Reportage

ALPI FELTRINE: UN LUOGO ALTRO, MAGICO #2

In occasione della Réunion di Altitudini, Luciano Caminati scopre le Alpi Feltrine, sente parlare di California e dei Piani Eterni, di luoghi suggestivi ma impervi. Decide di andare a vedere e così parte per una lunga escursione, da California al Passo Croce d’Aune, che lascerà il segno. Qui la seconda parte.

testo di Luciano Caminati  / Castel Maggiore (BO)

La Busa delle Vette
12/09/2022
9 min
Ha la barba lunga, ispida e grigia. I capelli gli sono altrettanto ruvidi e lunghi sulle spalle. Tiene un bastone di legno accanto.

2a PARTE /
dai PIANI ETERNI al RIFUGIO GIORGIO DAL PIAZ

Potresti pensare a un vecchio pastore, ma non vedo greggi intorno. Piuttosto conversa amabilmente con una giovane ragazza in quella lingua cantilenata che mi ricorda il Goldoni e le commedie di baruffe chioggiotte. Lei somiglia alla Clarabella di Braccio di Ferro, tant’è alta, magra e snodata. È un piacere ascoltarli, lei ride che ti mette subito allegria. Il terzo è un tizio tracagnotto, questo sì anziano, potrebbe avere la mia età, ma con qualche polenta di troppo. Capisco solo che parlano di passaggi su rocce, dirupi, scorciatoie e vette. Il pastore, che pastore non è, ha gli occhi vispi, penetranti e una sottile ironia che gli piega il sorriso.

Quando sente che sono di Bologna e che sono curioso di queste Dolomiti, dei Monti del Sole e dei Piani Eterni si prodiga in consigli. Anche la ragazza interviene, è un piacere ascoltarla, e ne viene fuori un vivace dibattito su sentieri, alpeggi, bivacchi, ma dopo tre battute in italiano i consigli fluiscono in quella lingua là. Sempre più stretta e divertente. I tre sono affiatati, si vede, e hanno l’aria di divertirsi un sacco facendo robe un po’ da matti sui monti, roba da camosci. Li chiamano “quelli del lunedì”, perché è il loro giorno libero che si prendono tutto da godere nella selvaggia libertà di andare a zonzo, senza un tempo e con una meta vaga.

Il mio amico Diego li conosce bene, tra l’altro Ezio, il pastore che non è pastore, è il titolare di una rinomata trattoria a Sospirolo. Ebbene, ripenso a loro imboccando la scorciatoia detta del Porzìl, a scendere dai Piani Eterni, perché me l’avevano suggerita come una via da farsi in un’oretta, magari una mezzoretta in più, in tutta tranquillità quando li avevo incontrati al rifugio Casera Ere, un mesetto fa. Altroché! Il sentiero tira in basso che è un piacere, molto meno per gambe e ginocchia messe a dura prova dalla pendenza e da sassi sconnessi.

Ezio “quelli del lunedì” (ph. Marco Cassol)
Angelo “quelli del lunedì” (ph. Paolo Paganin)

Siamo subito inghiottiti dal bosco in una valletta che si fa stretta tra pareti rocciose dalle quali, facile immaginarlo, piovono spesso pietre. Difatti una di queste, un po’ più grande, precipitando qualche tempo fa, ha tirato giù un pezzo di sentiero, costringendoci a qualche acrobazia per passare senza scivolare nel vuoto. A dirla tutta, l’inconveniente era stato segnalato da quelli della Forestale con tanto di cartelli che dichiaravano chiuso il sentiero con divieto di passaggio e amen.

Di questi cartelli ne conto un tot intorno al Lago della Stua, tutti sentieri chiusi per vari motivi… Certo che a leggere i cartelli si combinerebbe poco o nulla… Comunque sia, la scorciatoia taglia un bel tratto della strada che sale dalla Val Canzoi. Non so se preferirei farla in salita o in discesa; nel primo caso basta il fiato, nel secondo ci vorrebbero le gambe e molto buone.

A dirla tutta questo bosco un po’ opprime, non lascia fiato, né una visuale di qualcosa oltre la trama degli alberi. E nemmeno verso il fondo ti fa immaginare di essere arrivato, se non quando senti un po’ lo scroscio del torrente Caorame e poi quando passi il ponte, finalmente, e hai l’occasione di infilare i piedi infuocati nell’acqua. Poi il lago è suggestivo, chiuso dalla muraglia del Cimonega con il Passo dell’Omo, lassù, in alto.

Malga Alvis (ph. Luciano Caminati)

Verso l’alpe Alvis e il Rifugio Bruno Boz in Neva
Il cammino è ancora lungo e non concede soste prolungate. Decidiamo di fermarci più su, all’alpeggio di Alvìs, tappa obbligata per raggiungere il Rifugio Boz dove pernotteremo. Quindi, di nuovo bosco, salendo in lunghi traversi, pochi gli scorci panoramici. Talvolta un’occhiata sul lago, che lo vedo sempre più in basso, una macchia scura dove precipitano pendii infittiti di abeti e faggi. Per il resto, una densa foschia oscura la piana del Piave.

La malga Alvìs ci accoglie luminosa, all’improvviso, sbucando dal bosco. Qui la radura si apre su di un terrazzamento naturale, a 1573 metri di altitudine, che è una tavolozza di fiori sgargianti. È messa abbastanza bene, e si può utilizzarla anche come bivacco, l’edificio che un tempo era la stalla. C’è anche una bella fonte di acqua fresca che è un godimento col caldo che fa! Insomma, doveva trovarsi qui tutto raccolto l’essenziale; una bella casa padronale, una grande stalla, l’acqua e l’alpeggio, ora ingombro di fiori e circondato da abeti, ma forse, all’epoca, assai più vasto!

Qui “el sol magna le ore” recita la meridiana che campeggia sopra l’ingresso della casa. Chissà se è una ristrutturazione di quella originale, oppure è del tutto nuova. Ma mi incuriosisce un’altra targa, del 1935; celebra la memoria del benefattore Antonio Nobile di Villabruna che lasciò questa malga per avviare al sacerdozio i figli dei poveri… Mi chiedo se coi proventi della malga o facendo lavorare i giovanetti come malgari.

Lo sguardo segue il sentiero che guadagna il passo Alvìs, a quota 1880. Da lassù si entra nel Trentino. Sono ampi tornanti che tagliano il pendio erboso, anch’esso tutto fiorito, battuto dall’incessante ronzio di calabroni e api, ma da qui la vista spazia ora sulla bella malga e sul caratteristico Col del Demonio che la sovrasta a sud. Pare che, durante la Grande Guerra, questo colle dalla forma bizzarra quanto il toponimo fosse utilizzato come postazione difensiva. Oltre, le Vette Feltrine a chiudere l’orizzonte.

L’accogliente Rifugio Boz è appena più in basso, dopo il valico, anch’esso raccolto in un alpeggio chiuso dalle imponenti pareti del Sass de Mura, del Monte Neva e dei suoi torrioni rocciosi, dove si snodano vie di diversa difficoltà, molto apprezzate dagli alpinisti. Come apprenderò più tardi, anche questo territorio apparteneva al Villabruna che lo cedette al Seminario Vescovile di Feltre a metà dell’Ottocento, ma gli eventi bellici ne determinarono il progressivo abbandono. All’epoca, il torrente Neva segnava il confine tra il Veneto e l’Impero Asburgico. La casera, ancora oggi in funzione, che sorge al di là dell’avvallamento formato dal torrente, è tuttora chiamata la “malga austriaca”.

Val Fonda con le Torri Neva (ph. Luciano Caminati)

Una tavolata intercontinentale
In tutto il giorno non abbiamo incontrato nessuno, e ciò dà l’idea di come siano selvagge queste Dolomiti, forse un po’ troppo scontrose e difficili da approcciare. Mi meraviglio, perciò, quando al rifugio arrivano quattro orientali, un po’ buffi a vedersi, bardati di tutto punto con tanto di caschetto, imbrago, guanti, occhialoni e l’immancabile velo a coprire naso e bocca. Sono sempre tutti coperti, gli orientali, li avevo visti così bardati anche sul Baltoro, e mi chiedo come facciano a respirare bene con quella stoffa davanti alla faccia. L’unico lui della combriccola, l’unico col volto scoperto, ci tiene a precisarmi subito, nel salutarmi, che sono di San Francisco. Stanno facendo l’Alta Via n. 2 in direzione di Feltre. Più tardi arriva anche una coppia di olandesi, alti, biondi che si aggiungono alla tavolata intercontinentale.

Finalmente, la densa foschia del giorno cede a una piacevole brezza fresca e all’imbrunire si accendono le stelle, mentre il lamento di una vacca sale dall’avvallamento del Neva. La vacca austriaca deve avere sconfinato, penso e, difatti, Diego me la indica appena oltre la staccionata che è ormai buio, a guardarci incerta sul da farsi.

L’alba è uno spettacolo! Sono il primo ad alzarmi, appena in tempo per cogliere l’arrossarsi della cresta di Scarnia e una luna piena splendente in un cielo azzurro senza nuvole. Cerco di immaginarmi la via tra quelle rocce, perché oggi passeremo proprio di là per arrivare al rifugio Dal Piaz. Non so in base a quale idea balzana, ma Diego mi convince che sarà una passeggiata e che in poco più di 5 ore ci gusteremo una bella birra ghiacciata!

La conca di Neva

L’attraversata delle Vette non è proprio una amena passeggiata!
Il tratto è tra i più spettacolari dell’Alta Via, niente a che fare con boschi e valli chiuse. Si va in cresta e il panorama è assicurato. Tra l’altro la giornata promette bene, il cielo è terso e arrivare al Passo Finestra è una camminata gradevole, magnifica la vista sul Neva e le due malghe che un tempo si fronteggiavano nemiche alle pendici dell’imponente Sass de Mura. Stanotte la vacca dispersa deve avere trovato la sua strada, perché all’alba non ce n’era traccia. È così anche per i famosi camosci, non ne vedo l’ombra, per quanto mi ostini a scrutare col binocolo! Mi han detto che il caldo afoso li spinge a stare in alto, ma qui siamo già bell’in alto, mica possono volare!

Ecco, che altro debbo dirvi…, che una birra ghiacciata non l’ho mai desiderata così tanto prima d’ora! Se chiudevo gli occhi mi pareva quasi di sentirla in bocca, fresca, giù per il gargarozzo con la sua spuma amarognola e fresca! È stato il leitmotiv di questa escursione, quello che ci ha fatto andare avanti, a me e a Diego, nonostante il calvario di queste rocce infuocate dal sole, il phon del vento e il continuo saliscendi tra passaggi molto aerei e adrenalinici sopra strapiombi senza fondo. Alla faccia dell’amena passeggiata! Per mezzodì mi vedevo già coi piedi sotto il tavolo a gustarmi la mia birra con un piatto di polenta e schiz. E invece…, è un sentiero da camosci questo, ma loro chissà dove se ne sono andati, magari al mare!

Dopo una sella aerea che termina in una scalinata di gradoni ci fermiamo a tirare il fiato. Da qui in un colpo d’occhio comprendo la morfologia di questi monti. Il primo tratto di cresta è una quinta della scenografia che spazia dall’imponente Sass de Mura, a destra, con le sue malghe più in basso, e, nella quinta di sfondo, la spettacolare processione delle Pale di San Martino, a sinistra! Beh, ci ha fatto sputare l’anima questa dannata Scarnia, ma ne valeva la pena!

Ci sono pure gli attori che si muovono tra le quinte. Lo vediamo venire su veloce il ragazzo olandese, ma è da solo! E la sua ragazza che fine avrà mai fatto? Ancora più in dietro, ancora dalle parti del Passo Finestra sfilano i quattro cinesi di San Francisco. Così le congetture si sprecano: i due si saranno lasciati, lei è volata giù in uno dei punti più difficili, lui l’ha mollata là appesa da qualche parte perché si era stufato di quella rammollita… Vai te a sapere… Quando ci raggiunge ci dice che lei aveva delle difficoltà e capiamo che era tornata indietro e che lui aveva avuto paura e perciò tirava via veloce per non fermarsi.

Monte Zoccarè

E dopo 7 ore e mezza, finalmente il Rifugio Dal Piaz e la birra ghiacciata
A guardare sulla mappa, il sentiero sembra ora facile, da qui in avanti, ma appare lungo. Vabbè, se fosse più o meno in piano, tempo un’ora e arriveremo al rifugio. Ecco, questa è un’altra idea balzana, perché il sentiero prende a scendere ripido tra sfasciumi, poi risale, poi ridiscende, poi risale sempre costeggiando un altro pezzo di cresta interminabile, colatoio dopo colatoio. E anche quando arriviamo al Passo Pietena, non è finita lì. Ci sono le “buse” da passare, avvallamenti circolari che sono residui glaciali e ora malghe, ma senza animali. Intanto il sole picchia, il calore monta, ed è già l’una e mezza! E niente camosci! Già, col caldo che fa!

Ci siamo scolati tutta l’acqua di due borracce, l’arsura in gola non si attenua e faccio fatica anche a lamentarmi! Stringo i denti, la birra è là che mi aspetta e se al rifugio non avessero posto per dormire ho già deciso che mi stenderò su di un tavolo e amen! Intanto l’olandese fila via veloce, davanti a noi, con un bel distacco, non lo ripiglieremo più di sicuro! Ma le gambe non vanno più, è solo la birra ghiacciata che mi tira!

Quando arrivo al rifugio saranno quasi le tre e mezza! C’è una leggera brezza e ho appena la forza di togliermi gli scarponi! Il ragazzo olandese è sulla soglia a prendersi il sole e mi sorride compiaciuto. Sarà qui da oltre mezzora! Sette ore e mezza per fare un sentiero che, dice Diego, era da cinque e mezza, soste incluse! Mi sono così rammollito? A dirla tutta, in questo momento non me ne frega niente! Entro e mi affaccio al banco del bar, fradicio di sudore e impolverato come un mandriano del West.

Che buona la Pedavena ghiacciata con la sua spuma amarognola che cola fuori dal bicchiere!

_____
Leggi la prima parte.

Le Vette Feltrine
Rifugio Giorgio Dal Piaz (ph. Roberto De Pellegrin)
Luciano Caminati

Luciano Caminati

Sono una persona curiosa che ha imparato a non dare nulla per scontato. Mi piace viaggiare per questo. Sono un sognatore, nella continua illusione di trovare il luogo, il tempo dell’armonia, quella con la A maiuscola, dove il tutto si riconcilia in un equilibrio perfetto. Raccontare, quindi, diventa la condizione imprescindibile del viaggio. Il viaggio nasce, si svolge, termina per poi rivivere nel racconto; scrivo, essenzialmente, per non dimenticare.


Il mio blog | Il mio blog "IsoleBianche.com" è dedicato a territori sospesi nel vasto oceano delle riflessioni, a terre da esplorare e coprire di immagini, agli appunti vergati in tutta fretta su taccuini di viaggio e non solo; segni, graffiti dove fissare pensieri fugaci che mai più ritorneranno con la medesima intensità. Parlo di spazi immacolati da percorrere con il respiro delle emozioni, alle intuizioni da comporre e scomporre come tessere di un mosaico nell'impermanenza delle parole usate, abusate, negate, seguendo il filo labile che lega luoghi vissuti, luoghi immaginati, incontri, popoli in cammino verso un dove inconsapevole.
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2 commenti:

  1. Marco Rossignoli Marco Rossignoli ha detto:

    Grande Luciano, é un piacere leggerti. Tanti saluti, Marco

  2. Giuseppe ha detto:

    I ricordi tornano, la malga Alvis due volte l’ho vista, una scendendo dai bivacchi Feltre e Bodo, un giro ad anello partendo dalla Stua, non sò se ci siano posti più belli, e una volta salito alla malga per far foto autunnali,, Momenti indelebili!!

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