Remo Casanova, figlio di Giuseppe Casanova (Bèpi Bossana, 1913-2007), una delle persone che più mi hanno aiutato a ricostruire la storia della Val di Sant’Agapito, un giorno mi raccontò che il suo bisnonno Sebastiano, detto Bastian, nato il 30 agosto 1830, ancora bambino aveva piantato un larice nella zona di Costa Sentada e che quell’albero poteva essere ancora lì.
Incuriosito da quell’informazione, mi misi alla ricerca del larice.
Superato l’incrocio con la rotabile che conduce alla chiesetta di Sant’Agapito, la strada per Pra Montagna prosegue con tre ripidi tornanti e attraversa un bel bosco di latifoglie lungo il pendio di Costa Sentada. Ricordo che era autunno e non mi fu difficile individuare l’unico larice che si stagliava evidente tra tanti faggi, proprio nel punto in cui alcuni robusti massi sostengono il pendio verso la strada.
Doveva essere proprio quello il larice di Bastian.
Il luogo e le dimensioni erano due buoni indizi. Solo allora mi fermai a osservarlo con attenzione. Vidi che era stato miracolosamente risparmiato dal recente allargamento della strada, che aveva inciso il pendio proprio alla sua base, recidendo una delle grandi radici. Misurai la circonferenza del tronco: circa 220 centimetri, pari a una settantina di centimetri di diametro, e stimai che l’albero raggiungesse un’altezza di circa 25 metri.
Se Bastian, quando piantò il larice, aveva otto o dieci anni, quell’albero dovrebbe essere stato messo a dimora attorno al 1838-1840 e avrebbe quindi oggi quasi centonovant’anni.
È naturalmente una stima, che soltanto un’indagine dendrocronologica potrebbe verificare con precisione. Le dimensioni dell’albero, da sole, non permettono di stabilirne l’età, ma non risultano incompatibili con quella tramandata dalla memoria familiare.
Quando venne piantato, il paesaggio della valle doveva essere molto diverso da quello che vediamo oggi. Il bosco non aveva questa estensione, i versanti erano in gran parte a prato e sentieri e mulattiere erano percorsi quotidianamente da chi lavorava in questi luoghi.
Anche la natura stessa del larice sembra conservare una traccia di quel paesaggio antico. Il larice è infatti una specie amante della luce e difficilmente riesce a svilupparsi, da giovane, sotto la copertura fitta di una faggeta. Il fatto che oggi questo grande esemplare si trovi isolato e circondato dai faggi suggerisce dunque che, al momento della sua messa a dimora, il pendio fosse assai più aperto e luminoso.
Con il progressivo abbandono dei prati, dei pascoli e delle attività tradizionali, il bosco ha riconquistato il versante. Il faggio si è lentamente stretto attorno al vecchio larice, fino a inglobarlo nella formazione forestale che vediamo oggi. L’albero è così diventato non soltanto la memoria di un uomo, ma anche quella di un paesaggio scomparso.
Questo è ciò che il larice ci permette ancora di leggere nel paesaggio. Di Bastian, invece, la memoria familiare conserva qualche altro frammento.

