Gianfranco Valagussa foto_02

Gianfranco Valagussa (nella foto qui sopra), socio Cai delle Sezione di Domegge di Cadore, alpinista e Guida naturalistica ambientale regionale, è l’autore dell’articolo che qui pubblichiamo, edito dalla rivista Le Dolomiti Bellunesi (Estate 2016) con il titolo “Perché ancora con il Cai?“. Vogliamo proporvi questo testo per due precise ragioni: la prima perché crediamo che gli argomenti e le  riflessioni di Valagussa siano di vitale importanza per il futuro del Club Alpino Italiano – la maggiore associazione italiana che riunisce gli appassionati di montagna – la seconda, per invitarvi a scrivere i vostri commenti al testo di Gianfranco Valagussa a cui abbiamo chiesto di intervenire nel dibattito.
Redazione altitudini.it


PERCHÉ ANCORA CON IL CAI?

La via del ritorno e difficile, molto difficile, ma anche straordinaria. Lungo di essa si prende coscienza di tutte le paure rimosse, di tutti i fantasmi e i mostri del passato che si sono buttati nel cestino. In sostanza si ripercorre all’indietro il cammino del tempo: e un fantastico viaggio nella notte per arrivare alla luce, dove si impara ad essere umili e coraggiosi, a osare quando e il tempo di osare e a non cedere alla tentazione di osare quando non e il tempo di osare, anche se vi sarebbe la possibilità di farlo.
Gian Piero Motti, Arrampicare a Caprie

Siamo nati diversi

Non sono in delirio di onnipotenza, non ho iniziato a darmi del “voi” non pretendendolo nemmeno dagli sconosciuti. Nel 1972 ho aderito al cai.
Il minuscolo è voluto per affetto verso un ragazzone incontrato un paio d’anni fa su un sentiero. Il passaggio era praticamente distrutto da una frana ed alla nostra (non ero solo) domanda perché il Cai non avesse sistemato il percorso, alzò i palmi delle mani sorridendo e rispose “qui servono i cai non il Cai”. Il Cai del fare per la montagna, non quello delle élite.
Perché iscriversi in quel 1972? Ho aderito leggendo “I falliti” di Gianpiero Motti (Rivista Mensile del Cai, settembre 1972). Prima di allora mi era sufficiente leggere sulla tessera la frase di Guido Rey per scartare ogni ipotesi di adesione. Erano anni particolari. Poi ho capito che un sodalizio(1) è tale perché vige una regola semplice da accettare, ma difficile da praticare: la solidarietà.
Il sodalizio oggi risente degli effetti negativi prodotti dalla disgregazione di idee di cui sono vittime tutte le associazioni: partiti, sindacati, chiesa, istituzioni. Quello che manca è un’idea(2) capace di dare respiro all’associazione, favorire la comunicazione.
Semplicemente dovremmo star insieme per realizzare un progetto comune che riguarda, nel caso del Cai, la montagna. Quale progetto? Come si può trovarsi d’accordo su un progetto e decidere di realizzare un fine comune? Qui occorre rifarsi alla storia generica, a questo scopo si organizzano i congressi, i concilia(3). Sapete come avvengono i congressi? Chiedete a chi ci è stato, se non vi fidate di chi scrive.
I congressi, non solo quelli del Cai ovviamente, vengono preparati contattando i possibili partecipanti con cui potrà essere diviso il frutto dell’azione comune, che potrà essere economico, di fama, di potere o altro secondo il fine dell’organizzazione, dell’associazione, del partito, dell’idea quindi. Contano i voti ai congressi.
Punto il dito contro qualcuno? Assolutamente no, si tratta di una idea ipotetica.
Raccolti i voti, costruiti gli organismi, decisi gli incarichi, ci si avvia alla determinazione del futuro gruppo dirigente eletto, di conseguenza, non dai partecipanti ma “con il consenso dei partecipanti”. Il problema è come si ottiene il consenso, come si convogliano gli elettori. In alcune associazioni varrà l’interesse economico, per altre quello ideologico, per altre ancora la condivisione di scopi etici o l’affermazione individuale.

Il collante per egemonizzare i voti è l’etica

Altra parola chiave: etica. Occorre sottolineare che non intendo accomunare una organizzazione specifica a un interesse specifico, le ragioni della adesione sono trasversali. Il raggiungimento del fine non è subordinato alla capacità degli eletti, ma agli eventi naturali o forzati che si succedono nel corso di un mandato. Cosa dico? Rispondo con una domanda. Avete mai chiesto a chi avete eletto cosa ha realizzato del suo programma? Non mi piace vincere facile, quindi non mi riferisco ai partiti nazionali ma al vostro comune o alla associazione alla quale aderite o al sindacato (Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Confcommercio, Associazione Artigiani, etc.) che rappresenta la vostra categoria economica. Bene, il collante per egemonizzare i voti è l’etica(4).
La distinzione tra ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è utile o indesiderabile, diventa il nuovo motivo del dopo elezione. È il ribaltamento per cui le nuove esigenze determinano l’abbandono di un’etica per un’altra. Ripeto, per essere chiaro: si dice cosa è bene e su quello si chiede il voto, si fissano le regole per raggiungere lo scopo e prendere il voto, si fanno i conti con ciò che interessa per costruire una maggioranza; ed è a questo punto che saltano gli scopi dichiarati inizialmente per raggiungere i voti necessari. Ovvero un compromesso(5). Le organizzazioni “supermarket” ne sono la testimonianza, sono quelle che rappresentano tutto e il contrario di tutto, aggiungerei, per avere l’appoggio di tutti o di una maggioranza utile alla elezione. Esempi? Siamo tutti d’accordo sulla preservazione dell’ambiente alpino, quindi scriviamo che non vogliamo l’eliski, l’elitour o altri motori in aree naturali, non vogliamo nuove ferrate, non vogliamo nuovi bivacchi, siamo per limitare l’uso del territorio alpino per sport e competizioni invasive. Non serve citare documenti, non siamo burocrati. Poi ci sono le eccezioni, e mi fermo al Cadore.

Eliski: parte dalle Guide Alpine di Cortina la richiesta di praticare l’attività in due zone della conca, l’anno successivo si aggiungono altre Guide di Calalzo e Auronzo(6). La scusa è la regolamentazione, ma oggi sappiamo che non esiste nessun controllo reale e che gli elicotteri svolazzano ovunque, trasportando persone per i più svariati motivi, eliski, elitour, elicaccia, elipranzo. Non serve, come è successo, che qualche rappresentante istituzionale chieda di “denunciare” gli illeciti, bisogna prima dire come le istituzioni effettuano i controlli e chi li effettua.

– Moto e ciclocross: basta seguire qualche sentiero facile e vicino agli abitati per diventare testimoni di ciò che avviene. E non tocchiamo il tasto quad. Ma il Cai cosa c’entra? Alla guida di questi comuni ci sono ex dirigenti e iscritti storici, che magari sono stati conosciuti dagli elettori proprio per il ruolo avuto nell’associazione e per quello votati.

– Nuova ferrata in memoria del Vajont, voluta da Cai e Istituzioni locali, ideata da alcuni dirigenti del Soccorso Alpino (per la propria affermazione?) e realizzata da Guide Alpine per consolidare le loro entrate economiche. Avete guardato quali associazioni si trovano tra i patrocinatori delle varie competizioni in quota per il rilancio del turismo cadorino? Fatelo.

– Nuovo bivacco a Forcella Marmarole voluto dal Cai centrale e locale, sicuramente con un approccio tecnico di competenza, visto che l’attuale presidente della locale sezione del Cai è un professionista del settore.

– Il regno delle ciaspe (o dello sci alpinismo?). Alcune semplici note: le ciaspe (ciaspole nel mondo del turismo invernale) servono per camminare nella neve non battuta, perché batterla? La verità è sulla copertina del primo depliant del “Regno delle ciaspe” ripreso in un recente articolo anche dal Corriere delle Alpi. Lo scialpinismo e un’esperienza fondata sulla conoscenza delle complesse problematiche della montagna invernale, dove lo sci alpinista impara a gestire autonomamente l’ascensione e lo sforzo fisico (la fatica) diventa una componente indispensabile nel raggiungimento dell’obbiettivo e rappresenta un’irrinunciabile completamento dell’esperienza (Roberto Valenti, Ecologia ed Etica, Manuale Cai 1999. Ribadiamo evidenziando che tale concetto è valido anche per le ciaspe.

L’operazione “Regno” è servita anche alle Guide Alpine, in accordo con le istituzioni locali (Cai compreso), a promuovere i corsi per Accompagnatore di Media Montagna, ben sapendo che si tratta di una sovrapposizione con le Guide Naturalistiche, ciò approfittando del tema sicurezza, quando non esistono casi di incidenti in montagna in inverno che abbiano coinvolto queste figure professionali. Lo so che c’è una legge nazionale, non perdete tempo a ricordarmelo.
È servito ai rifugi il “Regno”? Certamente, e questo è il lato positivo che dovrebbe essere supportato anche da un riferimento culturale contro l’uso dei motori e per mantenere/aiutare queste strutture, che sono soprattutto presidi culturali e di aiuto in un ambiente naturale difficile e delicato. Vincenzo Torti: “Direi in ultima analisi che promuovere una legge, la quale vieti il volo in ambiente montano al di fuori degli scopi individuati di pubblica utilità (lavori in quota di vario genere e soccorso), sia ormai quasi una necessità anche per evitare, come dice Luca (Maspes), che oltre al rifornimento ci aggiungiamo inaugurazioni di lapidi, croci, trasmissioni televisive con i dirigenti “in alto” etc. etc. In questi casi nessun dubbio: e sempre permesso non salire a piedi.”

La montagna al femminile, uno dei tanti volti della montagna ed anche del Club Alpino Italiano (foto blogger contest altitudini.it)

La montagna al femminile, uno dei tanti volti della montagna ed anche del Club Alpino Italiano (foto blogger contest altitudini.it)

Ma la mia proposta dov’è?

Si chiederanno i più attenti. Bene, i Tam (organi Cai per la Tutela Ambiente Montano) sono sicuramente, dal punto di vista tecnico ed etico, gli organismi più coerenti con le indicazioni del nostro sodalizio. Diamogli lo spazio che meritano, essendo più tecnici che politici. Al momento dell’iscrizione ci sia la possibilità di destinare una quota percentuale del costo della tessera direttamente a loro, visto che la parola libertà(7) ha senso proprio solo al momento della sua applicazione diretta; senza risorse economiche non esiste autonomia(8) d’azione.
Forse così il nuovo Cai potrà iniziare a crescere, libero. Anzi, intanto che ci sono, aumento la posta in gioco. Oltre ad indicare una quota per gli organismi tecnici, si potrebbe destinare una quota consistente alla sezione territoriale di appartenenza (a proposito di libertà e autonomia) sulla quale gravano i compiti più specifici di rapporto con gli iscritti, quelli che restano visti i cali numerici. Penso in modo specifico al cambio delle percentuali: la percentuale di quota oggi destinata alla sezione vada al centro, mentre la corrispondente percentuale resti di libera scelta, con percentuali suddivise tra gli organismi. Oggi la proporzione nella mia sezione di appartenenza è di € 12,50 alla Sezione e di € 29,50 al Centro. Anzi, propongo un elenco di destinazioni a cui sottoscrivere una quota: il rifugio, manutenzione di un sentiero, Tam, Soccorso Alpino, Alpinismo Giovanile, Onc, oppure un generico “alla Sezione”.
Ma comunque sto con il Cai, per poter leggere in un futuro non lontano un articolo dal titolo “I nostri fallimenti”, dove qualcuno ammetta che l’idea è un’altra e che, permanendo le distanze tra una e l’altra etica, quella dichiarata e quella praticata, si trovi il coraggio di fondare, non rifondare, il nuovo Cai, il nuovo Collegio delle Guide Alpine ed un nuovo Soccorso Alpino (sono Sezioni Nazionali del Cai), perché non è vero che in queste società si decide all’unanimità, in modo bulgaro si diceva tempo fa. Anche lì c’è chi la pensa diversamente.

Solo una volontà comune può effettivamente migliorare l’organizzazione

È evidente che ciò di cui mi voglio occupare è, molto semplicemente, promuovere un dibattito, un confronto di idee che riesca a modificare lo stato attuale dell’organizzazione partendo “dal basso”, nella consapevolezza che solo una volontà comune può effettivamente migliorare l’organizzazione. In una parola: condivisione.
Qualcuno sorriderà, altri stringeranno le spalle scuotendo la testa, qualcuno deciderà di scrivermi, per dimostrare il contrario di ciò che ho affermato. Bene, allora lo scopo è raggiunto. Qui sta la ragione per cui non scrivo ad un gruppo dirigente, o al singolo blasonato, senza accettare la richiesta riportata dallo Scarpone (si veda “Il Club Alpino Italiano è un luogo aperto anche alle critica”), perché solo la protesta organizzata può portare a modifiche sostanziali. Ai singoli da soli non viene dato peso (si veda sul Gogna Blog “La non risposta del Cai”).
Ma prima un’ultima considerazione. In molti ritengono che il Cai deve considerare le ragioni economiche, prima di opporsi e contestare le varie iniziative prese da istituzioni e privati. Ecco alcuni esempi con affermazioni di noti alpinisti e dirigenti che non nomino perché qui non conta chi lo dice: molti si riconosceranno, poiché rappresentano un modo di pensare. “Voi che siete contro, sapete quanto costa un elicottero e quanto lavoro deve fare per mantenersi?” oppure: “Lo sport è il veicolo per lo sviluppo turistico delle zone alpine che non hanno risorse produttive”, ed ancora “Quella funivia ci permetterà di collegarci con le migliori aree turistiche”, o anche “Quella ferrata è un’ottima iniziativa, vista la grande frequentazione” e “Il nuovo bivacco è una grande opportunità per quei luoghi che sono poco visitati”.
Bene, ma lo sviluppo economico prevede una pianificazione, una analisi dei costi e dei successivi guadagni, una analisi del mercato. In quante delle azioni svolte è stato fatto? Per le ferrate? Per gli impianti? Per le attività sportive? O ci si è accontentati di un finanziamento dalle istituzioni locali o nazionali o europee in cambio di visibilità.
Un Cai futuro deve almeno schierarsi contro e non favorire tali operazioni.
Se dovete pubblicizzare la montagna utilizzate un pendio verde o bianco e cime solitarie o una immagine di sciovie e elicotteri, motoslitte e quad? Pensate davvero che una via ferrata abbia a che fare con l’alpinismo?

Un Cai combattivo, più coerente, meno supermarket

Quello a cui penso è un Cai dove le Commissioni di Tutela dell’Ambiente Montano contino più degli organismi politici, dove il volontario che sistema sentieri o aiuta nelle riparazioni del rifugio o bivacco sia considerato meglio di un dirigente.
Un Cai meno attento ai rapporti istituzionali e politici. Un Cai combattivo, più coerente, meno supermarket che accontenta tutti. Un Cai, insomma, che responsabilizzi sulle tematiche dell’ambiente alpino con una organizzazione meno burocratica e soprattutto dove l’autonomia delle sezioni non venga confusa con anarchia di comportamenti.
Durante una comunicazione in aula sul tema delle trasformazioni della vita nelle Dolomiti alla Scuola Media di Domegge ho iniziato chiedendo agli scolari che cos’è il Cai, e la risposta di un singolo scolaro è stata: sono quelli che organizzano le gite.
Sto nel Cai perché ritengo che il futuro della montagna, delle Dolomiti, è nelle mani del nostro sodalizio. Qualcuno sorriderà di nuovo scuotendo la testa, lo ricordo quel sorriso, è la stessa reazione che anni fa avevano alcuni quando si parlava di ghiacciai che sparivano, di raccolta differenziata, di inverni senza neve, di estati senza pioggia, di energie alternative, eccetera.
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Note
1) Un sodalizio è, citando la Treccani – mica balle, l’unione di persone che si riuniscono per cooperare ad un fine comune, comunanza di vita tra amici e compagni, ovvero amicizia, intesa, legame, rapporto.
2) Idea = rappresentazione mentale di una entità reale o astratta, ovvero concetto, immagine; attività della mente rivolta a prefigurarsi una possibile realtà, ovvero eventualità, possibilità, prospettiva.
3) concilium/concilia, per il popolo romano era una assemblea o riunione di popoli stranieri, di confederazioni, della plebe, di tutto il popolo. Semplificando il concetto si tratta di un congresso, dal latino congressus, incontro.
4) “Il ramo della filosofia che si occupa della sfera delle azioni buone e cattive e non di quelle giuridicamente permesse o proibite o di quelle più adeguate”.
5) Compromesso = soluzione media adottata per superare un contrasto o una difficoltà.
6) Nella delibera del Comune di Auronzo si legge, tra l’altro, che sui versanti nord delle zone interessate dall’eliski non si trovano animali selvatici nel periodo invernale…
7) Libertà. 1- possibilità di comportarsi in conformità alla propria coscienza, ai propri valori, come realizzazione del proprio io, insomma in relazione a se stessi; 2- la possibilità di un agire in rapporto ad altri, siano essi cittadini, autorità, poteri. Le due concezioni possono trovare un fondamento comune nel concetto di responsabilità.
8) Autonomia. In senso ampio, capacità e facoltà di reggersi da se… Con riferimento ad enti e organi dotati di indipendenza, il diritto di autodeterminarsi liberamente nel quadro di un organismo più vasto… A. normativa consiste nel diritto di emanare norme proprie; A. finanziaria, come facoltà di stabilire da se le entrate e le spese; A. di gestione, come facoltà di dirigere da se la propria attività…

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Red. ≈altitudini.it | La redazione di altitudini.it racconta e discute di montagna e alpinismo.

5 commento/i dai lettori

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  1. Vi ringrazio per i commenti e ricevo volentieri un ulteriore stimolo ad intervenire. Non conclusivo ovviamente perchè credo siamo all’inizio di una trasformazione positiva che DOVRa’ avvenire, per il bene comune. Non sono mai stato ne ho intenzione di esserlo un dirigente CAI, un pò per le cose che avete detto, un pò perchè preso da altri settori di intervento sociale. Ho pensato e discusso molto con chi mi stà vicino di una possibile soluzione e, come dite, all’apparenza non ve ne sono. Il problema c’è e mi pare evidente, se non vi sono soluzioni il problema si dissolve. Vogliamo che la montagna diventi un luna park? Un terreno di sfide sportive? Il paradiso dei motori? Il terreno per imposizioni professionali/economiche? Non ditemi che è già cosi, non offendiamoci. Il turismo in montagna si è sviluppato a macchia di leopardo, il Falzarego è una cosa il Pian dei Buoi un’altra, le Tre Cime sono una cosa i Brentoni un’altra, la Val di Fassa una cosa la Val del Mis un’altra. L’elenco sarebbe troppo lungo… Certo non saranno i TAM le “avanguardie rivoluzionarie” in grado di trasformare, ma di indirizzare sicuramente. Conoscenza, cultura, sapere sono le basi su cui sarà possibile sviluppare qualcosa. Si “qualcosa” perchè nessuno sa come sarà ma il nostro silenzio (non dei dirigenti, non dei TAM, non dei gitaioli, ecc.) permetterà ad altri di costrurci addosso un mondo che non vogliamo. C’è un primate che è in via di estinzione, secerne dalle ghiandole ascellari un veleno con cui si sporca i denti per mordere il possibile predatore, è di moda farsi fotografare con questo simpatico animaletto in braccio. Per evitare morsi al turista inconsapevole alla ricerca di una foto ricordo col suddetto primate, gli vengono rotte le braccia ed i denti. Ho usato il termine inconsapevole per sottolineare l’utilita dell’opposto “consapevole”. L’elenco può essere più ampio e magari con esempi più vicini. Avanti…

  2. Giorgio Madinelli
    Giorgio il20 luglio 2016

    La proposta di dare più finanziamenti ai TAM mi sembra il tentativo di una meretrice di recuperare la verginità. La scarsa credibilità della proposta è inoltre dimostrata all’emblematica foto dell’Autore che è ritratto con i meccanismi da “supermarket” addosso, che simboleggiano il rapporto dei caiani con le montagne, oggetto di conquista ad ogni costo, da cui a cascata tutte le storture che ne derivano: alberghi in quota, funivie, ferrate, strade, vie a spit, trafori, ecc. Il CAI ha perso nel momento della revisione dello Statuto la possibilità di diventare una realtà ecologista (passi che non lo fosse stata in precedenza: erano altri tempi). È bello che persone come Valagussa, di un certo livello (e di una certa età) all’interno del sodalizio cerchino uno scatto ecologista. Ma, avete passato tutta la vita da caiani e un p(s)entimento tardivo non servirà a portarvi in paradiso.

    • Guido il26 luglio 2016

      Se definisce l’attrezzatura che Valagussa porta addosso da supermarket, mi sa che lei non sa nemmemo lontanamente cos’e’ l’alpinismo o forse e’ rimasto a Preuss.
      Offendere, con un intervento non propositivo, chi stimola all’interno del sodalizio una visione piu’ ecologista mi sembra un modo di porsi a dir poco sterile.

      • Giorgio Madinelli
        Giorgio il27 luglio 2016

        Dammi pure del tu, caro Guido. Quello che dici nella tua prima frase è assolutamente vero!
        Non offendo: ciò che il CAI ha fatto (e farà) è sotto gli occhi di tutti; leggi ad esempio il blog di Gogna dove puoi trovare ad ogni piè sospinto le contraddizioni che investono il Sodalizio.
        Sarà sterile il mio intervento, ma il tuo mantiene la falsariga!

  3. luciano pellegrini il11 luglio 2016

    D’accordo in tutto, purtroppo sei un altro “predicatore” nel deserto. Hai dimenticato di ricordare che il cai (ti copio…), ha ricevuto molti quattrini pubblici per meglio gestirsi. Riuscirà il nuovo presidente Torti a “cambiare le “abitudini? Non credo, la classe dirigente è troppo anziana. La risposta dello scolaro è verissima… il cai ORGANIZZA LE GITE! Se avete tempo, leggete i programmi delle sezioni italiane e troverete che ci sono minimo due gite l’anno. L’autobus, in queste occasioni, è sempre pieno. La domenica…? Meglio restare a casa!

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