Racconto

Cinquecentonovantanove

testo e foto di Valeria Capuano

29/11/2017
4 min

Questa non è una storia di conquiste. Né di scelte vittoriose. Non ha neppure una fine e probabilmente è un non classificabile, come quando a scuola scrivi un testo che magari non è male però va fuori tema.

Non è la storia di quella volta che, no, sono cinquecentonovantanove parole, la costruzione di un filo che attraversa un tempo lungo. Lungo una vita. Un filo che a volte è un legaccio che non ti permette di respirare, a volte è la corda cui afferrarsi, per non cadere. Ma con quel filo si deve fare i conti. Bisogna trovarlo, un modo, che magari non sarà mai quello giusto, ma è quello sentito, consapevoli noi di avere solo una grande opportunità. Questa.

Jacopo ha ventun anni e una doppia anima. Borderline, la vita per lui è un pericoloso gioco al ribasso senza regole. Eppure io non vedo alcuna gioia. Vedo un farsi del male cui non c’è rimedio. Vedo, limpidissimo come un cielo dopo la pioggia, il mio amore per lui, struggente, tenero e rabbioso.

Ho cominciato per caso – o forse no – i primi cammini itineranti zaino in spalla quando ho dovuto rimettere insieme i pezzi di me, vedere nel cambiamento non solo solitudine e paura, trovare un coraggio e un senso nuovi.

Ricordo il primo, lungo la via Francigena, lo stupore di una felicità fatta di passi affondati sul terreno, intorno le colline dolci come un abbraccio e il sorriso la sera a dormire per terra il sonno migliore avessi fatto da tempo.

Un incontro, una cura salvifica, a restituire una bellezza che può convivere con una dolorosità interiore. Jacopo allora era ancora un bambino, lo sguardo indecifrabile, lui, una pesca senza buccia in un cesto di arance.

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Jacopo ha ventun anni e una doppia anima. Borderline, la vita per lui è un pericoloso gioco al ribasso senza regole. Eppure io non vedo alcuna gioia.
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Siamo padroni della nostra vita?

Per scegliere che persone vogliamo essere io credo di sì, per il resto sono istanti e allora se qualcosa ci muove li afferriamo, per non vivere di rimpianti. Come madre poco convenzionale avrò di certo sbagliato, preteso, spesso incoerente e arrabbiata e bisognosa di prendere fiato. Pur restando il mio critico più feroce ho scelto di perdonarmi perché non ho rinunciato.

Ho negli occhi dell’anima la meraviglia di un giro sul Pollino in fiore, il senso di appartenenza nel deserto del Neghev in Israele, la felicità sui sentieri attorno al Civetta e al Monviso, desiderio e paura sulla via dei Silenzi, la bellezza selvaggia dei Lagorai, la solitudine, le lacrime, le risate e la condivisione di piccole impagabili avventure…  ma non sono la mia sfida più grande. Lo è tornare, senza sentire troppo lo scarto tra tanta pienezza e il vuoto che si allarga e in cui annaspo per tenere unite le cose, le persone.

Qualche rara volta sono riuscita a portare Jacopo con me. In scarpette da ginnastica è salito di corsa, lasciandomi indietro con la mia attenzione e il mio buon passo, arrivando al rifugio in tempo record.

Insieme in questi ambienti grandiosi di roccia e silenzio, vicini eppure lui così sfuggente, tormentato, ad inseguire qualcosa che lì non c’era. Come adesso. Certo vorrei aver fatto di più quando forse tutto era ancora possibile, essere stata più attenta e coraggiosa, aver attinto dalla saggezza misteriosa dei luoghi la pazienza e la capacità di essere una guida nell’intrico. Ma non smetto di provarci.

Come metafore dal più ampio significato, spero ancora per lui il passo paziente verso una qualunque cima, l’appiglio saldo in una qualsiasi ruvida parete, il fuoco incantato di un bivacco selvaggio, l’oro carico di solitario albero d’autunno. Vorrei la grazia di qualunque altra cosa buona che sia un inno alla vita.

Valeria Capuano

Sono Valeria, mi occupo di formazione in un'azienda di servizi informatici, danzatrice per diletto, insegno gioco danza e scrivo per... per me e per essere letta. La danza e le parole si completano poi con l'andare: cammini itineranti, a piedi o in bicicletta, percorsi su territori diversi, con i miei limiti e la mia voglia di essere parte di qualcosa che sia come... una piccola imperdibile benedizione.


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