Racconto

Il grande rientro: diario dal fronte

Mezzi da sbarco quadriposto vomitano sulle spiagge triassiche centinaia di esseri umani, compresi bambini ed anziani.

testo e foto di Andrea Pasqualotto

03/02/2018
5 min

Quando decine di figure scure escono dalla nebbia, come negli incubi peggiori, è ormai troppo tardi.
Siamo costretti controvoglia a ripiegare, affrontando l’incognita di una difficile discesa lungo un cavo d’acciaio malfermo che precipita nel vuoto.
Poi improvvisamente il provvidenziale colpo di genio in grado di risolvere la tragica situazione.
Sfruttando a nostro favore la stessa fitta nebbia che ci ha messi in trappola, affrontiamo disperati i profili minacciosi di fronte a noi, il piede saldo sulla roccia viscida per l’umidità, l’occhio attento al più piccolo movimento, l’orecchio rivolto a carpire lingue sconosciute di paesi lontani.
Dialetti veneti prevalgono sulle parlate romane, accenti lombardi e romagnoli si contendono equamente il resto dello spazio sonoro.
Silenzi compassati tradiscono origini austroungariche, teutoniche, fiamminghe e scandinave.

Ovunque emergono dalle scogliere ladiniche corpi tesi nello sforzo, avvolti in poliammidiche, polietileniche e polipropileniche armature.
Sguardi allucinati rivolti alla vetta lontana, agli ultimi posti a sedere e alle piastre roventi come canne di mitragliatrice cariche di salsicce sfrigolanti, non fanno caso al nostro passaggio.
L’imprudente manovra di attacco frontale, ardita quanto inaspettata, sembra avere successo.
Ma quando il pericolo pare scampato, ecco apparire alla nostra vista il dramma delle retrovie.
Corpi ansimanti dai respiri rantolanti strabordano dal sentiero, trascinati a forza da robusti labrador, fieri schnauzer e fastidiosi pinscher.
Mezzi da sbarco quadriposto vomitano sulle spiagge triassiche centinaia di esseri umani, compresi bambini ed anziani a cui non è risparmiata l’agonia imposta da ambiziosi capofamiglia di velluto e flanella bardati.

Trangugiato il caffè macchiato e il croissant riscaldato queste folle di sbandati, già provate dallo sbalzo di quota, afferrano i tripartiti bastoncini telescopici ordinati sulle rastrelliere e affrontano la salita.
I muscoli flaccidi improvvisamente si stirano, i tendini esausti si infiammano, le articolazioni si slogano, gocce di sudore piombano come granate sulle calcaree superfici.
Inviolate pareti vertiginose e incombenti torri acuminate fanno da sfondo al dramma domenicale, complici le previsioni del tempo di regime che, contro ogni evidenza, annunciavano sole splendente su tutta la linea del fronte dolomitico.
Improvvisamente una mano mi afferra e mi trascina fuori dal campo di battaglia, lungo un sentiero appena evidente, in apparenza deserto.
«Conosco una strada alternativa, fidati!», urla il mio compagno, nel tentativo di coprire il martellante folk tirolese che incita le truppe ormai traslucide per il sudore misto a crema protettiva.
Prendiamo a capofitto una linea sottile che attraversa il ripido ghiaione, alla base della parete, sotto gli occhi attoniti delle truppe d’assalto che puntano alla vetta lungo paurose linee di roccia apparentemente inaccessibili.

Il fragore delle grida si fa più flebile, il canino latrato si esaurisce, le nebbie infine si diradano lasciando spazio ad un sole glorioso che getta sulla scena un enorme fascio di luce.
La discesa, ora ripida e incalzante, assume le proporzioni di un’ignobile fuga, assorbe tutte le nostre energie in un vortice di sabbia e ghiaia giurassica sollevata dal nostro incedere.
Siamo atterriti dalla duplice paura di essere raggiunti dal fatal colpo nemico o dalla giusta punizione che spetta al disertore.
«Non c’è un minuto da perdere«, insiste il mio compagno trafelato, la divisa in goretex vergognosamente sgualcita, lo sguardo fisso sull’orologio, «dobbiamo raggiungere il fondovalle prima possibile, dobbiamo anticipare il grande rientro».
Il grande rientro!
Dannazione!
Avevo dimenticato l’allarme lanciato via radio dal controspionaggio per evitare lo spaventoso budellone ed affrontare una ritirata intelligente.

Il gommoso, ferroso e oleoso rombo crescente sembra anticipare l’inevitabile, quando scorgiamo luccicanti al sole le superfici cromate dei mezzi motorizzati, pronti ad accogliere i fuggiaschi in ritirata, per condurli incolumi oltre la linea del Piave.
Senza indugio saliamo sul nostro metallico destriero ed affrontiamo il nastro d’asfalto ormai bollente.
Rivolgiamo preoccupati un ultimo sguardo dietro di noi, dove centinaia di omuncoli si dibattono frenetici ai piedi dell’alpe testé conquistata, il terrore negli occhi nel dover affrontare il grande rientro.
Con un peso nel cuore divoriamo la strada deserta davanti a noi, consapevoli che pochi di loro torneranno al paese natale in tempo per la cena, molti di loro prenderanno d’assalto pizzerie e autogrill, esosi sciacalli che corrono impietosi in aiuto delle vittime del grande rientro.

logo blogger-contest-2013

[ 2 classificato bc.2013 ]

Mezzi da sbarco quadriposto vomitano sulle spiagge triassiche centinaia di esseri umani, compresi bambini ed anziani.
Andrea Pasqualotto

Andrea Pasqualotto

Sono nato ai piedi delle Dolomiti, dove ho iniziato sin da quando ho memoria a frequentare le montagne. La passione per la natura e per le tematiche ambientali mi ha portato prima a laurearmi in Scienze Ambientali a Venezia, e quindi a lavorare come Guida Ambientale Escursionistica. Amo raccontare alle persone le meraviglie della natura e le storie che narrano i luoghi che conosco. Quando le Dolomiti hanno iniziato a starmi un po' strette ho allargato gli orizzonti camminando tra le montagne e le aree naturali di altri continenti, dall'Islanda alla Patagonia, dalla Grecia all'India. Camminare lungo sentieri vecchi di secoli, leggere di viaggi e natura, scrivere di luoghi lontani, sono le cose a cui non rinuncerei mai e, per fortuna, ora occupano buona parte del mio tempo.


Il mio blog | altitudini.it è la mia rivista digitale. Frequento Altitudini.it sin dalla sua nascita. L'ho vista crescere ed evolversi come spazio comune in cui condividere storie, opinioni ed esperienze. Mi piace dare il mio piccolo contributo a questa famiglia.
Link al blog

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Esplora altre storie

Ne aveva sentito parlare fin da quando era bambino, dagli anziani del villaggio e... Ne aveva sentito parlare fin da quando era bambino, dagli anziani del villaggio e dai suoi nonni, e il sogno di trovarla non lo...

La mattina comincia nel segno della sacra triade: PC, TV, Smartphone. Salgo a bordo... La mattina comincia nel segno della sacra triade: PC, TV, Smartphone. Salgo a bordo della navicella con la quale quotidianamente orbito nel mondo virtuale...

La Polonia è un Paese che mi affascina e ci torno sempre con piacere,... La Polonia è un Paese che mi affascina e ci torno sempre con piacere, per la voglia di conoscerla meglio. Le persone di mezza età,...

Non sono mancate le volte in cui mi sono chiesto “perché?” senza mai giungere... Non sono mancate le volte in cui mi sono chiesto “perché?” senza mai giungere ad una risposta definitiva. ...

Trattare superficialmente la “filosofia” dell’andare per monti è il modo migliore per decretarne l'inutilità.... Trattare superficialmente la “filosofia” dell’andare per monti è il modo migliore per decretarne l'inutilità. ...

Il sole è quasi a picco, e il paesaggio risplende di incredibili colori e... Il sole è quasi a picco, e il paesaggio risplende di incredibili colori e contrasti resi così intensi da quella luce forte come un...

In valle io ci vengo perché mi piacciono i posti senza pretese, quelli che... In valle io ci vengo perché mi piacciono i posti senza pretese, quelli che sono esattamente così come li vedi, i luoghi che non...

"Taci un attimo e lasciami ascoltare il vento come facevamo una volta. E’ da... "Taci un attimo e lasciami ascoltare il vento come facevamo una volta. E’ da molto che non mi capita. Lo senti mentre passa tra...

Parcheggiai con una derapata la Bugatti accanto all’abete al centro del piccolo piazzale. Lo... Parcheggiai con una derapata la Bugatti accanto all’abete al centro del piccolo piazzale. Lo avevano anche addobbato. Già, pensai, in fondo fra tre giorni...

Daniele e Ginetta da 36 anni sono i gestori del rifugio Bruno Boz, un... Daniele e Ginetta da 36 anni sono i gestori del rifugio Bruno Boz, un rifugio autentico dal sapore antico nel cuore delle Alpi Feltrine....