Recensione

SCIARE IN UN MONDO FRAGILE

Il nuovo libro di Marco Tosi racconta l'avventura di quattro amici sugli sci ai tempi della crisi climatica

19/03/2021
7 min
Nel gennaio 2020, quattro amici decidono di raggiungere Davos in occasione del World Economic Forum e unirsi agli attivisti di Fridays for Future, il movimento ambientalista internazionale di protesta ispirato agli scioperi del clima di Greta Thunberg.

Giovanni Montagnani, Marco Tosi, Luca Fontana e Michele Dondi scelgono di partire in treno da Busto Arsizio e di raggiungere la città svizzera con gli sci. Il loro sarà un viaggio di quattro giorni che li porterà ad ammirare la bellezza di ambienti incontaminati e remoti, a vivere più di un’avventura, ma anche a interrogarsi sul futuro dell’ambiente che ci circonda e sull’impatto ecologico di ogni nostra azione.

“Sciare in un mondo fragile”, il nuovo libro di Marco Tosi pubblicato da MonteRosa Edizioni, riflette sul modello di fruizione della montagna che fino a ora ha caratterizzato il nostro tempo: esiste un modo più consapevole e attento di frequentare i luoghi selvaggi? Possiamo pensare a un approccio alle terre alte che si emancipi dalla logica del turismo mordi e fuggi, della vetta a tutti i costi, del selfie su Instagram? È possibile abbandonare l’approccio “estrattivista” che considera le risorse naturali – e di conseguenza anche la montagna stessa – come infinita fonte di altrettanto infinito profitto? Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, ma è possibile avanzare qualche riflessione.

Di seguito proponiamo un estratto in esclusiva del libro, che riporta parte del capitolo “Allontanare le montagne”, dedicato a un approccio alle terre alte volto a minimizzare l’impronta ecologica.

Allontanare le montagne.
Una riflessione a due voci per un nuovo approccio al movimento.

Marco Tosi Una nota è quasi d’obbligo a questo punto, prima di concludere la nostra avventura sulla piazza principale di Davos. Questo viaggio, infatti, non è stato il frutto di un’idea estemporanea nata sull’onda dell’entusiasmo, ma la naturale conseguenza di un approccio che caratterizza buona parte del nostro andare per monti a cui recentemente abbiamo voluto dare anche un nome: “Allontanare le montagne”, basato sull’idea di riportare le montagne alla loro distanza naturale, per proteggerle dal turismo di massa che le sta letteralmente consumando e dall’inquinamento che esso inevitabilmente comporta.

Ci siamo quindi dati delle regole, che prevedono di ridurre l’impatto dei nostri spostamenti rinunciando il più possibile a mezzi privati che utilizzano combustibili fossili e limitandoci al treno, alla bicicletta e agli autobus di linea. Lo sperimentai per la prima volta trent’anni fa, quando scalai la cresta Signal alla punta Gnifetti avendo deciso di avvicinarmi al Monte Rosa con i mezzi pubblici e partendo a piedi da Alagna, per poi rientrare a casa allo stesso modo. […]

“Allontanare le montagne” – qualcuno tra i lettori se ne sarà senz’altro accorto – fa il verso ad “Avvicinare le montagne”, un progetto che consideriamo insensato e anacronistico, il cui obiettivo è quello di rilanciare la località di San Domenico (VB) non solo come stazione sciistica ma come località turistica integrata, a favore del turismo estivo e invernale, collegandola inoltre all’alpe Devero. L’Alpe Devero è il cuore di una incantevole e insieme grandiosa regione alpina, nota in tutt’Europa, frequentata in inverno da sci alpinisti e escursionisti con le ciaspole, d’estate da camminatori, scalatori, fotografi e famiglie con bambini. Votata a un turismo dolce, a una frequentazione lenta delle montagne, facilmente accessibile.
Si trova alle soglie del Parco Naturale Alpe Veglia Alpe e Devero, al centro di un comprensorio escursionistico di grande pregio tra Svizzera e Italia, che unisce il Passo del Sempione all’alta Formazza e alla Val Bedretto.

Il progetto “Avvicinare le montagne” nasconde, dietro alle sue proposte di sviluppo e di crescita economica, una grave minaccia per questo luogo incantevole, con la trasformazione di aree montane tutelate e apprezzate per il paesaggio, la ricchezza degli habitat e la varietà di specie rare, in un nuovo carosello con importante potenziamento di impianti a fune, nuove piste, strutture edilizie e infrastrutture. Da tutto questo prendiamo le distanze e preferiamo… “allontanare le montagne”.

Luca Fontana – Perché si possa comprendere come io abbia deciso di abbracciare questo approccio voglio raccontarvi la mia storia, ovvero quella di un fotografo da sempre innamorato della montagna.
Grazie a un lavoro e a una situazione familiare molto fortunata, in pochi anni, dal 2011 al 2018, ho collezionato tanti viaggi che mi hanno portato in tutto il mondo: dalla Patagonia allo Yukon, dalle Alpi Giapponesi al Kirghizistan e in molti altri luoghi.

Nello stesso periodo, il mio amico di infanzia Giovanni sceglieva invece di viaggiare sempre di meno. Non capivo le sue ragioni: ci piacevano le stesse cose e spesso gli proponevo di unirsi alle mie avventure ma lui, sorridendo, mi rispondeva con un fermo diniego. Quando ci vedevamo, io gli raccontavo di luoghi lontanissimi, che conoscevo come le mie tasche, lui invece mi parlava entusiasta di montagne dietro casa, che non avevo mai frequentato. La Val d’Ossola era a me praticamente sconosciuta, mentre Giovanni avrebbe potuto nominare tutte le sue cime.

Fu nel 2018, dopo aver rinunciato a un viaggio in Groenlandia, che questo mio modo di essere e pensare cambiò radicalmente. Invece di partire per un viaggio costoso, che richiedeva il supporto di guide e tour operator, decisi di mettere alla prova sulle nostre montagne tutto quello che avevo imparato fino ad allora. Feci quindi lunghe camminate per le alte vie della Valle d’Aosta in autosufficienza e, animato dalla giusta curiosità, trascorsi con grande sorpresa un settembre spettacolare, attraversando paesaggi bellissimi e scoprendo luoghi selvaggi, semplicemente uscendo un po’ dalle vie più tracciate. Il tutto a poche ore da casa e con una spesa molto contenuta. […]

Va messo subito in chiaro che “Allontanare le montagne” non è una dottrina rigida né radicale, ma assomiglia molto di più a una proposta che ciascuno può articolare a seconda delle proprie possibilità.
Anche all’interno del nostro gruppo, del resto, non mancano le differenze: Giovanni è un atleta, può partire nel cuore della notte in bicicletta per scalare una cima di 4000 metri senza nemmeno fermarsi a dormire. Io, che non eguaglio le sue prestazioni ma ho molto più tempo libero, parto dalla soglia di casa, zaino in spalla, per trascorrere bellissime giornate nelle Prealpi. […]

Ciò che ci accomuna è sicuramente la consapevolezza e la perseveranza: a tutti noi piace studiare nuovi percorsi o riscoprirne di dimenticati, andare a guardare laddove l’occhio di tanti non si posa nemmeno. Ogni singolo momento di un’uscita diviene quindi importante: non soltanto il raggiungimento di una vetta ma anche il modo in cui la si scala e addirittura quello in cui ci si avvicina alla base della montagna.

In questo senso, la nostra proposta è anche una forma di protesta nei confronti di una società che lascia sempre meno tempo a disposizione per le passioni di ognuno. Andare in montagna è infatti per la maggior parte delle persone un momento “mordi e fuggi”: una fuga di poche ore da una vita cittadina sempre più insopportabile per godere istericamente degli ultimi ambienti ancora piacevoli, consumandoli letteralmente, nella fretta di volere tutto e subito.

A questa organizzazione innaturale della vita, rispondiamo ridefinendo le nostre mete e rallentando il nostro passo, attribuendo maggior valore al tempo e, soprattutto, facendo sì che questo non venga in alcun modo definito dalle possibilità finanziarie e logistiche a disposizione. […]
Alla fine la nostra è una proposta che ciascuno, se vuole, può ritagliare sulla propria realtà, sul proprio modo di vivere, sulle proprie possibilità e disponibilità. “Allontanare le montagne” non significa renderle inarrivabili ma semplicemente dedicare loro più tempo, più fantasia, più energia e qualche rinuncia. Non è forse quello che tutti desideriamo?

btr
Sciare in modo fragile

Autore: Marco Emanuele Tosi
Editore: MonteRosa Edizioni, 2021
Pagine: 160
Prezzo di copertina: € 15,90

MonteRosa Edizioni

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