Racconto

Di che cosa è fatta la Corsica

Da Tattone a Solenzara, dentro e fuori il classico GR20 Sud, in piena autonomia, cibo, tende e la voglia di far perdere le tracce, ma soprattutto di non lasciarne.

testo di Simonetta Radice, foto focusontrips.com

Ultima tappa tra il Rifugio d'I Paliri e Conca.
29/03/2020
4 min
Un viaggio a piedi, dentro e fuori il classico itinerario del GR20 Sud, sulle montagne della Corsica. Da Tattone a Solenzara, in piena autonomia, cibo, tende, e la voglia di far perdere le tracce, ma soprattutto di non lasciarne.

La scorsa estate ho partecipato al trekking “Corsica sud in Libertà”, organizzato dalla Compagnia dei Cammini. Ero stata in Corsica nel lontano 1989, il mio anno della maturità, con un gruppo di amici freschi di patente, a caccia di spiagge e di sole. Non ne rimasi incantata, chissà perché, ho il ricordo di lunghe code in auto verso le spiagge e di luoghi che probabilmente ai tempi non ero in grado di apprezzare. Era giunto quindi il tempo di tornare.

Non chiamatemi Ismaele, ma quando sono particolarmente stanca dalla vita di città, quando i pensieri, le cose da fare, quando quello che chiamo “il capitalismo” mi occupa il cervello l’unica ricetta che conosco è tornare al corpo. Dedicare il tempo a qualcosa di fisico, che richieda tutta la mia attenzione, tutte le mie energie e tutta la mia fatica, senza lasciare spazio ad altro. Meglio se in montagna, meglio se in una modalità per me abbastanza nuova (leggi: con uno zaino di oltre 15 kg al seguito), meglio se con un gruppo che funziona e una guida capace di trasmettere il suo amore per la terra che abbiamo attraversato (grazie Elisa!).

Non potevo chiedere di più. Abbiamo dormito per terra, fatto il bagno nei torrenti, allestito cucine da campo dove capitava, non abbiamo mai lasciato in giro niente – e se ve lo state chiedendo, no, nemmeno la carta igienica -.
Quelli che seguono non sono appunti di viaggio, non avevo tempo né voglia di scrivere. È il viaggio che è continuato dopo che sono tornata e si è depositato lentamente dentro di me e sulla carta. Grazie a Elisa, Fiorella, Mariachiara, Claudio, Paolo, Marco, Michele, Stefano. Stay wild!

Alberi

“Ci fu un tempo in cui la Corsica era coperta per intero dalla foresta. Di ramo in ramo quest’ultima crebbe per millenni in competizione con se stessa, fino ad attingere i cinquanta metri ed oltre, e chissà, forse si sarebbero sviluppate varietà vegetali sempre più alte, alberi destinati a toccare il cielo se non fossero comparsi i primi abitanti a far arretrare grado a grado la foresta, animati com’erano da una generica paura per il luogo dell’origine”. Così Sebald ne “Le Alpi nel mare.”

Eppure, la prima immagine della Corsica che porterò con me sono gli alberi. Faggi enormi, cortecce come pelle d’elefante. Castagni centenari, il tronco martoriato dal tempo, arreso all’abbraccio dell’edera ma con la forza intatta delle giovani foglie. Pini larici, eleganti e generosi nel loro offrire al vento le chiome, lasciarle plasmare dalla sua forza e dal suo capriccio. Vi guardo e vorrei perdermi nel passato remoto degli anelli che disegnano i vostri tronchi. Quali storie celate? Di quali vite custodite il segreto?

Cielo

Un luogo molto comune vuole che il raggiungimento di una vetta regali – tra le altre cose – una maggiore vicinanza al cielo. Eppure, credo che mai il corpo sia tanto vicino alla volta celeste come quando si trova in posizione orizzontale, negli istanti che precedono il sonno a contatto con la terra nuda, senza membrana alcuna a schermare l’abisso che lo ricopre. Arreso alla stanchezza, spogliato da ogni residuo di eventuale compiacimento per un obiettivo raggiunto, può semplicemente abbandonarsi al suo essere gettato nell’aperto, finalmente indifeso, e lasciare che le costellazioni, la luna, le nuvole e tutto ciò che in cielo si muove o sta fermo si impadronisca prepotente dei suoi occhi.

Negli attimi che precedono il sonno, potrà immaginare mondi lontani nello spazio e nel tempo, fissando lo sguardo sulla luce pulsante di una stella o su quella di fissa di un pianeta. Potrà seguire il movimento veloce di un satellite, immaginare traiettorie di aerei; nei risvegli notturni, potrà indovinare l’ora dalla mutata posizione della luna ma saprà di aver dormito per la vividezza dei sogni. È possibile che si risvegli vagamente indolenzito o  infreddolito ma, nel momento della marcia, come per magia, troverà intatte tutte le sue energie, forse moltiplicate dal contatto perso e ritrovato con la terra così com’è.

Roccia

La roccia è una lingua che non ho mai imparato a leggere. Qualcosa come un altolà, sgraziato e prepotente, un “per me non si va”. Eppure, ogni lingua si può imparare. Non sarai un traduttore simultaneo, non ti confonderanno mai con un madrelingua, ma potrai, con un po’ di pazienza, impararla quel tanto che basta per farsi capire o, fuor di metafora, per riuscire a passare. Che siano placche appoggiate, pareti verticali, quelle che le guide CAI definiscono “facili e divertenti roccette che si superano con esaltante arrampicata”, pietraie sconnesse, vecchie mulattiere rivoltate dall’incuria e dal tempo, per me è la roccia è sempre stato qualcosa che blocca l’incedere, che aggiunge fatica, qualcosa che nei momenti peggiori ti viene da piangere.

Poi, capita che dopo una salita sul monte Incudine, contando i passi che separano dall’alba, nonostante la stanchezza, nonostante la fluidità sia tutt’altro, e tanti altri nonostante, accade che la roccia diventi divertente. Così, come quando impari a scrivere una frase intera, come quando finalmente, dopo tanti quattro, prendi otto nella versione di greco.

Acqua

Preziosa compagna di cammino. Lo scroscio che accompagna i passi, il fresco che accarezza la pelle, nuotare in pozze che si aprono a sorpresa, regali per chi si avventura fuori dai sentieri e si ritrova fuori dal tempo. Sete. A me che bevo poco, camminare in piena estate, ad altezze basse e temperature elevate ha fatto capire la sete. Che quando c’è la diventa padrona, offusca il pensiero, toglie le forze, pretende l’ascolto, chiede di essere placata, un dio neanche tanto minore che vuole il suo sacrificio. La sete è la scarsità che si fa corpo, che si fa il tuo corpo. Guardi il cielo, non ci sono nubi. Un tuffo in mare. Non ricordavi così calda l’acqua in Corsica. Sete. Come un presagio del tempo futuro.

alberi> Ultima tappa tra il Rifugio d’I Paliri e Conca / Sentiero tra la Bergeries d’E Capanelle e Plateau de Ghjalcone, prima tappa da Vizzavona.
cielo> Sentiero da Bocca d’Oru verso il Rifugio de Prati / Tramonto dal Rifugio d’I Paliri.
roccia> Sentiero tra il Rifugio de Prati e Bocca di Laparo / Nuvole dal Rifugio d’I Paliri.
acqua> Plateau du Cuscione (1450 m), tra il Rifugio d’Usciolu e Rifugio d’Asinau / Lac de Nino e le sue “pozzine”, massiccio del Monte Rotondo.

foto di: Alberto & Valentina – www.focusontrips.com

Fiorella, Mariachiara, Claudio, Paolo, Marco, Michele, Stefano, Simonetta (ph. Elisa Leger )

Simonetta Radice

Giornalista pubblicista, addetta comunicazione. Da sempre amo la montagna e tutto ciò che ha a che fare con essa. La libertà è un poco al di là delle tue paure. Vivo tra Milano e Gignese (VB).


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