Reportage

DEDICATO A TOM

Sei-sette scatti, quattro fuori fuoco, tre a fuoco e uno a fuoco con il gallo in volo e le ali aperte a mostrare il bianco delle piume della parte inferiore delle ali. Quanto ho desiderato questa foto.

testo e foto di Claudio Ghizzo

14/05/2023
12 min
L'arena dei galli forcelli è comoda, ad appena dieci minuti di cammino da dove ho parcheggiato l’auto.

È notte fonda, nevica e c’è nebbia. Mi carico lo zaino sulle spalle, il capanno a tracolla e la sedia in mano. Cammino con le racchette da neve intuendo una traccia appena coperta dalla neve umida e pesante che sta cadendo. La luce della frontale fa uno strano effetto: scie luminose e fumose in uno sfondo bianco.

Mi guardo intorno, sono solo questa mattina, ed è una fortuna anche se rimane sempre il timore che arrivi qualcuno, a sua insaputa, proprio dentro l’arena. Questo causerebbe un bel parapiglia, i galli scapperebbero e probabilmente delle femmine non verrebbero coperte, compromettendo le cove.

Fare fotografia naturalistica è un affar serio, un lavoro da solitari, dove non sai mai di chi fidarti. Le gelosie sono a mille e le invidie pure. Possibile che non si possa godere di un successo di un altro fotografo? D’altronde abbiamo tutti lo stesso fuoco che arde dentro, la passione per la natura, la curiosità e la voglia di meravigliarsi. Oddio non tutti, alcuni si muovono solo per la “caccia”, per aver un’altra specie nel loro album, senza raccontare la storia che c’è dietro. Saper raccontare ma anche saper leggere quello che la montagna e la natura mostrano nel loro libro fatto di pagine di foglie, di odori e di suoni.

Apro il capanno, tutto è silenzioso, tranne per delle leggere folate di vento. Prendo i picchetti da neve e assicuro il capanno di tela al terreno, poi sopra ci butterò una coperta mimetica costruita apposta per la fotografia. Una macchia verde in un completo whiteout: riuscirò a ingannare i galli?

Entro dentro, posiziono il plaid sopra le gambe, il cavalletto e la reflex. Sono le 4 del mattino, tutto è fermo. O almeno sembra. In realtà la natura non dorme mai. La prima volta che cammini nella notte tutto ti fa paura, dal cielo stellato che sembra cadere da un momento all’altro, dai rumori, dalla pioggia che cade. Tutto fa paura perché i nostri sensi sono drogati dalla luce, sempre e comunque. Al buio non siamo più abituati, eppure il buio è conforto per tante specie animali.

Mi avvolgo nel plaid nel momento dell’attesa che arrivino i galli in arena. In quei momenti sei davvero da solo, soprattutto se fuori c’è buio, nebbia e neve, è allora che la mente vaga. Vaga agli altri appostamenti, ai problemi che hai lasciato a casa, al prossimo turno di lavoro e agli amici con cui hai condiviso camminate in cerca dei selvatici. Uno di questi amici qualche mese fa ha proseguito il suo cammino verso gli altopiani dell’altissimo. E mi manca.

Ci siamo visti in tutto due volte e il rammarico è che non sono mai riuscito a portarlo sulle mie montagne. Era piemontese di adozione ma lombardo di nascita, la parte di Lombardia che sta sotto le Alpi. In compenso ci siamo scritti e sentiti spesso. Sapeva farsi vivo quando più serviva e meno te lo aspettavi, come uno spirito della montagna. Parlava poco e calmo, riflettendo e pesando ogni parola, facendo da contraltare alla mia esuberanza giovanile. Non so cosa lo colpì in me, delle mie foto acerbe da inizio carriera, caricate su un portale di fotografia. So che guadagnai la sua fiducia e questo è stato un grosso privilegio.

Io e Tom ci siamo visti solo due volte, ma è bastato per considerarlo un amico schietto, semplice com’è la montagna che entrambi amiamo.

Ore quattro e quaranta
Silenzio, in lontananza si sentono dei fischi dei galli. Stanno arrivando. Il cuore inizia a battere ma bisogna stare ancora fermi. La luce è troppo poca e la nebbia mette in difficoltà la reflex. Aspetto e guardo fuori dal capanno. Nella fioca luce dell’alba si intravedono le figure nere dei galli, uno si staglia contro il muro di nebbia, salta e inizia a rugolare. Un altro gallo mi vola proprio sopra il capanno e va a sistemarsi a lato, dove non avevo previsto che andasse a posarsi.
Il sole inizia a illuminare tra le nuvole, la luce migliora e i parametri di scatto pure. Ecco spuntare da dietro un crinale una femmina e subito due maschi alzano il petto per contendersela. Se le danno di santa ragione mentre la femmina piano piano si dilegua.

Ore sei e quaranta
Il sonno inizia a farsi sentire e nella strada lì vicino passano le prime macchine di chi va al lavoro, mentre la nebbia inizia a diradarsi. Il canto dei galli inizia a scemare, ne rimane solo uno, in alto. Lo centro nel mirino delle reflex, il gimbal[1] libero, ad un certo punto si alza in volo, lo seguo. Sei-sette scatti, quattro fuori fuoco, tre a fuoco e uno a fuoco con il gallo in volo e le ali aperte a mostrare il bianco delle piume della parte inferiore delle ali. Quanto ho desiderato questa foto.

Ore sette e trenta
Non si sente più niente, tranne un picchio che tambureggia su un tronco giù per la valle. Esco dal capanno indolenzito, mi scappa da pisciare dal freddo. Inizio a smontare il mio appostamento per tornare all’auto.

Ore otto
Sono seduto in macchina, ho sete e fame, mentre chiedo al motore di spararmi aria calda per togliermi il freddo di questa primavera d’alta quota, riguardo le foto. È stato una buona sessione, ho visto tanto e la reflex ha lavorato bene. Ma dentro di me manca qualcosa, non un’abitudine ma una relazione che si è recisa. Questa volta non potrò inviare le foto a Tom, non c’è più e nemmeno riceverò la sua risposta asciutta di poche parole ma che terminava sempre con l’invito a continuare a mandare i miei scatti. Senza invidia, né gelosia ma solo per la gioia di godere della natura anche attraverso un altro punto di vista.

Io e Tom ci siamo visti solo due volte, ma è bastato per considerarlo un amico schietto, semplice come è la montagna che entrambi amiamo, in un mondo complicato fatto di invidie e di cose che non si possono dire. Di Tom mi rimangono ancora le sue foto sul cellulare, due dita di grappa alla genziana con l’amaretto e la ricetta per il Serpoul[1].
Di certo, quest’estate quando lo preparerò avrà un altro significato: non dimenticarti.
_____
[1] Il gimbal è un’attrezzatura che presenta uno o più giunti cardanici e permette di bilanciare i movimenti e rendere le riprese video stabili quando si cammina su terreni disconnessi.
[2] Serpoul è un liquore prodotto da fiori di Timo Serpillo.

Claudio Ghizzo

Vivo al cospetto delle Dolomiti e per lavoro assisto e mi prendo cura delle persone nei loro momenti, spero sempre brevi, di malattia. Appena ho un giorno di riposo il pensiero fisso è salire sulle cime dolomitiche attorno casa, sperando sempre nell'incontro con gli abitanti della montagna per fargli una fotografia ed emozionarmi.


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8 commenti:

  1. Luisa Mandrino ha detto:

    La vita è lunga ed e’ un attimo: racconto meraviglioso!

    1. Claudio Ghizzo ha detto:

      La vita è una e bisogna viverla tutta: io ci sto provando

  2. Giuseppe Rossi ha detto:

    Un bel racconto di natura e relazioni.

    1. Claudio Ghizzo ha detto:

      Grazie Giuseppe.
      Spero di aver trasmesso le emozioni anche a chi non è del settore.

  3. Bruno ha detto:

    Un bellissimo racconto, asciutto, ma che dice tutto quello che c’è da dire.

    1. Claudio Ghizzo ha detto:

      Grazie mille Bruno.

  4. Andrea Zampatti ha detto:

    Purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscere Tom, ma gli amici me ne hanno sempre parlato come di una persona meravigliosa.
    Grazie delle tue belle parole e di aver condiviso emozioni che ho avuto la fortuna di poter vivere più volte.
    Andrea Zampatti

    1. Claudio Ghizzo ha detto:

      Grazie Andrea,
      ho avuto una gran fortuna a conoscerlo.
      Grazie mille per aver letto il mio brano, spero di aver trasmesso adeguatamente cosa si prova quando si è in capanno.

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