Racconto

#17 Ultima lettera

"Narra di acqua che sgorgava furiosa da tagli profondi nella roccia, miracolosamente dolce senza essere filtrata da alcun tipo di dissalatore"

testo e foto di Alice Martinelli

onde. Livigno
15/12/2019
4,40 min
informazioni
Gentile signora,
La ringrazio per la sua lettera.

Non sono solito a rispondere ai lettori, ma per lei ho ritagliato un angolo di tempo in questo afoso pomeriggio di gennaio.
Ho chiuso le tende del mio ufficio per non fare penetrare il sole inclemente, così da sentire appena le onde del mare che sciaguattano sul marciapiede. Perché indugio su dettagli così insignificanti mentre le scrivo? Mi stupisco da solo. Sono un uomo di scienza, dirigo con polso fermo una rivista seria e accurata. Le più grandi menti del globo sono passate sotto i miei occhi attenti, conosco ogni dettaglio e sfaccettatura della nostra storia, antica e moderna.

Eppure, l’ingenuità (scusi la franchezza, ma non mi sovviene altro termine) che traspare dalle sue mirabolanti teorie sul Mondo Prima del Mare ha smosso qualcosa in me, qualcosa che non riesco a decifrare. Signora… signorina… ma Lei ci crede davvero? È veramente convinta di ciò che afferma? Che domande. Certo che ci crede. Espone le sue ipotesi con una naturalezza disinvolta, a me, il direttore, pretendendo di essere ascoltata, capita, addirittura pubblicata! Devo dire che il tono da lei usato è molto educato e rispettoso. In caso contrario l’avrei cestinata senza pietà. E invece, eccomi qui.

Da principio ho molto riso, sa. È una cosa che mi capita di rado.

Vede, il mio mestiere è davvero… risucchiante. Articoli da correggere, persone da ascoltare, calcoli da fare. E questo maledetto mare che ormai lambisce le fondamenta del nostro edificio, divora la nostra amata città-isola, che ci mangia via il cemento, fa marcire le preziosissime riserve di rifiuti che teniamo nei piani più bassi. Le autorità mi mandano radiogrammi sempre più preoccupate, gli scienziati sbraitano fra loro, tutti convinti di aver trovato un nuovo metodo per salvare qualcosa che, detto brutalmente, non so se abbia davvero voglia di essere salvato. Ecco, signorina (signora?), questo è il punto. Tutti chiedono o vogliono qualcosa. Ma lei… lei no. Lei sogna, gentile lettrice.
Blatera (con gentilezza e fascino, lo ammetto, ma sempre blaterare è) di una terra esistita centinaia e centinaia di anni fa, fatta di accumuli di rocce enormi, coperte da neve e ghiaccio. Ghiaccio! Stiamo parlando dello stesso elemento che mi rinfresca piacevolmente il drink di metà pomeriggio? Sicuramente ha il dono dell’ironia, lei. E della fantasia.

Parla di neve diversa da quella che conosciamo noi, così perfetta ed eterna perché ricavata dalla plastica tritata. Mi racconta di una poltiglia leggera, gelida, che scendeva dal cielo in fiocchi dondolanti, trasformandosi e trasformando il tempo e le stagioni. Bianca, azzurra, crostosa, soffice, fradicia, scintillante. Perdoni il mio scetticismo, ma davvero mi pare improbabile.

Nomina animali privi di squame (con… pelo? Quale curiosa caratteristica!) che si muovevano intrepidi su ripide superfici, circondati da una vegetazione spontanea (sic! che ossimoro) in grado di sopravvivere in un clima aspro e selvaggio. Narra di acqua che sgorgava furiosa da tagli profondi nella roccia, miracolosamente dolce senza essere filtrata da alcun tipo di dissalatore. Magia? Suvvia, rimaniamo seri.

porta pazienza che appaio. Dolomiti

Queste… montagne? Scrivo giusto? Mi scusi, ma sa, con questo caldo, ho la vista annebbiata. Dunque, secondo le sue teorie bislacche, le montagne erano addirittura abitate. Per un breve secondo mi è parso di vederli, questi abitanti pazzoidi in un mondo di gelidi stenti, chiusi in casette isolate, con il fuoco per scaldarsi, il fuoco! Ah, se c’è una cosa che detesto, sono le fiamme vive. Non che abbia avuto l’occasione di osservarle spesso, però… brrr, con questo caldo mi viene l’orrore, mi sudano le orecchie. Le fiamme sono per gli scienziati e per i morti. Io non sono morto.  Non ancora.

Comunque, seguendo le sue lunghe e accurate ricerche, se così si possono chiamare, le montagne possedevano un fascino unico: superfici verticali mutevoli e spaventose, nascoste fra le nubi, che in un attimo, quando soffiava il vento e il cielo si puliva, potevano scintillare come stelle. Mi parla di luoghi massicci, attraversati da strade tortuose e sentieri sottili, di migliaia di reticoli calpestati da uomini e animali.
Mi scrive che le montagne erano belle, fredde, ventose e selvatiche. E che ora sono sotto il mare, insieme a tutto il resto.

Che ipotesi meravigliosamente assurda, la sua. Mi ha quasi commosso leggere che, secondo lei, quegli spuntoni che affiorano dall’oceano, verso est, così infidi e pericolosi, altro non siano che le cime più alte e remote!

Mia cara lettrice dalla mente suggestionabile, mi duole dirlo così brutalmente, ma io stesso ho visto queste rocce affiorare di qualche metro dalle onde grigie. Non sono che scogli, pericolosi e lisci e anonimi. Tristi, con quegli squallidi pali di ferro sulla sommità, tutti arrugginiti e storti. Aste di bandiere, dice? E quale nazione vuole veder sventolare la propria bandiera nel mezzo del nulla?

Ora, io la ringrazio. Quello che mi ha donato è stato un momento di puro sogno. Per un attimo ho quasi creduto che, un tempo lontano, l’orizzonte che conosciamo fosse diverso. Mi è piaciuto immaginarlo. L’ho visto, quasi sentito. Si può sentire un’immagine?

Ah, signora, signorina che mi parla da lontano, la prego, mi scriva ancora. Mi racconti di alberi che mutano il colore delle chiome, del fumo della legna (cosa sarebbe? Una speciale plastica combustibile?) che brucia, della neve vera, quella fredda e mutabile. Mi parli ancora di un mondo che era questo ma che non è più, delle incisioni subacquee che ha scoperto, delle storie tramandate di bocca in bocca che ha udito e raccolto.

Io ascolterò, mia impavida ricercatrice, esattamente come si ascolta una fiaba, una leggenda che sa di fresco e di vento.

La mia lettera è forse troppo lunga, il suo contenuto pesante e sudaticcio, ma confido nel mio messaggero piumato. Che le sue ali possano solcare questo mare ancora un po’, prima che le spiagge vengano divorate per sempre.

Con ossequi,
il direttore della rivista Nature.

ti ricordi di me? Adamello

♥ Questa storia partecipa al Blogger Contest 2019. Fai sapere all’autore cosa pensi della sua storia, scrivi qui sotto il tuo commento.

Alice Martinelli

Sono Alice, vivo a Livigno. Scrivo, leggo, disegno, lavoro in bilico fra la Storia e le storie, e mi piace un sacco. Sono in debito profondo con Atitudini.it, o meglio ho profonda gratitudine per questo posto e per i suoi abitanti.


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