ph courtesy http://camoscibianchi.wordpress.com

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Una “sciagurata idea”. In questi termini, dopo le proteste delle opposizioni e la denuncia di “altitudini.it” dell’11 marzo, il Cai si esprime contro la deroga al divieto di andare con le moto sui sentieri, nei boschi e nei pascoli della Lombardia dove il transito di tali mezzi è vietato in base alla LR 31/2008.
Il 27 marzo, a nome del Cai Lombardia (90.000 soci) di cui è presidente, Renata Viviani ha infatti mandato un appello al presidente Roberto Maroni, agli assessori e ai consiglieri regionali perché non votino la deroga prevista nel PDL 124 in approvazione l’8 aprile.
Un appello vibrante quello della Viviani, come la circostanza impone e che sicuramente i tanti amici di “altitudini.it” non possono che condividere. Peccato solo che un problema tanto grave e sentito non sia all’ordine del giorno dell’assemblea regionale dei delegati in programma il 6 aprile a Brescia, anche se è intuibile che l’annunciato provvedimento non passerà sotto silenzio.

Renata Viviani, presidente Cai Lombardia

Renata Viviani, presidente Cai Lombardia

“Se il provvedimento fosse approvato dall’aula i sindaci potrebbero autorizzare tale tipo di transito dei mezzi motorizzati nei  loro comuni”, spiega allarmatissima la Viviani, “e forte è il rischio che per incentivare una sciagurata idea di sviluppo turistico, la Lombardia attiri sul suo prezioso territorio manifestazioni motociclistiche e competizioni anche dall’estero che in breve tempo potrebbero arrecare un danno davvero impossibile da ripristinare  al nostro patrimonio sentieristico. E allontanerebbero dell’escursionismo il mondo che tanto apprezza la grande bellezza e delle nostre colline e delle nostre montagne”.
Ma quali sono le motivazioni dei promotori, otto consiglieri regionali, del progetto di legge numero 0124 denominato “Modifiche ed integrazioni alla Legge Regionale 5 dicembre 2008, N. n. 31 “Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale” concernenti la viabilità agro-silvo-pastorale”?
In sintesi, considerato che il “fuoristrada è una legittima attività ricreativa e sportiva per chi vive nell’ambiente dell’utenza motociclistica” e che solo “una minoritaria corrente di pensiero considera la circolazione motorizzata su percorsi a fondo naturale una pratica intrinsecamente negativa, in quanto, a fronte di un significativo impatto ambientale, non vi sarebbe alcun interesse meritevole di tutela”, i promotori ritengono che si debba uscire dalla discriminazione dell’attività specifica proponendone la regolamentazione, “utile e necessaria a distribuire l’uso del territorio tra le varie esigenze in modo da rispettarne i diversi gradi di importanza e rilevanza sociale e di garantire a tutte un minimo ambito di praticabilità”.
Nell’appello del Cai si sottolinea come desti “estrema preoccupazione” in particolare il testo dell’articolo che specifica come “in deroga ai divieti di cui ai commi 3 e 4, con regolamento regionale sono definiti i criteri, le modalità e la procedura con cui gli enti proprietari, per il territorio di rispettiva competenza, possono autorizzare il transito temporaneo di mezzi a motore”.
Il documento firmato da Renata Viviani si conclude con un caldo invito “affinché tale deroga – l’autorizzazione, pur temporanea al passaggio di mezzi motorizzati (moto) sui sentieri per scopo ludico – non sia approvata”.
Per concludere, non c’è che da compiacersi, come ha fatto il Coordinamento delle Sezioni e Sottosezioni della Provincia di Sondrio in una comunicazione diramata il 28 marzo da Lucia Foppoli, che la “minoritaria corrente di pensiero” rappresentata dagli oltre 90.000 soci del Club Alpino Lombardo attraverso la sua presidente Renata Viviani abbia deciso di far sentire, alta, la sua voce. Era il minimo che ci si potesse aspettare da un’associazione che si etichetta ambientalista. Resta da vedere come si comporterà il Cai se il provvedimento verrà contro la sua volontà approvato.

Roberto Serafin autore del post

Roberto Serafin | Giornalista professionista, redattore per un quarto di secolo del notiziario del CAI Lo Scarpone. Ha curato a Milano la mostra “Alpi, spazi e memorie” e il relativo catalogo, ha partecipato con il Museo della Montagna “Duca degli Abruzzi” all’allestimento della mostra “Picchi, piccozze e altezze reali”. E’ autore di numerosi libri di montagna, tra cui l’ultimo “Walter Bonatti, l’uomo, il mito“. Con il figlio Matteo ha pubblicato il volume “Scarpone e moschetto”. Da alcuni anni di dedica quotidianamente alla sua creatura editoriale www.mountcity.it

15 commento/i dai lettori

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  1. marco il16 ottobre 2014

    Sono un motociclista “fuoristrada”, uso una moto da enduro e non un trial, ciononostante amo camminare in montagna e nei boschi, pur non essendo iscritto al CAI.
    Mi chiedo per quale motivo si debba imporre un divieto alla circolazione “con cognizione di causa” nelle strade rurali ed in montagna.
    Come nel 99,9% dei casi il “giusto sta nel mezzo”, pare palese che la volontà di un divieto assoluto ai motociclisti sia auspicato da parte di chi in moto non ci va, allora prendiamo il caso estremo di un motociclista, perché il suo punto di vista non può essere “divieto assoluto ai pedoni di circolare nelle strade rurali, nei boschi ed in situazioni dove non vi è asfalto”?
    Potreste ritenerlo corretto? No, ma è solo il punto di vista di chi, senza oggettività e senza la minima volontà di comprendere il prossimo vuole imporre un divieto, fregandosene di chi ha un hobby ed una passione diverso dal proprio, questo per il suo esclusivo bene. Non mi parlate di inquinamento, cosa può fare qualche moto in un grande bosco? Inquinare? Ma stiamo scherzando?
    Servirebbe solo una sorta di legittimazione della “carrabilità” di questi percorsi “non urbani”, in modo tale che un pedone possa avere la precedenza, che le norme del codice della strada vengano applicate anche in quelle che non sono strade ordinarie, che i mezzi siano regolarmente omologati ed assicurati, e che i motociclisti si comportino secondo una civile etica di comportamento, non diversa da quella che si dovrebbe tenere in strada.
    In moto abbiamo segnalato discariche abusive, zone dove i monti stavano franando e in cui magari nessuno a piedi si sarebbe mai addentrato..
    Le persone, che siano a moto a piedi in bici o con un cavallo dovrebbero solo fare una cosa, essere civili, rispettare il prossimo e la natura. In anni di giri in moto nei boschi e su strade bianche non ho mai fatto un minimo solco in un sentiero, più grave di quello che potrebbe fare l’acqua piovana. E che la moto sia da enduro o da trial non cambia niente, questo in risposta al “saccente” che pare difendere i trial e attaccare gli enduro (domanda: ma ci sei mai andato in moto in fuoristrada? Decidete solo se ragionare e cercare di comprendere il più possibile il punto di vista altrui, anche se è diverso dal vostro, l’alternativa è l’ottusità e l’intransigenza, nient’ altro. Saluti.

  2. lomar pubblicazioni il9 aprile 2014

    Va doverosamente segnalato che la petizione lanciata dal Cai Lombardia per invitare i consiglieri della Regione a non votare la deroga al divieto di circolazione dei mezzi motorizzati sui sentieri, mulattiere e boschi ha avuto effetto. Martedì 8 aprile 2014, nella seduta del Consiglio Regionale della Lombardia, è stata ritirata la proposta di deroga che tuttavia ritornerà in commissione nel mese di giugno con un testo rivisto e le associazioni saranno riascoltate. La petizione, di cui ha dato per primo notizia in marzo Altitudini, ha scatenato un vero tam tam sulla rete e sugli organi di stampa e ha raccolto quasi 30.000 firme in pochi giorni.

    • ines il9 aprile 2014

      bella notizia, bravi! ne dovremo organizzare forse una noi tra breve per scongiurare l’ampliamento gigantesco e sciagurato del bacino sciistico del Monte Terminillo (LAZIO) con gli appetiti di imprenditori e politici che puntano tutto sullo sci. Il piano detto “turismo responsabile” si spaccia per meritoria ripresa economico-turistica delle nostre montagne!

  3. ines il7 aprile 2014

    ma l’art. 1 dello statuto del CAI viene letto da chi si iscrive e rinnova il bollino? si tratta di identità e appartenenza, altrimenti uno si iscrive ad un’altra associazione! E’ l’assalto alla montagna (sci da discesa, moto, edilizia spacciata per turismo sostenibile, risorse idriche)…e che poi si vuole paragonare la corsa in montagna al passaggio di una gara di moto da trial allora è far credere che Cristo è morto di freddo. Totalmente insensato!

    • paolo il8 aprile 2014

      Gent. Sig.ra Ines, sono iscritto da oltre 40 anni al Cai e ogni anno prima di rinnovare l’iscrizione non leggo l’art. 1 ; forse non ne ho bisogno in quanto ritengo scontata la difesa dell’ambiente naturale. Mi sono solo permesso di criticare l’iniziativa della sig.ra Renata Viviani, che gentilmente mi ha risposto, in quanto ritengo come già spiegato, di anteporre la libertà e la libera scelta di ogni individuo alla difesa delle cose ( i sentieri ). Non ho mai parlato di liberalizzare la circolazione delle moto, annullando completamente i divieti, ma ho fatto notare che la regolamentazione potrebbe consentire ad altri la fruizione di un ambiente che in nessun caso deve essere considerato di nostra esclusiva proprietà. Se poi vogliamo guardare al passato, negli oltre 150 anni di storia del Cai, spesso si sono concesse deroghe per altri tipi di attività; secondo lei mi devo iscrivere ad altra associazione ? ci sto pensando e la cosa certo non sarà un problema per il Cai. Nel passato altri nomi famosi se ne sono andati ( es. Bonatti, Casara, etc..). Non voglio con questo paragonarmi ad essi sia per capacità tecniche che per spessore morale, ma come vede il Cai non è il Vangelo e forse fa più male allo stesso l’intransigenza assoluta di un socio che la ricerca del dialogo di un altro.

      • ines il8 aprile 2014

        Gentile Sig. Paolo, le ribadisco in tutta franchezza che con questo assunto che la montagna è di tutti|per tutti (grande stupidaggine) l’assalto in ogni regione (io vivo nel Lazio) è partito con grande suono di trombe e di ricerca del CONSENSO da parte dei politici e degli amministratori locali. I quali si fregiano della parola libertà per salvaguardare la loro intraprendenza verso ben altri fini, anche di lucro. Capisco le sue ragioni, spero nella sua buona fede visto la sua esperienza (nel CAI), rimango della mia opinione e ribadisco: Messner neanche fa parte del CAI…chieda a lui cosa ne pensa…non serve scomodare coloro che purtroppo non ci sono più e non sarebbero d’accordo con lei. grazie

        • paolo il8 aprile 2014

          Gent.sig.ra Ines, non ho il piacere di conoscere un grandissimo come Messner e neppure penso che lui possa sprecare il suo tempo a discutere con me; quanto alla ricerca del consenso da parte dei politici mi coglie impreparato e non so cosa dirle; sono da sempre al di fuori di questi fatti e da queste logiche e francamente ammetto la mia ignoranza al riguardo, ma sulla mia buona fede la prego di non dubitare, ne faccio una bandiera. Cordialmente.

  4. paolo il5 aprile 2014

    Non ho viaggiato in Polonia e Spagna; in ogni posto v’è il bello e il brutto e magnificare solo il bello dell’estero mi sa molto di inadeguata esterofilia. Posseggo una cartolina degli anni ’50 del rifugio Brioschi in Grigna in cui davanti allo stesso è fotografata una motocicletta Guzzi; non è un fotomontaggio e gli alpinisti che sono intorno ad essa sono sorridenti e felici. A quel tempo nessuno si scandalizzò di questo e anzi un editore di cartoline pensò bene di mettere nel suo catalogo la stessa; se fosse successo ora chissà che tragedie !! Non auspico certo che ciò possa ancora verificarsi e anzi penso assolutamente criminale portare delle motociclette ai 2400 mt. del rifugio Brioschi; penso però che anche far passare una corsa come il trofeo Scaccabarozzi dallo stesso rifugio e per 40 km. di sentieri della Grigna sia azione sconsiderata, ma nessuno protesta. Basta frequentare il giorno dopo la manifestazione gli stessi sentieri e verificare i danni provocati dal passaggio in pochi minuti di centinaia di corridori, che non guardano il paesaggio, non guardano la natura, ma pensano solo al cronometro; ma questi danni dato che non sono provocati da due ruote con motore non fanno testo, come quelli di altre centinaia di corse in montagna. Come vede ogni tempo ha i propri pregi e difetti; ci sono stati tempi in cui in montagna si andava in camicia nera o quelli in cui si andava in moto Guzzi o quelli in cui era normale buttare i rifiuti nei canaloni e per fortuna sono passati; passeranno anche questi tempi in cui la fanno da padroni i talebani della natura, quelli che non accettano discussioni o proposte o deroghe, ma vogliono solo imporre. Basta attendere !

    • LUCIANO PELLEGRINI il5 aprile 2014

      ritengo impossibile ed inutile seguitare il colloquio scritto. Oltretutto è uno scambio di idee a tre. Io la natura, l’ambiente la vivo giornalmente e la rispetto.Godo quando mi fermo per ascoltare “il rumore del silenzio”. Però per chiudere questa discussione cerco di suggerire di fare attenzione a rendere le nostre montagne maltrattate circuiti motociclisti, piste da bicicletta, avventure per quad. Attenzione!

  5. LUCIANO PELLEGRINI il4 aprile 2014

    Discussione senza via di uscita: Sembra la politica! Ho pubblicizzato il “grido di dolore”
    Del Cai che si è espresso contro la deroga al divieto di andare con le moto sui sentieri, nei boschi e nei pascoli della Lombardia dove il transito di tali mezzi è vietato in base alla LR 31/2008. Corretto e doveroso che il Cai Lombardia (90.000 soci) di cui è presidente, Renata Viviani ha spedito un appello al presidente Roberto Maroni, agli assessori e ai consiglieri regionali perché non votino la deroga prevista nel PDL 124 in approvazione l’8 aprile.
    Il socio Paolo dovrebbe viaggiare e andare in Polonia(Tatra) – in Spagna (Pic D’Europe) e rendersi conto come vengono protetti e goduti questi parchi. Il rispetto della natura è obbligatorio, non si possono offrire i sentieri, (tracciati per il trekking e per questo manutentati), alla circolazione dei mezzi meccanici. Ne soffrirebbero la flora, la fauna, si creerebbe il dissesto idrogeologico. Il socio Paolo, penso, che è a conoscenza che esistono circuiti, piste, dove poter far “divertire” questi mezzi e persone. Resto in difficoltà a leggere come una persona che ha scelto di frequentare una associazione che si rifà a leggi, statuto, regolamenti, anche se a livello personale, difende certe aggressioni ambientali. Bhoo!

  6. paolo il31 marzo 2014

    Come socio CAI sono disgustato dall’iniziativa della signora Renata Viviani che pretende di parlare a nome dei soci del CAI ritenendo che il suo pensiero sia quello di tutti; no cara signora, esistono anche soci CAI (forse pochi o pochissimi ma certamente ci sono) che non condividono il suo pensiero, che pur frequentando e amando la montagna senza essere motociclisti o ciclisti mai si permetterebbero di vietarne la fruizione ad altri. Se è corretto ciò che è stato riportato, la modifica consentirebbe “la regolamentazione dell’uso dei sentieri”; i sentieri e la natura in genere non sono esclusiva proprietà, in questo caso dei soci CAI, o di qualsiasi altro gruppo e quindi è giusto consentire ad altri di fruirne. Mi sembra che la parola “regolamentazione” significhi adottare regole che siano il più possibile valide e utili a tutti, senza discriminare nessuno; certo il tutto non è semplice, ma almeno si dovrebbe lodare una tale iniziativa. La discussione quindi dovrebbe riguardare le regole e le loro applicazioni e limitazioni e non i dictat autoritari di chi non accetta che altri invadano il territorio che essi ritengono di loro esclusiva proprietà.

    • Renata Viviani il31 marzo 2014

      Suggerisco al socio di leggere il Bidecalogo approvato a Torino nell’Assemblea dei Delegati del CAI all’unanimità. E’ il nostro punto di riferimento sul quale si è riflettuto per due anni coinvolgendo soci e sezioni. Ed è vincolante per i soci e per le sezioni. http://www.cai.it/index.php?id=31&tx_ttnews%5Btt_news%5D=1792&cHash=56105f2c23eff8609b45d54c43b0df68
      Renata Viviani

      • paolo il2 aprile 2014

        Gent. signora Renata Viviani quanto lei ha fatto è formalmente ineccepibile e nessuno la potrà mai accusare del contrario; ma non a caso io ho usato la parola disgusto nell’apprendere che un’associazione di cui faccio parte mette prima la difesa delle cose ( i sentieri ) e non la libertà di ogni individuo; mi dirà questione di punti di vista e il mio è questo. Ho seguito il suo consiglio di leggere il Bidecalogo, o almeno di rileggere, e questa volta la mia attenzione si è fermata alla pag.24 ( sanzioni ) in cui testualmente si legge : ” Se il CAI non rispetta in casa propria i principi……etc. ” . Appunto il CAI considera il territorio montano casa propria, e guai agli altri !!

        • Renata Viviani il2 aprile 2014

          Non è la difesa delle cose, ma della casa appunto. Che è di tutti, e che è li perché anche gli uomini ci possano vivere traendone beneficio e risorse compatibilmente con la possibilità di lasciarla in eredità alle generazioni future, nel rispetto di tutti i “condomini” anche non umani. La petizione aperta dal CAI Lombardia è un modo per dar voce a un’idea che, prendo atto, molti condividono. Formalmente e sostanzialmente ineccepibile. E’ compito e responsabilità del Consiglio Regionale lombardo prendere le decisioni che ritiene di dover prendere.

          • Redazione altitudini.it
            Paolo il3 aprile 2014

            Gentile Signora la ringrazio della pazienza e cortesia avute nel rispondere alle mie considerazioni; risposte che confermano la fermezza delle sue idee, solo in parte condivisibili, ma per il tono pacato di esse, confido che vorrà valutare anche il piccolo e parziale dissenso che generano.

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