Reportage

#48 ZAKOPAN E I MONTI TATRA

testo e foto di Luciano Pellegrini  / Chieti

Monte Giewont
22/12/2020
8 min
Il Bando del BC20

Zakopane e i Monti Tatra

di Luciano Pellegrini

La Polonia è un Paese che mi affascina e ci torno sempre con piacere, per la voglia di conoscerla meglio.

Le persone di mezza età, soffrono ancora il regime comunista e la prepotenza tedesca che hanno vissuto, mentre i giovani sono scaltri, intraprendenti, con mentalità imprenditoriale. Voglio evidenziare alcuni aspetti di questo popolo: Il loro parlare è caratteristico! Quasi una cantilena, con la stessa cadenza di voce e con un respiro affannoso, sembra che sia sempre una triste storia… Alla fine però, ritorna il sorriso. Ciò che si nota è l’attaccamento alle loro Tradizioni: cultura – storia  – natura  – gastronomia – musica e, in special modo, l’educazione, la religione, l’ospitalità.

Per i polacchi l’ospite è sacro. “Un ospite in casa, è come avere Dio in casa”. Questa frase rispecchia benissimo una delle caratteristiche migliori dei polacchi, fra l’altro molto cattolici. La nostra abitudine in Italia, quando ci si saluta, è stringere la mano e dare due baci alle guance. In Polonia mi sono trovato in difficoltà, perché ho notato che c’era qualcosa che non andava. Dopo il secondo bacio, l’amico/a è come se mi tirasse verso di sé. Mi hanno spiegato che loro danno tre baci, come i musulmani, che nella loro cultura ortodossa, ha il triplo bacio.

I Monti Tatra formano la più elevata catena dei Carpazi, nella parte meridionale della Polonia e tracciano anche il confine geografico con la Slovacchia. Le vette, anche se non raggiungono quote elevatissime, hanno un notevole dislivello dalle vallate. La più alta cima dei Tatra è Gerlachovský štít (2655 m) in Slovacchia, mentre il Monte Rysy (2499 m) è la più alta cima Polacca. Nel 1954, per tutelare le ricchezze naturalistiche e regolamentare l’impatto dell’uomo sull’ambiente, venne istituito il Parco Nazionale dei Tatra, che nel 1993 è stata inserito nell’elenco delle riserve naturali, della Biosfera (UNESCO). I panorami mozzafiato, rappresentati da vette ripide, grotte, laghi, torrenti, oltre che da una flora multicolore e una fauna con molte specie di animali, richiama un grande spostamento di turisti amanti della natura, dell’escursionismo e degli sport invernali.

Il Parco che occupa l’intera superficie dei Monti Tatra, si può visitare usufruendo di una fitta rete di sentieri (severamente vietati di abbandonare), di varie difficoltà e lunghezza. Si può trovare ospitalità in otto rifugi, ben dislocati ed attrezzati. Per raggiungere le valli più interne, dove il traffico automobilistico è interdetto, si possono utilizzare i carri trainati dai cavalli e condotti dai montanari che indossano il caratteristico costume locale. La capitale dei Monti Tatra é Zakopane, (950 m), la più frequentata località di villeggiatura della Polonia. Gli abitanti di Zakopane e dell’intera zona circostante, detta Podhale, (letteralmente “zona sottostante gli alti pascoli”, ossia montanari), sono una popolazione molto riservata e con grande resistenza fisica. Il Podhale si trova ai piedi dei monti Tatra ed è rappresentato da una ricca tradizione di folklore, che è molto romantico e patriottico.

Sui monti Tatra esistono pochi impianti di risalita, (La seggiovia di Hala Gasienicowa, la funivia di Kasprowy Wierch e la seggiovia di Hala Goryczkowa) e di conseguenza ci sono poche piste da sci. Per questo motivo la scelta è stata di realizzare gli impianti di risalita e le piste da sci, nei PreTatra, per rispettare queste immense, belle e protette montagne.

I proprietari dei terreni boschivi, hanno venduto la loro proprietà ad imprenditori che hanno realizzato gli impianti di sci, funzionanti anche la sera sino alle ore ventidue. Il boscaiolo, con i soldi guadagnati, ha costruito una baita per accogliere i turisti. Nella vicinanza di questi impianti, esistono degli stabilimenti termali, che usano le vene acquifere calde che hanno arricchito la zona. Quindi, gira la moneta ed i turisti hanno la possibilità di sciare, alloggiare e rilassarsi.

Tutto a buon prezzo ed ottimo accoglimento. La collaborazione fra il boscaiolo e l’imprenditore, ha creato mano d’opera e guadagno.

A Zakopane ci sono bellissimi esempi della tipica architettura polacca, costituita da casette ad un solo piano, a tetto spiovente e interamente realizzate in legno. I tronchi e gli assi che formano le pareti e i tetti di queste costruzioni, sono fissati fra loro per mezzo di precisi incastri, senza ausilio di chiodi o altro. Sono di una bellezza e ricercatezza uniche.

I comignoli, le finestre, i balconi, le porte, i giardini, le mansarde, tutte costruite con gusto. Dalla città è visibile la grande croce, alta 16 metri, collocata sulla cima più alta del monte Giewont (1895 m).

La valle dei Cinque Laghi da Swistowa kopa

Le escursioni

Ho camminato parecchio sui sentieri segnati e manutentati di questi monti, anche con la neve. E’ tradizione nei Tatra, durante le escursioni, di accendere un falò per arrostire i wurstel. Bisogna trovare la legna, accendere il fuoco con la pietra focaia, al posto dei fiammiferi, preparare lunghi rami per infilarci i wurstel e farli cuocere. Non è semplice, perché per le persone inesperte come me è facile bruciarli. Mangiarli sulla neve, con il freddo, hanno un altro sapore che si può esaltare se un attimo prima della cottura sulla brace si mettono dei rami di pino o abete verdi, che la soffocano, così si alza il fumo che rende il sapore dei wurstel affumicato.

Ho visitato il più grande rifugio dei Tatra polacchi, il Chochołowska (1146 m), con 133 posti letto. Il rifugio si raggiunge con lo Szlak Papieski o sentiero del Papa, reso più bello con le edicole votive che ricordano il suo passaggio.

Hala Gasienicova (1505 m) è il più vecchio rifugio in muratura sui Tatra, costruito nell’anno 1925. Ci sono arrivato facendo una interessante escursione ed osservando il Lago Nero di Gąsienica, (1620 m) la cima Mały (Piccolo) Koscielec (1863 m), il passo Karb (1853 m) e il Lago Verde (Zieloni Stav, 1674 m), popolato dalle trote.

Il rifugio Schronisko Murowaniec (1500 m) è molto accogliente e dotato di acqua calda e doccia, utile dopo una giornata faticosa.

La destinazione più frequentata dei Tatra è il lago Morskie Oko (1395 m), “occhio marino”. E’ il più vasto specchio d’acqua dei Tatra con il suo colore turchese. Una leggenda racconta che è collegato al mare Baltico, per mezzo di passaggi sotterranei. Per raggiungerlo, si parte da Palenica Białczańska (990 m), si segue il torrente Bialka per poi abbandonarlo al segnale sulla destra, dove c’è un ponte di legno sul torrente Roztoka, con la vista di due cascate, in direzione del Monte Zawrat, (2158 m). E’ il sentiero verde che farò al ritorno. Si segue la strada Rybi Potok, (il torrente del pesce) nella omonima valle, che arriva al lago. Il percorso è lungo, ma c’è la possibiltà per chi non vuole fare i dodici chilometri a piedi, di usufruire delle carrozze trainate da cavalli, che fanno la spola dal parcheggio di Palenica Białczańska, alla Radura Wlosienica (1310 m).

Il Rifugio PTTK a Morskie Oko, dista solo tre chilometri dalla radura. Nelle sue acque si specchia il Monte Rysy (2499 m), la cima più alta dei Tatra in Polonia. Al ritorno seguo il sentiero verde, per arrivare alla valle dei Cinque Laghi. Per godere i panorami su questa valle e sulla valle Morskie Oko e restare affascinati, sono salito su Swistowa Kopa (1875 m), una collina a forma di cupola. Ora c’è la ripida discesa per arrivare al Lago Anteriore. Obbligatorio fermarsi all’Ostello PTTK (1671 m) e poi proseguire per il Lago Grande (1714 m).

Il sentiero è un saliscendi lungo questo torrente, che crea due cascate. La prima è la Wielka Siklawa (1596 m), la più grande cascata dei Tatra con circa 70 metri di salto, la seconda cascata è più piccola, chiamata Wodogrzmoty Mickiwicza (1159 m). I cinque laghi che formano questa valle sono: Wielki Staw Polski (il grande lago polacco), Mały Staw Polski (il piccolo lago polacco), Przedni Staw Polski (il lago anteriore), Czarny Staw Polski (il lago nero polacco) e Zadni Staw Polski (l’ultimo lago polacco). Il sostantivo “polacco” che viene associato al nome di ogni lago, è per distinguerli dai laghi dei Monti Tatra slovacchi, che hanno i nomi uguali. Arrivo sulla strada e concludo questo scenografico anello.

Il cardinale Carol Voitila è stato affezionato ai Tatra fin dalla giovinezza. Amò molto questi luoghi che segnarono anche il suo cammino spirituale. Amava ritirarsi tra questi monti e rilassarsi nei silenzi della natura. Nei rifugi c’è la Sua foto da alpinista, con lo zaino rovinato e gli sci un po’ antichi… Ha percorso i sentieri da sacerdote, da vescovo, da cardinale e anche da papa, nel 1983. Poco tempo prima del conclave che lo elesse papa nel 1978, Carol Voitila accompagnò un gruppo di studenti in una escursione. Vestito come un normale alpinista ed essendo allenato, si avvantaggiò sul gruppo. Si fermò in una capanna per chiedere il tè ad una anziana montanara. Costei lo rimproverò: «Voi giovani, chiedete solamente il tè ed io, vecchia, devo portare l’acqua da sola. Ora non ho più acqua. Se vuoi bere, va a prendermela alla fonte!». Quando gli studenti entrarono nella capanna, videro il cardinale che portava due secchi pieni d’acqua. Qualcuno lo presentò alla anziana montanara, la quale restò ammutolita. Ma restò ancora più confusa, quando conobbe il risultato del conclave. «Sono tanto vecchia e stupida. Se avessi conservata l’acqua fino ad oggi, avrei due secchi dell’acqua più santa del mondo».

Nelle settimane bianche ho alloggiato nelle baite, trascorrendo la maggior parte delle giornate da solo. Nei fine settimana mi raggiungeva un amico, Stanislao, una guida alpina polacca che parla italiano, perché ha lavorato alcuni anni in Italia. La località scelta per una delle settimane bianche trascorse in Polonia, è stata Gubalowka (1126 m), sopra la città di Zakopane.

Baite nella valle Chocholowska

Da valle Chocholowska o valle del Papa a Witow per Cima Magura Witowska
Calzo gli sci all’inizio della valle Chocholowska per raggiungere la Cima Magura Witowska (1232 m). La neve e la nebbia fitta, hanno creato difficoltà a sciare nel bosco, con diversi passaggi impegnativi, perché questa neve ha caratteristiche diverse da quella sui pendii. In genere è molle, si affonda ed è sempre presente il pericolo dei rami, specialmente in discesa. Se la vegetazione è fitta, devi stare attento a non cadere. La nebbia però, ha regalato un ambiente fantastico, fiabesco, maestoso e con un silenzio angosciante. Abbiamo attraversato una pianura dove c’erano capanne in legno abbandonate, “bacówke”, con i tetti coperti dalla neve, iscritte nel registro dei monumenti storici. Gli abeti che si slanciavano verso il cielo e prendevano la somiglianza di fantasmi, mi hanno fatto pensare al Natale, ho immaginato all’interno delle capanne: la luce delle candele, il focolare acceso, il fumo che esce dal comignolo e le persone allegre, che consumavano la cena, con il caldo del focolare.

Mi trovo sul confine con la Slovacchia, segnalate dalle paline. Seguitiamo a sciare e ci addentriamo nel bosco, con gli abeti e i pini svettanti e coperti dalla neve, sino ad uscire in un’altra radura. Per raggiungere la cima manca ancora un’ora. Ecco che si intravede la palina di Magura Witowska (1232 m), è la vetta. Per tornare a Witow abbiamo percorso lo stesso sentiero, ma più facilmente, utilizzando il nostro binario.

Da Biela Voda (valle Kezmarska) a Zelené Pleso (Rifugio Brncalova) Chata Pri Zelenom Plese
Mi trovo al confine con la Slovacchia, devo superare 800 metri di dislivello e circa 15 km di distanza, A/R. La giornata è fredda e molto ventosa, ma il bosco mi ha protetto. La neve purtroppo e’ molto dura, in Polonia la chiamano” cemento armato”. Penso già alla difficoltà della discesa, ma per il momento, con le pelli di foca, salgo spedito e senza problemi. Stanislao sale con molta tecnica e leggerezza! Ho percorso il sentiero turistico, che porta da Biela Voda (916 m) a Zelene Pleso, dove si trova il rifugio Brncalova chata (1551 m). Il sentiero, molto piacevole, è accessibile a piedi, in bicicletta, con la neve e per buona parte, costeggia il torrente Biela Voda (acqua bianca).

Zelené Pleso (lago verde) è un lago incantevole dei monti Tatra, di uno splendido colore verde ed è collocato nel bacino del ghiacciaio Kačacia, in Slovacchia. Appena esco dal bosco, mi accorgo della potenza del vento. Quasi mi butta a terra, rinuncio, ma il rifugio dovrebbe essere vicino. Ormai stanco e con la difficoltà per avanzare, eccolo, entro, mi seggo.

Che bellezza, mi affaccio alla finestra e davanti mi si presenta una parete di 600 metri, liscia. Devo fare presto e pensare alla discesa. Il vento aumenta, ormai la neve è ghiaccio. E’ stata una sfida con me stesso, perché il percorso è per gli scialpinisti. Con gli sci da fondo escursionismo, laminati, squamati, ma con il tallone libero, pur calzando uno scarpone rigido, in discesa non sono affidabili. Devi usare tecniche da decidere sul momento. Non bisogna prendere velocità su questa neve dura e, anche la “mia raspa” (tecnica di frenare in discesa ndr), mi ha poco aiutato. Ho preferito togliere gli sci e, nello zaino dove porto tutto (è come un’officina), avevo dei ramponcini che decido di montarli agli scarponi. Ho agganciato gli sci allo zaino, così da avere le mani libere e procedere in sicurezza.

Con il vento forte, ogni tanto prendevo uno “sbandamento”, colpa degli sci legati allo zaino. Arrivo al parcheggio che è quasi sera. Il sole sta per tramontare, sono stanco e soddisfatto. La montagna bisogna rispettarla e non mi metto mai in competizione con essa, so di essere perdente. Avevo calcolato le difficoltà e sapevo di potercela fare.

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foto:
1. Monte Giewont.

2. La valle dei Cinque Laghi da Swistowa kopa.
3. Baite nella valle Chocholowska.

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Luciano Pellegrini

Luciano Pellegrini

Giornalista pubblicista, esperto di ambiente, alimentazione, agricoltura, territorio, tradizione, cultura, storia, escursionismo. Iscritto al CAI della mia città, ho scelto di camminare solo in montagna, per ascoltare meglio il “rumore e la gioia del silenzio”, che mi fanno gustare tutto ciò che mi circonda.


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