà che il “bacillo dei sassi”, per usare l”espressione di Benuzzi, ha contagiato anche te?
Certo che sì. Dico di più: senza questo contagio, non sarei riuscito a scrivere il libro insieme a Santachiara. Di Point Lenana si potrà dire di tutto, ma non che sia un resoconto “freddo”. La descrizione dell”alpinismo è critica, ma al tempo stesso è… coinvolta, appassionata. Non puoi scrivere in modo convincente di persone che hanno in corpo il “bacillo dei sassi” se non te lo inoculi anche tu. Passerò l”estate facendo escursioni collegate alle presentazioni del libro, ne farò in Alto Veneto, in Friuli, in Alta Lombardia, in Piemonte, sugli Appennini marchigiani e abruzzesi… E poi, voglio scrivere ancora di montagna. Non so in quali termini e inseguendo quali storie, ma la voglia c”è.

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L”autore ha presentato il libro a Belluno venerdì 10 maggio h. 18:30, Sala Affreschi del Palazzo della Provincia in Piazza Duomo, a cura della Casa dei beni comuni (info: luciano_cason@hotmail.com). Le altre date della presentazione del volume le trovate qui.

Segui su tumblr il blog dei lettori di Wu Ming: http://pointlenana.tumblr.com/
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(1) “Senza nome” in cinese mandarino
(2) le loro opere, oltre che essere disponibili in libreria, sono liberamente scaricabili dal loro sito Wu Ming Foundation, a cui si può corrispondere una libera offerta
(3) Premessa alla versione 2.0 del memorandum: link
(4)  il numero che contraddistingue ciascuno degli autori segue una logica meramente alfabetica
(5) Livio Isaak Sirovich. Cime irredente. Un tempestoso caso storico alpinistico. CDA & Vivalda, Torino 1996
(6) Robert MacFarlane. Come le montagne conquistarono gli uomini . Mondadori, Milano 2005 – traduzione di P. Mazzarelli
(7) Magnitudo perturbanza = epica, p. 72 in Wu Ming. New Italian Epic. Einaudi Stile Libero, Torino, 2009
(8) Wu Ming 2 & Antar Mohamed. Timira. Romanzo Meticcio. Einaudi Stile Libero, Torino, 2012
(9) Wu Ming & Vitaliano Ravagli. Asce di guerra. Tropea, Milano 2000
(10) p. 39 in Wu Ming 2 & Antar Mohamed. Timira, cit. – “No Picnic On Mount Kenya” è il titolo scelto da Benuzzi per la versione inglese di Fuga sul Kenya.
(11) Emilio Comici, Alpinismo eroico, a cura di E. Marco, Vivalda, Torino 2001

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Le storie di Point Lenana coprono un arco storico di 102 anni, dalla Vienna del 1910 alle polemiche sul Vespasiano di Sangue di Affile (RM). C’è una biografia “portante”, ed è quella di quest’uomo nel video:

Lorenzo Filipaz autore del post

Lorenzo Filipaz | Triestino, blogger (vincitore del Blogger Contest.2012), co-fondatore del gruppo alpinistico semiserio “Le Cavre”, amante da sempre della montagna in tutte le sue dimensioni, compresa quella letteraria e cinematografica.

8 commento/i dai lettori

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  1. Ava il15 gennaio 2014

    There are many ideas to look at the topic than the one that were presented. I must concede that you have more knowledge than I.

  2. Pingback: Calendario presentazioni di Point Lenana novembre 2013 - gennaio 2014 | Giap 28 Ott, 2013

    […] desuete sino a raggiungere Point Lenana (e siamo solo all’inizio del libro). Perché lo fanno? Wu Ming 1 ha dichiarato a un intervistatore [Lorenzo Filipaz, N.d.R.] […]

  3. Alessandro Stenico
    Alessandro Stenico il11 giugno 2013

    Point Lenana è un libro che ho trovato assolutamente interessante, perché ripercorre il periodo coloniale italiano sia nei territori d’oltre mare che nella vicina Trieste. Leggendo delle nefaste battaglie compiute dalle truppe italiane con l’utilizzo dell’iprite, mi è venuto in mente il monumento dedicato alla divisione Pusteria inaugurato il sei giugno 1938 a Brunico. Proprio alcuni giorni fa, parte del monumento è stato ricoperto con un sacco delle immondizie per protesta, Fino a pochi anni fa il due novembre delegazioni di politici missini e postfascisti hanno posto corone ai piedi del monumento.
    Con l’occasione vorrei portare all’attenzione degli interessati che presso il castello di Brunico si può visitare la mostra “Berg Heil associazioni alpine e alpinismo tra il 1918 e 1l 1945”.
    Non l’ho ancora visitata, ma ho letto il libro pubblicato sull’argomento. Tratta della persecuzione degli iscritti di origine ebraica, della requisizione dei rifugi dell’associazione alpinistica socialista “Naturfreunde” e analizza il periodo storico tra gli alpinisti.

    • Lorenzo Filipaz
      Lorenzo Filipaz il26 giugno 2013

      Segnalazione preziosa! La girerò anche all’autore che dovrebbe essere a Bolzano il 7 settembre, magari, chissà, aggiunge una presentazione a Brunico :-)

  4. Lorenzo Filipaz
    Lorenzo Filipaz il24 maggio 2013

    E’ vero! Wu Ming 1 mi ha confessato che ci ha messo un mese a scrivere solo i titoli di coda! Il tumblr del libro che sto curando assieme agli altri “lettori di prova”, parte infatti proprio da quella sezione, oltre a raccogliere recensioni, locandine e memorabilia, proviamo ad estendere le suggestioni del libro e i “link” dei titoli di coda con integrazioni fotografiche, per esempio sulla storia della Comici-Dimai, ora per dire stiamo approntando un post sulle querelles alpinistiche.

  5. Flavio Faoro
    Flavio Faoro il22 maggio 2013

    Da sottolineare l’importanza delle ultime ricchissime cinquanta pagine di “Point Lenana”, dove gli autori presentano le loro fonti, i dettagli dei testi e dei testimoni, il percorso storico e geografico che li ha portati a narrare le vicende che, ben lontane da fare da sfondo all’impresa alpinistica, ne rappresentano la vera sostanza.

  6. leonardo il16 maggio 2013

    Articolo molto interessante… di sicuro non sempre i soliti consigli triti e ritriti… grazie per lo spunto.

  7. Lorenzo Filipaz
    Lorenzo Filipaz il5 maggio 2013

    Un tumblr interamente dedicato al libro – http://pointlenana.tumblr.com/
    Qui l’audio integrale della prima presentazione a Trieste: http://pointlenana.tumblr.com/post/49553501991/audio-completo-della-prima-presentazione-di-point con gli interventi, oltre che di Wu Ming 1, di Marinka Pertot (in sloveno), di Dušan Jelinčič, Luciano Santin e soprattutto con il pregevole intervento di Spiro Dalla Porta Xydias, presidente del gruppo italiano scrittori di montagna: http://pointlenana.tumblr.com/post/49552757631/presentazione-in-anteprima-assoluta-del-libro

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