Il 12 aprile un team internazionale di alpinisti guidato da Alberto Peruffo partirà per una spedizione nel massiccio del Kanchenzonga con l’obiettivo di salire lo Zemu Gap Peak (c. 7780 m),  il cui vertice si connette con la possente cresta Est-Sud-Est del Kanchenzonga Sud (8476 m).
altitudini.it  seguirà la spedizione attuando un provocatorio esperimento di comunicazione.
SK 65 | Vittorio Sella, Gruppo del Siniolchun dopo una forte nevicata dalla punta a nord del Ghiacciaio Zemu (Sikkim), 1899 | La foto simbolo della spedizione | In alto sulla destra si va verso il Colle Zemu e l’inizio della cresta che porta al Zemu Peak | ©Fondazione Sella

SK 65 | Vittorio Sella, Gruppo del Siniolchun dopo una forte nevicata dalla punta a nord del Ghiacciaio Zemu (Sikkim), 1899 | La foto simbolo della spedizione | In alto sulla destra si va verso il Colle Zemu e l’inizio della cresta che porta al Zemu Peak | ©Fondazione Sella

La spedizione, denominata K2014.IT, sarà di tipo leggero e concepita con un profilo culturale ed etico-ambientale. Oltre ad Alberto Peruffo (alpinista CAI Montecchio, leader del progetto) ci sono altri 5 alpinisti: gli italiani Francesco Canale (guida alpina del Collegio Veneto, di Tonezza, tra le più preparate giovani guide alpine italiane, uscito dalla scuola del Gruppo Roccia 4 Gatti di Arsiero), Davide Ferro (guida alpina accompagnatore di media montagna, gestore del Rifugio Campogrosso), Enrico Ferri (ex capostazione del Soccorso Alpino e fotografo professionista, CAI Rieti), l’indiano Anindya Mukherjee (esploratore-alpinista, primo a raggiungere il Colle Zemu da Sud) e il peruviano Cesar Rosales Chinchay (guida alpina, punta della Escuela de Guías Don Bosco 6000 en los Andes di Marcarà). Al campo base darà una mano Andrea Tonin (alpinista ed escursionista, past president del CAI Valdagno).

VITTORIO SELLA 1899_01
SNOWSTORM

K2014.IT non è solo una spedizione esplorativa alpinistico-geografico-culturale. C’è qualcosa in più. Alberto Peruffo e altitudini.it daranno vita ad un provocatorio esperimento di comunicazione, senza però servirsi di internet, posta o telefoni satellitari.
©ph. Fondazione Sella.

L”area sud-est del massiccio del Kanchenzonga è stata scelta dagli alpinisti per la sue peculiarità di luogo remoto e lontano da immaginari inflazionati, con un difficile avvicinamento e con molte cime vergini ancora da scalare o poco salite. Infatti sono numerosi i versanti ancora da esplorare, in particolare i ghiacciai che salgono al Zemu Gap e la cresta est-sud-est con il Zemu Peak, forse il rilievo più alto dell’Himalaya non ancora salito.

La prima esplorazione del massiccio avvenne nel 1899 da parte di Douglas W. Freshfield ed ebbe come compagno di viaggio il grande fotografo Vittorio Sella che realizzò una serie di straordinarie immagini poi pubblicate nel volume Round Kangchenjunga (D. W. Freshfield, 1903). Nel concepire la spedizione Alberto Peruffo si è ispirato proprio alla storica esplorazione di Freshfield che compì il periplo dell’intera montagna fermandosi al Goeche-La, lasciando incompiuta la sezione del Zemu Gap (Colle Zemu), e alle spedizioni tedesche del 1929 e 1931 condotte da Paul Bauer, i cui resoconti sono stati recentemente tradotti da Giovanni Rossi per le edizioni del CAAI. L’area del Colle Zemu sarà proprio oggetto dell’esplorazione alpinistica di Peruffo e compagni che cercheranno di studiare la possibilità di transito del Colle, da sud a nord, per una futura “circumnavigazione completa” della montagna.

La spedizione, che nella sua composizione nazionale e internazionale ben interpreta il motto per i 150 anni del CAI “la montagna unisce”, gode del patrocinio nazionale del Club Alpino Italiano, di Mountain Wilderness e della Fondazione Sella, oltre che di numerose collaborazioni.

Ma l’interesse per K2014.IT non sta solo nella sua missione esplorativa alpinistico-geografico-culturale. C’è qualcosa altro d’interessante, forse unico.
Alberto Peruffo con la collaborazione di altitudini.it darà vita ad un provocatorio esperimento di comunicazione, durante tutti i 50 giorni della spedizione, senza servirsi di internet, posta o telefoni satellitari.

Ma allora in che modo?

L’esperimento denominato “Reportage di un’assenza dalla Rete” prevede di sostituire il classico diario di spedizione (con la moltitudine di messaggi che caratterizzano l’epoca dei social network), con la trasposizione del capolavoro di Joseph Conrad – il romanzo breve Tifone – dal mare alla montagna, ri-scritto da Alberto Peruffo. Il romanzo, intitolato Snowstorm, verrà pubblicato su altitudini.it in 18 puntate: un “reportage di un”assenza dalla rete” realizzato con l”aiuto di uno dei più grandi scrittori d”avventura di tutti i tempi.

Ma andiamo con ordine e chiediamo ad Alberto Peruffo di illustrarci meglio questo progetto.

Alberto Peruffo nel Batura Glacier, 2005. Tra i compagni Ivo Ferrari (nella foto), Renzo Corona e l”americano Carlos Buhler.

Innanzitutto Alberto, per quanto riguarda la spedizione hai qualcosa da aggiungere?
Non ho molto da dire perché ho già detto molto con il lavoro di ricerca che anticipa la spedizione e che si trova in www.k2014.it, tra cui uno scritto già molto letto “Che senso ha una spedizione in Himalaya oggi” che invito a leggere per chi vuole avvicinarsi in modo alternativo alla spedizione.

Entriamo allora nel tema della comunicazione, o meglio di quanto hai architettato di comunicare – o meglio “non comunicare” –  durante la spedizione.
Per quanto riguarda la comunicazione durante la spedizione mi sono trovato di fronte a un grande dilemma, essendo stato a cavallo degli anni 2000 uno dei primi utilizzatori della Rete e dei satellitari quando ancora i messaggi e le fotografie venivano spediti mediante codici cifrati. Intanto una considerazione. Sono passati i tempi della sperimentazione su internet e delle comunicazioni affascinanti dai campi base. Dieci anni fa c’era un eccesso di potere da parte del giornalismo su carta, delle riviste di settore e c”erano forti lacune di condivisione con gli amici a casa a causa della difficoltà di restare in contatto, di comunicare. Oggi c’è un eccesso di comunicazione e di personalismo, di narrazioni personalistiche già sentite, spesso logorroiche, per non dire peggio, quando diventano raffinate narrazioni di marketing comunicativo costruite per tenere legati i lettori agli sponsor o alle proprie pulsioni di protagonismo, di essere riconosciuti, più che all’avventura e al potenziale universale che essa indubbiamente ha. Dieci anni fa aveva senso pubblicare subito su internet per contrastare il potere delle riviste, dei loro adepti e dei loro preferiti, usati per monopolizzare il mercato degli sponsor che spesso obnubilavano i veri protagonisti dell’alpinismo e ingrassavano gli editori e le redazioni. Oggi non più, ognuno si arrangia da sé e non è più necessario comunicare immediatamente. I mediatori sono spariti e c’è tempo, spazio e strumenti per raccontare la propria avventura come meglio si crede. Prima o dopo il valore emergerà e la condivisione dei documenti in rete offre una buona verificabilità, migliore dell”incompetenza della maggior parte dei giornalisti di alpinismo.

Allora quale deve essere l’obiettivo di un sano modo di comunicare la montagna?
Dal mio punto di vista non si deve mai perdere l’obiettivo che io credo principale per ogni comunicazione: costruire un immaginario collettivo, una realtà che altrimenti andrebbe perduta, dove emergano le potenzialità universali della pratica che si sta svolgendo (nel nostro caso l’alpinismo), per poi generare quella stessa attività. Raccontare tanto per raccontare non porta da nessuna parte. La scrittura fine a se stessa – dilagante su internet e sui social, più selettiva su carta – mi fa orrore. Avere il desiderio di diventare uno scrittore-scrittore penso sia una delle cose più misere che l’uomo possa desiderare. Scrivere geografie e azioni, e poi magari raccontarle in modo efficace è invece un’altra cosa.

Una frenesia di comunicazione che coinvolge tutti. Dopo ogni escursione le pagine dei diari dei social network sono puntualmente aggiornate e spesso così rapidamente al punto da supporre che Facebook preceda persino la doccia.
I social network bisogna usarli e uscirne appena possibile. Lo dico a ragion veduta. Sono tra i più “antichi profili” di Facebook in Italia. Essi hanno funzione di collante, non di elementi costitutivi. Chi ci resta incollato per scrivere cronache e pensieri diventa vittima di un voyeurismo fatto di sentimenti e di emozioni di scarso valore universale, e quando dico valore universale non dico niente di trascendente, ma uso solamente un”astrazione per dire l’altro da te, le altre persone che ti leggono e che hanno le tue stesse passioni e che cercano nella pratica un”esperienza universale, valida per la maggior parte degli uomini nonostante la particolarità della tua azione, sia essa alpinismo o qualsiasi altra attività. Le scritture veicolate sui social valgono l’effimero attimo dell’attenzione che si crede di costruire nel momento della condivisione digitale, ma che cade non appena il lettore diventa vittima dell’informazione forzata. Fatto ineludibile e deviazione perversa dei social appena si dimentica la loro indubbia funzione primaria. La colla presa per sé tuttavia è solo sostanza collosa. Alla fine non si sa più cosa scrivere, ci si inventa di tutto, si raccontano le cose più banali, si fanno le associazioni meno necessarie alla bellezza della costruzione di un immaginario. Tutto ciò fa male, non tanto al pubblico, oramai inebetito e assuefatto e che non legge niente, poche righe, tweet, ma soprattutto a coloro che scrivono e che si sentono obbligati a continuare ad aggiornare.

Una colla appiccicosa e di scarsa qualità…
Non esattamente. Una colla di grande qualità in quanto colla. Guarda il caso delle recenti spedizioni raccontate con grande esuberanza di connessioni e di scrittura, con alpinisti di chiara fama e competenza costretti a portarsi dietro storyteller professionisti. Che sognano di diventare scrittori-scrittori, la categoria più retrograda degli artisti contemporanei, che non hanno capito da dove viene la scrittura, ora che tutti hanno la possibilità di scrivere. Il risultato è che si hanno narratori molto bravi prestati al marketing comunicativo delle aziende, che producono storie spettacolari, tecnicamente affascinanti, ma che ti lasciano un vuoto pneumatico, un “immaginario prosciugato” come ha scritto di recente Roberto Mantovani per certi film contemporanei legati all’alpinismo. Insomma, veri e propri generatori di colla per tenere incollati i lettori. Il non plus ultra dell”intrattenimento in forma contemporanea. La forma della Rete. Ti viene quasi da pensare di fronte a tanta esuberanza: “sarebbe meglio non scrivere”.

Che fare allora in spedizione per quanto riguarda la comunicazione?
Ritorniamo al online casino dilemma di prima. Non so. O almeno non sapevo fino a qualche mese fa. Innanzi tutto ognuno può fare quello che meglio crede, basta che non diventi schiavo del dover comunicare per forza, per abbeverare sponsor e lettori famelici di informazioni e di emozioni difficilmente transitabili attraverso lo schermo di un computer. Nel 2005 scrissi in diretta una sceneggiatura via blog collettivo (senza alcuna autocensura, fatto assolutamente originale e rischioso per una sceneggiatura) con già l’obiettivo di scorporare la narrazione di una spedizione dal voyeurismo digitale che stava per invadere i tempi innocenti della Prima Rete, una scorporatura per poi fare un passaggio in forma di teatro narrativo e compositivo delle varie tecniche che la comunicazione mette a disposizione, tra cui cinema e fotografia. Nacque Ventimila piedi sopra il mare, il cui titolo penso si possa leggere oggi come un’evidenza per esprimere con estremo anticipo i concetti di immaginario di cui sopra, sconfinando verso il mare. Allora mio mentore fu Jules Verne e una frase segreta nascosta nel suo capolavoro, che usai come chiusura della narrazione teatrale: «Non di continenti nuovi ha bisogno la Terra, ma di uomini nuovi». Sinceramente difficile superare per me un esperimento così ardito.  Scrivere una sceneggiatura via blog, quasi 10 anni fa?! Almeno dal mio punto di vista. Di sperimentatore.
D’altra parte io non devo comunicare immediatamente per le grandi masse. Ci penseranno i voyeuristi a farlo, con il loro funzionale arrivare sempre in ritardo, utile a farci capire quali sono le scorie della comunicazione forzata. Io vorrei esplorare sempre, anche nella comunicazione, come lo farò sulla difficile montagna che ho scelto. Esplorazione geografica e artistico-culturale non sono mai scisse nella mia mente, nel mio operare. A dire il vero un’idea folle-folle mi è venuta. Proseguendo sulla scorporatura, verso la strada del mare. Questa volta in modo ancora più dissociato rispetto alla narrazione classica, ma a fin di bene nell”epoca della troppa informazione; un”idea che non produce alcuna scrittura ex novo e che si basa su un black-out. Un esperimento davvero affascinante. Trasportare il capolavoro di Conrad – Tifone – in montagna, per darlo in pasto agli amici durante la mia assenza. Si può costruire una condivisione anche mediante un”assenza e attingendo al più impensabile degli alleati. Uno scrittore di mare.

Mauro Corona, Alberto Peruffo e Mario Rigoni Stern, 2003

Mauro Corona, Alberto Peruffo e Mario Rigoni Stern, 2003

Prova a spiegarti meglio.
Facciamo prima un passo indietro per capire da dove nasce l”idea. Nel 2003, ad una conferenza insieme con Mauro Corona e Mario Rigoni Stern, ci domandammo perché non esistono grandi esempi di letteratura di alpinismo (non certo di montagna, con il colosso che avevamo a fianco, il Sergente Mario). Io ebbi un’intuizione. Oltre la riflessione che espressi a Belluno. Iniziai a lavorare su Tifone di Conrad riscrivendo tutto il romanzo in una nuova ambientazione, in montagna. Una prova a priori davvero audace. Anche sul campo, testo alla mano. Pubblicai come test 2 post sul blog di Intraisass. Ricordo l’entusiasmo di Mario Crespan, l’altro grande Mario, dalla barba bianca. “L’uomo senza copia”. Ma i tempi non erano maturi. Avevo altro per la testa.

Ora invece?
Ora lo sono. Ho riscritto tutto il romanzo (è un romanzo breve!), online casino inventando – credo – il “romanzo di situazione”. Ne ho parlato anche a Wu Ming 1. L’idea di fondo che emerge è questa: un grande scrittore – e il suo traduttore – se sono veramente grandi – cioè se non sono solo scrittori-scrittori – lo sono a prescindere dalla situazione, dall’ambiente che hanno deciso di raccontare. Con un altro risultato importante: di dimostrare la potenzialità universale dell”esperienza montagna, dell’alpinismo! Considerando la carenza di alpinisti scrittori all’altezza di Conrad… non è un fatto marginale all’esperimento. Inoltre, visto la grande inflazione di scrittura e scrittori, piuttosto di scrivere inutilmente, potrebbe essere una buona cosa riscrivere grandi romanzi, sia come esercizio di scrittura (riscrivendo “in situazione alterata” ti accorgi della grandezza di chi ha scritto), sia come risparmio di spazzatura editoriale. Così risolvo quel dilemma iniziale complicato dalle circostanze: non avremo infatti il satellitare per vari motivi, tra cui vincoli politici. E come sempre deciderò strada facendo che immaginario reale costruire sulla spedizione, anticipando alcune foto guida dell”esplorazione. Come deciderò cosa condividere con i miei amici, con me stesso, con la mia stessa mente, prima esigente domandataria di un resoconto della mia imminente avventura himalayana. In effetti, alla fine io parto per me stesso, con i miei amici, per fare alpinismo come l”ho sempre fatto. Per privarmi di ossigeno troppo respirabile per poi averne una grande scorta quando ritorno a casa, per le battaglie che ogni giorno dobbiamo affrontare. Vado a farmi un carico di bellezza e libertà per portarne un po” casa. Anche per chi mi aspetta con comprensibile ansia. Insomma, sono uscito dalla rete attiva nel 2012, per ritornare a partire per un altro mondo. L’area Zemu del Kanchenzonga, in Himalaya.

altitudini.it il giorno stesso della vostra partenza, il 12 aprile, pubblicherà il primo capitolo di Snowstorm e poi tutte le 18 puntate diluite nel corso della spedizione. Ma non ti farai sentire in nessun modo?
Credo che Snowstorm – al di là del valore letterario da verificare da parte dei lettori – sia una grande idea di assenza e presenza, nei tempi delle connessioni forzate e dell”immaginario prosciugato di Mantovani. Lavoreremo su livelli diversi, uno reale, l”altro fantastico. Certo, non so come gestirò questo black-out: la montagna è difficile e opereremo in zone remote, ma altitudini.it mi piace e se durante la spedizione succederà qualcosa che vale la pena di essere raccontato sarete i primi a saperlo e ad avere il materiale. Magari con dei “dispacci” che consegneremo a delle staffette e che manderemo ai primi villaggi che hanno connessione con l”universo digitale. Non è detto che succeda qualcosa di memorabile. E non è necessario comunicare a tutti. Necessario è partire. Da tutti.

Ultima cosa. Il tuo rapporto con gli sponsor?
Ottimo. I nostri sostenitori sanno che saranno coinvolti in una ricerca culturale straordinaria che pochi altri hanno saputo costruire. Ci lavoro da due anni. Lo dimostrano i patrocini ottenuti con grande serietà e tutti a titolo gratuito e solo per meriti culturali. Essi permettono di presentarci bene ai nostri interlocutori. Agli sponsor. Ognuno deve avere il proprio ruolo. Lo sponsor sostenere, il ricercatore offrire visioni. Per beneficio di entrambi. Non devono avvenire capovolgimenti o narrazioni forzate, indotte, marchiate, come l”Heineken Jammin” Festival o la Red Bull X-Alps tanto per farti degli esempi molto distanti. Sembra che sia la birra o la bevanda ad offrire visioni, non i veri protagonisti, gli artisti, gli atleti, o chi altro per loro. Tutto ciò è pernicioso. Capovolge il rapporto con gli sponsor. Lo strumento diventa il fine. Come nel caso della comunicazione forzata. Ecco, se possibile, alla colla digitale, effimera, io contrappongo relazioni culturali, durature. Noi offriamo relazioni culturali ad alto contenuto di presa di coscienza del gioco tra le parti e di collegamento disciplinare. Difficilmente componibili da altri. Offriamo cemento. Sì, cemento! Armato, a volte. Frutto di grande ricerca e, se posso, di impegno civile. Per esempio in questi giorni ho dato inizio a una collaborazione con il Namgyal Institute of Tibetology di Gangtok, all”oscuro degli straordinari documenti fotografici di Fosco Maraini del 1937 e interessatissimi a conoscere ogni particolare dell”Archivio di Vittorio Sella. Infine, considera che i primi sponsor della spedizione siamo noi stessi alpinisti, che ci paghiamo 2/3 della spedizione. L”altro terzo lo raccogliamo a fatica, in giro, senza mai vendere l”anima e senza sottometterci a giochi politici per ottenere facili finanziamenti.

Alberto, allora in-bocca-al-lupo. Porta il saluto di altitudini.it anche ai tuoi compagni di spedizione; mentre per tutti i lettori di altitudini.it l’appuntamento è per il 12 aprile con il primo capitolo di Snowstorm. Qui di seguito una anticipazione…

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K2014.it | East HimalayaTeam |

SNOWSTORM // L’ULTIMA SPEDIZIONE DI BRUNO BRUNELT
Un romanzo di situazione scritto da Joseph Conrad, Ugo Mursia e Alberto Peruffo
1000 e più variazioni sopra un manoscritto di Joseph Conrad, egregiamente tradotto da Ugo Mursia, ri–situazionato da Alberto Peruffo

Joseph-Conrad_01Joseph Conrad (1857-1924), nato in Ucraina, ma rimasto ben presto orfano di entrambi i genitori, fu affidato alla tutela di uno zio e, appena diciassettenne, partí per Marsiglia spinto da un”irresistibile vocazione per la navigazione. Per vent”anni viaggiò in quasi tutti i mari. L”attenzione suscitata dal suo primo romanzo lo indusse a lasciare la Marina e a stabilirsi in Inghilterra (aveva ottenuto nel frattempo la cittadinanza inglese) per dedicarsi all”attività letteraria. Della sua opera, Einaudi ha pubblicato: Heart of Darkness. Cuore di tenebra («ET Classici»); The Shadow-Line. La Linea d”ombra (serie bilingue); Vittoria; Typhoon. Typhon. Tifone (serie trilingue ed «Einaudi Tascabili»). Racconti di mare e di costa, La freccia d”oro e Vittoria. Un racconto delle isole.

Ugo_Mursia_01Ugo Mursia (1916-1982) è stato uno dei maggiori editori italiani, uomo di lettere e impegno civile, fondatore dell”omonima casa editrice. La sua personale passione per il mare e la navigazione lo spinge verso Joseph Conrad. Sin dagli anni giovanili colleziona edizioni originali e di letteratura critica sull’autore, ma soprattutto intraprende traduzioni e studi. I suoi articoli, pubblicati principalmente su riviste scientifiche e letterarie, italiane e straniere, sono stati raccolti in Ugo Mursia, Scritti conradiani, a cura di Mario Curreli, Mursia, Milano, 1983. Oltre alle traduzioni di Typhoon (1959), Le sorelle. Romanzo incompiuto (1968) e Cuore di tenebra (1978), l’attività di Mursia come esperto conradiano culmina nell’edizione critica dell’intera opera del romanziere anglo-polacco, uscita in cinque volumi tra il 1967 e il 1982 per i tipi della sua stessa casa editrice. A Mursia si deve anche la traduzione italiana della biografia di Joseph Conrad scritta da Jocelyn Baines (1960) e la pubblicazione dell’edizione italiana della rivista statunitense Conradiana. A journal of Joseph Conrad studies, fondata nel 1968. La passione per Conrad lo porta a raccogliere cimeli, documenti, prime edizioni e a finanziare una spedizione in Tasmania per recuperare la prua dell’Otago, il brigantino comandato dallo scrittore che era affondato in quelle acque.

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Alberto Peruffo (1967), fondatore nel 1999 del progetto culturale Intraisass – Rivista di letteratura, alpinismo e arti visive, il più antico progetto di letteratura di alpinismo comparso in Rete, è il capospedizione di K2014 CAI-150, spedizione esplorativa nell”area Zemu del Kanchenzonga per i 150 anni del Club Alpino Italiano. Per scelta personale ha deciso di “uscire dalla Rete attiva” nel 2012 in preparazione della nuova spedizione e di architettare per l”occasione un “Reportage di un”assenza dalla Rete” come progetto di comunicazione. A causa del divieto dell”uso di apparecchiature satellitari nell”area esplorativa del Kanchenzonga, sotto giurisdizione indiana, saranno inviati come aggiornamento dei “dispacci” tramite staffette (amici e gente del luogo al seguito della spedizione), senza la certezza che arriveranno a destinazione. Se arriveranno, saranno pubblicati prontamente da altitudini.it nel corso della pubblicazione del Romanzo di Situazione, provocatorio sostituto del diario classico di spedizione e della moltitudine di messaggi e di informazioni che caretterizzano l”epoca dei social network. Ricordiamo che Alberto fu tra i primi sperimentatori in assoluto delle comunicazioni satellitari dai campi base, tra cui la memorabile Spedizione Chiantar 2000 nell”Hindu Kusk pakistano, Premio Paolo Consiglio CAAI 2001. Leggi qui l”intervista che introduce l”esperimento. Storyboard visuale dei più importanti progetti e interventi culturali di Alberto.

ABSTRACT
Himalaya orientale. Un uragano di neve e valanghe mai visto prima da occhi umani si scaraventa sul Campo Base e sui fianchi della montagna più alta del mondo ancora da scalare, meta di un’ambiziosa spedizione internazionale. Gli strumenti digitali moderni si scontrano con l”esperienza del vecchio capospedizione. Su ai campi alti gli scalatori non hanno vie di fuga. Al Campo Base accade l”impensabile: alpinisti e portatori sono travolti dalla calamità naturale e dall’impasse sociale che ne consegue, fatti inimmaginabili anche al più esperto degli esploratori. Sarà l”ultima avventura del mitico capospedizione Bruno Brunelt e del figlio Ettore?
Niente di meglio di un cambio radicale di situazione dimostra l”efficacia e la maestria delle parole di un grandissimo scrittore e del suo traduttore. Un romanzo insuperato – «Il più alto esempio di letteratura di mare» scriveva André Gidé subito dopo aver letto Tifone di Joseph Conrad – sulla soglia della più straordinaria prova, accattivante anche per il più insensibile dei lettori: il cambio di situazione.

Dal mare alla montagna una delle più audaci prove di letteratura per noi concepibile.
Tra i personaggi alcuni dei grandi protagonisti poco conosciuti della storia dell”alpinismo mondiale.

«… Si chiamano bufere di neve ad alta tensione. SNOWSTORM… Ad Ettore pareva non andasse… Non si vedono nelle immagini del satellite… Non potevo permettere…»

Teddy Soppelsa autore del post

Teddy Soppelsa | Autore di pubblicazioni su montagna, alpinismo e ambiente, componente cdr de Le Dolomiti Bellunesi, socio GISM, fondatore del blog-magazine altitudini.it.

9 commento/i dai lettori

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  1. Pingback: CS ufficiale | KANCHENZONGA ZEMU PEAK EXPLORATORY EXPEDITION | Snowstorm. Romanzo di situazione | Casa di Cultura Contemporanea 24 Ago, 2015

    […] // In questa intervista esclusiva al Capospedizione, un’anticipazione della provocatoria strategia di comunicazione con “Snowstorm. Romanzo […] – https://casacibernetica.wordpress.com/2014/04/02/cs-ufficiale-kanchenzonga-zemu-peak-exploratory-expedition-snowstorm-romanzo-di-situazione/

  2. Maurizio Mazzetto
    Maurizio Mazzetto il15 aprile 2014

    Alberto va sempre oltre, tende ad anticipare, contrasta il rovinato e il rovinoso.
    Infatti, legge la storia (non solo dell’alpinismo) con la lente di ingrandimento: di chi vede, cioè, i particolari, i quali, però, sono significativi perché danno il senso, ossia la direzione, del tutto; e chi sa vedere i “particolari” oggi, si accorge che, se non si cambia strada, si va verso il disastro (ambientale, culturale, spirituale, politico, …).
    E poi, individua le nuove possibilità, come da un esploratore, dopo aver avvertito degli incombenti pericoli: come sanno fare solo i perlustratori di un futuro buono, umano e sociale, prima ancora che alpinistico; dove la parola e la scrittura ritornano ad essere ciò che dovrebbero essere.
    Infine, a me pare che Alberto dimostri di essere capace di andare oltre l’esistente, o, meglio, oltre il visibile, perché dà l’impressione di essere interessato – al di là di alcune apparenze e dei legittimi, e rivendicati, punti d’onore – di voler andare più “dentro” che “fuori”.
    A mio modesto avviso, l’intervista rilasciata a Teddy manifesta tutto questo.
    Ed è importante che l’abbia rilasciata sulle soglie di una spedizione, e in apertura della trasposizione letteraria di Tifone iniziata con il primo capitolo di “Snowstorm…”: l’avventura, se vissuta nella sua pienezza, è sempre l’adventus di qualcosa d’altro, che si cerca e che si trova. Basta essere aperti e recettivi al nuovo.
    Maurizio Mazzetto

  3. ines il14 aprile 2014

    Forse è utile aspettare gli effetti dell’esperimento letterario… che dopo qualche capitolo la storia “prenda” spazio, visto che il tempo è sospeso. Qualcuno sta comprando il racconto Tifone di Conrad e lo legge in leggera differita con quello di Alberto….la mente spazia…e questo è già una buona cosa!

  4. Vittorio Giacomin
    vittorio giacomin il13 aprile 2014

    Mi pare che Alberto nella sua intervista dica due cose molto importanti:
    – non si perda mai di vista l’obiettivo,
    – non si racconti tanto per raccontare.
    Il fatto che poi la discussione si ampli sull’uso dei mezzi che l’informatica offre e sull’importanza di questa “colla”, diventa elemento secondario al tema principale, vale a dire, la comunicazione di emozioni autentiche che solo il viaggiare a piedi ti può dare.
    Per quel poco che conosco Alberto posso dire della sua ricerca continua della precisione, non lo percepisco interessato ad una esposizione mediatica e non lo immagino ostinatamente legato alla conquista della vetta.
    In lui traspare forte lo spirito di quel gigante che fu Fosco Maraini.
    Diceva Maraini a proposito della fotografia, che la foto, o potremo dire, la comunicazione fotografica risulta efficace quando raggiunge “l’unità del messaggio”.
    Io penso che la ricerca di Alberto Peruffo, attraverso le sue spedizioni e la scrittura si ispiri a questo intento.
    Più in generale riguardo alla spedizione credo che lo spirito della stessa possa essere racchiuso in queste parole di Maraini: ”…quando si arrampica non è tanto la conquista della vetta, è il tu per tu con la roccia, con la neve, col ghiaccio che è insostituibile: toccare, vedere, gli odori, i colori: è un’esperienza indimenticabile, è come una danza”.
    Credo pertanto che il progetto di Alberto, se visto da questa ottica, possa diventare esempio, strumento di ricerca, di approfondimento della percezione, di apertura a una diversa visione della montagna e del paesaggio per quanti, parafrasando sempre Maraini, vogliano sentirsi liberi e capaci di affrontare la vita e le sue avventure.
    Vittorio Giacomin

  5. Franco Michieli il11 aprile 2014

    Ottima idea Alberto, la sostituzione della comunicazione in diretta (cioè della cronaca) con un tema letterario che suggerisce la dimensione dell’avventura che si sta vivendo, lasciando però quella reale nel necessario isolamento, mi pare davvero un’alternativa stimolante. Potrebbe essere un modo per far pensare alla dimensione del viaggio durante il periodo d’assenza, senza togliere nulla all’autenticità dell’assenza. La cronaca quotidiana sui media serve a dimenticare prima ancora di aver capito di che si tratta. Solo l’intensità dell’attesa riesce invece a imprimere qualcosa dentro di noi. Perciò chissà, l’idea potrebbe avere interessanti sviluppi!
    Franco Michieli

  6. Luigi Bertuzzi il3 aprile 2014

    Il mio commento può acquistare un significato solo mettendolo in rete …..

  7. Gianni il2 aprile 2014

    Ho appena letto tutta l’intervista. Vengo da fuori. Forse dici bene, forse interpreti male, Dal Mas. D’altra parte – conosco Alberto da anni e la sua avversione per la scrittura non tanto come dici tu bianco e nera, ma la spazzatura che invade le librerie e ora internet (dimentichi che è un bravissimo libraio, oltre che editore e consulente editoriale) – cosa c’è di normale nelle operazioni culturali di Peruffo? Credimi, è più sulla strada di quanti scrivono… ciao

  8. Massimo Dal Mas il2 aprile 2014

    Le personalità “decise” come Alberto Peruffo muovono le cose, e questo e’ un bene, ma quello che traspare e’ uno strano senso di rivalsa e poca serenità.
    Chi fa “operazioni culturali” normalmente tiene un profilo volutamente più basso, non si sovraespone e non crea un mondo mitologico dove esistono solo il bianco e il nero, da una parte Conrad, magari a livello campanilistico Corona e Rigoni Stern, dall’altra la “miseria” degli scrittori-scrittori. Chi fa imprese alpinistiche di un certo livello vuole visibilità, e Peruffo e’ uno di questi,ma non c’è nessun messaggio culturale particolare, questo e’ il mio modesto commento di uomo della strada.

    • Roberto il23 aprile 2014

      Sono molto d’accordo, è un po che torno a valutare l’operazione culturale di Peruffo.
      Forse sono troppo coinvolto, forse mi piace essere un non addetto ai lavori, ma traspare anche secondo me una poca serenità.
      Come sempre il vuoto simulacro della rete e la cultura più alta, a volte chiusa in un elitario diverso, si cercano e si confondono.
      Un poeta disse: vivere vorrei addormentato nel dolce rumore della vita.
      Per alcuni la montagna è vita e la letteratura sa fare la rivoluzione su ali di colomba, A volte riesce a chiamare le cose con il loro nome.
      Con un po di serenità e pacifica resistenza al troppo abusato.

      Roberto

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