Racconto

BRUNELLO

testo di Tono De Vivo, foto La Venta

Collins Glacier (ph. Paolo Petrignani-La Venta)
02/11/2020
3 min
Certo non si può dire che sia stata un’operazione all’insegna della filiera ”a chilometri zero”.

Volendo, si poteva comprare dell’ottimo vino cileno, del Santa Rita o del Concha y Toro, che in precedenza aveva accompagnato le nostre serate.

Lei ora riposa amorevolmente in tenda tra morbidi maglioni, ma è in viaggio da molti giorni. Ha attraversato mezzo mondo, superato i controlli dei check-in, sobbalzato in camion su australi percorsi, atteso in minimaliste stanze d’ostello alla fine del mondo, volato in gelide carlinghe sopra oceani burrascosi, salito i pendii crepacciati del ghiacciaio Collins su un cingolato sovietico tra nuvole basse color del latte.
Avremmo potuto portare con noi una bottiglia comprata a Punta Arenas, dove nel duty-free più meridionale della Terra si trova davvero di tutto. Ma non sarebbe stata la stessa cosa.

Avanziamo lenti, in fila, contro un vento freddo e tagliente, affondando le punte dei ramponi nella scricchiolante superficie del ghiaccio. È già sera, ma qui la latitudine non te lo fa capire. A King George Island la luce è tersa e infinita, ti avvolge di un vuoto assoluto di straordinaria bellezza. Fin qui ci han portato, nelle Shetland Australi, le nostre peregrinazioni tra i ghiacciai del mondo, quei lenti fiumi d’acqua solida percorsi da acqua liquida in superficie e nel loro stesso cuore.

Siamo, anche qui, alla ricerca dei mulini, quei pozzi che si aprono come bocche blu nel biancore dei ghiacciai che, fin dall’800, hanno incuriosito e spaventato naturalisti e glaciologi per i gelidi fiumi rombanti che vi si inabissano.
Perché si formino i mulini ci vuole l’acqua e perché il ghiaccio fonda ci vuole un po’ di tepore, almeno in qualche periodo dell’anno.
Li troveremo in Antartide i mulini? E’ una bella domanda.

Mentre avanzo verso il campo ripenso a lei che sta aspettando; certo, se potesse parlare ne avrebbe da recriminare, dopo tutto quello che le abbiamo fatto passare. Ma forse alla fine capirebbe.
Avanzo verso il campo sotto lo zaino pesante di corde e di chiodi, i baffi induriti dal fiato gelato. Le narici raccolgono l’odore intenso degli elefanti marini che occupano la costa sud, trasportato fin quassù dal vento polare. Penso ad altri più invitanti profumi, a quello familiare che mi aspetta.
Sì, certamente capirebbe, se solo sapesse come abbiamo riempito le carte geografiche del mondo con nomi di vini e di jazzisti, per segnare dove si trovano le grotte più effimere e più belle del nostro pianeta, vuoti blu in un mondo fluttuante.

L'ingresso di Brunello (ph. Paolo Petrignani-La Venta)
Brunello (ph. Paolo Petrignani-La Venta)

Le rosse calotte delle tende iniziano a stagliarsi nel candore dolce della sera australe; non è la base antartica russa di Bellingshausen, né tantomeno quella supertecnologica Frey cilena, ma sono la nostra casa. Abbiamo rischiato di perderle, pochi giorni fa, schiacciate e strappate dalla furia di un vento che ancora non conoscevamo. E fu una notte dentro una buca di ghiaccio, scavata in fretta per fuggire da un freddo che non perdona.
Posiamo gli zaini tra le tende e stiriamo la schiena ricurva, nel tentativo di ricomporre gli spazi scomparsi tra le vertebre stanche. Ma il pensiero è già altrove, la fatica lontana.

Pasquale entra carponi in tenda e ne esce con lei in mano, senza scossoni. La stappiamo, ma certo la temperatura non è quella ottimale, forse 30 gradi, forse più, sotto quella consigliata.
Giovanni accende il fornello e fondiamo un po’ di ghiaccio per sistemare la nostra compagna a bagnomaria. Aspettiamo, con calma; l’attesa ora fa parte del gioco.
In questo luogo lontano non vi sono bicchieri di cristallo dalla forma ampia e panciuta e ad accogliere il profumato granato nettare, ma gavette metalliche appena intiepidite da mani callose.
Non abbiamo granché da abbinare, né carni né funghi o tartufi; ma i sacri testi dicono che è anche un vino da meditazione. E così meditiamo in silenzio, sorseggiando piano, sperando che l’attimo fuggente duri a lungo.
Sì, lo abbiamo trovato. Brunello, il primo mulino glaciale del sesto continente.

Tono De Vivo

Nato a Padova nel 1958, insegnate di educazione fisica, sì è dedicato soprattutto all’insegnamento dell’arrampicata libera. Dal 1978 è tecnico del Soccorso Alpino e Speleologico Italiano. Ha condotto un’intensa attività di esplorazione speleologica in Italia e all’estero, organizzando più di cinquanta spedizioni geografiche dalla Turchia, alle Filippine, all’Indonesia, al Messico, al Brasile, Argentina, Venezuela, Uzbekistan, Islanda, Mynmar e Antartide. Nel 1993 ha vinto il Rolex Award for Enterprise per la sezione “Esplorazioni e scoperte”, con il progetto “Canyon del Rio La Venta”. E’ coeditore di numerose pubblicazioni e articoli e ha collaborato alla produzione di numerose documentari. Socio fondatore dell’associazione “La Venta Esplorazioni Geografiche”.


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