di Umberto Martini ≈

Quest’anno, che conclude il 32° di vita della rivista, ha visto aprirsi una nuova era per le nostre Dolomiti che com’è noto il 30 giugno 2009 a Sevilla sono state proclamate dall’UNESCO  Patrimonio mondiale dell’umanità.

È un evento che naturalmente viene a modificare gli equilibri esistenti nei rapporti tra l’elemento umano e quello ambientale del territorio interessato, proprio perché il richiamo determinato dalla visibilità mondiale conseguente alla proclamazione influisce da un lato sugli orientamenti dei flussi turistici, dall’altro sull’impatto che questi esercitano sia sull’ambiente naturale che sulle popolazioni residenti. Il settore orografico più vicino sia geograficamente che emotivamente, omonimo della testata di questo periodico, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, presenta caratteristiche e dinamiche peculiari che lo differenziano dalle più note e celebrate aree dolomitiche a nord di esso.
Infatti l’ambiente più selvaggio e la ridotta offerta di infrastrutture e servizi hanno sempre limitato l’afflusso turistico come quello più specificamente escursionistico, facendone più che altro un “prodotto di consumo” a chilometri zero. Il Club alpino che, come altrove, è presente come sentinella del territorio deve quindi essere protagonista, come forza propositiva di iniziative intese a una corretta frequentazione per una maggior attenzione e tutela di un ambiente che com’è logico conoscerà una maggior pressione antropica.
In questo scenario la situazione di crisi generale che ha colpito il CAI anche nelle nostre Sezioni, come non ha risparmiato le istituzioni locali, Comuni, Comunità montane, Ente Parco, se da un lato ci impone delle inevitabili economie, dall’altro ci deve stimolare a riaffermare il nostro ruolo, che rientra a pieno titolo negli scopi statutari, di protagonisti proprio là dove le altre istituzioni sono più deboli. Dobbiamo sempre più essere promotori di iniziative sia destinate a coloro che in questi luoghi risiedono sia rivolte ai visitatori che a vario titolo frequentano le Dolomiti anche mettendo in atto quelle attività culturali e formative che li rendano corresponsabili nella “gestione” del patrimonio naturale.
Le 18 Sezioni Bellunesi, di cui la rivista è portavoce ufficiale, che già si sono distinte in quest’opera tra i vari “operatori” nel territorio, ed è un incontestabile primato di cui bisogna andar fieri, proseguendo nella loro storica missione grazie alle proprie risorse umane basate su un volontariato che in virtù delle esperienze e competenze acquisite nulla ha da invidiare ed anzi spesso qualcosa da insegnare a figure professionali del settore, devono diventare sempre più forza traente di quel sapere e di quell’agire che realizza un “uso” virtuoso di quella inestimabile e irripetibile risorsa naturale rappresentata dalle Dolomiti. In questo compito gravoso ma entusiasmante “Le Dolomiti Bellunesi” ha sempre avuto una funzione essenziale di collegamento, raccolta e diffusione delle conoscenze storiche, sociali, naturalistiche, alpinistiche, artistiche, con questo arricchendo il patrimonio culturale della Provincia, che non a caso nel 2002 assegnò alla testata il Pelmo d’Oro per la letteratura alpina.
È quindi un grazie sentito che rivolgo ai collaboratori tutti e ai soci che con la loro adesione e fedeltà a tali ideali prestano la loro opera disinteressata, e l’augurio che in ciò trovino motivo di realizzazione e di elevazione interiore.
Excelsior

Umberto Martini, Presidente generale Club Alpino Italian

Redazione altitudini.it autore del post

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