Parete Sud

testo e foto di Vincenzo Agostini

Le due ciaspe di abete e la maglietta di flanella.
05/12/2017
4 min

Paonazzo era paonazzo, e le vene del collo pulsavano forte.
Gli occhi gli uscivano dalle orbite.
Mi ha anche sputacchiato addosso, senza accorgersene.

– Basta, basta, basta! Ho deciso di fargliela pagare! Vieni con me?
– Pagare a chi? Venire dove?
– Non fare domande del cazzo! Sbrigati! Sei o non sei mio amico?
– Certo che sono tuo amico, ma non è che vengo con te così, su due piedi. É già buio! Poi, a fare che?
– Ma cazzo, non lo hai letto il giornale?
– Certo che l’ho letto, il giornale! E allora?
– Ma dai, non rompere i coglioni! Hai visto cosa ha dichiarato? Dai, sbrigati, andiamo!
– Cosa ha dichiarato chi? Dai, Mauro, io non vengo da nessuna parte!
– Ma tu i giornali li leggi per davvero? Quella testa di cazzo ha dichiarato che non era rimasto incrodato, che aveva alzato il braccio soltanto per riscaldarsi. Insomma, sostiene che non dovevamo soccorrerlo, quel bastardo! E io che mi sono calato quattro tiri di corda, ché era quasi buio. Te lo assicuro! Era mezzo congelato, più morto che vivo. Cazzo! Fare la Sud della Marmolada in solitaria, d’inverno!
– Mauro, dai, mettila via! Succede! Le teste di cazzo ci sono dappertutto, anche fra gli scalatori famosi. Probabilmente si è vergognato e ha dato la colpa al soccorso Alpino. Sai, l’onore dell’alpinista, ste robe qua!
– Onore un cazzo! Ho deciso di fargliela pagare! Sul giornale c’è scritto che domani ritenta e che, per fare prima, oggi avrebbe portato tutta l’attrezzatura all’attacco della Sud. Ha detto che stasera dorme al rifugio.
– E allora?
– Allora stasera è luna piena! In tre ore andiamo e torniamo. Ho preparato due zaini vuoti. Dentro ci sta di tutto: corde, chiodi e moschettoni. Se non vieni, da domani non ci parliamo più. Anzi, da adesso non ci parliamo più! Anzi, da subito!

Ho squadrato Mauro dalla testa ai piedi.
Un’amicizia in cambio di un furto a un alpinista che aveva fatto il furbo, per dimostrargli che in montagna abita gente più furba di lui. O almeno quanto lui.
Erano quarant’anni in due. Era una luna piena che stava sbalzando da dietro il Pelmo. No, non poteva essere una notte come tutte le altre.

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Un'amicizia in cambio di un furto a un alpinista che aveva fatto il furbo, per dimostrargli che in montagna abita gente più furba di lui.
La parete Sud della Marmolada
La parete Sud della Marmolada

– Vengo ma a un patto!
– A un patto di che?
– Al patto che non lo diremo a nessuno. A nessuno! Mai! Per tutta la vita! Qua la mano!

Sarà stata la luna del Pelmo, sarà stato il freddo che intirizziva più del solito, fatto sta che ci siamo stretti la mano facendoci anche male.

– Promesso!
– Promesso!

Di quella notte, oggi, mi restano le dita gelide che ci sbattevamo le mani l’uno con l’altro, lo sfiato dei nostri respiri all’unisono e che ci siamo stipati gli zaini di così tanta roba che ci siamo addirittura vergognati. Per quietare le nostre coscienze che mormoravano nella neve – ah, due coscienze ventenni, a notte fonda, solitarie d’inverno, nella neve! –, avendo deciso di disfarci della refurtiva, resta che scavammo una buca di mezzo metro in riva al Cordevole dove seppellimmo corde, chiodi e moschettoni.
Anche resta, oggi, che Mauro non c’è più da molto tempo.
La giovinezza per lui è stata difficile come quella lontana parete Sud della Marmolada in solitaria d’inverno, sotto la neve, tanto che un giorno ha deciso che non voleva più scalarla. Forse ha fatto dei segni con la mano per chiedere aiuto, però non me ne sono accorto.
Di lui, dopo che gli hanno rivoltato la tomba per far posto agli altri, mi restano poche robe: due ciaspe di abete, la maglietta di flanella che mi prestò l’ultima volta che sudammo insieme e, in riva al Cordevole, resta la sepoltura di una refurtiva che soltanto io oggi conosco. Quella nessuno la sposterà mai.
Resta fino adesso anche quella promessa, che dopo quarant’anni ho deciso di non rispettare più.

Vincenzo Agostini

Bellunese, amante delle montagna a modo mio, di montagne scrivo per necessità interiore. Quest'anno ho pubblicato il mio ultimo libro, La montagna di Quentin. Per lavoro distillo grappa, ché parole e grappa sempre spirito sono, e si assomigliano.


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