Racconto

Valanga a Malga Lasa

Silvana apre una vecchia valigia e trova i diari del padre che diventano insegnamento per la vita di ogni giorno.

testo e foto di Silvana Vignaga

Pagina del diario originale oggetto del racconto
20/05/2020
4 min
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Intuisco che ci sia qualcosa di eccezionale ed è vero. Apro la vecchia valigia, dentro: quaderni, notes, fogli scritti con la grafia elegante e chiara di mio padre.

Scopro parole di una vita dura, a tu per tu con la montagna, pagine di un diario che parlano di fatica, di lavoro al limite dell’impossibile, di vita a rischio ogni giorno per guadagnarsi il pane.

Malga Lasa
cantiere Plima-Lasa a quota 2030 metri, primavera 1950

21 aprile – Tanto per cambiare questa mattina nevica a larghe falde. Sono presto in galleria; il materiale è terroso, compatto con molti troventi, oltre cento colpi per avanzare di metri due e mezzo. … Dopo pranzo la neve si è cambiata in pioggia aumentando così il pericolo; i rumori delle valanghe si fanno sempre più cupi e più vicini.
Verso le 19,30 mentre le prime ombre avvolgevano questo desolato paesaggio sento gridare Tappeiner; intuisco che ci sia qualcosa di eccezionale ed è purtroppo vero.

La valanga che aspettavo da tempo e cioè dal canalone rotola tra la baita e l’imbocco dove aveva scaricato anche l’altra notte, ma purtroppo questa volta è qualcosa di terribile.
Gridiamo come ossessi avendo preso in un primo tempo la direzione dell’imbocco e vedo tra la spuma della valanga e le ombre incipienti della sera, qualche operaio che corre.
Tappeiner sul tetto della stalla continua a gridare che si spostino verso il bosco; io, che dalla cima del corridoio avevo visto continuare quella massa immane verso il fondo valle, grido che entrino in galleria. Ma, ora, le grida si perdono nel fragore spaventoso della valanga che rotola costruendo due argini alti entro i quali la neve rotola schiumeggiando come un torrente in piena.
Sono preoccupato per gli uomini di turno, ma dopo ancora qualche urlo, rispondono. Guardo degli altri e, tutti, per fortuna, sono salvi; intanto si è fatto buio e avendo la valanga asportato tre pali della linea secondaria rimaniamo senza luce.

La valanga deve essere di enormi dimensioni ma non si riesce bene a vedere per ora. Dò ordine che smontino il turno; lasciando in ordine la galleria; Poco dopo sono un po’ più tranquillo avendogli tutti in dormitorio malgrado che, dato il tempo che insiste a piovere, c’è poco da star allegri; le valanghe continuano tutt’intorno, ma temo che in alto esca dal canalone e ci piombi qua.
Ero deciso di tentare una sortita con circa metà degli uomini e salire a Malga di sopra, molto più sicura, perché in caso di disgrazia non si perisca tutti. Ma il buio, la neve cattiva e un complesso di fattori, tra i quali, qualche stella che appare e scompare tra il gioco delle nubi, fa propendere per rimanere, sperando in un po’ di sereno e conseguente irrigidimento delle nevi in alto e arresto momentaneo della caduta di valanghe.

Val Venosta: Rizieri Vignaga e l’amico operaio Zorio anno 1950
Rizieri Vignaga perlustra la valanga del 21 aprile 1950

22 aprile – La valanga appare in tutta la sua spaventosa mole tra gli argini alti, pressati e levigati la neve è a blocchi e a creste come un fiume tumultuoso.
Il cielo è parzialmente coperto, ma in mattinata, rigido, dò degli ordini per scavare una pista per scavalcare la valanga con il legname, … salgo su alla Malga di sopra… Di là col binocolo posso vedere discretamente sia il canalone che la zona di distacco delle valanghe.
Sul canalone a circa trecento metri da sopra la baracca, vi è ferma una valanga pronta di almeno pari dimensioni di quella di ieri sera che si è poi staccata di là. La zona di partenza risalta bene e calcoliamo sia un taglio di quattro o cinque metri. E’ a sinistra del pizzo Sluder Zahn (3256) a circa quota 2900-3000 metri. La quantità di neve è enorme e se il tempo continua nel scirocco è un affare molto, molto serio.
Scendo verso le due. Anche lungo la strada bisogna tenere bene aperti occhi e orecchi. Alle 15,30 sono in ufficio.

24 aprile – Questa mattina telefono in Malga per sentire come stanno; mi telefona Berto che le valanghe continuano con un crescendo pauroso e che la neve cade fittissima. Dò ordine che chiudano le porte, lasciando tutto in ordine e di scendere con le dovute regole, un po’ distanziati; Difatti arrivano verso le undici, ed ora mi sento veramente più tranquillo avendogli tutti quaggiù.
Gli uomini sono sparsi per le osterie e li sento cantare la canzone che ho scritto per loro e che calza a meraviglia con la vita che abbiamo condotto in montagna questo inverno eccezionale:

Su a Malga Lasa c’è una squadraccia
guardali in faccia son Cesiolin.
Son gli operai di un tal Rizieri
e sono fieri bei minatori.

Silvana Vignaga

Coordinatrice amministrativa ora in pensione. Appassionata di storia locale, Figlia fortunata di un papà splendido che ha perso da 41 anni, ma che ritrova rileggendo i diari della sua vita. Le cose che mi piacciono e che fanno parte della mia vita sono troppe per elencarle.


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1 commenti:

  1. Francesco Dalla Palma ha detto:

    Buongiorno, il colonnello Angelo Zancanaro è il fratello di mio bisnonno Giacobbe Zancanaro e sto facendo degli studi sull’origine della mia famiglia dal ramo degli Zancanaro. Ho letto il suo articolo sulla tragica notte di Santa Marina nel quale la foto pubblicata è quella del matrimonio dei miei nonni Fausta Zancanaro e Giovanni Dalla Palma nella “corte degli Zancanaro” a Busche.
    Le chiedo gentilmente se posso contattarla telefonicamente oppure concordare un appuntamento di persona per condividere informazioni o fonti di approfondimento. Nel caso la informo che nel prossimo fine settimana sono in zona Busche.
    La ringrazio e le porgo distinti saluti.

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