Reportage

#36 LA MAGIA DELLA NEVE

testo e foto di Beatrice Clerici  / Milano

13/12/2020
6 min
Il Bando del BC20

La magia della neve

di Beatrice Clerici

Sembra ormai un’epoca lontana quella in cui si poteva scegliere di partire liberamente, con una decisione dell’ultimo momento.

Eppure è così che nascono spesso i miei viaggi. Due anni fa non fece alcuna eccezione. Il week-end prima del ponte dell’Immacolata guardai mio marito e gli dissi: «Ehy! Perché non andiamo in Val Badia per questo ponte? È prevista neve ed è tanto che non vediamo la neve in montagna».
Lui, ormai rassegnato da tempo al fatto di aver sposato una viaggiatrice amante della montagna, accettò di buon grado. Fu così che dopo due giorni ci ritrovammo in macchina, coi bagagli pieni di caldi vestiti termici, pronti ad affrontare l’autostrada del Brennero in direzione della Val Badia.
Ero felice come una bimba all’idea di rivedere la neve dopo tanto tempo. Sì, perché, io e mio marito frequentiamo la montagna in estate, quando i prati verdi e il cielo azzurro riempiono gli occhi, ma raramente andiamo in inverno, dato che nessuno dei due è capace di sciare.

Dopo alcune ore di macchina e un po’ di prevedibile traffico, arrivammo in valle e scoprimmo subito che faceva già molto freddo: il termometro dell’auto già da un po’ segnava -10°C! Un po’ spaventati da quelle temperature prendemmo la saggia precauzione di fare il pieno con il diesel artico, per evitare di creare problemi al serbatoio e al motore. Dopo aver risolto anche questa incombenza, parcheggiammo finalmente l’auto davanti alla pensione che sarebbe stata la nostra casa per i giorni a venire, nel paesino di Badia.
La pensione sembrava uscita da una fiaba: la neve che avvolgeva ogni cosa le regalava una luce magica e ogni decoro natalizio, dentro e fuori dalla pensione, era stato scelto e posizionato sapientemente, per regalare agli ospiti una vera atmosfera da Natale in montagna. Io, che in una via precedente ero sicuramente un Elfo di Babbo Natale, apprezzai moltissimo quella cura nei dettagli.
Siccome era già passato mezzogiorno e la fame, così come la voglia di scoprire la montagna incalzavano, decidemmo di lasciare i bagagli e di cambiarci, indossando biancheria termica e pantaloni da neve. Proprio a due passi dalla pensione sorgeva la seggiovia che conduce al Passo Monte Croce. Da lassù sapevo che avrei avuto in regalo una delle viste più belle delle Dolomiti. Decidemmo di comprare il biglietto anche per la seconda tratta di impianto che portava fino al Santuario Monte Croce, consacrato nel 1484. Lì ci saremmo trovati a 2045 metri e già, nella mia mente, pregustavo la meraviglia di un piccolo santuario immerso nella neve.

Scesi dalla seggiovia, dopo una piccola passeggiata sulle piste battute dagli sciatori, arrivammo al rifugio che sorgeva proprio accanto al santuario. La voglia di gustare un piatto tipico era talmente tanta, che prima di dedicarci alla visita del santuario decidemmo di riempire la pancia.

Una volta che la cameriera ci consegnò il menù non ci fu alcun dubbio: gulasch con polenta e canederli per entrambi! Mentre attendevamo l’arrivo del pranzo, il mio sguardo fu rapito dai fiocchi di neve che avevano cominciato a vorticare fuori dalla finestra del rifugio. Mi misi lì a fissare i fiocchi che cadevano e pensai che quella era la prima neve che vedevo scendere quell’anno. Quindi, come da tradizione, espressi un desiderio: quello di vedere cadere molta altra neve prima di dover ripartire dopo qualche giorno.

Finalmente arrivò un caldo e fumante piatto e io e mio marito ci lanciammo entrambi sul piatto! Finito di gustarlo, ordinammo anche uno strudel da dividere in due, dato che avevamo intravisto un invitante strudel fatto di pasta frolla, come dovrebbe essere fatto lo strudel di mele secondo la ricetta originale. Non serve dire che era tutto buonissimo!
A quel punto, caldi e rifocillati, andammo alla scoperta del santuario e del magico paesaggio innevato. Il santuario fu la prima meta perché era proprio accanto al rifugio. Varcata la piccola porta di legno, ci ritrovammo in una sala arredata con molte panche di legno e con le pareti affrescate sui toni arancio e giallo. C’era persino un piccolo balcone di pietra che si affacciava sulla sala principale.
Notai subito che molti devoti avevano lasciato dei doni, perché, dopo aver pregato qui, erano stati miracolati risolvendo un problema di salute molto serio. Mi sfiorai inavvertitamente il ventre e decisi che tentar non poteva certo nuocere e feci così anche io la mia offerta.

Lasciato il santuario un po’ emozionata, decidemmo di esplorare la zona lì attorno. La neve continuava a cadere copiosa in magiche spirali. Se c’era una cosa a cui non sapevo resistere fin da bambina, era giocare con la neve. Alla veneranda età di 34 anni, dopo cinque anni che non vedevo la neve, tirai quindi fuori la lingua e cominciai a raccogliere fiocchi freddi e acquosi sotto lo sguardo divertito di mio marito. Quando ebbi mangiato abbastanza fiocchi, notai una radura dove la neve era ancora intonsa, bianca e perfetta. Con un ghigno malefico mi lanciai a pancia in su nella neve, dimenando braccia e gambe fino a formare un angelo della neve perfetto. Non si è mai troppo grandi per fare gli stupidi nella neve, no?
Ovviamente, per concludere in bellezza una giornata di regressione all’infanzia, mio marito ebbe la bella idea di lanciarmi una palla di neve. Io, che non mi sarei certo sottratta a quella sfida per tutto l’oro del mondo, cominciai a sagomare le mie palle di neve, fino a che, un’ora dopo, decidemmo che la battaglia era finita con un parimerito e con neve infilata nei luoghi più improbabili.

La magia della neve è, secondo me, quella di rendere tutti felici con poco. Quindi felici dopo aver giocato come non ci capitava da molto, tornammo lentamente verso la seggiovia per tornare a valle, visto che il sole ormai stava scendendo e da lì a poco avrebbero chiuso l’impianto.
Tornati a valle riposammo un pochino prima di gustarci un’ottima cena nel ristorante della pensione, gestito da uno dei figli dei proprietari, uno chef davvero bravo!

La neve continuò a cadere per tutta la notte. La mattina dopo ci svegliammo in un paesaggio ancora più bianco, magico… e gelido! Sì perché la mattina dopo il termometro segnava -18°C!
Quel giorno decidemmo di oziare la mattina e di dedicare il pomeriggio alla scoperta dei mercatini di Natale, che sono un’esperienza che non si può proprio perdere se si va in Alto Adige in dicembre!

Naturalmente, nei giorni dell’Immacolata speravo che ci saremmo imbattuti nei terribili Krampus, i diavoli al servizio di San Nicola, che con le loro paurose maschere spaventano i bimbi che si sono comportanti male durante l’anno. Con la cartina in mano, organizzai un tour improvvisato nei mercatini di Natale della zona: prima saremmo andati a Brunico, che, essendo fuori valle, sarebbe stato saggio vedere per prima. Poi saremmo rientrati in Val Badia per vedere i mercatini di Corvara e San Cassiano.
A Brunico i Krampus non tardarono a mostrare il loro volto spaventoso e quindi rimanemmo ad assistere alla loro sfilata. Finito lo spettacolo mi persi tra le casette di legno, alla ricerca di qualche regalo da incartare per le mie amiche quel Natale.

Il freddo era davvero molto pungente e, nonostante la giacca a vento, i pantaloni da neve, la biancheria termica e cappello e guanti caldi, ogni tanto sentivo il bisogno di bere qualcosa di caldo o di trovare riparo sotto un fungo a gas installato davanti alle casette. Io e mio marito sorseggiammo quindi vin brûlé caldo e speziato, ripensando ai mercatini che avevamo visitato gli anni precedenti. Ci raccontammo anche molti episodi della nostra infanzia trascorsi in montagna a goderci la neve. Prendemmo così coscienza che quella vacanza in montagna non sarebbe stata completa senza realizzare un pupazzo. Fu così che, una volta tornati alla pensione, domandammo ai proprietari il permesso di fare un pupazzo di neve. Non ne facevo uno dalle elementari e fu davvero bello crearne uno gigante. Non avevamo la carota per fare il naso però, quindi sostituimmo la carota con dei sassi.

Erano le nostre ultime ore in montagna. Purtroppo il giorno successivo avremmo dovuto lasciare la nostra magica bolla di neve per tornare in città. Dopo aver fatto il pupazzo dedicammo il pomeriggio a fare molte foto ai dettagli innevati attorno alla pensione: un ramo di pino carico di neve, una fontana di legno parzialmente ricoperta da una bella coltre bianca. C’era persino un piccolo torrente ghiacciato che aveva intrappolato nella sua gelida morsa alcuni rami degli alberi, che carichi di neve, si erano abbassati fino a toccare la superficie dell’acqua, prima che ghiacciasse. Pensai che quel gelido abbraccio sarebbe durato fino a primavera e sperai che quei rami non sentissero troppo freddo.  Il più magico di tutti gli scatti però fu quello della veduta del paese, che si poteva ammirare dalla pensione. La chiesa dal tetto aguzzo e le case ricoperte di bianco, con la strada a curve che risaliva la valle, ci regalarono uno spettacolo degno davvero delle fiabe.

Purtroppo la mattina dopo arrivò troppo in fretta e fummo costretti a tornare a Milano, lasciandoci però indelebile nella mente il magico ricordo della neve in Val Badia.

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foto:
1. Vista sul paese innevato.

2. Il santuario da lontano.
3. Io vicino al sanuario.

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Questa storia partecipa al Blogger Contest 2020.

Beatrice Clerici

Beatrice Clerici

Ciao, sono Beatrice, sono nata nel 1984 e vivo a Milano. Sono sposata, amo leggere e sono appassionata di acquari e trekking. Ho una laurea in Lingue Straniere: parlo inglese, tedesco, francese e spagnolo. Da sempre odio le barriere linguistiche, ecco perchè ho scelto questa strada. Viaggiare senza capire la lingua per me è una grande sofferenza. Non posso imparare tutte le lingue del mondo, ma questo è un buon inizio!


Il mio blog | Amo molto le Dolomiti dell’Alto Adige e, dato che ci vado spesso, ho deciso di creare un blog dedicato alla montagna, con molte escursioni di livello facile in questa zona. Le Dolomiti sono, secondo me, le montagne più belle del mondo e siamo molto fortunati ad averle proprio qui!
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