Racconto

IL LARICE DE BASTIAN CHE FECE L’UNITÀ D’ITALIA

Nascosto tra i faggi della Val di Sant’Agapito, un larice custodisce la memoria di un bambino dell’Ottocento diventato soldato dell’Impero austriaco.

testo di Teddy Soppelsa

25/08/2026
3 min
Lungo la strada che sale a Pra Montagna c’è un larice che, a prima vista, potrebbe sembrare uno dei tanti alberi della Val di Sant’Agapito. Invece ha una storia tutta sua da raccontare.

Remo Casanova, figlio di Giuseppe Casanova (Bèpi Bossana, 1913-2007), una delle persone che più mi hanno aiutato a ricostruire la storia della Val di Sant’Agapito, un giorno mi raccontò che il suo bisnonno Sebastiano, detto Bastian, nato il 30 agosto 1830, ancora bambino aveva piantato un larice nella zona di Costa Sentada e che quell’albero poteva essere ancora lì.

Incuriosito da quell’informazione, mi misi alla ricerca del larice.

Superato l’incrocio con la rotabile che conduce alla chiesetta di Sant’Agapito, la strada per Pra Montagna prosegue con tre ripidi tornanti e attraversa un bel bosco di latifoglie lungo il pendio di Costa Sentada. Ricordo che era autunno e non mi fu difficile individuare l’unico larice che si stagliava evidente tra tanti faggi, proprio nel punto in cui alcuni robusti massi sostengono il pendio verso la strada.

Doveva essere proprio quello il larice di Bastian.

Il luogo e le dimensioni erano due buoni indizi. Solo allora mi fermai a osservarlo con attenzione. Vidi che era stato miracolosamente risparmiato dal recente allargamento della strada, che aveva inciso il pendio proprio alla sua base, recidendo una delle grandi radici. Misurai la circonferenza del tronco: circa 220 centimetri, pari a una settantina di centimetri di diametro, e stimai che l’albero raggiungesse un’altezza di circa 25 metri.

Se Bastian, quando piantò il larice, aveva otto o dieci anni, quell’albero dovrebbe essere stato messo a dimora attorno al 1838-1840 e avrebbe quindi oggi quasi centonovant’anni.

È naturalmente una stima, che soltanto un’indagine dendrocronologica potrebbe verificare con precisione. Le dimensioni dell’albero, da sole, non permettono di stabilirne l’età, ma non risultano incompatibili con quella tramandata dalla memoria familiare.

Quando venne piantato, il paesaggio della valle doveva essere molto diverso da quello che vediamo oggi. Il bosco non aveva questa estensione, i versanti erano in gran parte a prato e sentieri e mulattiere erano percorsi quotidianamente da chi lavorava in questi luoghi.

Anche la natura stessa del larice sembra conservare una traccia di quel paesaggio antico. Il larice è infatti una specie amante della luce e difficilmente riesce a svilupparsi, da giovane, sotto la copertura fitta di una faggeta. Il fatto che oggi questo grande esemplare si trovi isolato e circondato dai faggi suggerisce dunque che, al momento della sua messa a dimora, il pendio fosse assai più aperto e luminoso.

Con il progressivo abbandono dei prati, dei pascoli e delle attività tradizionali, il bosco ha riconquistato il versante. Il faggio si è lentamente stretto attorno al vecchio larice, fino a inglobarlo nella formazione forestale che vediamo oggi. L’albero è così diventato non soltanto la memoria di un uomo, ma anche quella di un paesaggio scomparso.

Questo è ciò che il larice ci permette ancora di leggere nel paesaggio. Di Bastian, invece, la memoria familiare conserva qualche altro frammento.

La Val di Sant’Agapito e sulla destra il larice de Bastian (ph. Ariondo Schiocchet)

Un uomo di una valle periferica del Feltrino si trovò così, senza nemmeno poterlo immaginare, dentro la grande storia dell’Ottocento europeo.

Quando nacque Bastian, il Feltrino faceva già parte, dal 1816, del Regno Lombardo-Veneto, sottoposto all’Impero austriaco. Secondo quanto tramandato in famiglia, Bastian sarebbe stato coinvolto negli avvenimenti delle Cinque giornate di Milano del 1848 e, undici anni più tardi, avrebbe partecipato alle battaglie di Solferino e San Martino durante la Seconda guerra d’indipendenza, arruolato nelle truppe di fanteria asburgiche.

Nel marzo del 1848 Bastian non aveva ancora compiuto diciotto anni. Proprio per questo, e in assenza di documentazione militare che permetta di ricostruire con precisione il suo servizio e il ruolo che ebbe in quelle giornate, il ricordo della sua presenza a Milano deve essere considerato per quello che è: una memoria familiare conservata attraverso le generazioni. Diverso è il caso del 1859, quando Bastian aveva ventotto anni ed era pienamente in età militare.

Resta comunque quasi un paradosso nella sua storia. Bastian partecipò, con la divisa dell’Impero austriaco, ad alcuni degli avvenimenti che avrebbero contribuito alla nascita dell’Italia unita. Un uomo di una valle periferica del Feltrino si trovò così, senza nemmeno poterlo immaginare, dentro la grande storia dell’Ottocento europeo.

Di Bastian non sappiamo molto altro. La sua vita emerge appena attraverso pochi frammenti affidati al ricordo: un uomo del Feltrino ottocentesco, soldato dell’Impero austriaco e testimone di alcuni passaggi decisivi del Risorgimento italiano.

Eppure il gesto destinato a durare più a lungo non lo compì da soldato e nemmeno su un campo di battaglia. Lo compì quando era ancora un bambino, mettendo a dimora un piccolo larice sul pendio di Costa Sentada, nella Val di Sant’Agapito.

Quel gesto, probabilmente insignificante agli occhi di chi lo vide allora, ha lasciato una traccia più duratura di molte altre vicende della sua vita. Il bambino che piantò quell’albero è scomparso da tempo; il mondo nel quale era nato si trasformò completamente; cambiò lo Stato, cambiarono le strade, cambiarono il lavoro e il paesaggio. Il larice continuò invece a crescere.

Da allora sono trascorsi quasi due secoli. Generazioni di uomini hanno percorso quella strada, il paesaggio si è chiuso sotto l’avanzare del bosco e la memoria di Sebastiano Casanova si è fatta sempre più sottile. Quel larice, invece, continua a crescere sul bordo della strada, custodendo insieme la storia di un uomo, quella di una famiglia, un frammento della storia della valle e, in fondo, anche un poco della nostra.

Il larice di Bastian è ancora là.

Teddy Soppelsa

Vive a Cesio Maggiore nelle Dolomiti Bellunesi. Ha fondato la rivista altitudini.it e ideato il Blogger Contest, scrive di montagna, alpinismo e ambiente. Ha ideato diversi progetti culturali capaci di unire le emozioni della scoperta alla conoscenza dei luoghi. Ama camminare nei luoghi più selvaggi delle sue valli, fuori traccia, in ogni stagione, meglio se in compagnia.


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2 commenti:

  1. anna piccolotto ha detto:

    Gli alberi suggeriscono, ma se potessero parlare chissa’ quante appassionanti storie ci potrebbero raccontare. Sono comunque custodi di luoghi e di memorie.

  2. tiziano paniz ha detto:

    Affascinante modo di leggere la vita delle persone nei loro gesti piu semplici …
    In questo caso poi in netto contrasto con le ‘gloriose’ vicende storiche che abbiamo imparato fin da piccoli trascurando gli infiniti e consueti gesti di ogni giorno di ogni persona…bella storia

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